Venice Project & P2PTV Revolution

 Junejuly2005 Gondola

In questi ultimi giorni è tornato alla ribalta il nuovo progetto di Janus Friis e Niklas Zennstrom, il Venice Project. Un nome senza senso, che fortunatamente verrà cambiato, per un progetto che dichiara di voler far cambiare il modo di concepire la TV alla gente. Da come e quanto se ne sta parlando non c’è dubbio che sia partito con il piede giusto.

Janus Friis e Niklas Zennstrom sono due persone a dir poco esperte nella costruzione di piattaforme per la distribuzione di contenuti e servizi sul web. Nel marzo 2001 crearono il progetto KaZaa diventato in fretta uno dei network P2P più usati dal popolo Internet per lo scambio di qualsiasi tipo di contenuto digitale. Entrato rapidamente in disgrazia per evidenti problematiche legali a causa dell’enorme traffico di materiale sotto copyright quotidianamente scambiato, ha tentato progressivamente di spostarsi verso la distribuzione di materiale legale fino ad arrivare nel 2006 ad un accordo per la distribuzione delle produzioni di Universal Music, Sony BMG, EMI and Warner Music.

Nel 2002 Friis e Zennstrom danno vita ad un altro progetto che vede la luce nel agosto del 2003. Il progetto in questione è il celeberrimo SKYPE, che diventa ben presto il network di Voice over IP più usato al mondo. Anche SKYPE fonda il suo funzionamento sul protocollo P2P, approccio assolutamente rivoluzionario per il settore, garantendo in questo modo una scalabilità dell’intero sistema virtualmente senza limiti a dei costi altrimenti impensabili. Il progetto SKYPE ha un una sorte decisamente più favorevole del suo predecessore tanto da arrivare ad essere venduto nell’ottobre del 2005 al gigante eBay per 1.9 milardi di dollari (ai quali vanno aggiunti 1.8 miliardi opzionati per il 2008) . Dall’operazione Friis e Zennstrom escono con una credibilità alle stelle ed un cospicuo capitale realizzato.

Non contenti dei successi ottenuti i due paladini del P2P vedono per questa tecnologia nuovi campi di applicazione, e decidono di non fermarsi convinti che proprio il P2P sia grado di offrire delle risposte definitive alle problematiche che la nuova, all’epoca solo presunta, evoluzione del web portava con se. Era il 2004 ed i segnali di una imminente rivoluzione legata alla distribuzione del video su Internet c’erano già tutti. I più grandi dubbi erano legati alla capacità dell’infrastruttura della rete di sostenere un salto così importante. Trasferire file pesanti come i video è sicuramente un’operazione ben più onerosa in termini di risorse necessarie rispetto al trasferimento di testi, immagini o file audio. Tecnicamente le strade percorribili erano solamente due, entrambe con gravi problemi. L’Unicast, uno stream per ogni spettatore, con i suoi enormi problemi di scalabilità ed il Multicast, protocollo necessitante di reti appositamente configurate e quindi ad appannaggio dei soli proprietari di network (telecom operator).

Friis e Zennstrom erano ben consci però di quanti file video venivano già all’epoca scambiati in rete grazie al loro prodotto KaZaa (o simili), e per SKYPE si stava già pensando ad un’evoluzione verso le videochiamate. In entrambi i casi senza nessun problema infrastrutturale, proprio grazie al protocollo P2P. Il P2P risolve il paradosso dell’Unicast aprendo le porte della distribuzione del video su Internet, rendendo di fatto tutti gli spettatori anche “trasmittenti” del segnale ricevuto. Negli USA, con la solita capacità di sintesi, questo processo viene chiamato “sheeps shitting grass”, un espressione tanto colorita quanto efficace a racchiudere tutta la logica del P2P: è come se ogni pecora di un grande prato mangiasse l’erba prodotta, come scarto, da altre pecore. In questa metafora il grande prato è naturalmente Internet, dove qualsiasi pecora (gli utenti della rete, detti “peer”) può pascolare liberamente (e quindi scaricare materiale digitale) rendendolo immediatamente disponibile come cibo per altre pecore (altri “peer”).

Il 1 gennaio del 2005 Friis e Zennstrom cominciano le assunzioni per il loro nuovo progetto che chiamano temporaneamente “The Venice Project” finanziandolo di tasca propria con i proventi della vendita di SKYPE ad eBay. Le prime assunzioni, che riguardarono programmatori esperti presi dai principali progetti open source Apache, Mozilla, Ubuntu, e Subversion, accesero subito i sospetti di una nuova avventura P2P dei due ormai conosciuti come i fondatori di SKYPE. Cosa si nasconde dietro il Venice Project lo ha rivelato direttamente Friis sul suo Blog scatenando una incredibile ondata di curiosità e di entusiasmo.

“Cos’è stiamo facendo con Venice? E’ semplice, veramente, stiamo cercando di mettere insieme il meglio della televisione con il meglio di Internet. Pensiamo che la TV sia uno dei più potenti e coinvolgenti mass media di tutti i tempi. La gente ama la TV, ma allo stesso tempo la odia. Si amano le storie appassionanti (a volte), la ricchezza, la qualità. Ma si odia la linearità, la mancanza di scelta, l’assenza di servizi basilari come la possibilità di ricerca. Completamente assenti sono tutti i servizi a cui ci siamo abituati su Internet: tagging, recommendations, scelta e così via. La TV è 507 canali con niente sopra, e noi vogliamo cambiare tutto questo!”.

