Mobile


29
Dec 08

The truth about Marika.

Formato transmediale Svedese vincitore degli iEmmy Awards 2008.

Synopsis “The truth about Marika” (Sanningen om Marika)
Marika disappears without a trace. When the case, after two years, reopens there is no evidence that she ever existed. 20 000 Swedish citizens have vanished and Marika is one of them. Why? What is the truth about Marika?

The case of Marika draws attention right before the drama series premieres on TV. A young woman finds out that SVT is making drama based on her blog, and she claims that everything is based on the disappearance of her best friend. SVT denies any part of this accusation and declare that the woman has made everything up, it’s fiction. But the woman proves the contrary even though all traces have been erased. The case becomes a mystery.

This is a “participation drama”, created to enrich a drama production through the participation of viewers. The story takes place on television, the Internet, radio and mobile phones. Every week theories are discussed on a TV-show that in the end expose the truth about Marika. Viewers are directly involved in the plot and its conclusion. The mobile phones become an important tool in the twilight zone between fiction and reality, and bring the story to the streets into a fiction without limits.

Original Title: Sanningen om Marika
Broadcaster: Sveriges television, SVT
Date of First Broadcast: 28 October 2007
Original Language: Swedish
Total Number of Episodes: 5
Running Time: 58:00 minutes

— Il sito ufficiale di The truth about Marika.


23
Jul 08

Convergenza Touch.

Più di una settimana fa mi trovavo a maledire Apple per la ridicola gestione del passaggio al 2.0: MobileMe non funzionante, il rilascio dell’update per iPod Touch latitante per ore giunto infine con a corredo un simpatico side-effect: la cancellazione di tutta la musica ed i video presenti su ogni iPod nell’errata convinzione che il pattern d’utilizzo classico sia gestire la propria library in locale spostando in mobilità solo copia di quanto necessario.

Morale della favola: dopo giorni di tentativi mi sono trovato il Touch come nuovo senza più niente dentro ma perfettamente 2.0. Amen, la Apple ha completamente sbagliato la gestione di queste dinamiche, ciò nonostante vende e continua a rilasciare aggiornamenti di prodotto e software che senza dubbio continuano a stupire per caratteristiche d’innovazione.

La prima cosa che ho fatto con il mio “nuovo” iPod è stata testare i servizi Push e quindi buttarmi a capofitto nelle applicazioni. Sul Push c’è poco da dire: funziona, e l’implementazione di Exchange è quasi al completo.

Più interessante è il lato applicativo. Avevo già avuto modo di usare applicazioni sull’iPod quando con un semplice Jailbreak lo aprii a nuovi mondi. L’esperienza ufficiale è del tutto simile anche se più pulita, più semplice e decisamente con maggiori prospettive. La prima impressione sulle applicazioni disponibili al lancio è stata una parziale delusione: non così tante, generalmente di bassa lega e con troppe limitazioni per il mercato Italiano (per scaricare un applicazione, anche gratuita, è necessario comunque acquistarla sottostando alle limitazioni territoriali dell’Apple Store). Niente di preoccupante, è normale che in cosi poco tempo non si sia sviluppata ancora un’offerta veramente interessante. Crolla un po il mito del “Crea la tua applicazioni in 20 giorni” lanciato da Apple alla prima presentazione del nuovo software 2.0 ma poco male, potenzialmente siamo di fronte ad un’altra innovazione per la filiera del mobile.

Alcuni casi di particolare rilievo però ci sono stati sin dal principio. Uno su tutti è l’applicazione Facebook per iPod/iPhone, semplicemente fantastica: la complessità di Facebook ridotta all’osso e sempre a portata di mano. Con la semplicità del Touch si possono seguire i feed dei propri amici, sfogliarne le foto, inviare e ricevere email e, dulcis in fundo, chattare allegramente. Mai, a mio modo di vedere, come con il “Touch Facebook” un social network è stato tanto valorizzato, rendendolo semplice da usare e terribilmente efficace. Via tutta la sovrastruttura di applicazioni Facebook per lasciare spazio solo alla pura interazione tra gruppi di persone. Evoluzioni possibili nel prossimo futuro, a dire il vero già presenti in altre applicazioni Touch, prevedono la georeferenziazione – grazie al GPS – della propria cricca per sapere non solo chi è online ma anche chi si trova nelle proprie vicinanze o per taggare luoghi/locali che si sono visitati cosi da rendere automaticamente possibile ai propri amici la condivisione di opinioni direttamente sulla strada. Un cortocircuito tra Net e Realtà che promette interessanti prospettive, per chi vorrà anche di business.

Mai come nell’era che sta per arrivare sarà possibile condividere eventi con le persone per cui si prova interesse. E non solo online, appunto, ma anche nel mondo fisco: dentro un concerto, in birreria, davanti alla televisione…

Oltre a Facebook Touch altre due applicazioni sono degne di nota.

Innanzi tutto il crescente gruppo di Radio che ha sviluppato un client ad hoc: anche qui semplice ed efficace. Pensate a quando avremo oltre alla musica anche canali Net Televisivi distribuiti in questa semplice modalità e quando avremo servizi online, come Mogulus, che permetteranno di distribuire Net TV lineare ed on-demand sui Touch o di farla in mobilita, stile Qik (e questa sarà sicuramente la prossima evoluzione dell’iPhone). A quel punto l’aggregazione sociale, fisica e digitale, si potrà ritrovare anche attorno alla distribuzione di contenuti Net TV o alla generazione collaborativa degli stessi, in parte – magari – dalla strada.

L’ultima applicazione da segnalare è la più scaricata del momento, il Remote sviluppato da Apple che consente di usare il Touch come un telecomando per l’iTunes del proprio Mac/PC o, udite udite, della Apple TV. Ancora una volta semplice ed efficace: soprattutto per controllare il proprio “apparecchio Net TV” e per interagire con quello che sta passando in video. Già, per interagire, sempre che il formato che si sta vedendo preveda un livello di contaminazione da parte del proprio pubblico. E qui ci arriveremo.

