Web2.0


20
Jan 09

Obama Day: la programmazione speciale di Current


Current ha deciso di seguire l’insediamento di Barack Obama presso la Casa Bianca che avverrà ufficialmente Martedì 20 Gennaio.

Per questo motivo Web, radio e tv saranno impiegati in Italia per una programmazione speciale in diretta contestuale su tre livelli: tv (canale 130 Sky), internet (http://www.current.it) e web radio (http://current.com/live).

Current vuole celebrare così uno dei giorni più importanti della storia americana, confermando la volontà di creare una coscienza collettiva attraverso lo scambio partecipativo d’informazioni su una piattaforma che integra televisione e Web, 24h su 24h.

Sul canale 130 di SKY la diretta inizierà alle ore 17:00 con “Aspettando Obama”, spazio dedicato a notizie e aggiornamenti in tempo reale che provengono da fonti ufficiali e direttamente dal pubblico. Dopo mezz’ora partirà un feed video dall’America per l’Obama’s Inauguration. A seguire, interventi e commenti con ospiti in studio e collegamenti telefonici per approfondire gli impegni del nuovo Presidente USA.

Conclusa la diretta, Current proseguirà con una programmazione dedicata e manderà in onda alle ore 20:00 il Vanguard-video “Tutti i Giovani del Presidente” sul’impegno dei volontari che hanno sostenuto la candidatura di Obama; alle ore 20:30 “Launching Doc” con filmmakers in studio; mentre alle ore 21:00 proporrà un’esclusiva televisiva di Current: “Doc – In viaggio con Obama”; si proseguirà alle 22:30 con “Vertigo Special” con tutte le indiscrezioni sui film su Obama; per finire alle ore 22:00 “L’Agenda di Obama”, blocco tematico sui temi caldi che affronterà il nuovo Presidente americano: la crisi dell’economia, il Medio Oriente, l’Iran, l’Iraq, l’immigrazione e i matrimoni gay.

Più informale la proposta radiofonica: live dalle ore 17 alle 21, in una postazione allestita ad hoc negli studi Current di Milano. Ci sarà un autentico happening dedicato alla community ed ai blogger che vogliono seguire assieme il giuramento del primo presidente afro-americano nella storia degli USA.

La conduzione sarà affidata a due blogger di riferimento per il Web: Enrico Sola (http://suzukimaruti.it) e il DJ e conduttore radiofonico Giorgio Valletta (http://giorgiovalletta.com). Non mancheranno ospiti in studio, giornalisti e osservatori con una spiccata attenzione nei confronti del Web e della politica. Il dibattito radiofonico verrà integrato con quello televisivo, attraverso internet e strumenti di Web-conferencing.

Come sempre sul Web chiunque potrà inviare commenti, considerazioni, domande semplicemente “tweettando”, ovvero inviando brevi messaggi (e inserendo il codice #current all’interno del messaggio) attraverso Twitter (http://www.twitter.com) o uplodando video e videomessaggi sul sito. In tempo reale, Current provvederà a trasformare i tweet sottoforma di grafica (ed in alcuni casi ad aggregarli tematicamente), con aggiornamenti costanti.

Current farà affidamento su Digg, il sito di social bookmarking, per dare visibilità alle notizie ed ai linkproposti dagli utenti con un sistema di graduatoria basato sulla valutazione degli altri utenti della comunità. Così titoli, post e testi dalla blogosfera ariveranno sempre in diretta.

Sarà una appuntamento dedicato a tutti coloro che vogliono seguire questa pagina storica di politica in maniera non convenzionale e partecipativa.

Non potete mancare! :)


31
Oct 08

ACAP: Automated Content Access Protocol.

Uno dei problemi strutturali del digital content è il trading sicuro ed automatico dei diritti, qualsiasi essi siano: ©, CC, etc. ACAP è un progetto che mira a definire uno standard in tal senso.

— Il sito dell’associazione ACAP.


16
Sep 08

Current + Twitter = Hack the dabates.


L’idea è tanto semplice quanto assolutamente rivoluzionaria. In america i 4 dibattiti finali tra i due contendenti alla casa bianca McCain/Obama, compreso quello tra i due vicepresidenti, verranno ripresi dalla rete americana ABC. Current TV utilizzerà ritrasmettendolo in tempo reale il feed LIVE di ABC aggiungendo quello che da sempre è il pezzo mancante (soprattutto quando si parla di politica): la voce della gente.

TWITER In che modo? Grazie ad una partnership esclusiva con Twitter chiunque potrà inviare i propri commenti, i propri pensieri, le proprie domande a Current semplicemente tweettando. L’unico accorgimento dovrà essere l’inserimento del codice #CURRENT dentro ogni feed. Current provvederà a impacchettare (ed in alcuni casi ad aggregare tematicamente) i tweet rendendoli in tempo reale in grafica. Lo spettatore Current potrà quindi vedere lo stesso LIVE di ABC con in più un layer interattivo che si andrà dinamicamente componendo con la voce di tutti coloro vorranno partecipare.

Nonostante sia tutto in lingua inglese, dai dibattiti ai Tweet (che dovranno per forza essere in lingua), ho deciso di ritrasmettere per tutti gli appassionati di politica e di nuova televisione questo fantastico esperimento anche su Current TV Italia (130 SKY). Questi gli appuntamenti:

  • Presidential Debate #1 – Friday, Sept. 26
  • Vice Presidential Debate – Thursday, Oct. 2
  • Presidential Debate #2 – Tuesday, Oct. 7
  • Presidential Debate #3 – Wednesday, Oct. 15

Sarà tutto in diretta e quindi chi vorrà esserci dovrà rimanere sveglio ben oltre la mezza notte, ma credo che il contenuto e, finalmente, la possibilità di partecipare valgano ampiamente lo sforzo.

— La pagina di Current di “Hack the debates“.


24
Mar 08

Blogbabel è morta, Viva Blogbabel.

E’ dunque morta Blogbabel. Senza scadere nel blasfemo la concomitanza con la Pasqua mi ha subito fatto pensare che vivremo presto una sana e clamorosa resurrezione. I motivi della cessazione delle attività di quello che al di là di tutto era l’unico motivo di auto affermazione della blogosfera italiana sembrano in effetti non degni di una chiusura permanente. Almeno per quello che si è potuto capire. In ogni caso, parliamoci chiaro, in un mercato dove la voce dei blog viene o ignorata o mistificata l’auto affermazione che inevitabilmente decade nell’autoreferenzialità è l’unica via di salvezza.

Le classifiche sono stupide e sono un business buono solo per chi le fa e pochi altri. Ma Blogbabel era comunque diventata l’unico punto di riferimento terribilmente parziale che la blogosfera nostrana era riuscita ad ottenere come interfaccia verso il mondo mainstream.

Speriamo che la nuova Blogbabel quando rinascerà, perché rinascerà, sia più furba e quindi più trasparente e votata alla partecipazione reale. Mi auguro che possa rinascere presto perché in questa fase dove la comunicazione è ancora una volta tre volte oltre i limiti di sopportazione grazie alle ennesime elezioni è fondamentale che i blog italiani abbiamo un indice chiaro e condiviso.


28
Dec 07

Bu08n.

Auguri per un grande 2008 a tutti (anche a chi è appena arrivato: auguri Flaminia!).


21
Dec 07

Google diventa motore di ricerca video universale.

