Crisi Mobile

dvb-h

Se il buon giorno si vede dal mattino possiamo essere sufficientemente tranquilli nell’affermare che il Il DVB-H non avrà un grande futuro. Almeno non per come è stato concepito fin d’ora. Come sta andando l’offerta italiana? Male, non c’è che dire. Numeri ufficiali non ce ne sono (e li vorremo tanto avere) ma da indiscrezioni che trapelano la tv digitale in mobilità non ha fatto breccia nel cuore della gente. Questa volta neanche il calcio è riuscito ad aprire i portafogli degli italiani, eppure l’accoppiata con il telefonino sembrava veramente irresistibile.

C’è da cominciare a chiedersi cosa c’è che non va nelle strategie dei mobile operators e come potrà evolvere lo scenario futuro dei contenuti digitali per la mobilità. E’ una riflessione che ci riporta a parlare di Net TV perché nella nuova televisione che sta emergendo dalla rete è già connaturato il principio della mobilità. Il terreno di scontro nel quale si gioca la partita della Net TV è popolato da un numero incredibilmente alto di attori, tutti di grande peso. Da una parte ci sono i telecom operator che offrono il servizio fondamentale per la Net TV ovvero l’accesso alla rete. Un primo livello che tutti gli utenti devono superare se vogliono entrare nel mondo di Internet. Le telecom che stanno rapidamente ed inesorabilmente perdendo profittabilità delle loro offerte voce vogliono sfruttare il vantaggio di essere i primi in ordine d’importanza nella filiera dell’offerta Internet per cercare di vendere ai loro clienti nuovi servizi a valore aggiunto. D’altra parte è innegabile che chiunque prima di essere un cliente SKYPE, Amazon, eBay o iTunes è prima di tutto un cliente Alice, Fastweb, Tiscali, etc. Ecco allora che proprio Alice, Fastweb, Tiscali etc. hanno incominciato a proporre ai loro clienti offerte IPTV con formule ad abbonamento o PayPerView. Questa è esattamente la forma di IPTV chiusa, legata per l’appunto ad un telecom operator, che probabilmente è destinata a soccombere. Pensandoci bene cosa può fare un utente con una connessione Internet? Può telefonare gratuitamente usando SKYPE, scaricare gratuitamente musica di artisti emergenti da MySpace e tanti altri siti, guardare gratuitamente la TV da centinaia di Video Blog indipendenti, e ancora giocare, comunicare, lavorare etc. Tutto questo solo avendo una connessione Internet, possibilmente che abbia una banda sufficientemente larga da garantire un esperienza veloce. Non una particolare connessione, ma qualsiasi connessione. Ecco allora che la scelta del fornitore d’accesso non potrà che essere sempre e comunque legata alla ricerca del minor costo, ed ecco quindi perché le offerte di connettività non potranno che scendere costantemente nel tempo. Non è importante con chi accediamo, basta accedere e tutto il mondo dei servizi Internet è a nostra portata. Nel mondo mobile il ruolo di fornitore d’accesso alla rete lo hanno i Mobile Operator, che soffrono dello stesso problema dei telecom operator “fissi”. Le offerte per la voce hanno ormai perso il loro valore, si cerca quindi di trovare nuovi servizi da poter vendere agli utenti cercando di sfruttare anche qui il fatto che i clienti in prima istanza sono clienti TIM, Vodafone, Wind, etc. Quali contenuti e servizi a valore aggiunto hanno inventato allora i mobile operator per i loro clienti? Sempre gli stessi: video, musica, giochi e TV. Peccato che nessun operatore era dotato dell’infrastruttura necessaria per servire questo tipo di contenuti. Poderosi investimenti sono stati quindi fatti per acquisire le licenze UMTS e per mettere in piedi la nuova rete. UMTS sembrava il nuovo eldorado del mobile: una rete dati ad “alta velocità” grazie alla quale si spalancavano le porte della distribuzione digitale. Peccato per la velocità rivelatasi poi non cosi “alta” e, soprattutto, per i costi per l’utente finale. Si è quindi abbracciata con entusiasmo la tecnologia DVB-H: televisione digitale in mobilià. Anche qui investimenti importanti per creare o comprare una nuova rete trasmissiva. Ancora una volta peccato per i costi per gli utenti finali che evidentemente non sono dotati di capacità infinita nell’addizionare spese da 30 euro al loro bilancio mensile. Tutte queste grandi manovre e pesanti investimenti per andarsi ad infilare nello stesso terreno dove stanno già battagliando in troppi.

Cosa è successo infatti mentre i mobile operator compravano licenze, costruivano reti ed ampliavano la loro offerta? Che Internet ha cominciato a diffondersi. La gente si è trovata in tasca oggetti come l’iPod nei quali ha potuto “caricare” tutti i contenuti presi dalla rete. Musica, foto, giochi, video, etc. Sempre più spesso negli ultimi anni ci si è trovati con in tasca due oggetti molto simili: il telefono cellulare e l’iPod e ci si è chiesti il perché di questo spreco di spazio: un solo oggetto è più che sufficiente. Ed è a questo punto che è cominciata a crearsi la “grande anomalia” che sta sconvolgendo questo settore. I Mobile Operator vogliono vendere direttamente ai loro clienti i contenuti digitali. E’ l’unico modo che hanno per rimanere profittevoli. I contenuti digitali comprati dai Mobile Operator soffrono però di un grave problema: costano molto. Per averli dobbiamo generalmente avere un telefono celluare adatto, essere clienti di un operatore, e pagare il contenuto che ci interessa. Di contro su Internet per avere la stessa tipologia di contenuti ci basta una connessione ed un PC. In più via Internet possiamo scaricare molti contenuti non pagando: al di là dello strabordante fenomeno del download illegale c’è tutta la massa di contenuti effettivamente gratuiti che chiunque può scaricare. Una volta sul proprio PC questi contenuti possono prendere la via della mobilità con grande semplicità. Con o senza cavo il trasferimento sul telefono cellulare o sul iPod è un operazione semplice e veloce. Spesso addirittura automatica, senza che ci debba ricordare di “sincronizzare” i due mondi. Perché allora un utente dovrebbe spendere di più per comprare gli stessi contenuti dal cellulare quando può scaricarli da Internet e trasferirli? Semplice: per nessun motivo!

