I perché di SKY Online.

skyonlineEra la primavera del 2012 quando commentavamo l’imminente lancio nel mercato UK del servizio NOW TV servizio over-the-top di BSkyB. Al di là della relativa eccitazione per l’evoluzione dei servizi televisivi online ci soffermavamo sulla scelta di SKY di non usare il proprio brand per questo servizio:

“Molto intelligente la scelta di SKY di adottare un nuovo brand per lanciare questa iniziativa, potendosi così permettere di mantenere l’offerta “classica” inalterata senza attivare competizioni (o cannibalizzazioni) interne.”

In Italia sta per partire SKY Online, che è esattamente NOW TV ma in questo caso a brand SKY. Cosa è successo? Qualcosa non è andato per il verso giusto. Anzi due.

Innanzi tutto rinunciare alla forza del fortissimo brand SKY nella comunicazione ha richiesto uno sforzo non indifferente per far arrivare il nuovo servizio “alla gente”. Il messaggio è stato: è forte, ricco e soprattutto affidabile come SKY. Ma non è SKY. Cari utenti BSkyB non vi preoccupate, continuate a pagare perché voi avete il meglio. Cari utenti Now TV potete fidarvi perché in realtà è SKY. Aiuto! E via di iniziative speciali con gli SKY Daily Pass super pubblicizzati sui giornali e online per far capire che NOW TV è SKY ma non è SKY.

In Italia si è deciso di fare pulizia. SKY Online è SKY. Punto.

Poi è successo che i numeri non sono esplosi, neanche in UK. Si dirà: tanta concorrenza, li c’è addirittura Netflix. Non c’è dubbio, ma 50.000 subscribers di NOW TV per il primo anno sono comunque un pò pochini. Tant’è che il CEO di BSkyB ha tenuto a precisare che: “In UK oltre 10 milioni di utenti televisivi non possono collegarsi ad Internet”. Manca la banda (e neanche troppo larga perché qui è tutto in SD) ed è – anche – per questo che i numeri non sono arrivati.

In Italia la situazione è come potete immaginare ancora peggio. La banda latita e l’offerta fibra (in realtà per lo più VDSL2) è partita veramente solo ora.

Perché quindi SKY ha voluto lanciare lo stesso questo servizio che per il momento non sembra destinato a migliorare la situazione dell’azienda in Italia? Probabilmente il motivo vero è che comunque vale sempre la regola di marcare a uomo i competitor per non farli scappare da soli a far goal. Poi perché non si sa mai: in tempi di crisi vale comunque raschiare il fondo del barile.

The Flog

Flog in inglese significa parlare di qualche cosa in maniera ripetitiva o con discorsi eccessivamente lunghi. Parlantine che per chi le subisce, sono come una sequenza di colpi di frusta. The Flog è una trasmissione settimanale condotta dalla bravissima Felecia Day, prodotta dalla Geek & Sundry e distribuita solo online. E’ una delle trasmissioni selezionate da YouTube per il primo elenco di canali dal contenuto di alto livello: una selezione già piuttosto numerosa, per il momento di soli prodotti americani, che ha ricevuto da YouTube un sostanzioso finanziamento sotto forma di anticipo pubblicitario. Ci sono molti, moltissimi contenuti di qualità. Serie o programmi originali concepiti per una distribuzione online (con il fluido del social graph parte del loro DNA).

The Flog è una evoluzione dei formati info-talk nati a partire da Rocketboom, una vera evoluzione sotto tutti gli aspetti fondamentali per il confezionamento di un buon prodotto TV: scrittura, regia, casting, recitazione, qualità delle riprese, montaggio, grafica e sonorizzazione. The Flog è un prodotto di “nicchia” fatto veramente bene che merita di essere seguito dagli appassionati del genere.

Apple TV: il telecomando sarà un iPad mini?

La Apple TV arriva, questo sembra ormai è certo. E non stiamo parlando della meravigliosa scatoletta nera rivisitata e corretta, ma di veri e propri televisori marcati Apple. E una forte sensazione mi dice che anche questo settore industriale è seriamente minacciato dalla discesa in campo della casa di Cupertino. Apple non può accettare di limitarsi alla attuale Apple TV: è un device esterno che viene sempre in secondo ordine rispetto alle “dashboard” native nei televisori. Se accendo il mio Samsung si carica la SmartTV e da li posso accedere alle app, al VoD, ai social network etc. etc. e per “sintonizzarmi” sulla Apple TV devo cambiare input device sul televisore. Inaccettabile: quando accendo il televisore devo essere dentro l’ecosistema Apple, e basta (anzi lo devo essere sempre, anche a televisore spento). Prepariamoci quindi alla rivoluzione della Apple TV che più propriamente sarà la rivoluzione delle App applicate al Televisore e dei contenuti liquidi immersi nel mare di iCloud. Di questo parleremo diffusamente, perché sarà probabilmente il colpo definitivo al monopolio dell’industria televisiva sul business dei contenuti e delle sue extensions.

Mi si sono posti però un paio di interrogativi: come farà Apple a giustificare un costo molto alto per i suoi apparecchi televisivi (immaginiamo saranno di fascia super-alta come tutti i prodotti Apple) e, soprattutto, come renderanno un successo il sistema di App che gireranno sulla Apple TV (oltre a dotare il TV set di un processore molto potente, di un’interfaccia semplicissima da usare, …)?

Da mesi girano voci della messa in produzione di un iPad con schermo più piccolo dell’attuale, un iPad Mini. Apple ha sempre smentito dicendo che del tablet vuole avere una sola versione con una sola “grandezza”. Ecco: e se l’iPad Mini fosse in realtà il telecomando della nuova Apple TV? Compreremmo il televisore con un iPad Mini in dotazione. I problemi di prezzo ed interfaccia utente sarebbero così risolti in un sol colpo.

Current TV licenzia Keith Olbermann!

Keith OlbermannE’ finita. In maniera clamorosa. La scommessa Keith Olbermann non ha funzionato, e Current TV lo licenzia. Guerra su Twitter: comunicato stampa di Al Gore e Joel Hyatt  e repliche di  Keith Olbermann.

Doveva essere il motivo di rilancio di Current TV negli USA, il fuoriclasse sul quale è stato puntato tutto, compresa una quantità consistente di denaro. A costo di immolare i canali Italia e Inghilterra (anche Current TV UK ha chiuso i battenti) il rilancio negli USA con Olbermann sarebbe dovuto essere il punto di svolta definitivo. I risultati evidentemente non sono arrivati: ascolti TV deludenti, pochissima stampa, nessun rumore vero online. Immaginiamo che di conseguenza anche la raccolta pubblicitaria non ne abbia goduto. Comunque non è andata. Era qualche mese che si era capito che i rapporti d’amore tra Current e Olbermann si erano fortemente incrinati. Come spesso capita, Olbermann ha cominciato evidentemente a dare le colpe alla poca visibilità di Current TV negli USA, così come Current avrà cominciato a innervosirsi per l’odore crescente di mega investimento andato a male.

Forse di ultima occasione persa?