Project Venice ha aperto il 12 dicembre di quest’anno la sua fase beta riservata a 6000 persone, rivelando anche ai nostri occhi finalmente molti particolari. Si tratta di un client P2P, realizzato sulla tecnologia XULRunner (!!) per Windows, Mac OSX e Linux, in grado di ricevere un numero virtualmente infinito di canali TV trasmessi via Internet. La modalità di visione, come promesso di Friis, è prevalentemente “non lineare”. Un canale è di fatto composto da una serie di clip Video che vengono riprodotte in sequenza quando si accede al canale (molto bello il montaggio di tutte le novità che si ha all’avvio del client). Questo approccio garantisce una esperienza di TV di flusso per chi non ha intenzione di scegliere altro se non il canale, ma consente allo spettatore attivo di poter decidere in ogni momento quale singolo contenuto vedere. Chi vuole quindi può costruirsi un proprio palinsesto, alimentando la lista dei programmi preferiti o durante la visione o cercando nella libreria di contenuti presenti. Molto interessante è l’aspetto sociale del Venice Project: quando si guarda un canale TV è previsto che lo si possa commentare, che si possa chattare con altri spettatori o con la “trasmissione”, che si leggano in overlay i propri feed RSS . Lo “schermo” televisivo viene trasformato in un piano capace di ospitare tutti gli strumenti necessari all’interazione. E’ fondamentale però capire la differenza che Venice porta rispetto ad una “normale” esperienza non lineare di Net TV fatta utilizzando il Podcasting Video da client come iTunes. Con quest’ultimo i file si scaricano localmente senza condividerli, e si guardano quando si è finito il download. Con il client Venice si ha la netta sensazione di vedere la TV perché il flusso video parte immediatamente appena si accede al canale. La riproduzione viene avviata mentre la clip video è in download, regalando un’esperienza utente veramente fantastica che porta il Podcasting Video ad avere la stessa immediatezza d’esperienza della televisione classica. In più, naturalmente, si hanno tutti i benefici della “non linearità” e quindi la possibilità di vedere e rivedere quello che più ci piace quando vogliamo. Il “segreto” di Venice, come si poteva immaginare, è che i file video vengono trasferiti utilizzando il protocollo P2P. In questo modo più spettatori utilizzano il Client migliore è la qualità del servizio: con tanti trasmettitori sparsi nella rete non solo si scarica più velocemente (finché abbiamo banda a disposizione) ma si hanno maggiori garanzie di stabilità del servizio.

Il modello di business prevede due fonti di ricavo: innanzi tutto l’advertising ovvero pubblicità dentro i video e sponsorizzazioni dei canali. Quindi la vendita di contenuti a pagamento, della quale non si sa praticamente nulla anche se Friis ha dichiarato che alcuni contenuti saranno distribuiti protetti da DRM. Project Venice più che avere fornitori di contenuti mira ad avere partner interessati ad utilizzare la piattaforma, con i quali stringere relazioni di reciproca convenienza. Per un broadcaster poter trasmettere a tutto il pubblico della rete senza passare sotto la gogna dei telecom operator, e senza dover investire quantità di denaro ai limiti della sostenibilità, è una opportunità senza precedenti. Mentre per Venice sarà importante avere contenuti di pregio da proporre a chi scaricherà ed utilizzerà il client. Una comunione d’interessi talmente forte, con delle basi talmente solide che rischia fa crollare definitivamente le barriere per la distribuzione dei contenuti TV sul web. Tanti sono già i canali a disposizione ma per il momento tra la “major” solo il gruppo Warner e Channel 4 in UK sembrano aver aderito alla prima fase di sperimentazione, ma non facciamo difficoltà a credere che presto molti altri potrebbero seguire compresi i numerosi produttori “ProAm” che stanno emergendo in questa nuova era di User Generated Content. Due sono le sfide ulteriori che il Project Venice si propone di superare. La prima è legata ai contenuti ad alta definizione, che indiscutibilmente faranno dai traino ad una nuova offerta televisiva di qualità, con un numero di potenziali clienti in forte crescita grazie all’entusiasmo che sta circondando questa nuova tecnologia. La seconda è quella che amo chiamare “la prova divano”. Credo che la Net TV uscirà dallo stadio larvale solo quando riuscirà ad entrare, in maniera semplice e trasparente, dentro i nostri televisori, quando seduti sul nostro divano con il telecomando in mano potremmo indifferentemente scegliere se vedere la TV “classica” o la Net TV, in quel momento inizierà la vera battaglia. Entrambe gli obiettivi rientrano nei piani del Venice Project che dovrebbe uscire ufficialmente nei primi mesi del prossimo anno già con un offerta HD e con sul mercato uno o più “box” in grado di attaccarsi al televisore e ricevere direttamente questa nuova TV.

Il Venice Project però non è l’unico progetto di questo tipo in attività. Pur essendo indiscutibilmente quello che ha attirato il maggior numero di attenzioni si trova già oggi in compagnia di diversi servizi concorrenti. Proprio in questi giorni ho avuto il piacere di provare il nuovo progetto di Silvio Scaglia (Chairman and largest shareholder of FASTWEB) chiamato Babelgum. Purtroppo, essendo il progetto ancora in beta chiusa, non possiamo rivelare più di tanti particolari ma di sicuro Bablegum non si distanzia di molto da quello che abbiamo visto e provato per il Venice Project. Anche in questo caso stiamo parlando di un progetto di piattaforma P2P per la distribuzione di contenuti TV in modalità non lineare, sempre grazie ad un client da scaricare. Diversi canali tematici a disposizione con la possibilità di vedere la TV in maniera “passiva” o di poter scegliere e raggruppare i contenuti di proprio interesse. Anche in questo caso è previsto il superamento della “prova divano”, mentre l’uscita sul mercato è ancora incerta anche se il livello di compiutezza del client che abbiamo provato è tale da far presupporre un lancio non così in là nel tempo. Nessuna indiscrezione invece su chi potrebbe aver già voluto abbracciare questa nuova piattaforma.