Questo principio ha trovato una emblematica rappresentazione del caso del Motorola RCKR, il telefonino della motorola nel quale è stato “incorporato” un iPod. Studiando questo caso si capisce perfettamente dov’è l’anomalia. Nel 2004 la divisione Motorola per i telefoni cellualri fece un accordo con Apple. I telefoni Motorola vendevano male, ed il RAZOR non era ancora arrivato. Per risollevare le proprie sorti l’azienda americana decise di incorporare in un suo telefonino la moda del momento, niente meno che l’iPod. Apple, all’epoca ancora incerta sulle strategie mobile, diede in licenza il suo software. Il telefonino usci dopo quasi un anno di lavoro e di contrattazioni nel settembre del 2005. Fu un fallimento totale. Perché? Eppure incarnava esattamente il sogno di “convergenza” che tutti aspettavano: con il RAZOR si liberava un posto in tasca. La chiave per capire l’insuccesso di questa operazione è inserire nell’analisi un terzo attore, il più importante. Il RCKR fu commercializzato come parte di un offerta del operatore mobile americano CINGULAR WIRELESS. Passare per un operatore mobile è tappa obbligata per chiunque voglia vendere telefoni cellulari: in quasi tutti i principali paesi dove la telefonia cellulare è più diffusa la maggior parte delle vendite dei telefonini avviene all’interno delle offerte degli operatori mobili. Anche il RCKR ha dovuto chinare la testa e passare sotto questa gogna e non senza subire pesanti conseguenze. L’iPod integrato nel telefonino Motorola ha perso magicamente la possibilità di ricevere file musicali direttamente dal PC. Gli infelici possessori del RCKR si sono trovati a dover scaricare *per forza* i brani musicali usando la rete CINGULAR. Un chiaro esempio di quella che è sempre stata la politica dei Mobile Operator per la distribuzione di contenuti d’intrattenimento digitali.

Ed il DVB-H? Qualcuno potrebbe obiettare che con il DVB-H si vede la TV di flusso: la diretta, formula evidentemente non compatibile con il “download” di contenuti. Quindi il DVB-H ha un senso molto specifico: consente di vedere tutti qui contenuti che necessita di esser visti in diretta. Quali sono questi contenuti? La gente ha avuto a disposizione la TV in mobilità più o meno dagli anni settanta. La qualità del segnale video è stata sempre molto scadente, mentre non c’è alcun dubbio che la nuova televisione mobile ditale è veramente un altro pianeta. Ciò nonostante se un contenuto in diretta è così irrinunciabile la gente avrebbe di sicuro cercato di vederlo anche in passato nonostante la scarsa qualità. A parte qualche momento di euforia e rari casi di cultori del pic nic particolarmente attrezzati, la TV in mobilità non è mai stata utilizzata da nessuno. E, mi dispiace, non perché si vedesse male ma perché proprio non se ne è mai sentita l’esigenza, men che mai oggi che è diventato addirittura un servizio pagamento. Ciò che invece sta emergendo sempre con maggiore evidenza è l’abitudine a vedere i contenuti nella cosiddetta modalità “non lineare”: quando si ha tempo si manda in visione quello che si è scaricato/reggistrato. Questa esigenza è particolarmente vera in mobilità dove chi si sposta non può sottostare ai tempi rigidi di un palinsesto. Quando ci si muove non si sa di solito a priori quando si avrà tempo per vedere un contenuto. Ecco allora che usare il DVB-H per trasmettere delle dirette ha molto poco senso. Più logico è invece proporre delle piccole pillole di contenuto in “heavy rotation” così che l’utente abbia modo in qualsiasi momento di visualizzare delle brevi clip. E’ talmente evidente che questo è esattamente il modo in cui è stata strutturata l’offerta di contenuti oggi per il DVB-H. Ma se sul DVB-H ha poco senso trasmettere delle dirette, che senso ha il DVB-H? La formula delle clip video a breve durata esiste già ed ha nel download la sua formula ideale. Scarico quello che voglio dalla rete ad una frazione del costo e lo vedo quando voglio “on demand”.

Crollata la Voce, l’UMTS ed a breve il DVB-H cosa rimarrà in mano agli operatori mobili per tenere i propri clienti all’interno del loro piccolo mondo antico? Il rischio è che non gli rimanga neanche più la possibilità di vendere l’accesso alla rete. Il WiFi è ormai una realtà, con un livello di diffusione molto alto. Nelle grandi capitali mondiali la copertura nelle zone centrali delle città è praticamente totale. Peccato che per la maggior parte siano reti WiFi private, chiuse quindi all’accesso. Ma esistono progetti concreti e molto convincenti per cambiare questa realtà. Progetti sovvenzionati dal quella parte dell’industria interessata proprio alla diffusione del WiFi dove gli utenti sono incentivati a lasciare una parte della loro banda a disposizione della collettività. Per citarne uno su tutti il progetto FON, che incentiva gli utenti a comprare degli hotspot WiFi a $5 per condividere una parte della banda con gli altri “aderenti” alla rete FON. Si stanno creando in questo modo delle zone urbane dove la copertura WiFi data dalla sovrapposizione di centinaia di hotspot di liberi utenti è già una realtà.