Signori siamo ad una svolta. Google, almeno nella versione inglese, ha smesso di perpetuare il suo più clamoroso errore ed ha aperto il suo motore video all’interno universo internet. Lo scorso anno andando su Google Video si potevano cercare solo i video uploadati per l’appunto sul servizio video di Google, poi dopo l’acquisizione la ricerca si è estesa anche ai video di YouTube. Oggi finalmente Google ha deciso di fare il motore di ricerca video universale.

google video

Guardate l’immagine qui sopra, è una ricerca dei video N3TV effettuata su “All Videos” tutti i video della rete, e non solo sui “video hosted by Google” che comunque rimane un’opzione. I risultati sono quelli attesi (anche se nell’immagine ho accorpato varie pagine di ricerca). Vengono elencati i video che N3TV ha uploadato su YouTube, Libero Video, Blip.tv, DailyMotion. E ci sono anche quelli su Revver, Metacafe, etc. In poche parole ci sono tutti. L’abbattimento del grande errore che Google si portava a presso da quando cominciò a trattare i video. Un’apertura tanto ovvia quanto intelligente e coraggiosa per un’azienda che continua a dimostrare tutto sommato una visione lucida del mercato.

Intelligente è anche come è stata risolta la questione dello sfruttamento dell’advertising. Nella maggior parte dei casi Google riporta nei risultati delle ricerche solo la preview del video, per vederlo si clicca sul titolo e si finisce sul sito destinazione (ad es. Blip.tv) con il solito layer di Google che rimane visibile sulla parte alta dello schermo (anche se si può eliminare con 1 click). Quindi in questi casi Google non fa altro che indicizzare il link al file video, così come indicizza i link alle pagine web. In alcuni casi però viene mostrata direttamente nei risultati di ricerca la possibilità di vedere il video (un piccolo segno [+] vicino al risultato). Se si tratta di video “hosted by Google”, quindi YouTube e Google Video, il filmato viene riprodotto direttamente in pagina. In altri casi (ex. i video di Metacafe) se si clicca il [+] si apre un’interessante preview del video composta da una sequenza di 15 fotogrammi. Guardate l’immagine che segue per avere un’idea.

google video silvia

Decisamente un’ottima soluzione che permette di capire in linea di massima di che tratta il video senza per questo incorporare pericolosamente un player altrui (il player è sacro nelle strategie NetTV). Ma non è l’ultima novità, perché sempre sulla “maschera di ricerca” del nuovo Google Video compaiono quattro “tab” chiamati “Most Blogged”, “Most Shared”,”Most Viewed” e “Movers & Shakers” che portano a rispettive viste, una sorta di classifica che è possibile navigare nel tempo, giorno per giorno.

google video day

L’unica lamentela che si legge nei forum rispetto alla versione precedente è sulla sparizione del comodo pop-up menu che permetteva di restringere la ricerca solo a certe categorie di video (ora è possibile farlo solo dalla ricerca avanzata). Poco male perché poter avere finalmente Google come motore di ricerca anche per il video aprirà nuove incredibili possibilità per i produttori e per i distributori. E c’è già chi sta cercando un SEO specializzato in Google Video. Olè!

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20
Dec 07

E’ possibile un Set-Top-Box Universale?

Google ha appena lanciato Android OS aperto per il Mobile. Voci di corridoio darebbero il gigante californiano al lavoro su un progetto simile anche per i STB televisivi. Quando diedi questa notizia qualche settimana fa fui contattato da Andrea Venturi del Cineca che mi ricordò che anche qui da noi in Italia un progetto simile era in corso da tempo. Ho voluto fare ad Andrea qualche domanda su queste tematiche.

Quali vantaggi avrebbe il mercato nel avere una base comune su cui sviluppare tutti i servizi per la TV Digitale?

bah. io approccerei il discorso da un punto di vista diverso.
secondo me, non e’ tanto importante avere una “base comune” se e’ controllata da google piuttosto che da altre aziende e consorzi [*], quanto di avere un modello di sviluppo che dia a tutti un controllo non esclusivo della piattaforma su cui sviluppano.
io personalmente sono convinto che se vogliamo che sulla tv si creino nuovi servizi di successo, dobbiamo copiare da internet solo una cosa: il modello di sviluppo

- basse barriere all’ingresso di nuovi entranti
- un modello di sviluppo basato ad es. sulla condivisione dei mattoncini di base come il software open source
- tanti che “ci provano” con tante applicazioni diverse
- qualcuno che ha successo perche’ “inzucca” il pentolone, il giusto mix di usabilita’ utilita’ divertimeno etc..

la chiave quindi e’ “nuovi entranti”, perche’ in un mercato bloccato non c’e’ spazio per l’innovazione (vedi innovator’s dilemma)
noi siamo nuovi entranti, la nostra proposta l’abbiamo fatta ed in modalita’ “free soft” appunto perche’ crediamo nella palla di neve che diventa valanga.
se google, che e’ un “800 pound gorilla”, proporra un’ambiente libero ed aperto, ovviamente saremo attenti a valutarne l’adozione sulla base del merito tecnologico e sulle prospettive, e cosi’ faranno tanti altri.

Quali caratteristiche di base dovrebbe avere un OS universale per un STB?

anche qui, mi riferisco ad una meta-caratteristica: un OS dovrebbe garantire il controllo e l’autonomia a tutti quelli che l’adottino.
tanto, da un punto di vista funzionale, tutti gli OS fanno le stesse cose da 40 anni almeno.
anzi un STB per certe sue caratteristiche attuali come la disponibilita’ di risorse limitate forse si troverebbe piu’ a suo agio con gli OS delle origini che dovevano “sfruttare” il poco che avevano con grande parsimonia.
gli OS di oggi tendono ad essere “bloated”, ad imporre molte funzioni che sono accessorie e creano problemi.
come diceva Ford: “meno pezzi ci sono, meno se ne rompono” e secondo me ha ragione.
d’altro canto, penso che il vero valore stia nell’uso di una virtual machine astratta dall’HW come la java virtual machine (JVM) con il suo linguaggio di programmazione che, da tantissimi anni, hanno dimostrato di lavorare bene negli ambienti a prestazioni ridotte.
per altro, sono rimasto perplesso dalla scelta di google, per android, di usare la sintassi del linguaggio java ma compilando codice per una macchina virtuale differente (dalvik).
in ogni caso, finche’ questi diversi approcci non imporranno lock-in sul cliente, dovranno virtuosamente rimanere efficienti visto il rischio di perdere il consenso del mercato.

Non potrebbero esserci problematiche riguardo alla sicurezza dei sistemi di accesso condizionato?

in sintesi, non credo che sia un problema tecnico, ma un problema commerciale. tecnicamente parlando, in effetti credo che controllare la diffusione di un “contenuto” quando e’ digitalizzabile e’ praticamente impossibile (e sempre piu’ costoso)
la cosa migliore sarebbe trovare il giusto livello di prezzo del bene per indurre il consumatore ad avere un comportamento onesto invece che intraprendere l’altra strada. secondo me, nel mondo digitale, se uno vuole massimizzare il suo “bene”, non puo’ fare un prezzo uguale per tutti, ma il prezzo deve essere lasciato volontariamente al cliente in base alle sue disponibilita’ ed alla sua percezione del valore del bene.

in questo senso, ho molto apprezzato l’esperimento dei radiohead con in-rainbows (io ho pagato 4 sterline + 45 cents di transazione; ovviamente posso mostrare la ricevuta!). in questo caso, mi piacerebbe sapere quali sono stati complessivamente i dati di vendita, se sono stati soddisfatti dell’andamento e cosa si aspettavano.

spesso mi domando quale e’ il vero obiettivo di certe tecnologie e, nel caso dell’accesso condizionato, mi chiedo:

1- quanto l’accesso condizionato pretende di dare strumenti operativi per controllare la distribuzione dei “beni digitali”
2- quanto invece rappresenta solo una forma di “assicurazione” dei distributori di contenuti che dicono ai detentori di diritti: “dateci il vostro prodotto cosi’ noi lo vendiamo,; di noi potete fidarvi perche’ abbiamo messo la tecnologia XYZ per proteggerlo dai non aventi diritto”

nel primo caso, direi che la tecnologia attuale dell’accesso condizionato non funziona in tanti casi:

- basta che uno faccia un dump anche via analogico di un contenuto, poi lo manda sul P2P ed e’ fatta.
- spesso queste tecnologie mettono in difficoltà gli utenti onesti (vedi caso dello skybox HD e di tanti televisori HDCP incompatibili..)
- il card sharing impazza

infatti la sicurezza e’ un processo e non un prodotto: e’ tanto “forte” quanto l’anello piu’ debole di tutta la catena; qui la catena e’ lunga lunga e quindi non c’e’ speranza di controllo.

la vera soluzione sarebbe tenere il contenuto nel cassetto, non farlo mai vedere e venderlo cosi’, ma quanti lo comprerebbero! :-)

nel secondo caso, vedo che come assicurazione funziona. perche’ i detentori di diritti si fidano a mandare i loro contenuti sui broadcaster, anche con tutto quello che succede dopo!

Cineca ha sviluppato JTVOS un progetto molto simile a quello attribuito a Google. Cosa è in breve JTVOS, quali le similitudini e quali le differenze dalla filosofia di base di Android?

JTVOS nasce come proposta Cineca per un middleware STB aperto a qualunque esperimento.
senza royalties ma anche senza commitment di servire (per terzi) ad alcunche’.
abbiamo cercato e cercheremo (perche’ ovviamente e’ un work in progress) di ricreare le stesse funzionalita’ e di usare gli stessi paradigmi di comunicazione con l’utente (telecomando e tv, senza mouse, finestre etc..)

noi l’abbiamo realizzato perche’ ci serviva per superare alcuni limiti che i nostro servizi per tv interattiva (come t-islessia, “giochi” per bambini con disturbi specifici di apprendimento) incontravano usando solo DTT ed MHP.

i limiti ad es. erano questi:

- era necessario avere un canale tv DTT su cui appoggiare l’applicazione MHP, ora non e’ piu’ necessario, l’applicazione puo’ arrivare da satellite (DVB-S) od anche da internet.
- il tipico decoder MHP aveva solo connessione bidirezionale PSTN: con JTVOS non piu’, si possono usare decoder ethernet (o wifi.. c’e’ linux dentro!)
- alcuni stack MHP avevamo comportamenti anomali e non supportavano certe funzionalita’ e noi a brancolare nel buio per capire meglio; con JTVOS non piu’, possiamo andare a studiare e aggiustare a tutti i livelli
- volevamo inserire alcune periferiche personalizzate, col decoder retail non e’ possibile, sono bloccati; con JTVOS ed un decoder con USB possiamo avere a basso costo qualunque funzionalita’ implementabile in software oppure con hardware economico esterno.

ad un certo punto ci siamo domandati se questo progetto avrebbe potuto interessare anche altri sperimentatori, ed abbiamo deciso di fare diventare anche questo un progetto open source, perche’ altri non dovessero creare da capo gli stessi mattoncini, e potessero spendere le loro risorse per creare valore invece che ri-inventare la ruota.

ognuno poi ne puo’ fare quello che vuole, nel rispetto della licenza GPL, pero’ contiamo di aggregare i contributi di terzi in un circuito virtuoso che aumenti di funzionalita’ anche la nostra versione, cumulando cosi’ anni-uomo di sviluppo che non ci saremmo potuti permettere col budget previsto!

d’altro canto, pensiamo che questo approccio bottom-up possa dare una scossa salutare al mondo della tv che non sta reagendo bene alle istanze di innovazione che sul personal computer (con internet) hanno trovato la loro espressione.
in tv, c’e’ molta stasi da rendita da posizione, ma sono sicuro che bisognera’ cominciare a correre presto ed allora vedremo fiorire un sacco di novita’. sta scritto sui libri di economia, mi pare! :-)
d’altro canto non saprei fare paragoni con google ed android. non ho studiato il loro progetto e la strategia, non lavoro nel campo del “mobail”, anche se ha ovviamente ricevuto grande attenzione dai media..
nel campo della tv, non so niente della loro proposizione, a me non m’hanno contattato (magari..). oramai, sono tipi da “big splash” e quindi l’annuncio sara’ quando hanno qualcosa di decente da presentare.
noi, qui a Bologna, per fortuna abbiamo un po’ piu’ di liberta’ di manovra e possiamo mandar fuori i progetti nel vero spirito della community: “release early, release often..”

Perché il mercato Italiano (e non) non ha recepito il vostro progetto? Problematiche tecniche o solite politiche protezioniste?

beh’, non sono molto convinto che il progetto non sia stato recepito.
rispetto all’investimento, in hardware e persone, direi che abbiamo fatto tanto e avuto tanti riscontri.
di certo, non abbiamo un piano industriale in cui e’ previsto che se non raggiungiamo in 5 anni una quota del 20% di un qualche mercato abbiamo fallito.. siamo pur sempre un consorzio inter-universitario e cerchiamo di fare in modo che i nostri risultati ricadano anche sul territorio.

certo ci deve essere un territorio sensibile a questi temi. l’emilia romagna e bologna lo sono, l’europa anche.. tra i due estremi c’e’ qualche inerzia, ma sicuramente superabile..

I lavori del DVB su standard “di sistema” come l’MHP non vanno esattamente in questa direzione?

premetto che non ho frequentato il DVB e quindi non so come lavorano i vari working group e quale e’ lo spirito che li anima.
penso che il problema non sia tanto di obiettivo tangibile, di risultato, ma di metodo e di efficienza nell’arrivarci.
oggi lo scenario della multimedialita’ digitale innova e si rinnova freneticamente passando per infiniti stati di discontinuita’ promossi dal basso (un terremoto!).

mentre un consorzio, come il DVB, fatto da aziende ha, nel bene e nel male, un altro passo.
non ne faccio neanche tanto una questione di interessi economici da tutelare che pur ci sono e frenano il cambiamento, quanto l’impossibilita’ di concepire l’efficacia di un modello di sviluppo a “bazaar” dove ognuno ci mette qualcosa e tutti si portano via quello che gli serve per i propri scopi e servizi.
sul pc e su internet, questo modello ha funzionato, anche perche’ sono piattaforme nate per essere plasmate come la “plastilina”.
in contesti piu’ “regolati” come la telefonia e le comunicazioni radio, le cose sono piu’ delicate, ma il cambiamento di “mentalita’” e’ inevitabile.

Per completare il discorso con Andrea Venturi guardate anche l’intervista sul tema fatta nell’ultima puntata di Juice che vi riporto di seguito.

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20
Dec 07

Banda Larga per tutti, fosse vero.

Io ancora non ho capito se la banda larga in Italia non viene sviluppata per un timore sulla diffusione di un mezzo che in qualche misura porta ad una democratizzazione dell’informazione in un pese fortemente stordito o perché di base siamo talmente ingobbiti su noi stessi che prevalgono ragionamenti legati a contrapposizioni interne. Sta di fatto che la banda larga in Italia non si fa. Son anni che si dice, tutti gli altri paesi a noi vicini (fisicamente e non) hanno progredito significativamente, noi siamo ancora fermi al palo. Governi chi governi. Parliamoci chiaro per diffondere la banda larga in questo paese basta farlo: si fanno tante operazioni anche più complesse in emergenza, questa che è di fatto una situazione di totale emergenza viene ignorata.