Altro progetto è ZUDEO, lanciato in queste settimane. E’ un progetto di Azureus, il più diffuso client BitTorrent sulla rete (130 milioni di client scaricati), che per il momento ha integrato alle funzionalità di download di files P2P anche una “Media Portal” dal quale gli utenti possono scegliere i contenuti video da scaricare. Il portale è diviso in varie aree tematiche in una sorta di guida ai programmi, mentre molti contenuti sono offerti già oggi in qualità HD. Ancora più interessanti sono le evoluzioni previste per questo progetto che ha già incassato oggi l’adesione della BBC come “fornitore di contentuti” (chissà se la RAI “obbligata” dal nuovo contratto di servizio saprà fare di meglio). Ho contattato direttamente Peter Bradley Vice President of Business Development, per avere alcune anticipazioni:

“Nel primo quarto del 2007 Zudeo uscirà dalla fase beta. La versione finale includerà alcune novità come il download progressivo dei contenuti per garantire un’esperienza di “quasi streaming” ma in alta qualità. Nello stesso periodo Zudeo comincerà ad offrire sia contenuti Premium che User Generated Cotent. I nostri contenuti Premium includeranno sia TV Show dai principali broadcaster che Movies dagli studios, e verranno offerti in due formule “acquisto” e “affitto”. E’ previsto inoltre un modello che include l’advertising. Per i DRM useremo Microsoft con geofiltri per proteggere i limiti territoriali dei diritti di visione”.

Oggi Zudeo offre un esperienza decisamente diversa da Venice o da Bablegum, ma le evoluzioni previste lo porteranno ad essere un’altra piattaforma del tutto assimilabile. E siamo a tre. Ma è importante considerare anche tutte le piattaforme commerciali che da tempo esistono per la distribuzione di contenuti P2P, purtroppo tutte affette dal grave problema della scarsa diffusione dei loro client. Uno su tutti è Octoshape che a differenza di tanti altri offre una tecnologia P2P pensata principalmente per trasmettere contenuti in diretta, in netta controtendenza. Ho sentito Stephen Alstrup, CEO di Octoshape, per sapere come l’aveva presa alla notizia che nuove piattaforme potenzialmente concorrenti stavano ottenendo la ribalta:

“La gente dietro il Venice Project ha avuto molto successo in passato grazie all’applicazione P2P SKYPE, dando al P2P molta attenzione positiva. Per questo credo che il Venice Project sarà un grande successo e creerà molta attenzione intorno al P2P. In questo momento Octoshape è la sola tecnologia commerciale a offrire il GridCasting (P2P avanzato) per il live streaming, che rimane il nostro scopo principale. Non essendo il Venice Project focalizzato al live, per quanto ne possa sapere, non vedo il Venice Porject come competitor. Per questo motivo sono solo felice per tutta l’attenzione che Venice Project sta portando a tutto il mercato P2P.”

Non c’è dubbio: questi progetti stanno definitivamente sdoganando il P2P. E’ un duro processo trasformare quello che per anni agli occhi della gente è stato presentato come il “grande mostro”, responsabile di tutti i mali dell’industria dell’intrattenimento, nel salvatore delle patria. Il protocollo che rende sostenibile la distribuzione di contenuti digitali sul web, e che sovverte le logiche feudali dei telecom operator. E’ dura ma ce la si sta facendo. Adesso si è capito che conviene. Per chiudere la nostra panoramica di piattaforme per il P2P video che affiancano Venice Project in questa nuova sfida, ho fatto qualche domanda a Pierlugi Mele CEO di Coolstreaming che il P2P video in Italia lo sta facendo da tempo, e che sa perfettamente quanto sia difficile il processo di riabilitazione. La prima domanda è stata sulle somiglianze tra Venice Project e Coolstreaming:

“Coolstreaming e’ un progetto sempre in fase “beta” poiché il mondo p2p-tv,web-tv anche per noi sta correndo troppo… Sembra strano ma e’ cosi’. Stiamo anche noi cercando di focalizzare un obiettivo preciso ma il fenomeno si sta diffondendo più delle nostre aspettative. Per noi il Venice Project è solamente un altro programma… se contribuisce alla comunità intera ci fa enormemente piacere. Apprezziamo Skype per aver capito l’importanza dell’iptv/videosharing. Comunque vi vorrei segnalare un ottimo p2p-tv per ora disponibile solo in svizzera ma da nostri test promette molto bene: www.zattoo.com”

Ecco un’altra piattaforma e un altro addetto ai lavori contento dell’effetto benefico che il Venice Project sta portando al mondo P2P. Purtroppo Coolstreaming, a differenza di Venice Project, non si può dire che abbia il crisma dell’ufficialità, in Italia è visto solo come piattaforma per vedere il calcio gratis:

“Capiamo benissimo che nel mondo degli “affari” serve l’ufficialità, noi purtroppo non l’abbiamo, non l’aveva neanche Youtube… Ciò che fa paura va sempre combattuto, ciò che destabilizza il sistema da fastidio… per di più fatta da gente che non e’ nata nel sistema ne vi e’ dentro. Noi lo abbiamo sempre ripetuto siamo disponibili a collaborare senza alcun problema, non vogliamo assolutamente affossare nessuno, vogliamo poter discutere liberamente di cio’ che potrebbe essere la tv del domani. Capiamo i problemi dei broadcaster e per questo da parte nostra abbiamo teso una mano verso questo problema. Rispondiamo al DMCA e siamo disponibili in qualsiasi momento a rimuovere “link” a materiale considerato protetto. Abbiamo inserito dei filtri su quei canali che ripetono contenuti criptati in italia e stiamo applicando dei geolock,tutto per far capire il nostro spirito collaborativo.”