Perché è importante WiFi? Perché è con questa tecnologia che si sta combattendo un altro fronte della battaglia che stiamo analizzando. I produttori di telefoni, dopo il caso Motorola RCKR, hanno ben compreso la lezione. La gente ama avere in tasca un oggetto capace di riprodurre musica, foto e filmati. I telefoni cellulari sono da sempre i naturali candidati ad esser “questo oggetto”. Peccato che se per la vendita e, peggio, per l’accesso ai servizi si deve obbligatoriamente passare per i Mobile Operator la gente tenderà a scegliere oggetti meno vincolati, nei quali poter inserire contenuti usando i servizi Internet esistenti. Nel lento processo di convergenza stiamo arrivando al 2007, l’anno in cui Apple ha deciso di trasformare il suo iPod anche in un telefono cellulare. Sembra incredibile ma stiamo arrivando prima alla convergenza da questo versante che da quello dei telefonini. Di questa situazione sono consapevoli da tempo i principali produttori di telefoni cellulari, ma chi sembra particolarmente “spaventata” e quindi attiva sul mercato è Nokia. Nokia sta facendo di tutto per svincolarsi dal network dei Mobile Operator e vendere i suoi “oggetti portatili” alla stregua degli iPod, capaci *anche* di telefonare. Tutte le ultime generazioni Nokia hanno a corredo una suite multimediale di prim’ordine, compreso anche l’oggetto “cuffietta”. Gli ultimi modelli, guarda caso, sono tutti dotati di WiFi. Ecco allora che con una diffusione del WiFi sufficiente si può già ipotizzare che in alcune zone urbane sarà possibile telefonare (e video telefonare) sempre usando un telefonino Nokia, ma con SKYPE tramite WiFi. Ma non solo: perché a questo punto i contenuti d’intrattenimento digitale potranno essere scaricati sui telefonini attraverso i servizi Internet esistenti. Nokia si sta spingendo ancora più in là. Nel suo ultimo N80 Internet Edition uscito da poco negli USA ha preconfigurato la tecnologia ORB. Senza scendere troppo nei particolari basti sapere che ORB è una piattaforma gratuita che consente a chiunque di pubblicare la propria “multimedia library” (foto, video, musica) direttamente su Internet. Il proprio PC di casa diventa anche un “trasmettitore” personale dei propri contenuti multimediali. Se il PC in questione è dotato di un sintonizzatore TV può addirittura trasmettere in streaming il segnale televisivo. Un cellulare dotato di un Browser e di un Video Player è sufficiente per sintonizzarsi. Se poi il cellulare è WiFi la sintonizzazione può avvenire attraverso una normale connessione Internet e non attraverso la costosissima connessione proposta dai Mobile Operator. E’ vero che siamo ancora molto molto lontani da avere una situazione tale per cui il WiFi sia sufficientemente diffuso da consentirci di usare *spesso* Internet anche in mobilità. Ma proprio per questo: non sarebbe più sensato usare i soldi pubblici per finanziare Hot Spot gratuiti nelle principali città, invece di incentivare l’acquisto di televisori digitali? E poi, non sarebbe giunto il momento di sbloccare queste maledette licenze WiMAX così da portare l’Italia in Europa e dare una seria possibilità ad Internet in mobilità? O forse Internet in mobilità è troppo “pericolosa” da avere?

Sta di fatto che abbracciando il DVB-H i Mobile Operator hanno aperto un ulteriore fronte. Le trasmissioni DVB-H sono dei flussi di dati digitali in broadcast, che usano una infrastruttura di rete “televisiva” con dei ripetitori localizzati sul territorio. Non si usa UMTS per trasmettere il DVB-H. Questo significa che un qualsiasi broadcaster dotato di una rete DVB-H (o DVB-T) può magicamente “entrare” dentro i telefonini della gente. Senza passare per i Mobile Operator. E per i brodcaster questa è una possibilità a dir poco interessante. Anche qui però siamo di fronte alla solita situazione: i telefoni cellulari DVB-H li vendono i Mobile Operator, con delle offerte dedicate e con un sistema di “protezione” dei contenuti che vincola l’utente al suo operatore. Anche qui però si è avuta una rottura dello schema: proprio con Nokia che per i suoi modelli DVB-H ha scelto, guarda caso, di stare fuori dal coro proponendo un sistema di protezione dei contenuti diverso, più “aperto”.

Sembra quindi che qualcuno abbia ben compreso cosa sta accadendo. Se non ci arrivano i produttori di telefonini, ci arriverà a breve Apple, e con lei centinaia di cloni magari con soluzioni più aperte del comunque blindatissimo iPod. La gente avrà un ampia offerta di oggetti da mettersi in tasca dotati di tutte le funzionalità multimediali richieste. In più con la possibilità di collegarsi alla rete tramite WiFi o DVB-H, senza passare per nessun Mobile Operator. I produttori di telefoni cellulari stanno evolvendo rapidamente per non rimanere schiacciati e, per farlo, devono abbandonare il gioco con gli operatori. Chi compra contenuti multimediali per la mobilità lo farà sempre di più usando solo Internet. I brodcaster di contenuti per la mobilità arriveranno ad avere maggiore convenienza nel farlo in autonomia, senza passare per gli operatori mobili.

C’è aria di crisi per il mondo Mobile. Una crisi che si annuncia profonda e che costringerà molti a mettere in discussione la propria identità. Staremo a vedere cosa accadrà.

Technorati , , , , , , , , , ,

La IPTV è morta.