Anzi no.

“l Ministero delle Comunicazioni, Infratel e Telecom Italia hanno siglato – alla presenza del Ministro Paolo Gentiloni e dell’Amministratore Delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè – un accordo finalizzato a ridurre, ed in prospettiva eliminare, il digital divide favorendo lo sviluppo d’infrastrutture in banda larga su tutto il territorio nazionale. [...] L’accordo prevede intanto la condivisione delle informazioni circa la pianificazione degli interventi nelle aree in digital divide tenendo conto dei programmi di infrastrutturazione assunti dal Ministero in accordo con le Regioni e dei programmi di investimento dell’azienda.” [via]

quindi per il momento condivideranno informazioni, dopodiché verrà preparato un piano d’azione per portare questo paese all’avanguardia. Non voglio fare polemica su iniziative positive, voglio solo segnarmi questa data (ed è questo il senso di questo post) che per comodità può anche essere il 1 gennaio 2008. Voglio vedere quanto ci metteremo a passare all’azione, e quanto servirà perché il tasso di penetrazione della banda larga in Italia si allinei con quello dei principali paesi dell’unione europea.

Negli USA, il 95% della popolazione è raggiunto dalla banda larga, una percentuale enorme che ha spinto l’associazione dei consumatori americana l’American Consumer Institute a stimare che con un utilizzo razionale di questa importante risorsa si potrebbero addirittura evitare 1 miliardo di tonnellate di emissioni nocive grazie principalmente all’e-commerce, il telelavoro, la teleconferenza e la digitalizzazione di molti beni di intrattenimento. Insomma spostando bit invece di atomi si risparmia tanta energia e tante sono le emissioni inquinanti in meno. Si dice da tempo ed è difficile da credere che si possa arrivare entro i prossimi 10 anni a sfruttare a pieno i vantaggi potenziali di un’intera popolazione interconnessa ad alta velocità, certo è che questa è una direzione verso la quale stiamo convergendo e saremo davvero felici di poterci porre il problema anche qui da noi. Nel mentre, per chi volesse contribuire a consumare meno risorse di questo pianeta, vi segnalo un’iniziativa interessante che sfrutta il principio per cui un sito internet in Nero consuma meno energia di un equivalente Bianco (lo schermo del nostro pc che visualizza una pagina bianca consuma infatti circa 74watt, contrariamente uno schermo che visualizza invece una pagina nera ne consuma solamente 50): un remake di Google in black, si perché un Google Nero potrebbe risparmiare 750 Megawatt/h all’anno.


14
Dec 07

NextNewNetworks 100 milioni di views.

nnn

Considero NextNewsNetworks (NNN), assieme a ON Networks e Revision3, il modello più interessante di nuovo “Net Broadcaster” presente sul mercato USA: produzione di format originali con un modello misto di produzione interna e aggregazione di contenuti di valore. Sono gli esempi che faccio sempre quando parlo di N3TV che, con una serie di adattamenti forzati al modello italiano, sta seguendo quella strada. Bene, nel blog di NNN è di recente apparso un post che proclama il quasi raggiungimento dei 100 milioni di video visti nel periodo marzo-dicembre 2007 (ovvero il periodo d’esistenza di NNN). Dato ancor più interessante è quello sul trend, fornito in un grafico presente nello stesso post (che ho riportato qui sopra). Al di là dell’andamento diverso delle view nel mercato USA (assenza ad esempio dell’Italian Coma ad Agosto), è impressionante vedere come in circa 10 mesi NNN sia riuscita a passare da poco più di 4 milioni di view/mese per i video di tutte le produzioni del suo network ad oltre 20 milioni. Un dato che oltre a sottolineare l’eccellente lavoro svolto da chi cura il palinsesto e da chi produce i contenuti, mostra come stia accelerando il consumo di video online, soprattutto il consumo di video di qualità. Gli ultimi dati che sto analizzando questi giorni dicono che N3TV ha raggiunto i 300K view nei primi tre mesi, con un nuovo importante trend di crescita che la porterà a superare i 300k view/mese già dal prossimo gennaio (nb.le cifre che vi riporto sono delle stime su quello che viene fuori dall’analisi dI BlogMeter il tool che stiamo perfezionando per tracciare le view complessive dei contenuti distribuiti da N3TV in Rete, quindi di base sono numeri reali). Ed è solo l’inizio. Insomma, fatte le debite proporzioni, e considerando che NNN ha 16 prodotti a catalogo contro gli 8 di N3TV (ieri abbiamo aggiunto il genere food con CIBI ALTERATI), possiamo dire che anche qui in Italia stiamo misurando un reale interesse per questo tipo di prodotto, con un trend di crescita assolutamente in linea (se pur shiftato di 12/18 mesi) con quello USA.

— Il post su NNN.

Technorati


12
Dec 07

Coordinate cena N3TV.

Sabato 15 dicembre 2007, alle ore 21 ci vediamo a Roma, al ristorante pizzeria Cave Canem, Piazza S.Calisto 11, ci vedrete li davanti altrimenti chiedete di N3TV. Avremo un locale tutto per noi quindi mi raccomando se qualcuno vuole aggiungersi o se qualcuno cambia idea fatemelo sapere! (le adesioni lasciatele come commento a questo post), e ricordatevi che si paga alla romana.

a Sabato.


8
Dec 07

Flash 9 H.264, ora cambia (quasi) tutto.

flash on Se ne parlava da tempo ora finalmente siamo arrivati ad avere sul mercato il più importante aggiornamento software per il mercato del video online. Sto naturalmente parlando dell’integrazione del supporto H.264 nella linea di prodotti Flash di Adobe. Flash come si sa è stato il vero accelerante nell’esplosione del video online: istallato in quasi il 99% dei browser (Win, Mac, Linux) ha permesso, da quando cominciò a supportare il video, di distribuire contenuti audiovisivi senza richiedere l’istallazione di plug-in da parte dell’utente. E’ grazie a questa caratteristica che hanno potuto nascere e svilupparsi così in fretta fenomeni come YouTube & Co. offrendo inoltre la “rivoluzionaria” funzionalità di embed, ovvero di copia & incolla di un semplice codicillo in grado di trasportare il contenuto su qualsiasi sito o blog. E’ sempre merito di Flash e della controparte server Flash Media Server se sono potuti nascere servizi come Mogulus, blogTV e uStream per lo streaming di flussi video online. Un’altra caratteristica delle ultime versioni del Player infatti fu quella di permettere l’invio di un flusso audio/video dal PC di un utente verso un apposito server in grado quindi di rilanciare il segnale virtualmente all’infinito verso qualsiasi client dotato per l’appunto di un player Flash.

Il limite più evidente di tutta questa architettura, che è cominciato ad emergere con il consolidarsi dei servizi per il web video, è sempre stato la qualità dell’audio e del video trasportati, in combinazione al fatto che per entrare nel circolo virtuoso Flash fosse necessario convertire il proprio materiale in un apposito formato. E’ l’operazione che per intenderci fa sistematicamente YouTube (o Blip.tv) quando carichiamo un nostro video: converte il materiale originale in formato flash generando un nuovo step di compressione che va sistematicamente a degradare la qualità del prodotto finale. Alternativamente è sempre stato possibile generare i Flash Video in autonomia, avendo l’apposito Encoder e dedicando quindi del tempo alla generazione di materiale in questo ennesimo, comunque non eccezionale, formato. Stesso discorso per le dirette video: quando con uStream & Co. andiamo a trasmettere il nostro segnale A/V il tutto viene compresso usando un “vecchio” codec presente nel Flash Player in grado di garantire una qualità del segnale video e, soprattutto, audio che decisamente non era più in linea con i tempi.