Pensate quindi ad uno scenario dove con il Touch, ovunque siate, potrete condividere con il vostro gruppo di amici un’esperienza d’intrattenimento Net Televisivo con varie possibilità d’azione: “semplicemente” commentare assieme quello che accade, interferire con il flusso che si sta ricevendo o infine partecipando attivamente alla creazione dello stesso. Questo sia che ci si trovi seduti sul divano di casa davanti alla TV, si che per strada, in macchina, all’aperto.

Sembra uno scenario complesso ma la convergenza che l’ultra duttile tecnologia Touch potrà garantire renderà questo terreno presto un campo di sperimentazione e quindi una nuova esperienza facilmente accessibile per le nuove generazione.


9
Jan 08

Accordo RAI + Nokia per la distribuzione dei migliori video di RaiNet.

Ricevo e pubblico dall’ufficio stampa RAI la notizia di un nuovo servizio per i possessori di telefoni Nokia che sta per essere attivato. Ciò che è più interessante è l’assenza in questo accordo dell’intermediazione di un operatore di telefonia mobile. Mi chiedo se la stessa strada verrà scelta allo scadere degli attuali contratti di fornitura di contenuti per il DVB-H, quando tirate le somme i mobile operator capiranno che la convenienza di acquistare sempre gli stessi contenuti a carissimo prezzo per la mobile TV non ha poi così tanto senso. In quel momento, quando di soldi da spendere ce ne saranno di meno, forse ai mobile operator converrà davvero aprire la porta alle nuove produzioni NetTV così come ai broadcaster adoperarsi per arrivare loro direttamente dentro i telefonini della gente bypassando del tutto le mobile telco. Vedremo, intanto ecco la notizia dell’accordo Nokia/RAI.

video center

RaiNet è il nuovo partner di Nokia Italia per i contenuti destinati al Nokia Video Center, a pochi giorni dalle intese siglate con alcuni tra i maggiori broadcaster e produttori di contenuti internazionali.

Grazie all’accordo tutti i possessori degli ultimi modelli Nokia Nseries (N95, e futuri modelli con a bordo il Video Center) potranno vedere ovunque e in qualsiasi momento l’ampia selezione dei migliori video presenti su Rai.tv. Il Nokia Video Center è l’applicativo che permette di trovare, vedere e archiviare i propri video preferiti nei computer multimediali Nokia Nseries. Infatti, grazie al Nokia Web Browser con Mini – Map è possibile accedere ai contenuti in modo semplice e immediato direttamente da Internet e attivando il feed RSS si può ricevere automaticamente sul proprio telefono tutti i nuovi video.
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Il Nokia Video Center è il mezzo migliore per scoprire e accedere ad un ampia gamma di contenuti mobile video via 3G, WIFI o PC. Gli utenti possono facilmente passare tra le diverse tipologie scegliendo tra video on demand , internet video podcasts e i loro video. Questa partnership rientra nell’ambito della strategia di Nokia di offrire ai propri clienti la migliore esperienza video possibile in mobilità sia in termini qualitativi che di accesso.

Il servizio sarà disponibile a partire da gennaio 2008.


15
Dec 07

Regali di Natale 2007.

Non avete idea di cosa regalare o regalarvi per Natale? Vi do un elenco degli oggetti che posseggo o che ho avuto modo di provare e che a mio modo di vedere valgono sicuramente l’acquisto. Ricevo di norma molte richieste di consiglio via email ma l’avvicinarsi del Natale ha fatto aumentare in maniera impressionante il loro numero, così ho pensato di condividere pubblicamente le scelte che ho fatto o che farei nelle varie categorie d’interesse (nessun brand di quelli citati mi ha contattato per questo post, sono sinceri consigli personali).

Televisore

bravia Serie X3500 dei Sony Bravia LCD, appena uscita sul mercato, presente in quattro varianti: 42, 46, 52 e 70 pollici. Naturalmente FULL HD, 3 HDMI, 3 Component, un contrasto di 1:16K, tuner DTT con supporto Common Interface (sono appena uscite le prime CA per Mediaset Premium) e H.264 (se mai riusciremo ad evolvere a questo standard). Gestione del colore garantita dalle ultime tecnologie Sony ed il meraviglioso supporto per la modalità 24p per i Movie così codificati. Al di la della resa FULL HD che è sorprendente, ciò che rende questa nuova serie fenomenale è la resa sulla Standard Definition: sparite le sciie, i bordi, gli aloni questo nuovo Bravia rende anche la TV “normale” una nuova esperienza. Alternativa? La nuova serie Full HD LCD di Sharp.

Consolle da Gioco

wii Qui la scelta è facile: Nintendo Wii, senza discussioni. Costa poco e regala divertimento assicurato a tutta la famiglia. Non dite che non ci sono giochi altri se non quelli per bambini perché non è vero anche se il massimo la Wii lo regala con i giochi che vengono proprio da Mamma Nintendo. Personalmente giocando al nuovo Super Mario Galaxy ho pensato: quante volte abbiamo abusato del termine “il migliore gioco di sempre”, tante, tanto che ormai non ci crede più nessuno. Ma la Wii + Super Mario Galaxy sono un’esperienza che di certo non avete mai provato. Proprio non ce la fate a prendere la Wii? Bene, l’alternativa certa è l’XBOX 360, sempre meno costosa sempre più solida per quanto riguarda la library di giochi a disposizione.