Internet cambierà la televisione, per sempre. Sia per chi la fa che per chi la guarda. Siamo di nuovo in un periodo di grande euforia dove Internet sta tornando ad essere il centro di molte attenzioni, forse troppe. L’eccesso d’entusiasmo, pur giustificato per un settore che esce da 6 anni di grande depressione, non è mai positivo. Si ricominciano a leggere sempre più di frequente previsioni sul nostro futuro fatte da presunti esperti che si spingono ai limiti della profezia. La parola d’ordine, e non è la prima volta, è convergenza. In particolare ciò che sta eccitando particolarmente gli animi, spingendo grandi nomi ad investimenti importanti, è la rivoluzione del video online. Si, perché al di là di tutto una certezza la abbiamo: quella del video sharing e dei contenuti generati dagli utenti è veramente una rivoluzione. Questa nuova fase propulsiva ha una caratteristica fondamentale che la rende profondamente differente dalla prima era del Web datata ormai più di dieci anni. Oggi abbiamo delle solide basi sulle quali costruire, oggi possiamo permetterci una analisi del mercato e delle previsioni di crescita basate sui numeri. E non è poco. Sappiamo che i contenuti d’intrattenimento digitale hanno trovato nel mondo online la piattaforma ideale per la loro distribuzione. Milioni di persone già oggi scopro su Internet nuovi contenuti con cui intrattenersi, usano la rete per “sintonizzarsi” sui loro veri interessi, e comprano online ciò che vogliono possedere. Chi distribuisce intrattenimento in formato digitale via Internet ha letto nei suoi stessi numeri le radici di questo profondo cambiamento. I cataloghi online continuano e continueranno incessantemente a crescere, senza che questo comporti un aggravio di costi significativo per chi li gestisce. Oggi la sola iTunes ha una library di oltre 200 serie TV. Già alla fine del prossimo anno potrebbero essere il doppio, senza che Apple per questo debba rivedere minimamente i suoi costi di gestione. Avere 200 o 400 serie televisive in digitale ha il costo dello spazio disco necessario a conservare queste informazioni. Ovvero non costa praticamente nulla. In cambio si propone alla propria utenza un catalogo costantemente più ricco. La magia di questo nuovo sistema si è capita leggendo i numeri: “la gente” quando può scegliere sceglie! La massa non è piatta. Ciò che è sempre stata piatta, media, o ancora meglio, mediocre è stata l’offerta di contenuti d’intrattenimento che la gente ha avuto a disposizione. Ma d’altra parte nel mondo degli atomi, dove un giorno non può avere più di 24 ore ed un negozio di DVD più di 3000 titoli a scaffale, l’unica necessità è sempre stata quella di trovare prodotti in grado di catturare l’attenzione del maggior numero di persone possibile. Ecco allora che che la proposta di contenuti TV non poteva che essere concentrata quasi esclusivamente su prodotti “nazional popolari”. Prodotti di successo, ben s’intenda, ma sempre per un numero di persone limitato. L’unica alternativa è sempre stata il satellite. Peccato che i costi d’abbonamento hanno allontanato questa TV dalla massa. Oggi quello che sta accadendo è che la gente ha una nuova piattaforma, accessibile e fortemente interattiva, dalla quale scegliere, vedere e comprare. La diffusione della banda larga, il perfezionamento degli algoritmi di compressione del video e dell’audio e la facilità d’accesso alla rete sono i fattori ambientali che, una volta consolidati, hanno dato via a questa nuova rivoluzione. C’è chi crede ancora che sia un fenomeno legato ai PC e la chiama “PC TV”, chi crede che siano contenuti pensati per essere fruiti da breve distanza sul monitor di un computer. Ma non è cosi. Il 2007 sarà l’anno in cui comincerà la sfida del “iPod TV” ovvero del nuovo oggetto del desiderio che vorremmo metterci accanto alla TV di casa per poter vedere comodamente sdraiati nel nostro salotto qualsiasi contenuto scaricato dalla rete. Che si chiami iTV, Windows Media Center, XBOX o PS3 molto presto un numero consistente di persone potrà guardare in TV quello che la rete trasmette. Forse solo allora qualcuno capirà che questa non è “un’altra TV” ma è la nuova TV.