Il mercato nel mentre aveva già ampiamente preso una direzione condivisa su questo versante. La compressione Audio/Video è da tempo sinonimo di H.264. Dietro questa sigla si nasconde la più recente evoluzione del MPEG-4 chiamata anche AVC (Advanced Video Codec). L’H.264 si distingue per le grandi prestazioni nella compressione del segnale unite ad una qualità finale sorprendente e ad una grandissima “flessibilità” nello scaling dei formati. Con H.264 si trattano risoluzioni video dal “formato cellulare” alla Full HD senza colpo ferire, con un risultato finale che vede file molto compatti e dalla grandissima qualità. Come è noto è lo standard in uso in entrambe i formati DVD ad alta definizione, è la compressione del formato Podcast (nelle due estensioni MP4 e M4V) e nella sua componente Audio l’AAC è ormai lo standard più affermato per la compressione ad alta qualità (compresa quella multicanale).

In poche parole chi fa video da un paio di anni a questa parte lavora in H.264, e chi fa video online lavora prevalentemente in questo formato. L’incredibile versatilità e diffusione di Flash era quindi penalizzata dall’utilizzo di un suo formato proprietario e da algoritmi di compressione (Spark e VP6) non più all’altezza dei nuovi standard di mercato. Ora non è più così e tra qualche settimana non sarà più così neanche per quanto riguarda il live streaming. Oltre al Flash Player infatti è stata aggiornata la famiglia di prodotti server. Il Flash Media Server che adesso è più performante e costa ben il 90% in meno (!!!) apre anch’esso naturalmente le porte al H.264.

Stiamo per assistere quindi a molti cambiamenti per il video online. Non dovremo innanzi tutto più convertire i nostri file, ne attendere il processo di conversione online perché tutto “lavorerà” in H.264. Con questo formato migliorerà in maniera incredibile la qualità dell’audio e del video del materiale distribuito: sia per video in Alta Definizione (che sicuramente cominceremo a vedere sempre più di frequente) che per i materiali a risoluzione standard web. Con l’AVC vedremo e sentiremo tutto meglio senza per questo doverci aspettare file di dimensioni più ampie (anzi) e quindi tempi di caricamento o di risposta dilatati. Lo stesso varrà anche per il Live Streaming, finalmente potremmo avere con la stessa occupazione di banda (o quasi) una qualità audio e video degna di una trasmissione di qualità, usando a questo punto una qualsiasi sorgente che riesca a streammare A/V in formato H.264 (purtroppo per il momento non è stato upgradato il codec di Live Streaming sul Flash Player per cui non si può streammare in H.264 dal client flash, ma si potrà cominciare ad usare un Flash Player per ricevere segnali in streaming H.264). Il tutto, ciliegina sulla torta, corredato da altre importanti novità presenti nel player una su tutte il supporto del Full Screen in modalità hardware-nativa: vedremo e sentiremo molto meglio e a finalmente con un vero Full Screen.

Insomma un passaggio epocale per Flash che lo pone per il momento a riparo dalla possibile avanzata del neonato rivale di casa Microsoft Silverlight che tra i suoi punti di forza aveva proprio tutte le caratteristiche che l’ultima versione dei prodotti Flash ora supportano. Rimane ora forse solo un solo grande passo che Adobe deve compiere per portare i suoi prodotti ad essere competivi in tutti i segmenti del mercato (IPTV inclusa): un Flash Media Server che supporti finalmente il Multicast. Ma, per il nostro settore, per il video su web e per l’industria nascente della NetTV non c’è dubbio che questo sia il passaggio chiave, quello che da tempo stavamo sperando. Olè!

— La DEMO delle nuove funzionalità del Player Flash 9
— Gallery di video in formato H.264 ad Alta Definizione
— Le Caratteristiche dei nuovi Flash Media Server 3

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3
Dec 07

La TV Digitale Terrestre.

la tv digitale terrestre Arrivano nuovi dati sulla diffusione del Digitale Terrestre in Europa per opera del e-Media Institute: che attesta il DTT come seconda piattaforma televisiva europea. 25 milioni sono infatti le famiglie che in Europa ricevono il segnale televisivo grazie al DVB-T, contro i 37 milioni del satellite, i 13 milioni della TV via cavo e i soli 4 milioni abbonati complessivamente ad offerte IPTV. Insomma l’azione fortemente voluta dalla Commissione Europea per svecchiare e rinnovare il sistema televisivo del vecchio continente sta dando i suoi frutti.

E la diffusione del DTT vuol dire molto, soprattutto in termini di uso più efficiente delle scarsissime frequenze al di sotto di 1 GHz (tanto importanti ad esempio per il WiMax). Il DTT sta significando come sperato anche maggior numero di canali, migliore qualità del segnale A/V, avvio di nuove tipologie d’offerta come ad esempio il pay-per-view e canali ad Alta Definizione. Proprio sull’Alta definizione importanti sono gli annunci che si sono susseguiti nelle scorse settimane: in Inghilterra BBC, ITV, Channel 4 e Five hanno firmato un protocollo d’intesa che porterà i primi canali HD sulla piattaforma DTT Freeview entro il 2009, in Francia TF1, France 2 e M6 attiveranno un’offerta HD entro la metà del 2008.

E in Italia? La stato dell’arte ci arriva dalla Terza Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre svoltasi a Torino dal 30 novembre al 1 dicembre. Un report sui punti più interessanti di quanto discusso mi è arrivato via mail (grazie a Christian Chieregati).

I rappresentanti della Rai hanno rivelato il piano industriale dell’ emittente: a quanto pare sul digitale, presumibilmente soltanto quello terrestre, entro il 2010 vi saranno in totale 9 canali Rai. Nel 2008 dovrebbe vedere la luce Rai 4, seguito a stretto giro da un altro canale (Rai 5). Nel 2009, finalmente, e se tutto andrà bene, nasceranno due canali ad alta definizione. Uno dei motivi della scelta del 2009 per il lancio di canali HD (oltre al tempo necessario per costruire un palinsesto completo in Alta Definizione), dovrebbe essere la prima disponibilità sul mercato di decoders compatibili con il nuovissimo standard trasmissivo DVB-T 2, che come unica novità porterà il data-rate per multiplex dai circa 24 Mbit/s attuali a 34 Mbit/s (ottimo passo avanti, anche il vero passaggio essenziale dovrà essere l’adozione del H264 per la compressione A/V del segnale, standard che purtroppo non è supportato dalla maggior parte dei decoder e dei TV Set DTT Ready commercializzati fino ad oggi). Per quanto riguarda Mediaset, secondo le dichiarazioni dei vertici dell’azienda e del presidente del DGTVi Piero De Chiara, sta andando molto bene la distribuzione di Rete 4 HD l’unico canale HD disponibile (anche se in realtà il canale non ha sorgenti HD ma è “solo” un upscaled del canale SD a risoluzione 720p).