Non c’è dubbio che il P2P dia fastidio, ed è questo il suo più grande problema. Inizialmente i più grandi avversari di questa rivoluzione emersa dal web furono le grandi industrie dell’intrattenimento. Oggi questi attori hanno capito che grazie al P2P hanno a disposizione una piattaforma per estendere il loro business nello spazio e nel tempo: palinsesti infiniti raggiungibili dal tutto il mondo, con costi di distribuzione ridicoli. Gli unici veri oppositori rimasti sono purtroppo i telecom operator. Per loro il P2P rappresenta contemporaneamente una doppia minaccia: non solo scardina definitivamente le barriere del MULTICAST aprendo la Net TV alla gente, ma satura contemporaneamente la capacità delle loro reti. Il P2P, si sa, è molto vorace di banda. E’ sorprendente vedere i grafici di consumo di un fornitore d’accesso suddivisi per protocollo: il traffico P2P occupa da solo la stragrande maggioranza della banda. Questo per un telecom operator è un problema, perché impedisce di poter gestire un vero “over booking”. Di norma si vendono offerte ADSL a 4/Mbits sapendo che tanto i consumi dell’utenza saranno discontinui e non cosi sincronizzati, e che quindi mediamente tutti saranno contenti. Ma cosa succederebbe se tutti gli utenti di un telecom operator usassero contemporaneamente tutta la banda a loro disposizione, magari grazie ai super efficienti client P2P? Sono convinto che molti hanno già sperimentato questa situazione di disagio, dove i mega bits ADSL previsti dal contratto diventano pura teoria. Per questo motivo la campagna denigratoria contro il P2P è ancora in atto. Fintanto che sarà considerato un “male” sarà possibile giustificare i filtri per protocollo che in alcuni casi vengono messi in atto. Se il vostro provider improvvisamente taglia tutto il traffico eMule o Torrent, sappiate che nonostante vi vengano comunicate ragioni ufficiali di “prevenzione alla pirateria”, in realtà si sta trattando di un ottimizzazione della scarsa banda a disposizione.

Questo è il problema del P2P. Purtroppo se un telecom operator decide di far andare male (o per niente) una piattaforma P2P lo può ancora fare. Chi ha investito tanti denari in infrastrutture ed offerte IPTV chiuse starà secondo voi semplicemente a guardare mentre il mondo scoprirà le meraviglie del Venice Project? Attenzione perché questo è il rischio che stiamo correndo. E’ su questi temi che il popolo del web deve acquisire conoscenza, per attivare una azione consapevole a salvaguardia della neutralità della rete.

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Cos’è la Net TV.

Sta per finire questo anno, che senza dubbio è stato caratterizzato da un rinnovato entusiasmo verso la tecnologia ed il web in particolare. Ci sbilanceremo nelle prossime settimane in una serie di “previsioni” su cosa è più probabile che accada nel corso del 2007, ma per il momento riteniamo più importante fare due passi indietro per cercare di fissare quei concetti che ci aiuteranno a capire meglio quella che sarà la realtà del prossimo futuro.

L’abbiamo già detto: Internet sta cambiando la TV, e lo sta facendo in un modo irreversibile. Ogni settimana un nuovo studio, una nuova ricerca, sottolineano quanto questa rivoluzione sia già evidente nei numeri che si misurano. Le nuove generazione stanno progressivamente perdendo il contatto con la televisione, a favore di Internet e videogiochi. La televisione sta perdendo audience da tempo, sicuramente per colpa delle nuove forme d’intrattenimento che abbondano nel nostro mondo modero, e di un’offerta molto ampia che tende a frammentare il pubblico esistente. Ma sta perdendo spettatori anche per le tipologie di contenuti che propone, troppo ristrette, e la modalità di fruizione che generalmente viene imposta. Molto semplicemente usando la rete come antenna, accendendo la nostra Net TV, abbiamo già oggi una quantità di contenuti tale da poter soddisfare i gusti anche delle più piccole nicchie di spettatori (anche in Italia una minima offerta si sta formando). E con un PC on box dedicato, possiamo goderci la visione dei nostri contenuti preferiti quando vogliamo. Tutto questo sta avvenendo al di fuori delle logiche conservatrici dei telecom operator, che continuano a spacciare per Internet Television, quelle che in realtà sono offerte chiuse all’interno di reti private, dove lo spettatore continua ad essere costretto a sottostare ad un palinsesto ristretto scelto da altri.

Riassumendo schematicamente, i pilastri su cui si fonda la Net TV sono 3:

  1. È aperta, ed ha Internet come antenna. l’IPTV no.
  2. È ricca di contenuti generati da produzioni indipendenti, capaci di soddisfare i gusti anche di nicchie molto piccole. La TV “classica” è di solito generalista, spara quindi sul mucchio cercando di proporre contenuti che vadano bene al maggior numero di telespettatori possibile.
  3. E’ prevalentemente non lineare, ovvero non in diretta. I contenuti vengono di norma selezionati e scaricati usando un PC, per poi essere visti dove e quando si vuole.

Se si comincia a ragionare in questi termini, si potrà vedere come l’industria televisiva ed il mondo del web siano già perfettamente consapevoli che su questi tre punti dovrà essere fondata la strategia del prossimo futuro. Le televisioni devono evolvere, se non vogliono estinguersi, e per far questo devono innanzi tutto capire i temi del cambiamento, farli propri, e costruire un offerta credibile di conseguenza. Questa consapevolezza traspare da 3 interviste che ho avuto il piacere di leggere nelle ultime settimane e della quali riporto di seguito alcuni estratti, per capire con quanta lucidità si stia affrontando il tema. Questo almeno negli USA ed Inghilterra dove l’evoluzione del mercato televisivo e di quello del web, sono evidentemente meno soggetti alle pressioni industrial/politiche che il nostro paese impone.

La prima intervista interessante da analizzare è quella a George Schweitzer, President of Marketing, del network americano CBS:

Quello che stiamo capendo è che la gente, in un mondo di scelte, vuole cose con le quali ha già familiarità, in altre parole la gente vuole ciò che è già un brand. Andranno sempre a cercare prima quello che conoscono, prima di esplorare cose nuove. Questi sono i benefici che un universo multipiattaforma ci dà.

Anderson nel suo The Long Tail, ha sottolineato più e più volte quanto la lunga coda non significhi affatto la morte delle hit. Un successo rimane un successo anche in un economia allargata qual è quella del web. Il traino che viene dato dalle produzioni “di successo” è in ogni caso fondamentale per garantire una base solida a qualsiasi iniziativa di distribuzione digitale. iTunes senza U2, Madonna e Coldplay non sarebbe diventato un caso di successo generando poi quella caccia ai contenuti di nicchia che è stata misurata e che continua ad espandersi.