Ciò che di meraviglioso c’è in questa naturale evoluzione nella fruizione dei contenuti video digitali è che non è IPTV. Qualcuno dovrebbe spiegarlo al Ministro delle Comunicazioni che invece di ripetere frasi fatte rintanato nelle stanze del potere dovrebbe mettere ogni tanto il “naso” in rete per capire che aria tira. Non aspiriamo ad avere una figura democratica e progressista “alla Al Gore” capace non solo di comprendere la nuova economia digitale ma anche di proporre ed ispirare importanti innovazioni. Ci basterebbe avere -finalmente- qualcuno che almeno sappia di cosa sta parlando. La politica dovrebbe saper arare e concimare il terreno per facilitare la crescita e lo sviluppo, non solo e soltanto inseguire affannosamente e disordinatamente quello che accade, continuando a far sprofondare questo paese agli ultimi posti per competitività nelle nuove tecnologie. Da anni si parla di IPTV, senza che nessuna abbia mai saputo dare una definizione univoca di questo termine. Il DVB (consorzio internazionale per la definizione degli standard televisivi, dal quale DVB-T, DVB-H, etc.) sono anni che lavora alla definizione del cosiddetto DVB-IP: la IPTV standard oggi arrivata alla seconda versione di specifiche. Peccato che il modello IPTV sia stato concepito per rinforzare il potere delle telecom e dei cable operator piuttosto che per dare “alla gente” una nuova forma di televisione. La IPTV come viene classicamente concepita ha una serie di vincoli e sovrastrutture che la rendono possibile solo in un contesto chiuso. La IPTV non si può fare via Internet. C’è bisogno di un network dedicato, che offra altissime prestazioni. Ecco allora che che solo pochi, pochissimi, soggetti possono fornire IPTV. Gli utenti che vogliono accedervi devono essere clienti di questi network, residenti in zone raggiunte dal servizio e dotati di apposito set-tob-box. Un mondo a dir poco chiuso dove lo spettatore pagante continua ad essere costretto a sorbire quello che gli viene proposto. Magari con una scelta maggiore ma sempre imprigionato in un “walled garden” ormai anacronistico. L’IPTV, parliamoci chiaro, è morta! La TV dei telecom operator, il sogno di gloria di pochi, è ormai superata da ciò che la rete sta facendo emergere naturalmente. La nuova TV, la Net TV, non ha più questi vincoli. E’ un nuovo modello, dove le nicchie hanno preso a valere già oggi oltre il 30% del fatturato complessivo di un “distributore ” digitale. E’ una TV dalle infinite scelte, dal palinsesto illimitato fatto di produzione professionali ed amatoriali allo stesso tempo. E’ prevalentemente una TV non lineare, dove “la gente” vede quello che sceglie, quando vuole. Siamo ancora agli albori di questa rivoluzione, nonostante gli entusiasmi. Dovremo capire come questo nuovo modello si adatterà fisiologicamente al nostro paese, alle abitudini ed agli infiniti gusti della nostra gente. Non vale la pena di correre cercando facili guadagni, si dovrà piuttosto sperimentare creando le basi per una evoluzione organica. La giusta strada verrà col tempo dall’evoluzione e dalla contrapposizione di tutti i modelli che si andranno a sperimentare. Il “sistema”, quello ufficiale, dovrebbe preoccuparsi di facilitare questo processo spingendo ad esempio per l’abbattimento dei costi e per l’apertura del mercato. Contrapponendosi a proposte folli come quella presentata dall’unione europea che mira ad equiparare per obblighi, responsabilità e vincoli qualsiasi video blogger ad una “tradizionale” emittente TV.

Stavamo facendo il Digitale Terrestre, fino a qualche tempo fa. Avevamo gettato delle serie basi per costruire l’infrastruttura capace di fare fare un salto importante alla TV di questo paese. Non potevamo riuscirci così in fretta come si era creduto e con l’arroganza con cui avevamo approcciato. Ma potevamo continuare a spingere rimanendo i primi e più esperti in Europa (e nel mondo assieme alla Corea). Il Digitale Terrestre non sarà la rivoluzione. E’ sempre e comunque TV generalista che opera in un terreno dove è la scarsità delle frequenze che governa le scelte. Ciononostante con il Digitale Terrestre si eleva lo stadio minimo della TV in maniera importante. Per la prima volta si potrà aprire veramente la multicanalità alle masse. Una multicanalità minima rispetto al satellite e ridicola rispetto alla Net TV, ma comunque un importante passo avanti rispetto alla TV tradizionale. Ci siamo fermati. Ora puntiamo su altro. Indovinate su cosa? Sull’IPTV o, meglio, la TV delle telecom, ovvero l’ultimo colpo di coda per provare a far rientrare gli enormi investimenti che gli operator nostrani hanno fatto negli anni passati. Per fortuna oggi “la gente” può scegliere, cambiare canale, sintonizzandosi -probabilmente- altrove.

Technorati , , , , , , , , , , , ,

Mobile TV 2.0

ORB

In un contesto urbano deve la diffusione di trasmettitori WiFi è tale da garantire una copertura pressoché uniforme si potrebbe di fatto pensare di non usare più le reti di telefonia cellulare GSM o UMTS. Abbiamo già visto come esistono progetti che mirano ad incentivare l’uso condiviso delle connessioni WiFi proprio con l’obiettivo di creare una mashed network dove con il contributo di tutti, tutti possano beneficiare del fatto di poter essere sempre connessi in qualsiasi parte della città. La filosofia è quella imperante nel mondo digitale dove Open è meglio e con la collaborazione e lo sharing si riescono a raggiungere risultati altrimenti impossibili. Se una mashed network dovesse quindi formarsi, ed è quello che sta avvenendo nelle principali capitali mondiali, potremmo cominciare a buttare i nostri vecchi cellulari a favore di nuovi dispositivi WiFi sui quali installare, ad esempio, un client Skype con cui fare telefonate e videochiamate usando la rete internet così come oggi facciamo a casa dal nostro PC. Ma non solo, perché con un dispositivo collegato ad internet anche in mobilità le vie del possibile sono veramente infinite. Non solo telefonate ma anche download di MP3, suonerie, wallpapers. E ancora giochi, news e chat. Fino ad arrivare alla neonata e ancora poco amata Mobile TV che ha nel DVB-H la sua incarnazione nostrana. Si perché anche il nuovo carissimo business del DVB-H potrebbe avere un alter ego più agile ed economico in un contesto WiFi.

Un esempio concreto e particolarmente interessante di come potrebbe configurarsi uno scenario di Mobile TV via WiFi ci è dato dalla soluzione MyCasting messa a punto da Orb, grazie alla quale gli utenti possono trasmettere tutta la propria library di contenuti su qualsiasi dispositivo Moblie dotato di una connessione WiFi e di un Browser.

