Digitale Terrestre: solo l’unione può fare la forza (LCN mon amour!).

Il passaggio al digitale terrestre ha fatto esplodere la multicanalità digitale free anche in Italia. Se si guarda bene la situazione però ci si rende subito conto che il miracolo è avvenuto ma quasi solo a favore dei soliti noti. A parte il caso Swtichover, ormai inglobato in Discovery, e la stessa Discovery – che però non è proprio al primo pelo in fatto di TV – la stragrande maggioranza dei canali top ranked non sono frutto di nuovi editori.

digitale-terrestre-problemi-ricezione-protesteL’offerta è ormai piuttosto ampia. Restano però scoperte alcune aree tematiche importanti. Almeno sui canali considerati e percepiti come mainstream. La verità è che esistono diversi esperimenti di canali musicali, per i giovani adulti, di gossip, etc. sparpagliati su posizioni improbabili del telecomando: tutti comunque con numeri di canale a tre cifre (LCN).

Altri progetti ancora potrebbero nascere perché esistono evidentemente alcune macro aree completamente scoperte (pensiamo al factual). Il problema è che ormai i posti in vetrina sono finiti. Se li son presi per tempo sempre gli stessi. Chi è fuori dai primi 60/70 canali del digitale free fa ed è destinato a fare per sempre una fatica mostruosa per farsi trovare dal proprio pubblico. Far conoscere un canale che sta ad esempio al numero 231 implica giocoforza uno sforzo di comunicazione (convenzionale e non) che se sommato al costo per l’affitto dalla banda di trasmissione nazionale portano il budget necessario ad un canale per esistere fuori ogni limite di sostenibilità.

Se aggiungiamo che l’Auditel fa una fatica a dir poco enorme a misurare la frammentazione dell’audience sul digitale free si arriva presto a concludere che chi ha un numero di canale superiore al 70 è destinato ad avere ascolti ufficialmente rilevati prossimi allo zero.

E’ la morte quindi di nuovi progetti? Il digitale free è stato buono solo per chi è arrivato per primo e ha occupato tutti i posti disponibili tamponando l’emorragia degli ascolti? Una soluzione in realtà potrebbe esserci.

C’è naturalmente chi dubita che in un paese come il nostro possa in ogni caso essere sostenibile una multicanalità cosi spinta, ma questo fino alla prova dei fatti rimane solo un pregiudizio. Sparigliare tutto riassegnando i numeri di canale servirebbe a poco. Più razionale sarebbe programmare una politica di divisione dei numeri di canale per “centinai” cosi come da sempre fa SKY. E questa è una proposta già elaborata, nel cassetto da anni, di difficile attuazione arrivati a questa fase di maturazione del mercato (è incredibile come partiamo sempre col piede sbagliato per trovarci puntualmente sommersi da problemi).

L’unica soluzione possibile che vedo nel mentre – non cancellando la speranza di una riordino globale del sistema TV Italia – è quella per i nuovi editori di unire le forze. Si dovrebbe aprire un tavolo dove chi ha progetti in corso o nuovi progetti entranti possa discutere sulla creazione di un nuovo blocco di canali: mettiamo a partire dal numero 200. Se tre, quattro, cinque editori si adoperassero per creare una sorta di bouquet per cui sul 200, 201, 202, 203,…  si avesse un nuovo blocco di canali; e se questa iniziativa venisse comunicata congiuntamente con una campagna condivisa; si avrebbe allora la possibilità di informare il pubblico che nuovi canali musica, giovani, documentari, gossip, … sono disponibili a partire dal canale 200. Il trust potrebbe essere esteso anche alla parte di cross-promotion e quindi a quella commerciale.

Solo unendo le forze si potrebbe avere la possibilità di creare nuove reali opportunità di business per nuovi editori. Questo aspettando che in Italia ci sia qualcuno che voglia scrivere le regole senza dover sempre e solo preservare gli interessi dei soliti noti.

Apple TV: il telecomando sarà un iPad mini?

La Apple TV arriva, questo sembra ormai è certo. E non stiamo parlando della meravigliosa scatoletta nera rivisitata e corretta, ma di veri e propri televisori marcati Apple. E una forte sensazione mi dice che anche questo settore industriale è seriamente minacciato dalla discesa in campo della casa di Cupertino. Apple non può accettare di limitarsi alla attuale Apple TV: è un device esterno che viene sempre in secondo ordine rispetto alle “dashboard” native nei televisori. Se accendo il mio Samsung si carica la SmartTV e da li posso accedere alle app, al VoD, ai social network etc. etc. e per “sintonizzarmi” sulla Apple TV devo cambiare input device sul televisore. Inaccettabile: quando accendo il televisore devo essere dentro l’ecosistema Apple, e basta (anzi lo devo essere sempre, anche a televisore spento). Prepariamoci quindi alla rivoluzione della Apple TV che più propriamente sarà la rivoluzione delle App applicate al Televisore e dei contenuti liquidi immersi nel mare di iCloud. Di questo parleremo diffusamente, perché sarà probabilmente il colpo definitivo al monopolio dell’industria televisiva sul business dei contenuti e delle sue extensions.