Anche in Italia quindi la situazione è più attiva che mai. L’unico vero errore? sembra essere stato l’interattività, cosi afferma Ambrogetti: “si è sbagliato quando per eccesso di entusiasmo si è ad esempio pensato all’interattività come traino principale del DTT. Ma ora, con oltre 5 milioni di decoder interattivi già distribuiti, abbiamo un’occasione irripetibile per portare nelle case degli italiani servizi per un utente consapevole e informato.”. E’ vero anche se io sono ormai convinto che non ci sia più molto da fare. Internet è l’unico canale interattivo usato dalle masse e sarà sempre più così. Gli ultimi dati del EIAA ci dicono che ormai anche gli over 55 (soprattutto le donne) stanno passando sempre più tempo in Rete, questo grazie ad un minor costo, ad aumentata facilità d’accesso e ad una progressiva presa di coscienza delle potenzialità del mezzo da parte di tutti. Vogliamo rivolgere l’interattività a chi non è raggiunto da Internet per diminuire il digital divide? Non credo che un modem 56K ed un box pensato per fare tutt’altro siano la soluzione, varrebbe piuttosto la pena di spingere per l’espansione della banda larga, del WiFi e per una corretta regolamentazione delle frequenze WiMax cosi che questo divario possa veramente colmarsi. Comunque, tant’è. L’MHP lo abbiamo in 5 milioni di decoder e se non fosse stato, tra l’altro, azzoppato dai gravissimi problemi di trasparenza nelle politiche di licensing probabilmente ci avremmo fatto di più, se non altro un eccellente televideo e un EPG di sistema, ma ci arriveremo (è notizia di questi giorni che il DVB sta rivedendo le patent policy dopo lo scandaloso caso capitato proprio con l’MHP, era ora).

Il Digitale Terrestre è quindi fortunatamente una realtà che si sta affermando e che porterà anche qui in Italia un sostanziale progresso nell’offerta televisiva. A tutti coloro volessero approfondire il tema, capirci di più, avere un quadro storico di questa evoluzione del sistema televisivo europeo consiglio di leggere un libro intitolato proprio “La TV Digitale Terrestre – Manuale per il professionista della Televisione” che ho con me da qualche settimana. Confesso che subito dopo averlo ricevuto dai due autori Davide Turi e Roberto Borroni, due colleghi con cui ho avuto il piacere di lavorare in Mediaset e conoscere le competenze e la professionalità, l’ho colpevolmente dimenticato sulla mia scrivania lasciandolo sommergere dalla consueta pila di carte. Ritrovato di recente sono stato tentato di fargli solo una segnalazione per tutti gli addetti ai lavori, ma poi ho cominciato a leggerlo. E leggendolo ho continuato a leggerlo, fin quando non mi sono trovato praticamente ad averlo finito tutto quasi senza accorgermene. E’ un libro pensato sia per chi vuole entrare da zero nel mondo DTT, sia per chi già c’è dentro, come compendio quotidiano per termini o concetti particolarmente ostici. E’ stato concepito con la formula Domande & Risposte, cento domande con cento risposte molto ben fatte. A tratti, purtroppo, si nota come probabilmente per vincoli temporali e di spazio alcuni concetti siano stati solo accennati ma complessivamente il testo è di grande valore. Un pezzo importante di letteratura del settore del quale si sentiva veramente bisogno. Quando l’ho chiuso il pensiero è stato: ci fosse stato 4 anni fa! Io credo che tutti gli operatori del settore dovrebbero regalarsi per 18 euro questo piccolo libro per il prossimo Natale, forse prenderemo tutti delle scelte un po più consapevoli.

— La scheda del libro “TV Digitale Terrestre“.
— I punti salienti dell’ultimo convegno del DGTVi.


20
Nov 07

Kindler garden.

La notizia impazza su tutti i principali blog americani: Amazon ha lanciato un suo lettore di libri elettronici, un eBook Reader. Appena ho visto la foto sono rimasto di stucco: orrore e raccapriccio. Un oggetto di una bruttezza disarmante, almeno in foto. Ho poi incominciato a leggere diversi articoli in merito compresa la diretta-via-blog dell’evento di presentazione che ha visto protagonista lo stesso Jeff Bezos.

Kindler

Il mio dubbio era: perché Amazon, realtà di grandissimo successo, solida ed in continua espansione ha voluto infilarsi nel pericolosissimo tunnel dei dispositivi hardware? Mi direte che gli eBook sono il futuro dei libri e fin qui siam d’accordo anche se è da vedere di quale futuro stiamo parlando visto che di morte della carta se ne parla da decenni. Ad ogni modo il modello di Amazon sembra essere quello Apple: presidiare tutta la catena creando un cortocircuito ad hoc tra il mondo digitale e quello fisico. Di eBook reader sul mercato ce ne sono, pochi ma ce ne sono. Nessuno però poteva essere integrato in maniera così perfetta la modello di business di Amazon.

Effettivamente l’orrendo Kindler si propone come soluzione semplice ed immediata per tutti i lettori accaniti e non solo di libri ma anche di quotidiani e blog. Per semplice ed immediata intendo una soluzione pensata in prima istanza per i non tecnologici. Sborsata la modica di $399 ci si porta a casa un “enorme” oggetto bianco che è in grado di scaricare in pochi secondi qualsiasi contenuto di nostro interesse. Il tutto senza fili, naturalmente, ma anche senza connessione WiFi. Il trucco è l’utilizzo della tecnologia mobile EVDO in partnership con Sprint senza però costringere l’utente ad abbonarsi a nessun servizio telefonico: l’utente finale paga direttamente Amazon. E paga Amazon sia per il servizio di trasporto dell’informazione (la connessione cellulare) sia eventualmente per il contenuto (libri, newspaper).

Chi l’ha provato l’ha trovato molto meno peggio di quel che appare ma ancora lontano dall’esser l’Oggetto universale che sostituirà la carta. Poco male, non è questo il punto. Ciò che di interessante ha questa operazione è per l’appunto la fortissima somiglianza con la strategia vincente adottata da tempo da Apple (e se vogliamo, è lo stesso principio che Amazon applica per il servizio di video-on-demand “Unbox” in patnership con TiVo). Presidiando tutti i punti della catena del valore si riesce a tenere tutto sotto controllo, migliorando il servizio e generando al contempo più revenues. Peccato, anche in questo caso, che non sia un servizio aperto ma che libri e riviste siano venduti sotto DRM, protetti quindi e sbloccabili solo all’interno del giardino chiuso di Kindler.

Personalmente non credo che Kindler farà molta strada, almeno così come è concepito, e non credo neanche che Amazon -come Apple- sia sufficientemente potente per imporre al mercato un unico DRM per la “carta”. Bezos dice che l’industria dei libri e dei giornali non è ancora pronta per una distribuzione libera da vincoli. Forse è vero, e forse è vero che è necessario creare prima un forte presupposto di business prima di provare a forzare la mano. Vedremo, anche se quotidiani, magazine e gli stessi blog non avranno bisogno di appositi reader per trovare un modello di sostenibilità convincente (sarà la pubblicità a garantire tutte le revenues). Altro discorso per i libri per i quali credo ci vorrà ancora molto tempo perché si possa pensare di liberarsi definitivamente dalla carta, nonostante oggetti come Kindler promettano un esperienza visiva, tattile (e in futuro anche olfattiva) del tutto paragonabile.