Player DVD ad Alta Definizione

bh200 Qui la domanda è sempre la stessa: Blu Ray o HD DVD. Bene se dovessi scegliere (non l’ho ancora fatto) sceglierei senza indugio Blu Ray, e come player prenderei l’economico oggetto nero chiamato PS3 (che è carissima come consolle da gioco, ma decisamente interessante come Player Blu Ray). Proprio la presenza del player integrato nella “Play Tre” sta facendo si che molti negozi di Home Video stiano cominciando ad affittare dischi proprio in questo formato: quindi sceglier il blu significa avere più scelta soprattutto per l’affitto. Detto questo, è doveroso specificare come potete acquistare anche il player HD DVD per XBOX 360 (compatibile anche su PC) a poco più di 150 euro, e come in definitva la scelta più lungimirante rimanga quella di un player multistandard come il recente LG BH200 che incorpora anche le ultime specifiche Blu Ray 1.1. L’unico difetto di quest’ultima soluzione è ancora il prezzo che rimane intorno ai 1000 euro.

Telefonini

n95 Qui la scelta è immensa ed il consiglio è di comprare quello che fa per voi: se dovete solo telefonare e nulla vi importa del resto, spendete il meno possibile punto e basta. Per tutti gli altri, per chi vuole usare il telefono come player multimediale, chi vuole vederci sopra dei video, navigare su Internet (o solo scaricare la mail) via WiFi e soprattutto girare video, consiglio il solidissimo Nokia N95 che, pur non avendolo ricevuto -come molti- in omaggio da Nokia, uso quotidianamente proprio per girare video per N3TV. E’ in definitiva un capolavoro di telefono ed un eccellente videocamera che produce video a qualità più che sufficiente per essere inseriti in una produzione ProAm. Alternative, ripeto, centinaia, di certo non l’iPhone che è sicuramente ancora super hype ma che come telefono non vale gli oggetti che abbiamo a disposizione per una cifra paragonabile (meglio N95 + iPod Touch). Mentre ho provato lo SKYPE Phone, quello dell’offerta di Tre: l’ho trovato un oggetto bellissimo da vedere e super funzionale. Fa quello che promette ad una cifra davvero interessante: per chi non vuole staccarsi mai da SKYPE ed abita in una grande città è un ottimo regalo di Natale.

Player Video

ipod touch
Qui parto dicendo: non comprate la Apple TV. Ho riflettuto lungamente su questo giocattolo di Apple (per stessa ammissione di Jobs) e sono arrivato alla conclusione che non vale la pena spendere tutti quei denari per avere un oggetto che è in definitiva un aggregatore di Podcast video (si pensava solo per noi poveri italiani ma anche gli utenti USA non è che abbiano poi tante altre scelte). Non che aggregare Podcast Video da vedere in TV non sia importante ma è un’operazione che è possibile fare in mille altri modi. Dalla vecchia XBOX opportunamente taroccata, ai prodotti D-LINK o Netgear di alternative più economiche e potenti ne esistono veramente tante. Le due più interessanti, soprattutto per chi ama la mela sono, un bel Mac Mini usato o il nuovo iPod Touch con cavo Component per la TV + Telecomando. Soprattutto quest’ultima soluzione risolve contemporaneamente il problema del player per il televisore di casa e di quello portatile per tutte le occasioni. L’iPod Touch dopo un paio di mesi di utilizzo intenso rimane per me un oggetto di rara bellezza ed efficacia.

Terminato l’elenco dei possibili regali super geek, che indiscutibilmente attirano tutti noi ma che fanno apire il portafoglio per oggetti non esattamente indispensabili, vi lascio con altri tre link di tre iniziative che personalmente supporto e che vi consiglierei di prendere in considerazione almeno per questo natale (ma varrebbe la pena farlo sempre): Action Aid (per adottare un bambino a distanza, io ho da anni adottato una splendida bimba), Amnesty International e SuperRegali.org. Se poi altre all’elettronica di consumo e alla benificenza vorrete regalare anche un po di sana alimentazione non dimenticatevi di fare un salto su Fattoria Italiana. Anche per oggi è tutto, alla prossima…


23
Nov 07

WiMax Il TAR può ancora salvarlo.

wimax Ricevo e riporto con piacere un comunicato dell’associazione Anti Digital Divide che sta combattendo negli interessi di tutti noi una battaglia sulla regolamentazione dell’assengnazione dei diritti d’uso del WiMax che come sappiamo è una tecnologia fondamentale per lo sviluppo delle telecomunicazioni di nuova generazione.

Il 22 Novembre 2007, ha segnato un passo importante nella storia di Anti Digital Divide come associazione. Siamo stati infatti rappresentati dentro le famose stanze del TAR del Lazio, per appoggiare il ricorso della società MGM contro il regolamento per l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze per sistemi Broadband Wireless Access (BWA) nella banda a 3.5 GHz, in una parola Wimax, stabilito dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, AGCOM. Non una protesta, non una lettera aperta, ma una vera e propria azione concreta per tentare di salvaguardare una tecnologia che qualcuno evidentemente vorrebbe morta già sul nascere. Nel regolamento non è prevista alcuna priorità per la copertura delle zone non raggiunte dalla banda larga e la mancata esclusione di Telecom Italia e degli operatori UMTS, permetterà a questi soggetti di monopolizzare anche il mercato del Wimax. Questo Regolamento è stato gestito a senso unico, non ascoltando coloro che avevano partecipato alle consultazioni pubbliche, noi compresi. Ma fare dietrologia sarebbe piangere sul latte versato. La lista delle contestazioni è molta lunga, c’è molto da dire sul WiMax, speriamo di aver modo di discuterne in tutte le sedi possibili.

La decisione del TAR dovrebbe arrivare entro pochi giorni o addirittura poche ore, mentre il web si è mobilitato per scongiurare che il Wimax venisse monopolizzato dai soliti noti, TV e giornali hanno ignorato il tema, salvo qualche eccezione come la trasmissione di RAI UTILE a cui ha partecipato anche ADD, forse questo disinteresse è dovuto al fatto che i maggiori inserzionisti pubblicitari delle TV e dei giornali più importanti sono proprio gli operatori telefonici che trarrebbero vantaggio dalla modalità scelta da AGCOM e Ministero delle Comunicazioni per liberalizzare il Wimax. ADD invierà un comunicato sperando che sia dato a questo tema il risalto che merita, visto l’importanza che può avere il Wimax nella liberalizzazione del mercato e per la riduzione del Divario Digitale.

