RAI: per l’online video i conti non tornano.

RAIQualche settimana fa sono usciti i nuovi dati sui video visti online suddivisi per i vari editori e concessionarie. Roboanti titoli annunciavano il predominio di Video Mediaset soprattutto nei confronti della diretta concorrente: la RAI. I numeri riportati erano per lo più sbagliati, perché incompleti. Non basta infatti considerare solo i dati provenienti dalla nuova rilevazione degli stream video realizzata da AudiWeb. Almeno non basta per chi come la RAI ha una consistente fetta di visualizzazioni che avvengono su altre piattaforme, in particolare YouTube. Vediamo quindi questi numeri mettendo però tutto assieme per avere un quadro più verosimile. L’universo Mediamond – interamente rilevato da AudiWeb – registra 1.982.000 stream unici al giorno con una durata media di circa 6 minuti. La RAI – sempre dati AudiWeb – arriva a poco più di 223.000 stream unici al giorno (con una durata media di circa 32 minuti!) ai quali però vanno aggiunti i circa 1.400.000 stream unici effettuati sui canali RAI su YouTube; per un totale di circa 1.623.000 stram unici al giorno. Come si vede la distanza RAI/Mediaset tutto sommato è meno drammatica di quella sbandierata a grandi titoli sulle testate specializzate anche se rimane importante. Mancano in realtà a questi dati i numeri degli stream di contenuti RAI che vengono però fruiti su grandi siti d’informazione come Repubblica.it e Corriere.it; se si sommassero anche questi probabilmente RAI sarebbe sopra Video Mediaset anche se di poco. Di quest’ultimo tema comunque parleremo nei prossimi giorni, torniamo invece sulla questione specifica dei risultati dei video online. La prima constatazione è relativa al minutaggio medio: come si nota gli stream visualizzati sui siti RAI sono prevalentemente di lunga durata. Si può intuire quindi che il pubblico usi Rai.tv per rivedere intere puntate di programmi andati in onda. Mentre su Video Mediaset la scelta preferenziale è su clip di video estratti dai programmi. Long form vs. short form. Due risultati molto distanti, nessuno dei due da preferire, quanto piuttosto da considerare per una strategia che contempli lo sfruttamento di entrambi i formati. Ma la considerazione più importante, quella decisiva, va fatta sui ricavi relativi. Qui i numeri sono più voci di corridoio che dati ufficiali ma vi posso assicurare che non sono comunque molto distanti dalla realtà. Mediamond dai video online ha un ricavo annuo nell’interno dei 24 milioni di Euro. RAI ricava circa 9 milioni dai video visti sui propri siti ed un altro striminzito milioncino da YouTube; per un gran totale nell’intorno dei 10 milioni di Euro annui. raimediasetvideoonine Facendo due rapidi conti si deduce che vuoto per pieno Mediamond realizza circa €0.033 a stream; mentre RAI sia attesta ad un drammatico €0.017. Che porta alla triste considerazione che RAI ricava circa la metà di Mediaset sui video online. Un disastro, soprattutto relativamente all’accordo pluriennale con YouTube che è stato evidentemente un errore in particolar modo nei termini commerciali. E’ una criticità fondamentale da risolvere. RAI può offrire un servizio d’eccellenza internalizzando gran parte del delivery delle properties online; costruendo quindi una politica di distribuzione su canali terzi che garantisca al contempo la diffusione e la valorizzazione commerciale. Il rinnovo dell’accordo con YouTube sembra di fatto saltato. E questo è positivo. Ora è indispensabile programmare una ripartenza convincente sia sul fronte di distribuzione interna che di costruzione di nuove strategie di distribuzione su canali terzi. Gli annunciati cambiamenti dell’organizzazione della parte commerciale e digitale di RAI sembrano andare in questa direzione ma ancora con tante criticità aperte e punti strategici non ancora risolti. E di questo parleremo nei prossimi giorni.

I perché di SKY Online.

skyonlineEra la primavera del 2012 quando commentavamo l’imminente lancio nel mercato UK del servizio NOW TV servizio over-the-top di BSkyB. Al di là della relativa eccitazione per l’evoluzione dei servizi televisivi online ci soffermavamo sulla scelta di SKY di non usare il proprio brand per questo servizio:

“Molto intelligente la scelta di SKY di adottare un nuovo brand per lanciare questa iniziativa, potendosi così permettere di mantenere l’offerta “classica” inalterata senza attivare competizioni (o cannibalizzazioni) interne.”

In Italia sta per partire SKY Online, che è esattamente NOW TV ma in questo caso a brand SKY. Cosa è successo? Qualcosa non è andato per il verso giusto. Anzi due.