Orb Server

Gli incastri del meccanismo sono piuttosto semplici. Per prima cosa si è necessario scaricare online un software da installare sul proprio PC chiamato Media Service. Una volta che il Media Service è installato si potrà decidere quali contenuti rendere disponibili per un accesso “remoto”. I contenuti che Media Service gestisce sono di quattro tipi: file audio, foto, video e Live TV streaming. Nello specifico i file Video possono essere sia video personali che video scaricati dalla rete. E’ naturalmente possibile condividere intere directory: quindi se ad esempio nel nostro PC abbiamo deciso di scaricare tutti i Podcast Video in un unico folder possiamo dire a Media Service di condividere automaticamente qualsiasi contenuto in esso presente. Quindi ogni qualvolta un contenuto video viene scaricato sul nostro PC sarà immediatamente disponibile per una fruizione remota. Ma c’è di più: se il PC sul quale abbiamo installato Media Service è equipaggiato anche di una scheda con sintonizzatore TV (anche DVB-T) potremo configurare il software perché trasmetta in streaming anche il flusso video preso in diretta. Dal dispositivo remoto con cui vedremo il flusso video potremo comandare anche lo zapping. Media Service non farà altro che sintonizzare la scheda TV del PC sul canale richiesto e trasmettere quindi in diretta il nuovo stream.

Passo successivo è l’iscrizione sul server online di Orb per la creazione di un account personale, semplicemente username e password. Questo passaggio è fondamentale per proteggere l’accesso ai nostri contenuti. Per accedere infatti a ciò che il nostro PC sta trasmettendo grazie a Media Service è sempre necessario effettuare una login di autorizzazione. Quindi se non vogliamo che nessun altro oltre noi veda ciò che trasmettiamo basterò non dare la nostra login a nessuno.

Terminata anche questa fase si può finalmente passare alla ricezione dei nostri contenuti su un qualsiasi dispositivo mobile dotato di queste caratteristiche: un collegamento ad internet, un browser e, se vogliamo vedere anche i video, un player (RealPlayer o Windows Media Player). Che sono in pratica caratteristiche presenti in quasi qualsiasi PC portalite, Palmare e telefono cellulare di ultima generazione. Provando ad usare ad esempio un telefono cellulare si dovrà semplicemente aprire il Browser Internet e digitare l’indirizzo del server Orb. Il telefono aprirà in automatico un collegamento Internet e si collegherà all’indirizzo richiesto. A questo punto sarà necessario digitare con la tastiera del telefono la propria login per autorizzare l’accesso ai contenuti.

Passata l’autorizzazione il Server Orb chiederà al Media Service installato sul nostro PC il menu dei contenuti disponibili. Il nostro PC invierà il menu in formato HTML così che possa essere visualizzato sul browser del telefonino per permetterci di scegliere cosa vedere. Se, ad esempio, decidiamo di vedere un video della nostra collezione basterà selezionarlo con il tastierino numerico ed immediatamente il nostro PC comincerà lo stream che il telefonino visualizzerà avviando il Player video in dotazione. Il Media Service ha la capacità di capire quale dispositivo ha richiesto i contenuti per adattare la trasmissione al formato ed alle dimensioni supportate. E’ da notare che l’intelligente disegno dell’architettura che Orb ha realizzato per il proprio servizio prevede che qualsiasi contenuto venga inviato via Internet direttamente dal PC dell’utente che li ha pubblicati. In questo modo non esiste una unica architettura centralizzata che deve sobbarcarsi il carico di trasmissione di tutti gli utenti collegati. Esistono invece tante trasmissioni locali realizzate direttamente dai PC e con la banda degli utenti coinvolti.

Questa soluzione ha permesso ad Orb di mantenere completamente gratuito l’utilizzo del servizio. Chiunque può scaricare il software ed usarlo senza pagare un euro. Almeno senza pagare ad Orb perché poi i costi di connessione ad Internet da un telefono cellulare sono ancora ben oltre il proibitivo. Allora ecco che il servizio Orb rientra negli interessi di chi vuole raggiungere gli utenti del mondo Mobile disintermendiandosi dalle telecom. Se i dispositivi mobili fossero dotati di WiFi e quest’ultimo fosse così diffuso da costituire di fatto una rete urbana, allora soluzioni come quella di Orb potrebbero costituire il modello ideale di funzionamento. I produttori di contenuti distribuirebbero e, in caso, venderebbero contenuti agli utenti solo via Internet. Sarebbero questi ultimi poi a “broadcastare” a se stessi i contenuti a cui sono interessati in mobilità. Un modello sostenibile e profondamente bello perché molto semplice.

Detto in altre parole il disegno futuribile ma concreto che è dietro a questo scenario vede l’utente al centro delle sue scelte. Il messaggio è: “Hai Internet a casa o in ufficio? Prendi un trasmettitore WiFi a $5 e condividi una parte della tua banda. In questo modo nelle nostre città si creerà una rete senza fili diffusa ovunque, che tutti potranno usare. A quel punto non ci sarà più bisogno di pagare il telefono di casa, il celluare o gli abbonamenti TV perché tutti questi servizi li potremmo avere semplicemente collegandoci a questa rete diffusa. Gli unici costi che avrai saranno con il tuo provider Internet (usa quello che costa meno va bene lo stesso) e per i contenuti a pagamento che vorrai acquistare.”

Una forma all-inclusive che sembra degna di un sogno delirante ma che a tutti gli effetti si sta già trasformando in realtà. La soluzione Orb è stata adottata da AMD per Live! ma ancora più emblematico è il caso di Nokia che da tempo ormai è particolarmente attiva in questo terreno. Non è un mistero che Nokia voglia entrare nel business del digital entertainment con i suoi telefonini e che per farlo debba trovare un modo per sciogliere il cordone che la lega alle telefoniche. E non è un caso quindi che le ultime generazioni di telefonini Nokia abbiamo una serie di caratteristiche fortemente mirate al raggiungimento di questi obiettivi. Innanzi tutto un Conditional Access per il DVB-H non compatibile con quello delle telefoniche. Quindi una dotazione con tutti i “confort” multimediali (musica, foto, video, giochi,…). Per arrivare agli ultimi modelli che sono dotati di connessione WiFi. Ma la ciliegina nella tattica Nokia di questi mesi è stata l’adozione negli USA del sistema Orb nel nuovo telefonino super tecnologico N80 Internet Edition anche lui dotato di WiFi.