Ci auguriamo che il TAR accolga il ricorso e le motivazioni di associazioni, provider e di migliaia di utenti che hanno firmato sul web due petizioni che hanno raccolto più di 220 MILA FIRME.

La news completa con in dettaglio le motivazioni che hanno spinto ADD ad intervenire presso il TAR è visionabile qui.


16
Oct 07

(Net)TV in Mobilità e iPod.

Ho aspettato qualche giorno prima di “posare la penna” sul blog e scrivere un commento sul iPod Touch, ultimo acquisto fatto direttamente all’Apple Store di Lunghezza. Avevo già provato l’iPhone ed ero assolutamente certo di volere un oggetto del genere per vedermi tutti i miei Video Podcast in giro (per casa o fuori).

Ho capito subito, appena scartato l’oggetto, che un conto è provare l’iPhone per 5 minuti, di fretta, senza feeling e con lo schermo già unto, ed un altro è averne uno da portarsi a letto. Mentre trascorrevano i giorni e prendevo confidenza è arrivata l’ennesima notizia sul mondo delle TV in mobilità, DVB-H & Co. Questa volta le dichiarazioni provenivano dal Mipcom svoltosi a Cannes gli scorsi giorni per bocca di Piere Barnabe il vice presidente di Alcatel-Lucent che senza mezzi termini ha affermato che la TV in mobilità non funziona. La usano lo 0.6% degli utenti americani e poco più dello 0.9% degli utenti inglesi. I motivi per cui non funziona sono sempre gli stessi: costa troppo e non ci sono contenuti veramente validi. Numeri alla mano Barnabe ha spiegato come avere una palinsesto di 20-30 canali che copra il 70% della popolazione venga a costare dai 150 ai 400 milioni di euro l’anno per i soli costi operativi ai quali vanno aggiunti almeno 50 milioni di euro per l’acquisizione dei contenuti. In pratica per un piano quinquennale, la durata generalmente contemplata nei business plan industriali, un operatore deve mettere a budget almeno 800 milioni di euro. Decisamente non pochi denari.

Il mercato però risponde male: la gente non usa i TV fonini, non si abbona alle offerte di contenuti e soprattutto non la guarda. I motivi li abbiamo già sottolineati più volte ma vale la pena ripeterli. La copertura è approssimativa in troppe zone, il costo d’abbonamento troppo alto, la modalità di fruizione lineare e quindi “ad appuntamento” non compatibile con le necessità di chi si sposta e, dulcis in fundo, i contenuti non sono poi così interessanti. Anzi, diciamola tutta, i contenuti son sempre li stessi, miscelati ad arte ed opportunamente ribolliti per provare ad infinocchiare i presunti idioti utenti mobili.

Ma tanto idioti gli utenti evidentemente non sono e non comprando fanno crollare tutto lo sperato circolo virtuoso delle telefoniche. Pochi spettatori, poca pubblicità. Poca pubblicità pochissimi soldi e quindi zero budget per investire su nuovi contenuti. Ecco quindi l’ennesimo piagnisteo collettivo accompagnato da pesanti revisioni nelle previsioni di ricavo ed un generale senso di sfiga che accompagna l’intrattenimento in mobilità.

Peccato però (per lorsignori) che la TV in mobilità funziona eccome. Non è ad abbonamento, ne in pay-per-view, non c’è necessità di TVfonino operator locked, ne di chissà quali diavolerie tecnologiche. Basta comprare un iPod (o simili) attaccarlo ad un computer ed il gioco è fatto. Non avete problemi di copertura, nessun costo d’abbonamento (tranne la vostra ADSL o neanche quella se il vicino è magnanimo), non siete chiamati a nessun appuntamento ma avrete sempre tutto quello che volete a portata di mano e, dulcis in fundo, avrete una scelta impressionante di nuovi contenuti con format e argomenti che la TV si sogna.

Io la mattina quando mi sveglio trovo il mio iPod già sincronizzato, lo stacco e ho tutto quello che voglio con me. Lo schermo del Touch poi mi da un’esperienza di visione che anche i TVfonini di ultima generazione o il tanto esaltato (a ragione) Nokia N95 semplicemente si sognano. Mi guardo le news a casa, in metro, al lavoro, dove voglio. Mi leggo i feed RSS da NetVibes versione iPhone prendendo appunti su Delicious, il tutto camminando per strada. Con tre orette di santa pazienza poi, il Touch è “uscito di prigione” ed ho potuto installarci sopra la qualsiasi: dalle applicazioni iPhone come Mail e le Google Maps arrivando a giochi e programmi musicali. Vedere YouTube in H264 è un’altra esperienza straordinaria come guardare mio figlio di poco più di due anni sfogliare le foto con il semplice tocco di un dito. Non ultimo l’utilizzo di iTunes in WiFi dove per passare da un compulsivo desiderio d’acquisto all’avere una canzone nelle proprie orecchie bastano 40 secondi.

Pensate poi a quello che sta facendo negli USA Apple con Starbucks: entrando a prendere un caffè negli Starbucks abilitati si può avere sul proprio iPod la scheda della canzone che sta suonando in quel momento per arrivare con un solo clic a comprarla. Facile immaginare come nei prossimi anni vedremo sempre più luoghi fisici trasformati in luoghi d’incontro dove poter acquistare qualsiasi cosa sia digitale con una semplicità disarmante. E così via senza limiti all’immaginazione.