22
Oct 07

Per fare i Radiohead servono i Radiohead.

in rainbow

Impressionanti sono i numeri dichiarati dai Radiohead per la prima settimana di distribuzione del loro nuovo capolavoro “In Rainbows”. Per chi non lo sapesse l’ultima fatica della band di Thom Yorke nata nello Oxfordshire nel 1986 è stata pubblicata solo su Internet scaricabile gratuitamente con l’opzione per lasciare “una mancia” prima di portarsi il malloppo a casa. E’ in pratica un esperimento a donazione libera dove chi vuole scarica senza pagare, chi invece vuole premiare gli artisti può farlo liberamente. In questa operazione non è stata coinvolta nessuna produzione, distribuzione, etichetta, agenzia stampa e non è stata attivata nessuna campagna promozionale. E’ bastato solo far circolare la notizia per traformare “In Rainbows” in un precedente epocale: 1.2 milioni di download in una settimana, con una media di $8 per album “donati” dai fans, per un totale di circa 10 milioni di dollari incassati. Diecimilioni di dollari puliti, senza per l’appunto intermediari, ed in una sola settimana.

Un successo senza precedenti che spazza via ogni dubbio sulla reale fattibilità di operazioni di questo genere. Io l’album me lo sono scaricato lasciando 3 sterline anche se dopo averlo sentito ho avuto subito la tentazione di ritornare a lasciarne altre 10. L’album è un capolavoro e pensare che un prodotto di tal valore possa essere stato messo liberamente su Internet è veramente una rivoluzione.

Tutta questa operazione però mi lascia aperto ancora un grandissimo dubbio. Avrebbero potuto fare quel che hanno fatto i Radiohead senza essere i Radiohead? ovvero senza aver pompato per anni i loro video su MTV, sparso il seme dei loro dischi dentro decine di migliaia di music store, partecipato di conseguenza a migliaia di interviste e aver radunato folle oceaniche ai loro concerti organizzati con ampie promozioni? La risposta è molto probabilmente no. Per costruire da soli un successo di tale portata servono in ogni caso moltissimi denari. Questi possono provenire da propri finanziamenti, come ad esempio le campagne pubblicitarie che vengono messe in piedi dai giganti dell’intrattenimento per lanciare ogni nuovo progetto, oppure da un minor guadagno che gli artisti percepiscono nei loro primi anni di vita a favore di poderose campagne di comunicazione a loro beneficio.

E’ fondamentale poi rimanere credibili, continuando a sfornare negli anni prodotti di eccellente qualità come sono sempre stati quelli di Yorke & Co. Quando si è raggiunta la notorietà planetaria e si ha tra le mani la capacità creativa per continuare a creare eccellenze allora, ormai è chiaro, si può pensare di andare avanti da soli. Niente etichette ma anche niente iTunes. Ogni sito internet è un punto d’accesso per i propri prodotti, così come ogni blog è potenzialmente un nuovo canale televisivo. Ed è proprio questo il secondo pensiero che mi è venuto ragionando sul caso Radiohead. Assisteremo a breve a fenomeni analoghi riguardanti grandi nomi del panorama TV? Pensateci, perché no. Un grande volto, capace di attirare milioni di persone, ed in grado di produrre per suo conto nuovi format a basso costo potrebbe senza troppe difficoltà aprire un suo proprio canale distributivo. Lavorando con il video si avrebbe poi una doppia possibilità: “la mancia” stile Radiohead o in alternativa il download di un contenuto infarcito di pubblicità.


7
Oct 07

Feed Boost, ecco come è andata.

Questo è un post che avevo deciso di non scrivere, semplicemente perché volevo ignorare la questione che non mi sembrava interessante per chi segue questo blog. Mi scuso per l’off-topic, non parlerò di Net Television ma del caso scoppiato riguardo all’esplosione del numero dei feed reader conteggiati per questo mio blog che sta suscitando un vero e proprio caso internazionale. E’ un post lunghissimo ma ho voluto riportare tutto quanto accaduto.

Chi mi segue sa già cosa è successo, ma credo sia necessario fare chiarezza perché cominciano a circolare troppe inesattezze che hanno portato qualcuno a giungere a conclusioni errate. Premetto che non voglio commentare la vicenda ma raccontarvi solo cosa è successo. Il 14 settembre scorso feci un post dove scrissi:

Innanzi tutto una nota sul mio blog che da qualche giorno ha visto letteralmente esplodere il numero di abbonati ai feed (oltre 70K). Motivo? Sono entrato nella toolbar di Coolstreaming ed è quindi accessibile direttamente a tutti i suoi numerosissimi utilizzatori. Grazie Pierluigi per la stima e, come sempre, continua così e tieni duro: alla fine ce la faremo!

Vediamo in pratica cosa è successo. Coolstreaming il servizio italiano di P2PTV (e tanto altro, ed altro ancora a venire) permette ai suoi utenti di scaricare una toolbar per Internet Explorer (per PC). La tooblar, che è del tutto assimilabile a quella ad esempio di Google, permette agli utenti Coolstreaming di avere costantemente sotto mano una serie di servizi, come le Web Radio, l’elenco dei video disponibili, alcune NetTV ed una manciata di feed RSS. Questi ultimi sono gestiti nello stesso modo, ad esempio, del browser Safari di Apple. In pratica l’utente appena installa la toolbar si trova già a disposizione una selezione di sorgenti di notizie. E’ una pre-selezione, organizzata secondo dei criteri editoriali definiti. Apple ad esempio mette su Safari i feed alle sue news (Apple News) e ad alcuni altri servizi collegati al suo mondo. Coolstreaming invece mette feed riguardanti la NetTV e più in generale ad informazioni che ritiene interessanti al suo pubblico. Intorno alla prima metà di settembre Coolstreaming decise, in piena autonomia, di inserire anche il feed del mio blog direttamente tra quelli disponibili nella toolbar. Una operazione assolutamente lecita, che non ha portato tra me e Coolstreaming nessun tipo di accordo (e ci mancherebbe che non si possano linkare dei feed RSS liberamente). Non sono il solo blog italiano presente nella toolbar: per intenderci Coolstreaming ha da tempo in toolbar anche il feed del blog di Beppe Grillo. Qual’è allora il problema di questa operazione? Cosi come avviene per Safari di Apple, ogni volta che un utente fa partire il proprio browser dove è installata la toolbar quest’ultima scarica automaticamente tutti i feed dei siti selezionati da Coolstreaming. Questo “scaricamento” viene automaticamente contato da Feedburner, il servizio che uso come moltissimi per servire i feed RSS, come una lettura del feed stesso. Quindi in sostanza basta che un utente “accenda” il suo browser Coolstreamizzato perché il mio feed count veda per quel giorno un nuovo lettore, questo anche se l’utente in questione non vada mai a leggere effettivamente il contenuto delle notizie riportate in toolbar.

La “disgrazia” vuole che Coolstreaming sia un servizio particolarmente seguito (io ripeto spesso dati alla mano che fa lo stesso numero di viewers che FOX fa quotidianamente in Italia). La sola toolbar viene usata ogni giorno da oltre 70 mila persone. Ecco quindi che chiunque abbia la fortuna di essere selezionato per la toolbar di Coolstreaming (o di qualsiasi altro servizio analogo) veda il suo numero di feed reader crescere a dismisura, senza in realtà sapere quanti veri lettori possieda.