Certamente tutto ciò ci pone dentro una sfida, dove noi non abbiamo più il controllo del palinsesto. Non siamo più in un mondo dove abbiamo gli spettatori che guardano un determinato show alle otto, un altro alle nove ed il prossimo alle dieci. L’esperienza di visione della TV sta diventando progressivamente “non lineare” a causa delle diffusione dei DVR. Non si ha la necessità di essere a casa quando uno show viene trasmesso, per riuscire comunque a vederlo. Non si è più obbligati a vederlo seguendo il nostro palinsesto. Ed è possibile vedere qualcosa su un altro netwrok mentre si sta registrando qualcos’altro sul nostro.

Recenti studi dimostrano che chi ha un registratore digitale, chiamatelo PVR, DVR o come volete, spende oltre il 40% del suo tempo televisivo guardando contenuti registrati. Oggi la scarsa diffusione dei PVR, qui da noi, è prevalentemente causata dall’alto costo che questi apparecchi hanno, e dall’assenza di una Guida Elettronica ai Programmi (EPG) di “sistema” capace di dare ai PVR la base su cui lavorare. In ogni caso la non linearità della fruizione televisiva è un fatto: chi può farlo tende a farlo. E con il web questa sarà la modalità prevalente.

La seconda intervista è a Mr. Van Toffler, MTV President MTV, che per il prossimo anno ha annunciato una serie importante di investimenti mirati a rivoluzionare la presenza online del network preferito dalla giovani generazioni. Alcuni siti di MTV rimarranno strettamente legati alle tramissioni di successo altri verranno invece concepiti ad hoc per catturare nuovi interessi.

La bellezza del web è che ci sono delle barriere minime d’ingresso. Non costa poi cosi tanto attivare dei siti. I quali possono vivere per tutto il tempo che si vuole e tu puoi costantemente aggiornarli, che sia una riproposizione dei contenuti TV, video, o testi verso i quali la nostra audience abbia espresso interesse, interesse che non sempre riusciamo a soddisfare in TV. Potrei non essere in grado di trattare la spiritualità su VH1 o MTV, ma abbiamo un modo per far si che persone con interessi simili possano connettersi gli uni con gli altri a creare le loro micro comunità.

La televisione “classica” vive in un contesto di risorse scarse. Le frequenze sono poche, molto care e fortemente contese. Di fatto non molti canali possono permettersi di trasmettere su scala nazionale. Ma soprattutto le nostre giornate non contano più di ventiquattro ore, delle quali solo 4/5 sono particolarmente significative per una TV. Questo significa che i palinsesti, anche quelli satellitari, non possono che essere concepiti intorno alla necessità di sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione, proponendo contenuti che possano piacere alla “maggior parte” delle persone.

C’è una grande quantità di siti dedicati alle nicchie sul web. Non se ne parla perché ci sono siti come YouTube e MySpace che hanno decine di milioni di utenti unici. Ma se si aggrega un numero consistente di piccoli siti, focalizzati su interessi “speciali”, intorno agli interessi della nostra audience, come ad esempio la culture dello skating, del tuning delle macchine…

Ecco allora che la scarsità di risorse del “mondo reale”, quello fatto di atomi, magicamente svaniscono entrando nel mondo dei bit. La rete permette alla TV di avere un palinsesto virtualmente infinito dove ogni nicchia può avere un suo spazio. E, come Anderson ha mostrato nel migliore dei modi, è l’aggregazione a fare la forza.

L’ultima intervista è quella a Steve Olechowski uno dei fondatori di Feedburner, che notoriamente è il servizio online più utilizzato per la distribuzione di feed RSS. Sappiamo che il Podcasting è di fatto un feed RSS, che porta a corredo degli “allegati multimediali” come file Audio o Video. Parlare di Podcasting Video significa riferirsi a quello che ad oggi sembra essere lo standard per eccellenza per la distribuzione di contenuti video per la Net TV.

Certamente penso che ciò che abbiamo visto con iTunes, Yahoo e con altri grandi motori di Podcasting è che stanno cominciando a fare affari con alcune della grandi Media Companies per distribuire show televisivi usando l’RSS, e certamente prevedo che questo accadrà molto presto, che ci saranno dei feed di show TV ai quali la gente potrà “sottoscriversi” invece di essere obbligata a stare di fronte alla TV alle 9 di sera del giovedì, la gente dirà “datemi un feed, mi aspetto una nuova puntata alle 9 di sera del giovedì, ma se avrò altro da fare lo potrò sempre vedere dopo”.

Uno dei passaggi fondamentali, che vedremo nel 2007, sarà portare il Podcasting direttamente all’interno dei nostri televisori, cosi che l’esperienza dello spettatore possa essere praticamente identica a quella che si ha con un PVR. Ma questo significa che oggetti come il TiVo sono destinati a morire?

No, il TiVo non è obsoleto: TiVo è alimentato da un feed, che non è nel formato RSS, ma in futuro non sarei sorpreso se lo fosse, e che questo diventi il modo con cui i content provider distribuiranno i loro contenuti alla gente, al posto di utilizzare il “cavo”.

Queste le tre testimonianze autorevoli che confortano a pieno il nostro punto di vista su cosa la Net TV sarà. E’ interessante vedere come i grandi attori americani ed inglesi siano già da tempo a lavoro su queste tematiche, nella consapevolezza che questo futuro non può più essere ignorato. Qui da noi, gli unici tentativi di ibridazione tra TV e web che abbiamo potuto vedere, sono degli abomini senza ne capo ne coda, che tentano di conservare le vecchie logiche televisive anche sul web. Tutto il resto è fumo negli occhi, IPTV in testa. Varrebbe forse la pena prendere un po più sul serio questo fenomeno e cominciare a dedicare un lavoro concreto sul tema, favorendo il più possibile la sperimentazione. Sarebbe bello, in tutto ciò, che anche “dal basso” cominciassero ad emergere delle iniziative soprattutto per quanto riguarda la produzione di contenuti Net TV in lingua italiana. I primi tentativi che si vedono sulla rete sono fiacchi, privi di un vero spirito innovativo e, molto spesso, lontani da una vera idea propositiva. Scimmiottare quello che accade in altre nazioni non è una buona idea. Se è pur vero che viviamo in un epoca di “format globali” è altrettanto vero che ogni nazione, ogni popolo, fa storia a se. Ed essendo la Net TV prevalentemente la TV delle nicchie sarebbe importante cominciare a capire come i nostri produttori indipendenti, ed i “ProAm”, voglio coinvolgerci all’interno di questo nuovo mondo. C’è tanto da fare, interessanti opportunità si stanno aprendo, forza e coraggio.