Ma, al di là di quello che ci riserverà il futuro, è fondamentale capire come la TV in mobilità stia per esplodere ora e che questa sarà un’altra grandissima porta d’ingresso per la NetTV verso le masse. Prima che sul televisore di casa, arriveremo ad avere nuovi contenuti on-demand in mobilità con buona pace degli operatori mobili. Olè!


30
Aug 07

Ovi Sodi.

Ovi è una parola che in finlandese vuol dire porta, “originale” concetto per descrivere il punto d’ingresso, l’entrata. Il livello di originalità sfiora quello raggiunto anni or sono da Microsoft per il suo gioiello Windows, che in inglese vuol dire finestre, anche se il finlandese da un tocco di originalità in più.
ovi

Ad ogni modo Ovi è la nuova novità di Nokia, la porta d’ingresso verso il mondo Internet (Nokia e non solo) per una serie di nuovi cellulari concepiti con un solo e unico obiettivo: rompere l’incanto dell’iPhone rimarcando con forza chi è il più forte in questo settore. Il mondo online di Nokia è fatto di musica, giochi, video messaggi e più in generale di comunicazione. A supporto nuovi modelli di telefonini, più belli, capaci e potenti. Continue reading →


9
Jul 07

La Rai sceglie il DMB e abbandona il DVB-H. Mossa rischiosa ma è probabilmente un bene per chi fa contenuti.

dmb tv

UPDATE: In Corea, patria del DMB, il servizio su satellite basato su questa tecnologia (S-DMB) e’ a pagamento, criptato con CA Irdeto. BTW e’ la stessa soluzione adottata anche per il primo servizio commerciale T-DMB lanciato in Europa da Debitel in Germania.

La RAI non ha frequenze per costruire una rete DVB-H ne i soldi per acquisirne una. Abbandona quindi il DVB-H che le costerebbe 300 milioni di euro (circa), a favore del DMB una tecnologia mutuata dal DAB ovvero il trasporto per le radio digitali. Con il DMB per coprire l’85% della popolazione, anche indoor, la RAI stima di spendere solamente 8 milioni di euro. Una frazione. Con una frequenza da 1.5Mhz in DMB si possono trasmettere 5 canali TV o in alternativa quasi 30 canali radiofonici. Prestazioni quindi di assoluta eccellenza. Continue reading →


11
Jun 07

@NetTV25 Video Intervista con Pietro Saccomani di VOIPBLOG.IT. Voip, WiMax, Mobile, Post-Comuputer-Devices.

Intervista di Antonio Pavolini a Pietro Saccomani di Voipblog.it. Pietro ha a mio giudizio il miglior blog italiano sui temi VoIP, Mobile e Post-Computer-Devices (PCD). Il caso ha voluto che fosse in procinto di vistare Roma con la sua gentil donzella proprio nel mese di maggio. L’occasione era troppo ghiotta per farsela sfuggire ed ecco che Pietro e futura-consorte son stati tra gli ospiti lo scorso 25 maggio. Pavolini ormai assurto a mito, prossimo (spero) ad entrare nel grande circo NetTV, ha catturato il buon Pietro per un’intervista che è risultata veramente molto interessante. Il futuro dei “dispositivi dell’era post computer” condensato in pochi minuti di video.

Formati Audio/Video disponibili:

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1
Jun 07

@NetTV25 Video Intervista con David Bogi di MEDIASET. NetTV, Mobile, DVB-H.

Intervista di Antonio Pavolini a David Bogi di Mediaset. David ha fatto un intervento il 25 maggio a mio giudizio molto interessante. Ha innanzi tutto sitentizzato a pieno quelli che sono i temi fondamentali centrati nel mio libro: disintermediazione dello spettatore con i packager, necessità di costruire nuovi format, crollo della barriera distributiva. La sua posizione è molto chiara: se i broadcaster nostrani non cominciano se non altro a pensare uno scenario in questi termini rischiano moltissimo. Nell’intervista rilasciata a Pavolini invece ci si è concentrati prevalentemente sui temi della TV in mobilità: il DVB-H. Roberta Enni di RAI l’aveva appena definita la TV dell’eccezionalità, io la definisco la TV dei cultori del pick-nick, David Bogi invece la difende come una forma possibile e molto concreta di televisione. Il punto sono i format: è necessario secondo David concepire dei format “in diretta” veramente adatti al mobile. Questa la chiave del successo, questa la strada che Mediaset ha già intrapreso. Io continuo a credere che il gioco valga poco la candela, e che la gente preferirà sempre l’on demand in mobilità piuttosto che la TV di flusso, ma di certo è una strada interessante da seguire. News, Eventi cosi come show concepiti per funzionare con una diretta partecipativa possono sicuramente funzionare in mobilità. Soprattutto se i broadcaster riusciranno veramente ad emanciparsi dei mobile operator.

Formati Audio/Video disponibili:

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30
May 07

@NetTV25 Video Intervista con Roberta Enni di RAI. NetTV, TV non lineare, DVB-H.

Intervista di Antonio Pavolini a Roberta Enni di RAI. L’intervento di Roberta durante la presentazione del 25 maggio è stato molto franco: anche per lei la tecnologia ha senso solo quando sparisce, oggi la Net TV è ancora troppo un affare tecnologico. Le sue tesi riprese in questa intervista con una serie di ragionamenti sulla televisione classica, la Net TV, la fruizione non lineare, il DVB-H e più in generale la TV in mobilità (definita da Roberta la TV dell’eccezionalità). Secondo me nonostante in tutti i “televisionari” si noti distintamente lo stampo da “televisionaro” il 25 abbiamo assistito ad una forte manifestazione non solo d’interesse ma anche di presa di coscienza e in molti casi di dimostrazione di consapevolezza di quelle che sono le nuove tematiche della Net TV. L’intervista a Roberta ne è una prova. Purtroppo non so perché ci siam persi la prima domanda ma rimangono comunque quasi dieci minuti di piacevole conversazione. Grazie a Roberta! che sono sicuro sarà molto contenta di leggere e rispondere ai vostri commenti.