Mi si sono posti però un paio di interrogativi: come farà Apple a giustificare un costo molto alto per i suoi apparecchi televisivi (immaginiamo saranno di fascia super-alta come tutti i prodotti Apple) e, soprattutto, come renderanno un successo il sistema di App che gireranno sulla Apple TV (oltre a dotare il TV set di un processore molto potente, di un’interfaccia semplicissima da usare, …)?

Da mesi girano voci della messa in produzione di un iPad con schermo più piccolo dell’attuale, un iPad Mini. Apple ha sempre smentito dicendo che del tablet vuole avere una sola versione con una sola “grandezza”. Ecco: e se l’iPad Mini fosse in realtà il telecomando della nuova Apple TV? Compreremmo il televisore con un iPad Mini in dotazione. I problemi di prezzo ed interfaccia utente sarebbero così risolti in un sol colpo.

Current TV licenzia Keith Olbermann!

Keith OlbermannE’ finita. In maniera clamorosa. La scommessa Keith Olbermann non ha funzionato, e Current TV lo licenzia. Guerra su Twitter: comunicato stampa di Al Gore e Joel Hyatt  e repliche di  Keith Olbermann.

Doveva essere il motivo di rilancio di Current TV negli USA, il fuoriclasse sul quale è stato puntato tutto, compresa una quantità consistente di denaro. A costo di immolare i canali Italia e Inghilterra (anche Current TV UK ha chiuso i battenti) il rilancio negli USA con Olbermann sarebbe dovuto essere il punto di svolta definitivo. I risultati evidentemente non sono arrivati: ascolti TV deludenti, pochissima stampa, nessun rumore vero online. Immaginiamo che di conseguenza anche la raccolta pubblicitaria non ne abbia goduto. Comunque non è andata. Era qualche mese che si era capito che i rapporti d’amore tra Current e Olbermann si erano fortemente incrinati. Come spesso capita, Olbermann ha cominciato evidentemente a dare le colpe alla poca visibilità di Current TV negli USA, così come Current avrà cominciato a innervosirsi per l’odore crescente di mega investimento andato a male.

Forse di ultima occasione persa?

Perché alle donne piace il genere #crime?

E’ noto che al pubblico femminile piace il genere Crime. Ma perché? Apparentemente sembrerebbe controintuitivo: sangue e violenza parrebbero essere due argomenti molto lontani dal gentil sesso al quale tenderemmo ad attribuire più naturalmente generi come la commedia, la fiction. E invece no, il genere Crime attira più donne che uomini. E questo è vero sia per la televisione (dove la sproporzione è spesso enorme) che per i libri.

Ricercatori dell’università dell’Illinois si sono posti la domanda ed investigando su un campione di donne appassionate del genere letterario Crime hanno rilevato che le ragioni principali sono:

  • Per imparare come non diventare delle vittime.
  • Per imparare come sopravvivere se si diventa una vittima.
  • Per imparare a riconoscere segnali sospetti (comportamenti strani, situazioni di pericolo).
  • Per imparare delle strategie di sopravvivenza, dei trucchi per fuggire.

In poche parole le donne guardano (o leggono) il Crime perché si sentono istintivamente in pericolo e pensano in questo modo di poter avere informazioni su come evitare o scampare ad eventuali situazioni di pericolo. Gli uomini molto meno, perché di base si sentono più forti ed al sicuro. Il paradosso è che – naturalmente – è stato verificato che le donne, dopo aver provato l’esperienza – anche se finzionale – di scene di crimine, tendono ad aumentare il loro senso di insicurezza (mai avuto gli incubi dopo un film horror?). E’ quindi un meccanismo che sembrerebbe rafforzare perversamente se stesso: un loop paura, esperienza simulata, apprendimento, paura.

Al di la di tutto, questa semplice rilevazione statistica spiega perché le serie Crime di maggior successo sono quelle che contengono sia un alto livello di spettacolarizzazione delle scene criminali che una fortissima dose didattica: si osserva la vittima, la si vede perire e si parte quindi per una lunga esplorazione sulle cause, il movente, l’analisi della scena, della mente dell’assassino. In questo modo si soddisfano perfettamente i due “bisogni primari” delle appassionate del genere: vedere e capire. Ecco quindi, per chi volesse, gli ingredienti fondamentali per creare una nuova serie Crime di successo.