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1080p Alta Definizione.

HD vs SD

Sapete cos’è la TV ad Alta Definizione? Siete sicuri? Attenzione perché se non avete un quadro chiaro sull’argomento rischiate di fare brutti affari per Natale, magari comprando un nuovo televisore nella speranza che sia il “massimo” ritrovandovi poi con un prodotto già vecchio o, ancor peggio inutile.

Credo che tutti sappiano rispondere di base alla domanda su cosa sia l’alta definizione. Avere una definizione più alta significa vedere o percepire meglio quello che ci viene presentato. E’ vero per qualsiasi cosa: libri, foto e per i video. Quindi sE ci viene chiesto cosa sia una televisione ad alta definizione la prima risposta istintiva è: “una televisione che si vede meglio”. Ed è questa semplice associazione che ha ingannato molti, permettendo ai produttori di televisori, e ad i venditori di fumo in quasi tutti i negozi di elettrodomestici, di vendere alla gente niente più che un sogno. Si, perché la vera verità è che di alte definizioni ne esistono più di una e, soprattutto, che per vedere meglio non basta avere un adesivo con scritto HD appiccicato sul televisore. Cerchiamo di capirci di più, facendo chiarezza su quello che è veramente l’alta definizione e provando a tracciare uno scenario evolutivo per questa tecnologia.

Alta definizione, innanzi tutto, significa veramente vedere meglio. La nostra TV ha sempre trasmesso da 50 anni a questa parte in una risoluzione chiamata 576i, ovvero con 576 linee mostrate sul nostro televisore in modalità interlacciata (da cui la “i”). Per capirci per “interlacciata” si intende una immagine che si compone dalla sovrapposizione rapidissima di due differenti “piani”, uno contenente solo le righe pari e l’altro le righe dispari. Sovrapponendoli rapidamente si ha l’impressione, netta ed inequivocabile, di una unica immagine in movimento. Alternativamente una immagine può essere trasmessa anche in modalità cosiddetta “progressiva”, ovvero tutta d’un pezzo e quindi non spezzata in due piani ma trasmessa di seguito, progressivamente. Non voglio scendere oltre nei dettagli tecnici dei sistemi di trasmissione TV. Basti sapere che a parità di risoluzione “progressivo” è meglio di “interlacciato” come resa qualitativa dell’immagine. La nostra televisione quindi viene trasmessa in modalità 576i con una risoluzione che corrisponde a 720 x 576 pixel. E fin qui siamo al “classico”. Passando all’alta definizione le cose si complicano perché ci sono ben 3 formati commercialmente noti.

dvd hd sd

Due purtroppo sono stati appiattiti dentro il poco chiaro, ma molto noto marchio “HD Ready”. La quantità di televisori che riportano la scritta “HD Ready” è ormai elevatissima. Ma che significa “HD Ready”? Pronta per l’alta definizione: chi compra si aspetta quindi di avere un tv color capace di ricevere e visualizzare un segnale di migliore qualità. Bisogna fare attenzione perché l’HD Ready deve supportare la modalità 720p (dove “p” sta per progressivo) e può supportare la modalità 1080i. Può supportare perché non è detto che lo faccia: non tutti i televisori hanno questa seconda opzione, anche se generalmente è presente. Attenzione perché anche qui l’apparenza può ingannare: tra la modalità 720p con risoluzione a 1280 x 720, e quella 1080i con risoluzione 1920 x 1080, c’è una grande differenza. Come abbiamo già detto però la modalità “progressiva” è meglio di quella “interlacciata” e per certe tipologie di contenuti, tipo lo sport, vedere in modalità 720p è preferibile che veder in 1080i. Ecco perché le due modalità sono state accoppiate, perché in realtà sono parte di una stessa famiglia di “quasi HD”.

HD vs SD 2

Si perché il vero significato che bisognerebbe dare al termine “HD Ready” è di “Quasi HD”. L’alta definizione, quella vera, quella che si vede bene, è un altra e si chiama 1080p o “Full HD”. La modalità 1080p è una risoluzione 1920×1080 in modalità progressiva. Il massimo che si possa avere. E l’HD 1080p è veramente impressionate. Vedere un contenuto girato e trasmesso a 1080p su un tv color predisposto è veramente un’esperienza nuova di televisione. Ma la vera HD non può essere vista sui televisori “HD Ready”. Forse quell’etichetta, quella definizione è stata data con un occhio più rivolto al marketing che ai consumatori. Il popolo degli acquirenti dei Plasma o LCD 42 o 50 pollici “HD Ready” come si sente adesso che sa che l’alta definizione è un’altra cosa? Per capire meglio la grandissima differenza tra le varie modalità basta fare attenzione al numero di pixel che riescono a rappresentare, il vero fattore discriminante:

720p = 922,000 pixels / frame
1080i = 1,037,000 pixels / frame
1080p = 2,074,000 pixels / frame

Come si vede le due modalità 720p e 1080i sono molto vicine per numero di pixel espressi, mentre il 1080p è veramente un altro mondo. Attenzione questo non significa che i televisori “HD Ready” siano tutti da buttare. La realtà forse è drammaticamente un’altra: i televisori HD oggi non servono praticamente a niente. Per vedere in HD è necessario avere una sorgente HD, altrimenti siamo sempre alla vecchia cara risoluzione. Di sorgenti potenziali HD ce sono tre.