Formati Video disponibili:

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3
Apr 07

Il DVB-H in Italia sta funzionando (almeno per H3G). 6/7 milioni di abbonati previsti per il 2010 dai maggiori analisti.

I DVB-H in Italia non sembra andare cosi male, almeno per H3G che ha annunciato di aver superato i 400 mila abbonati per i suoi servizi di TV in mobilità. Indiscrezioni danno però la situazione di TIM e Vodafone addirittura di un ordine di grandezza inferiore. Ad ogni modo la TV in mobilità ha un suo pubblico.

dvb-h previsioni

Altri dati, che ho avuto modo di analizzare (ma che sono ancora riservati), spiegano bene la natura del fenomeno confermando le tesi che da tempo vado ribadendo. La gente ama vedere la TV sul telefonino di prima mattina, durante la pausa pranzo e la sera. Un numero incredibilmente alto di persone guarda quindi la TV mobile direttamente a casa: come se fosse un secondo televisore (decisamente più comodo da trasportare ad es. in bagno!). I contenuti che funzionano di più, e questa è la gradita conferma, sono quelli per cui ha più senso la natura lineare del DVB-H, ovvero i contenuti che devono essere visti “in diretta”, quindi: News ed eventi (calcio). Tutto il resto galleggia, soffocato inevitabilmente dall’on-demand, che sui terminali mobili è “garantito” dal UMTS, ma sempre a carissimo prezzo. Non so se gli enormi investimenti fatti rendano comunque contenti i vertici di 3 Italia, certo è che le previsioni che arrivano dai maggiori analisti, riportate sinteticamente nel grafico in testa a questo post, danno più che un motivo di speranza. Questi i dati resi pubblici dal gruppo:

Il numero di clienti di 3 Italia ha raggiunto quota 7,08 milioni al 31 dicembre 2006, registrando una crescita del 27% sull’intero anno. Grazie al successo dell’offerta Scegli 3, la percentuale dei clienti post-pagati è passata dal 21% al 24% nel periodo giugno-dicembre 2006 (+65% su base annuale). 3 Italia si conferma oggi leader italiano dell’UMTS con una base clienti di oltre 7,19 milioni al 21 marzo 2007. Questo totale include i 400.329 clienti della TV Digitale Mobile DVB-H lanciata da 3 Italia a giugno del 2006.

I ricavi al 31 dicembre 2006 erano pari a 2,072 miliardi di euro, con una crescita del 33% rispetto al 2005.

L’ARPU – calcolato sulla media dei clienti attivi – nonostante un calo marginale del 3%, rimane sopra la media di mercato e passa dai 34,87 euro del 2005 ai 33,99 euro del 2006. Il peso della componente dati sull’ARPU passa invece dal 30% al 35%.

Io sono piuttosto scettico che arriveremo anche lontanamente a toccare i 7 milioni di abbonati nel 2010, ma certo è che se continueranno a perferzionarsi terminali mobili multi standard, e quindi DVB-H, UMTS, WiFi (WiMax), a costi sempre più contenuti, è probabile che tra qualche anno ce li troveremo tutti in tasca senza neanche accorgercene. Ancora più importante è allora capire, per i Content Producer, che bisognerà concentrarsi (per il DVB-H) sui soli contenuti che ha veramente senso vedere in modalità “lineare”. Per gli altri è inutile perdere tempo e denaro: vincerà il modello iPod.

– Il sito di La3.

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26
Mar 07

Ecco come sto costruendo la mia Digital Home: Airport Extreme Base Station, AirDisk, iTunes, Apple TV.

Pian piano i pezzi cominciano ad incastrarsi a formare il quadro sempre sognato. So che quello che sto per dirvi era già possibile da tempo, ed è comunque realizzabile in mille modi. Ciò che mi interessa veramente è l’integrazione della soluzione che sto sperimentando e l’incredibile semplicità d’uso. Sto parlando della Digital Home così come Apple l’ha concepita, con un disegno che è evidentemente ancora incompleto. Non crediate sia un post tecnico o per smanettoni, perché è esattamente il contrario.

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Ho comprato la scorsa settimana tutte le “componenti” che mi hanno permesso di costruire con una facilità disarmante il cuore della mia casa digitale. Il cuore perché le estensioni corporali sono ancora da venire. Adesso vi spiego.

Innanzi tutto ho preso la nuova base WiFi Apple Airport Extreme Base Station (o AEBS). Avevo già una base Apple WiFi (vi spiego come l’ho riutilizzata) ma la nuova AEBS ha due caratteristiche fondamentali che la rendono di fatto il centro di una Digital Home. Innanzi tutto supporta il nuovo protocollo WiFi 802.11n, dispone di tre antenne e si avvale della tecnologia MIMO (Multiple-Input Multiple-Output) per trasmettere più flussi di dati simultaneamente. In parole povere AEBS ha una portata molto più ampia e va fino a 5 volte più veloce della più veloce WiFi fino ad oggi esistente. E questo è un fatto che ho sperimentato con grande piacere. Ma ciò che rende AEBS fenomenale è il supporto per Hard Disk: è possibile infatti collegare alla presa USB di cui è dotata uno (o più grazie ad un Hub USB) dischi esterni che vengono resi disponibili a qualsiasi PC o Mac collegato alla rete WiFi. Io ho preso un disco LaCie da 1TB (1TB = 1024 GB), quindi un supporto che ha una capacità di memorizzazione veramente notevole. Per la cronaca, e per futura memoria, l’operazione complessivamente mi è costata poco più di 700 euro, compresa IVA. Decisamente molto, ma a mio giudizio non così tanto per quello che sono finalmente riuscito ad ottenere.