Nessun accordo quindi, ne operazione nascosta. Una semplice scelta editoriale che è andata ad impattare su un macroscopico problema di Feedburner. Ora, il problema quale è stato: Blogbabel, la classifica ritenuta da molti come la più attendibile per misurare il ranking dei blog italiani, considerava nel computo totale del peso di un blog anche il numero dei suoi lettori ai feed RSS: dato preso direttamente da Feedburner. Ecco quindi che il mio blog dalla 49 posizione assoluta in cui si trovava schizzò immediatamente alla 19 posizione. Questo balzo in avanti credo abbia attirato l’attenzione di chi gestisce la classifica di Blogbabel (dico credo perché io non ho saputo nulla). Comunque sta di fatto che dal giorno alla notte la mia posizione su Blogbabel è scesa dal 18 posto al 160, perché Blogbabel decise di non considerare più il numero dei miei lettori di feed. Io onestamente non me ne ero neanche accorto, e quando presi evidenza della questione credetti che fosse un non così tanto infrequente errore di lettura dei dati da feedburner. La vera verità l’appresi leggendo un post di Andrea Toso che segnalava la questione:

E io penso che annullare i valori del feed di Tommaso Tessarolo solo perché provenienti da un normale, seppur famoso, sistema di aggregazione dei feed per siti web con contenuti video, sia un grave errore.

Tommaso Feed a confrontoTommaso oggi ha oltre 76.000 lettori del suo feed. Sono lettori reali? Fantasiosi? Provengono dagli aggregatori? Non lo so, non mi importa. Ma azzerare i suoi lettori è sbagliato e vergognoso. Era partito un dialogo costruttivo nel Google Group di BB, cosa è successo?

Sulla questione intervenne immediatamente anche Coolstreaming con un post sul suo forum che vi riporto di seguito.

Ieri e’ accaduta una cosa molto strana riguardo al nostro amico Tommaso Tessarolo.

Dalla mattina alla sera, si e’ trovato il suo blog penalizzato nella classifica di blog****l. La motivazione risiede nel fatto che da alcuni giorni e’ stato inserito nella nostra toolbar sotto la sezione rss che puo’ offrire oltre 80.000 feed reali!.
Le nostre statistiche sono certificate sia internamente che da conduit®, quindi rifiutiamo qualsivoglia modo truffaldino di far aumentare il pageranking di blog o varie.

Ribadiamo e insistiamo sul fatto che essere abbonati ad un feed non comporta assolutamente la lettura immediata, noi offriamo la possibilita’ ad ogni nostro utente che utilizzi la toolbar di poter leggere gli ultimi post inseriti. D’altronde esistono migliaia di strumenti che inseriscono automaticamente feed rss di partenza. Noi non ci addentriamo se sia giusto o meno che un blog abbia questa opportunita’. La nostra toolbar rappresenta uno strumento molto usato e quindi di prestigio e consideriamo tali i blog che noi linkiamo.

Troviamo assurdo che un blog di notevole importanza che sta dando un nuovo slancio alla webtv e nettv in italia sia penalizzato “solamente” per essere stato introdotto in un sistema di aggregazione.

Team Coolstreaming

Essendo giunti quindi alla conclusione che anche Beppe Grillo aveva lo stesso mio problema Blogbabel decise di modificare i parametri di raking della sua classfica di fatto eliminando il peso dei feed Readers di Feedburner dal computo totale. Questa operazione ha provocato uno stravolgimento vero e proprio della classifica italiana dei blog che ha visto scendere pesantemente soprattutto i blog facenti parte dei principali network di nanopublish nostrani. Dal mio punto di vista nulla è cambiato, almeno nulla in peggio. Si perché con la nuova modalità di conteggio il mio blog è passato dalla 18 posizione a cui ero arrivato dopo il “Feed Boost” di Coolstreaming alla attuale 17sima. Amen, la mia vita è rimasta sempre la stessa, con le classifiche che mi passano indifferenti giorno dopo giorno.

La questione però si è complicata non poco diventando appunto un caso internazionale.

Per mano di Tony Siino fondatore di Blog Italia (altra classifica dei blog italiani che lavora con altri criteri ancora) il “leggero” problema di conteggio che attanaglia Feedburner da sempre è ora diventato un caso. Tony infatti, interpellandomi preventivamente, ha creato un Tool online chiamato Tessarolizr (uno scherzo, che fa leva sul caso Blogbabel che vi ho appena raccontato) dove chiunque in pratica può aumentare a piacere il numero dei lettori di un feed RSS, sfruttando per l’appunto l’anomalia di funzionamento di Feedburner. Io sono stato, e sto tutt’ora al gioco perché mi è sembrato un modo di grande impatto per portare sotto gli occhi di tutti l’evidenza di questo macroscopico problema e l’infondatezza quindi di certi criteri di ranking.

Il Tessarolizr ha portato immediatamente gli effetti sperati. Qualcuno, uno dei top blogger italiani, ha subito usato lo strumento per far raddopiare di botto il numero dei lettori di feed del più letto blog tecnologico americano, niente meno che Techcrunch. I ragazzi californiani hanno immediatamente avvertito l’anomalia uscendosene con un post sull’argomento che è stato tra i più letti del week-end:

1,511,000: the number of subscribed RSS readers of TechCrunch, according to the Feedburner Widget as I type this post. Given the number is up significantly from the 600,000 odd subscribers we had yesterday, I’m calling it a Feedburner bug.

Feedburner has had a long history of doing strange things with the subscriber counter, and TechCrunch’s readership (if the counter is to be believed) can fluctuate by over 50,000 readers from day to day, but I’ve never seen a 900,000 jump.

Avvertiti nei commenti allo stesso post che il motivo dell’incremento dei loro feed era da ricercarsi nell’ormai famoso Tessarolizr Techcrunch ha subito sentito un parere di Feedburner (che vi ricordo è ora proprietà di Google), che per bocca del suo CEO ha fatto sapere:

Feedburner’s CEO Dick Costolo has confirmed it was a bug and that it will be fixed shortly.

Quindi Feedburner ammette ufficialmente il problema, e ci mancherebbe, e promette di correggerlo quanto prima. Prima di continuare una sola considerazione: ma ci voleva il Tessarolizr per far smuovere Feedburner? Non è sempre stato un problema ultra evidente?

Sta di fatto che qualcosa di grosso si sta muovendo ed anche Blogbabel in un suo recente post rimarca la questione, non mancando di sottolineare però come la provocazione ad opera di Tony Siino secondo loro non sia stata una buona mossa:

Il buon Tony, che non perde mai l’occasione per criticare BlogBabel, ha creato insieme ad altri buontemponi un bel giochetto in Flash che permette di modificare a piacimento le statistiche di traffico di FeedBurner.

Il tutto con l’obiettivo di scalare la “super affidabile classifica dei blog italiani”. Peccato che Tony si sia dimenticato di citare due cose:

la sua, di classifica, è basata sulla serie di dati più inaffidabile (e facilmente “taroccabile”) di Internet
BlogBabel non conta più il valore di FeedBurner ai fini del posizionamento in classifica, ma si limita a riportare il valore e lo relega in una classifica separata
Tony invita i suoi lettori a giocare con il Tessarolizer. Secondo noi invece non dovrebbero: prima o poi infatti a qualcuno verrà in mente di manipolare i dati di siti conosciuti (ad esempio TechCrunch, o CNN), alterando per gioco dati su cui sono in parte basate campagne pubblicitarie da centiaia di migliaia o milioni di dollari. A quel punto, secondo voi Google (che ha acquistato FeedBurner qualche mese fa), con chi se la prenderà? Vista l’aria che tira, non mi sembra il momento di scherzare troppo con la polizia postale italiana, vero Tony?

Con questo credo di aver riportato praticamente tutto quanto successo fino ad ora. Aspettiamo a questo punto evoluzioni sperando si capisca che le classifiche hanno un senso molto relativo e che chi ha intenzione di cimentarsi in questa pericolosa “arte” deve sempre e comunque avere una linea di condotta imparziale e trasparente.

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