Chart HD

La prima è il broadcasting, la televisione che viene trasmessa. Ci sono quindi i DVD ed infine i videogiochi. Partiamo da questi ultimi, parlando naturalmente delle console cosiddette “next gen” ovvero ultime nate, ad oggi l’unico vero grande motivo per passare ad HD. La PlayStation 3 supporta l’HD a 1080p, sia per i film che potremo vedere con il lettore Blu-Ray, sia per i videogiochi. Anche l’XBOX 360 supporta il full HD grazie ad una patch Microsoft, mentre il Nintendo Wii addirittura si ferma al 576i o in alternativa 480p. Quindi per per i prossimi 5 anni, solo i fortunati possessori del XBOX 360 e della costosissima e lontana a venire PS3 potranno godersi il 1080p. Per gli amanti della Nintendo c’è da aspettare la prossima generazione ancora. Per quanto riguarda invece i nuovi DVD, che stanno provando a proporre alle masse, sia il formato HD DVD che il Blu Ray supportano il 1080p, cosi come tutti gli altri formati HD. Peccato che non tutti i lettori supporteranno il 1080p, ma soprattutto che la ancora grande incertezza che circonda questi due standard e la scarsità di titoli sul mercato offrano rarissime occasioni per avere materiali di qualità da dare in pasto ai super plasma.

Molto più interessante è invece la questione dell’alta definizione legata al broadcasting.

Anche se la prima vera alta definizione, che nasce in Giappone negli anni ’80, era analogica la nostra cara vecchia TV non potrà mai regalarci l’HD: rimarremo sempre a 576i. L’unica possibilità di andare in HD è passare al digitale: Satellite, Digitale Terrestre o, naturalmente, Net TV. Partiamo dal satellite, l’unica vera offerta esistente. In Italia satellite è quasi solo sinonimo di SKY che non ha mancato di aggiornare la sua offerta per fornire, per il momento, solo quattro canali in alta definizione: sport, national geographic, cinema, e un nuovo canale chiamato Next. Per ricevere questi canali l’abbonato SKY deve pagare un supplemento e prendere il set-top-box HD che supporta esclusivamente segnali in modalità 720p e 1080i. Niente full HD quindi, che comunque non sarebbe possibile avere per la maggior parte dei contenuti televisivi. Anche quelli importati dagli USA, pur oramai girati da tempo direttamente in 1080p, vengono distribuiti al massimo in modalità interlacciata. L’altra grande piattaforma che in Italia potrebbe distribuire l’alta definizione è il tanto chiacchierato Digitale Terrestre. Se ci si pensa d’altra parte una trasmissione DTT non è altro che un flusso dati digitale a 24Mbs, un’ampiezza di banda più che sufficiente per l’HD, non però senza conseguenze. Un esperimento interessante in questo senso è stato fatto in Inghilterra nello scorso mese di giugno durante i Campionati del Mondo di Calcio. Nell’area di Londra sono state trasmesse tutte le partite dei mondiali in alta definizione su un segnale digitale terrestre. Sono state a questo scopo selezionate 450 famiglie alle quali è stato fornito uno “speciale” set-top-box ADB, in grado di ricevere un segnale codificato con l’ultimo nato tra gli algoritmi di compressione video l’H264. E’ stata scelta questa soluzione perché il tema dell’ottimizzazione della banda è centrane nel cercare di ricavare dal digitale terrestre un offerta HD. Per il test londinese è stata affittata per la durata di 1 anno una nuova frequenza terrestre interamente dedicata allo scopo. Ben 20Mbits sono stati infatti utilizzati per le trasmissioni, effettuate in varie modalità per provare la risposta del pubblico. Si è andati dai 19.5Mbps per una trasmissione in modalità 1080i (1440×1080) arrivando a 14.3Mbps per una trasmissione in modalità 720p (1280×720). La risposta del campione è stata molto positiva. Oltre il 70% dopo aver provato l’esperienza ha definito l’alta definizione un pezzo importante per la televisione del futuro. Peccato per l’enorme richiesta di banda. Anche con trasmissioni codificate in MPG4 H.264 non si è riusciti a scendere oltre il 14Mbs, la qual cosa rende molto poco probabile l’avere più di un canale ad alta definizione per ogni multiplex. La situazione italiana, purtroppo, è ancora più preoccupate perché tutti i set-top-box presenti in italia sono in grado di decodificare esclusivamente segnali codificati nell’ormai obsoleto MPEG2. Come è noto l’MPEG2 ha un capacità di compressione nettamente inferiore al suo rivale più giovane. In modalità 1080i l’MPEG2 arriva a saturare quasi tutta la banda di una singola frequenza DTT, mentre come abbiamo visto con l’MPEG4 si può arrivare quasi a due canali. Il digitale terrestre si trova quindi in Italia stretto in una morsa particolarmente pericolosa: come piattaforma digitale potrebbe essere una eccezionale alternativa al satellite per offrire programmi ad alta definizione, trovando quindi un altro razionale molto importante a giustificare la sua esistenza. Purtroppo l’attuale sistema trasmissivo ed il parco box in circolazione renderà molto difficile la partenza di canali HD, che andrebbero pericolosamente a rosicchiare capacità trasmissiva alla reti “canoniche”. E’ un po un cane che si morde la coda: la scarsezza di telespettatori “HD Ready” non permette al DTT di giustificare un passaggio così importante. L’assenza di offerta, d’altra parte, limita fortemente gli acquisti.