N80

Ed il cerchio comincia a chiudersi. Se si leggono le dichiarazioni di Nokia e di Orb si capisce qual è la direzione che il mercato sta prendendo.

“The Nokia N80 Internet Edition was developed to make it easy for people on the go to interact with their favorite internet services and content,” said Nigel Rundstrom, vice president Nokia Multimedia, North America, “Working with Orb Networks clearly illustrates why Nokia calls Nseries devices multimedia computers. Using Orb MyCasting with the N80 Internet Edition delivers a complimentary range of experiences that our research* tells us consumers want access to; music, photos, video, email and Internet browsing, all in a single connected device.”

“What’s exciting about this announcement is that it is more than just a bundling partnership,” said Joe Costello, chairman and co-founder of Orb Networks. “Nokia offers a quality mobile web experience for users with the rich functionality being introduced in the N80 Internet Edition. When Orb unlocks that personal digital content on the home PC, the N80 becomes the one connected device to enjoy it all. The combination offers a new level of media freedom and control for the customer.”

Se questa logica dovesse prevalere allora i contenuti audio e video per il mondo mobile saranno esattamente gli stessi del mondo Internet. Non ci sarà più differenza. Ecco allora che avere a disposizione una library immensa di contenuti video digitali prodotti dagli utenti, un buon motore di ricerca ed una library di contenuti premium a pagamento comincia ad essere un business con una portata ben più ampia di quello che oggi si può immaginare. Considerando che a breve termine la maggioranza di dispositivi portatili saranno WiFi e abilitati al video. Oggi già lo sono la PSP, i telefonini Nokia, e lo Zune di Microsoft. Oltre che i PC Portatili ed i Palmari. Domani avremo l’iPod, tutti i telefoni Cellulari, le console da gioco, i set-top-box, etc, etc. Non ci dovrà essere lo sforzo da parte di chi trasmette per convertire la propria utenza al digitale. L’utenza, i clienti saranno già naturalmente dotati di un ricevitore in grado di sintonizzarsi sulle nuove “frequenze digitali”. L’importante sarà saper cogliere il senso di questa trasformazione non cercando di adattarci sopra l’esistente. A questo proposito Mitch Lazar, VP di Yahoo! in un suo intervento al MIPCOM 2006:

[…] In all – mobile TV supplements traditional TV rather than replacing it. The consensus is now that the most successful mobile TV is made specifically for mobile, or at the very least re-edited for mobile. Two to three minute clips is always the template and MTV’s production teams, for one, now commissions for TV, PC and mobile from the outset.

In Italia siamo lontani da una situazione di copertura e qualità del segnale WiFi anche lontanamente paragonabile a quella dei servizi cellulari, certo è che le compagnie telefoniche non devono vedere di buon occhio la crescente diffusione del WiFi e chi oggi è contemporaneamente fornitore di servizi Internet e di servizi Mobile deve vivere un periodo veramente schizzofrenico. Tempi migliori si preannunciano invece per i fornitori di contenuti. I contenuti generati dagli utenti potranno di fatto beneficiare di un estensione dell’audience potenziale: i video podcast, che di solito sono contenuti seriali di breve durata, potranno esser fruiti anche in mobilità aprendo quindi nuove grandi potenzialità di business.

Ma un vantaggio ancora maggiore lo potranno avere proprio gli attuali broadcaster che, se sapranno aggiornare le loro strategie, potranno raggiungere lo stesso pubblico della TV e del Mobile all’interno di una stessa distribuzione digitale. Con in più il vantaggio di non dover passare per le telefoniche per raggiungere i cellulari della gente. Ed anche se è vero che le telefoniche sono un buon cliente sia per l’advertising classico che per il content providing di contenuti Mobile è altrettanto vero che poter direttamente vendere pubblicità e contenuti per il pubblico Mobile rappresenta una opportunità ben superiore.

Technorati , , , , , ,

The Thin Red Line

Il tema è: che differenza c’è tra la Broadband Television (BBTV) e la IPTV?
La domanda non è accademica ed è meno triviale di quello che sembra perché se una distinzione esiste, ed è reale e facilmente verificabile, allora ci troviamo di fronte a due piattaforme, a due canali quindi per cui vendere o comprare diritti di distribuzione sui contenuti. Se la differenza non è apprezzabile la piattaforma è unica ed di conseguenza il deal sui contenuti non può essere differenziato.

Standard IP
Partiamo cercando di capire perché si pone il problema: se BBTV e IPTV fossero cosi differenti tra di loro come TV Analogica e TV Digitale non staremmo qui a discuterne. Il problema si presenta già nelle definizioni dei due termini: per BBTV si intende un flusso Televisivo distribuito su rete Internet a banda larga, mentre per IPTV si intende semplicemente Televisione distribuita su rete IP. Il problema è che una “rete Internet a banda larga” è una rete IP. L’Internet Protocol, detto anche IP, è di fatto il protocollo alla base di *tutte* le tecnologie cosiddette Internet. L’IP è proprio il fondamento, la base su cui tutto viene ad essere costruito. Sopra l’IP si è costruito l’HTTP per la navigazione Web, l’FTP per il download dei files, l’RTSP o l’IGMP per lo streaming di contenuti A/V, e cosi via. Tutti i protocolli, tutte le tecnologie “Internet” sono basate sull’IP. Una rete a banda larga, è una rete IP con alta velocità di trasferimento dati: ma sempre rete IP rimane. Chi vuole fare BBTV quindi usa giocoforza una rete IP. Si dovrebbe più correttamente chiamare BBTV over IP (BBTVoIP) ma è assolutamente inutile per il motivo appena accennato. L’IPTV come definizione è più generica: anche se per fare IPTV non solo è necessaria una rete IP, ma è necessaria una rete IP Broadband perché senza una banda sufficientemente larga i contenuti A/V non si riescono a trasmettere. Se interrompessimo qui il ragionamento potremmo concludere che BBTV e IPTV sono assolutamente identiche, dove semmai potremmo vedere nell’IPTV un sovra insieme della BBTV.