I dischi collegati alla AEBS vengono chiamati AirDisk, ovvero dischi disponibili “in aria” (anche se sono condivisibili anche da una rete su cavo). Il mio AirDisk è ora disponibile ai 2 Mac e 2 PC che ho a casa. Quindi un disco unico, di grande capacità, visibile da tutti. Questa operazione ha richiesto zero sforzo, se non quello di attaccare i cavi di alimentazione e USB (e ricomprare il cavo USB dell’hard disk, perché quello in dotazione era rotto), ed installare un CD su tutti i PC/Mac interessati. L’AirDisk viene montato istantaneamente e la velocità di traferimento dati è molto buona, soprattutto dal MacBook già equipaggiato con un WiFi 802.11n. Da quest’ultimo riesco a trasferire 700MB in WiFi in poco più di 3 minuti.

Condiviso l’AirDisk ho cominciato a riprogrammare la mia libreria digitale, e l’ho fatto usando iTunes per musica e film (ed iPhoto per le fotografie digitali). Anche in questo caso l’operazione è stata semplicissima: ho spostato fisicamente “la cartellina” con tutti i file Audio/Video sul AirDisk e ho specificato ad iTunes la nuova collocazione (da preferenze, opzioni avanzate). La meraviglia di iTunes è che consente di lavorare anche se l’AirDisk non è disponibile: se ad esempio fossi in viaggio ed aggiungessi un CD audio alla mia libreria, iTunes lo copierebbe in locale, sull’hard disk del mio portatile. Una volta a casa mi sarebbe sufficiente chiedere ad iTunes di “consolidare la libreria” (dal menu “Avanzate”), per far si che automaticamente tutti i files vengano trasferiti sull’AirDisk. Semplice, immediato, a prova di “non esperti”.

In iTunes ho archiviato anche tutti i miei Film, DiVx compresi. Anche se infatti ufficialmente iTunes non supporta i DiVX in realtà è semplicissimo inserirglieli dentro. Basta aprire il filmato con quicktime e salvarlo come “Movie Link”, trascinando quindi il “Movie Link” che si viene a creare su iTunes, che lo accetterà senza colpo ferire. Per chi si è reso la vita semplice comprando un Mac l’operazione è ancora più facile: utilizzando una utility gratuita Movie2iTunes basta infatti trascinare il file video che si vuole inserire sull’icona dell’applicazione per far si che tutto avvenga automaticamente.

Per mantenere tutto in ordine, fondamentale se si programma di avere molto materiale video, ho quindi “aggiustato” la carattersistiche dei file video dentro iTunes. Dalla versione 6 (siamo alla 7) è possible infatti specificare il tipo di video che si è inserito: Movie, TV Show, Music Video. In particolare per tutti i miei video riguardanti serie TV ho specificato come type “TV Show” potendo quindi inserire: il nome della serie, la stagione, il numero ed il nome di ogni puntata. In questo modo anche i file video vengono ad essere raggruppati per Serie, ed all’interno della serie divisi per stagione ed ordinati per puntata.

Ecco terminata la programmazione del cuore dalla mia digital Home: una libreria unica di file audio, video e foto, visibile da tutti gli oggetti WiFi della mia casa (o quasi, Wii e XBOX ad esempio ancora non vedono AirDisk).

frontrow Il passaggio successivo è naturalmente la fruizione di questa library. Per la musica nessun problema: continuo ad utilizzare la mia precedente Airport Express, che ha una uscita Audio verso il mio stereo, così da far suonare musica senza fili direttamente da iTunes. Per il video non ho ancora completato il puzzle. Per il momento faccio cosi: prendo il mio MacBook, lo metto vicino alla TV, attaccandolo con un cavo S-Video. Uso quindi Front Row, il semplicissimo Media Center di Apple installato su tutti i nuovi Mac, pilotandolo con il telecomando (sempre in dotazione). L’esperienza è semplice e gradevole, anche se naturalmente appoggiandosi la library su AirDisk i tempi di risposta sono leggermente inferiori. Il problema naturalmente è che non è esattamente molto comodo spostare ogni volta il portatile ed attaccare tutti i cavi. La soluzione ideale è Apple TV, che fa esattamente questo: usa la library iTunes, anche esterna su AirDisk, ed essendo “permanentemente” collegata alla TV permette di vedere i film con grande comodità, senza dover attaccare e staccare i cavi ogni volta.

In realtà la Apple TV è destinata a fare molto di più: si è saputo che monta una versione ridotta di MacOSX, la stessa che gira anche su iPhone, ed è pronta quindi ad aprirsi ad un mondo di servizi affascinati. Già si parla di Videogiochi e di chiavette USB da attaccare per poterla usare come sintonizzatore TV (anche DTT). Ma sono convinto che Apple abbia già in serbo altre sorprese, orientate soprattutto all’integrazione massima con il nuovo MacOSX Leopard (di prossima uscita) e all’iPhone. Credo che la condivisione di musica, video e foto sarà resa ancor più semplice, e che l’iPhone si rivelerà essere (oltre a quanto già di chiarato) anche un Player ed un Telecomando universale per la nostra Digital Home.

apple tv

Ad ogni modo, Apple TV per il momento avrebbe chiuso il mio cerchio, ma in realtà non l’ho ancora comprata. Perchè? Semplicemente perché mi manca il televisore “giusto”. Apple TV esce infatti solo in Component (R,G,B) e in HDMI: chi non ha un TV color con queste prese può arrendersi. Non è quindi una questione di alta definizione, di sedici noni e quant’altro (Apple TV è compatibilissima anche con TV standard) ma solo di prese e connettori: se si hanno “i buchi giusti” bene, altrimenti non esiste nessun adattatore che faccia al caso nostro, a meno di non voler spendere centinaia di euro.