Innanzi tutto rinunciare alla forza del fortissimo brand SKY nella comunicazione ha richiesto uno sforzo non indifferente per far arrivare il nuovo servizio “alla gente”. Il messaggio è stato: è forte, ricco e soprattutto affidabile come SKY. Ma non è SKY. Cari utenti BSkyB non vi preoccupate, continuate a pagare perché voi avete il meglio. Cari utenti Now TV potete fidarvi perché in realtà è SKY. Aiuto! E via di iniziative speciali con gli SKY Daily Pass super pubblicizzati sui giornali e online per far capire che NOW TV è SKY ma non è SKY.

In Italia si è deciso di fare pulizia. SKY Online è SKY. Punto.

Poi è successo che i numeri non sono esplosi, neanche in UK. Si dirà: tanta concorrenza, li c’è addirittura Netflix. Non c’è dubbio, ma 50.000 subscribers di NOW TV per il primo anno sono comunque un pò pochini. Tant’è che il CEO di BSkyB ha tenuto a precisare che: “In UK oltre 10 milioni di utenti televisivi non possono collegarsi ad Internet”. Manca la banda (e neanche troppo larga perché qui è tutto in SD) ed è – anche – per questo che i numeri non sono arrivati.

In Italia la situazione è come potete immaginare ancora peggio. La banda latita e l’offerta fibra (in realtà per lo più VDSL2) è partita veramente solo ora.

Perché quindi SKY ha voluto lanciare lo stesso questo servizio che per il momento non sembra destinato a migliorare la situazione dell’azienda in Italia? Probabilmente il motivo vero è che comunque vale sempre la regola di marcare a uomo i competitor per non farli scappare da soli a far goal. Poi perché non si sa mai: in tempi di crisi vale comunque raschiare il fondo del barile.

The Flog

Flog in inglese significa parlare di qualche cosa in maniera ripetitiva o con discorsi eccessivamente lunghi. Parlantine che per chi le subisce, sono come una sequenza di colpi di frusta. The Flog è una trasmissione settimanale condotta dalla bravissima Felecia Day, prodotta dalla Geek & Sundry e distribuita solo online. E’ una delle trasmissioni selezionate da YouTube per il primo elenco di canali dal contenuto di alto livello: una selezione già piuttosto numerosa, per il momento di soli prodotti americani, che ha ricevuto da YouTube un sostanzioso finanziamento sotto forma di anticipo pubblicitario. Ci sono molti, moltissimi contenuti di qualità. Serie o programmi originali concepiti per una distribuzione online (con il fluido del social graph parte del loro DNA).

The Flog è una evoluzione dei formati info-talk nati a partire da Rocketboom, una vera evoluzione sotto tutti gli aspetti fondamentali per il confezionamento di un buon prodotto TV: scrittura, regia, casting, recitazione, qualità delle riprese, montaggio, grafica e sonorizzazione. The Flog è un prodotto di “nicchia” fatto veramente bene che merita di essere seguito dagli appassionati del genere.

Apple TV: il telecomando sarà un iPad mini?

La Apple TV arriva, questo sembra ormai è certo. E non stiamo parlando della meravigliosa scatoletta nera rivisitata e corretta, ma di veri e propri televisori marcati Apple. E una forte sensazione mi dice che anche questo settore industriale è seriamente minacciato dalla discesa in campo della casa di Cupertino. Apple non può accettare di limitarsi alla attuale Apple TV: è un device esterno che viene sempre in secondo ordine rispetto alle “dashboard” native nei televisori. Se accendo il mio Samsung si carica la SmartTV e da li posso accedere alle app, al VoD, ai social network etc. etc. e per “sintonizzarmi” sulla Apple TV devo cambiare input device sul televisore. Inaccettabile: quando accendo il televisore devo essere dentro l’ecosistema Apple, e basta (anzi lo devo essere sempre, anche a televisore spento). Prepariamoci quindi alla rivoluzione della Apple TV che più propriamente sarà la rivoluzione delle App applicate al Televisore e dei contenuti liquidi immersi nel mare di iCloud. Di questo parleremo diffusamente, perché sarà probabilmente il colpo definitivo al monopolio dell’industria televisiva sul business dei contenuti e delle sue extensions.

Mi si sono posti però un paio di interrogativi: come farà Apple a giustificare un costo molto alto per i suoi apparecchi televisivi (immaginiamo saranno di fascia super-alta come tutti i prodotti Apple) e, soprattutto, come renderanno un successo il sistema di App che gireranno sulla Apple TV (oltre a dotare il TV set di un processore molto potente, di un’interfaccia semplicissima da usare, …)?

Da mesi girano voci della messa in produzione di un iPad con schermo più piccolo dell’attuale, un iPad Mini. Apple ha sempre smentito dicendo che del tablet vuole avere una sola versione con una sola “grandezza”. Ecco: e se l’iPad Mini fosse in realtà il telecomando della nuova Apple TV? Compreremmo il televisore con un iPad Mini in dotazione. I problemi di prezzo ed interfaccia utente sarebbero così risolti in un sol colpo.