Ultima piattaforma che può offrire un’offerta ad alta definizione è quella della Net TV, la nostra preferita. In questo caso dobbiamo considerare la Net TV solo nella sua accezione “non lineare” e quindi per un tipo di fruizione “on-demand” del contenuto. Il Podcasting Video è l’esempio più emblematico di Net TV. In questa modalità lo spettatore non vede “in diretta”, ma sceglie cosa vuole vedere e lo scarica o, meglio, si abbona al Podcast Video per ricevere in automatico tutte le nuove puntate trasmesse. Contenuti di questo tipo possono essere distribuiti in alta definizione. La Apple, ad esempio, già distribuisce per la maggior parte dei trailer cinematografici una versione HD, spesso in modalità 1080p. Sono pensati per essere visti con un PC, con QuickTime 7 in grado di decodificare MPEG4 H264, e prevalentemente su un monitor di computer che ormai hanno una risoluzione full HD, se non superiore. Lo spettacolo, per chi lo può vedere, è veramente entusiasmante. E’ ragionevole pensare che anche il prossimo nascituro iPod per la TV chiamato per ora iTV, che Apple farà uscire nei prossimi mesi, abbia oltre la già nota porta HDMI anche il supporto a livello software per H264, e per l’HD. Questo potrebbe portare con grande rapidità molti contenuti distribuiti in rete in HD direttamente ad essere visualizzati sui super plasma 1080p. Qualcuno, naturalmente, sta già provando a montare sopra questa nuova opportunità un modello di business. Dal servizio online Liberated Films, una sorta di YouTube dedicata ai cortometraggi, gli utenti possono vedere gratuitamente ma in “standard definition” i film presenti. Chi vuole godersi l’alta definizione deve pagare. Tante invece cominciano ad essere le offerte di contenuti digitali in alta definione, ai margini però della Net TV. La Microsoft ad esempio con il suo Live! Marketplace permette da questo mese di comprare online film da scaricare e vedere direttamente sul XBOX 360. Qui l’HD come sappiamo può arrivare a 1080p ma con l’XBOX il mondo dei Podcasting Video è precluso. Channel 4 in UK con il servizio 4oD, Wal-mart negli USA, fino ad arrivare ad iTunes di Apple, sono tutti servizi di download di contenuti digitali che offrono un alternativa HD per alcuni titoli.
Che siano contenuti generati dagli utenti, o da piccole produzioni, o blockbuster distribuiti dai grandi nomi, comunque la rete sembra essere una piattaforma molto promettente proprio per far decollare l’HD. Paradossalmente è la piattaforma che ha meno problemi di banda. Il progressivo passaggio all’utilizzo del protocollo P2P anche da parte “della major” della distribuzione online garantirà a questa piattaforma una capacità trasmissiva senza eguali.

Sarà interessante vedere come ed in che tempi evolveranno questi scenari. Per il momento, per questo Natale, la scelta forse più saggia è quella di rimanere a guardare.

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Chiudiamo tutto.

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Avrete sicuramente letto la notizia del video del bambino down picchiato da un gruppo di coetanei. Forse avrete visto anche il video. E della reazione della giustizia italiana che ha indagato Google Italia, minacciando il blocco dei server. Sapete che Google Video, come anche YouTube e tanti altri, è un servizio web dove chiunque può inviare i propri video. Basta avere un PC e una connessione Internet per diffondere in tutto il mondo ciò che si è “girato”. Oggi d’altra parte tutti i telefonini moderni hanno una video camera, con cui è veramente facile riprendere in qualsiasi momento quello che ci sta accadendo. E poi un PC, Internet e boom! siamo in “onda” in tutto il mondo. E Google Video che fa? Accetta praticamente tutto. Filtra fuori solo i contenuti osceni, dai nudi alla pedofilia. Per il resto: tutto è dentro, perché non si possono guardare tutti i video inviati. Sono troppi. C’è troppa gente che gira video con i telefonini e li pubblica. E poi come si fà a decidere cosa pubblicare e cosa no. Google non è un giornale o un telegiornale. Google Video è un servizio libero, aperto, gratuito. Non ha un editore, un controllore, un censore.

E allora è giusto: chiudiamo Google Video! Impediamo che certe scene circolino libere per la rete, preda di chiunque voglia vederle. Però a ben pensarci chiudere solo Google Video non basta. Ci sono tanti servizi simili. E poi comunque la rete è troppo grande ed è troppo facile condividere informazioni (pensate ai blog!!). Allora facciamo così: chiudiamo anche la Rete! Non pensiamoci più e risolviamo finalmente questo gravoso problema. Certo è che però rimarrebbero sempre questi maledetti cellulari. Messaggi segreti via SMS, canzoni e foto scambiate direttamente da un telefono all’altro. E poi sempre quelle maledette video camere incorporate. Si, dovremmo andare fino in fondo: chiudiamo i Cellulari! Indaghiamo NOKIA, MOTOROLA, SONY, … blocchiamo le loro produzioni. Non possiamo tollerare più tutto questo. Attenzione però: non dimentichiamoci che “i giovani” possono sempre infilarsi nel tunnel dei video giochi violenti. Orrore e raccapriccio. Anzi, visto che ci siamo, grazie PANORAMA per aver dedicato una intera storia di copertina due settimane fa al gioco “dove si deve seppellire una bambina viva”. E già, dobbiamo andare fino in fondo: chiudiamo i Videogiochi! Sequestriamo le consolle, bruciamo i game boy.

E se qualcuno si azzardasse a guardare la TV che facciamo? Vogliamo rischiare che “i giovani” vedano MTV o qualche altro canale alternativo? Direi di no: chiudiamo la TV! Sequestriamo i broadcaster. Mi direte: qualcuno, molto pochi, potrebbe ancora voler leggere un libro. Quei contenitori trasportabili di storie perverse ed oscene, che mettono in testa strane idee: chiudiamo i Libri! A già! i film! C’eravamo dimenticati dei film: pornografia autorizzata, istigazione a delinquere, violenza e sesso. Non c’è dubbio: chiudiamo i Film! Radiamo al suolo Hollywood e “Cinecittà”. E per finire in bellezza: chiudiamo le Radio! Non le vogliamo più sentire tutte quelle canzonette oscene, tutti qui commenti di comici ed opinionisti. Basta!

Ma si basta! chiudiamo veramente tutto.

Spegniamo il mondo, con le sue sovrastrutture ed i suoi eccessi e lasciamo finalmente i genitori davanti ai loro figli. Facciamoli guardare gli uni negli occhi degli altri, creiamogli il silenzio ed aspettiamo. Osserviamo i genitori cosa faranno quando soli, senza più scuse e finti perbenismi, dovranno spiegare il senso di tutto questo. Quando dovranno riempire le giornate dei loro figli senza più rincoglionirli davanti alla playstation o ipnotizzarli davanti alla TV.

Chiudiamo tutto ed aspettiamo, in silenzio.

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