Standard TV
Approfondendo il ragionamento andiamo però a vedere dove effettivamente esistono delle differenze tecnologiche tra BBTV ed IPTV. Nella tabella seguente ho riportato le principali caratteristiche tecnologiche dei due sistemi.

IPTV / BBTV Tabella Comparativa

La prima riga della tabella sancisce quanto già detto: sia l’IPTV che la BBTV usano una rete IP per il trasporto dei dati A/V. Già nella seconda riga emerge la differenza più significativa. L’IPTV infatti è un insieme di tecnologie e di protocolli codificati in uno standard internazionale: il [[http://www.dvb.org/groups_modules/commercial_module/cmiptv/index.xml?groupID=49|DVB-IP]]. Questo standard prevede un meccanismo di Sintonizzazione (IP Tuner) attraverso il quale un STB collegato ad una rete IP può ricercare e “sintonizzare” tutte le trasmissioni IPTV disponibili (Service Discovery & Selection o SD&S). Il flusso di dati IPTV viene codificato usando il Transport Stream MPEG-2, ovvero lo stesso formato del DVB-T (e anche del DVB-C e S). La ricezione dei canali IPTV è prevista tramite un STB DVB-IP in grado di garantire una qualità del servizio stabile con un video in qualità broadcast codificato in MPEG-2 (la stessa codifica del DVB-T,S,C) o nel più recente e performante MPEG-4 (parte 2 e 10). I STB DVB-IP per altro possono essere concepiti in forma “Ibrida” ovvero ad esempio possono essere equipaggiati sia di un sintonizzatore DVB-IP che di un sintonizzatore DVB-T per consentire all’utente la visione sia dei canali Digitale Terrestre che IPTV.

La TV generica via Broadband invece non ha uno standard di riferimento. Esistono tante manifestazioni di BBTV basate su vari standard proprietari: Microsoft TV, RealNetworks, Quicktime, etc. Ogni standard è incompatibile con gli altri. L’incompatibilità in molti casi riguarda il trasporto dei dati, più diffusamente la codifica del flusso A/V. Non esiste in questo ambito un concetto di IP Tuner, di sintonizzatore IP universale. Generalmente queste trasmissioni sono pensate per essere fruite via PC o su STB equipaggiati con appositi software. Per accedere all’elenco dei programmi trasmessi viene usata una pagina Web che elenca le disponibilità. In poche parole è possibile definire BBTV qualsiasi sistema di trasmissione A/V via IP su rete a banda larga.

Scenario
Facciamo quindi il punto della situazione cercando di fare chiarezza e dare una risposta precisa alla domanda iniziale. Tutto il ragionamento si basa su un errore di fondo: non si possono paragonare la IPTV e la BBTV perché la BBTV non esiste, non come standard unico. La fotografia dello scenario è rappresentata nel grafico seguente.

IP/Broadbadn/Streming/IPTV Scenario d'insieme

All’interno delle reti IP esistono reti a banda larga (“Broadband”) e reti con banda scarsa (“Narrowband”). Solo all’interno di reti IP Broadband è possibile trasmettere flussi live A/V. Questi ultimi possono essere trasmessi sia utilizzando lo standard internazionale DVB-IP sia utilizzando una qualsiasi soluzione di Streaming over IP presente sul mercato. Mappando questa situazione con la problematica dei diritti si possono prevedere quindi le seguenti clusterizzazioni:

  • Diritti per trasmissioni over IP, senza distinzioni con il rischio di far ricadere in questa categoria anche trasmissioni su reti non tradizionalmente Internet.
  • Diritti per la trasmissione Broadband, quindi per qualsiasi trasmissione Internet a banda larga (IPTV compresa).
  • Diritti per la trasmissione IPTV, per le sole trasmissioni che aderiscono allo standard DVB-IP.
  • Diritti per la trasmissione in Streaming over IP, per trasmissioni in streaming su Internet senza distinzione della piattaforma utilizzata.
  • Diritti per la trasmissione in Streming over IP su una specifica piattaforma.

Queste le possibilità. Per tutelare il copyright del materiale del quale si vendono i diritti è consigliabile non essere in nessun caso generici. Vendere i diritti per il Broadband, o vendere i diritti per lo Streaming over IP senza aver specificato su quale piattaforma, potrebbe voler dire vedere poi i propri contenuti distribuiti in modalità poco sicure. E’ meglio quindi definire un ambito preciso entro il quale i contenuti devono essere distribuiti: specificare una piattaforma di Streaming o, meglio ancora, preferire i distributori che aderiscono allo standard DVB-IP. Per chi compra, naturalmente, vale il principio esattamente opposto. Avere i diritti di distribuzione Broadband significa poterli distribuire sia in DVB-IP che con qualsiasi altro sistema esistente.

Per chi compra quindi vale la pena fermare il ragionamento che abbiamo appena fatto al primo paragrafo dove si dimostra che distinguere BBTV e IPTV non ha senso. Chi vende invece deve riuscire a definire i contorni dello scenario cosi come abbiamo appena fatto.

Technorati , , , , , , , , , , , , , ,