Per usare Apple TV dovrei quindi acquistare un televisore di nuova generazione, e qui, come ho già avuto modo di scrivere, si apre un mondo. Ho perso la speranza di poter mantenere un TV color per 10 anni, ma vorrei che almeno non diventasse obsoleto dopo 6 mesi, come sta accadendo oggi. Una scelta saggia, perché un minimo duratura, è a mio giudizio quella di un televisore LCD (non Plasma), Full HD (e quindi 1080p) a 120Hz (in grado quindi di raddoppiare i fotogrammi con alternanze nero/colore, anche sui segnali a 60Hz), con almeno 3 prese HDMI. Il tutto con una dimensione di schermo che sia almeno di 42 pollici (ma 52 sono meglio), sintonizzatore DVB-T, ed un downscaler SD/HD di prim’ordine (in pratica deve convertire i segnali a definizione standard, abbreviato in SD, in maniera che non risulti un immagine inguardabile come quella proposta dalla maggior parte dei TV HD o quasi HD oggi sul mercato). Comprare qualcosa di diverso significherebbe mangiarsi le mani a stretto giro, ma oggi acquistare un televisore con queste caratteristiche costa ancora troppo. Sto aspettando con trepidazione la nuova seri R degli AQUOS della Sharp, che dovrebbe uscire a maggio, portando se non altro le caratteristiche in linea con quanto desiderato, con una qualità eccellente tipica di Sharp, e con dei prezzi più contenuti rispetto ad esempio ai Sony Bravia che soffrono troppo di un sovrapprezzo dovuto ai folli costi di marketing che li hanno accompagnati.

Fino ad allora la mia Digital Home rimarrà a metà, con il MacBook destinato a fare avanti ed indietro dalla scrivania al televisore. In alternativa potrei comprarmi ad esempio un MacMini da dedicare esclusivamente a questo scopo. D’altra parte è dotato di telecomando, WiFi, FrontRow, e può uscire con un “banalissimo” S-Video, e forse a comprarlo usato non si spende poi cosi tanto. Ciò nonostante preferisco aspettare, perché come ho detto credo che Apple TV in combinata con iPhone ed il nuovo MacOSX potranno regalarci molto di più.

– Come spostare la propria library iTunes su AirDisk.
– L’utility Movie2iTunes.
– L’hacking della Apple TV (per vedere anche i DiVx).
– Cos’è l’Alta Definizione.
– La scheda prodotto di Airport Extreme Base Station.
– La scheda prodotto di Apple TV.

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Feb 07

Le scimmie con il telefonino e il monolito WiMax.

L’avvento del WiMax si avvicina sempre di più e credo sia importante continuare a spendere parole sull’argomento prima che vengano rilasciate le prime frequenze destinate a questa tecnologia. Non tanto per il WiMax di per se ma per ciò che rappresenta nel campo delle trasmissioni radio digitali: seppure giovane, è l’anello di congiunzione tra il vecchio packet radioamatoriale e il DTT, tra la trasmissione dati personale e la trasmissione dati industriale. Ed è una convergenza che rende questa tecnologia scomoda, perchè pone un grande punto interrogativo sulle teste di tutti coloro che erano già imbarcati in altre avventure tecnologiche analoghe e contigue. Nessuna tecnologia prima d’ora ha avuto la capacità di far convergere due approcci alle comunicazioni radio così distanti tra loro, di far collassare uno sopra all’altro mercati un tempo completamente divisi, e di trasformare per la prima volta la teletrasmissione in telecomunicazione reale, che come la comunicazione de visu è simmetrica e basata sulla mutua comprensione tra interlocutori; ma soprattuto di metterla alla portata di tutti grazie alla sua economicità. Dico che il WiMax è il primo per vari motivi: la TV è economica ma non è telecomunicazione perchè è asimmetrica e per questo senza possibilità della costante reciproca comprensione tra le parti del sistema comunicativo che caratterizza la comunicazione naturale; Internet è telecomunicazione, ma le tecnologie impiegate fino ad ora – il cavo – sono estremamente costose, al punto che il problema più grande che il Ministro Gentiloni sta affrontando in questi giorni è proprio di trovare un modo per garantire la remunerabilità degli eventuali investimenti sulla rete (obsolescente), e tecnologie asimmetriche nella stragrande maggioranza dei casi; i telefonini potrebbero essere considerati dei precursori a livello applicativo, se non fosse che gli operatori ne hanno strangolato le già poche potenzialità culturali tassando sistematicamente qualsiasi uso se ne potesse fare, e in ogni caso a livello infrastrutturale sono troppo costosi. Invece con chi in questo momento sta pensando al WiFi voglio comunicare con una metafora: mentre il WiFi era un feto con alcuni organi ancora non autonomi – come ad esempio l’incapacità di garantire i livelli desiderati di qualità – il WiMax è un bambino; infante, ma completo di tutte le sue funzioni vitali e con grandi potenzialità.

Il WiMax però attualmente ha un difetto e due problemi.

Il difetto è comune a tutte le tecnologie di trasmissione digitale via radio; ponendo gli attributi di queste tecnologie su una linea immaginaria che va dalla fisica all’economia otteniamo una semiretta: inesorabilmente limitata dal lato della fisica delle onde elettromagnetiche, illimitata dal lato dell’economia. Infatti grazie a varie amenità da scienziati – Teorema di Fourier, Teorema di Shannon-Nyquist, etc – sappiamo che esistono dei limiti fisici invalicabili sui quali possiamo, e non senza sacrificio, solo lavorare per avere al più spazi di manovra leggermente più ampi. Cosa centra con il WiMax? Con un approccio tradizionale, e tenendo conto del fatto che la quantità di frequenza non è illimitata, così come del fatto che il numero di dispositivi da mettere in rete e quindi la densità di questi dispositivi sul territorio è in costante aumento (computer, telefoni, automobili … sensori d’allarme, frigoriferi, lavatrici), viene da se che per soddisfare le necessità di comunicazione dobbiamo aumentare la capillarità delle antenne sul territorio. A questo punto sorge però un problema economico: se la fruizione dei nostri tetti diventa un elemento fondamentale imprescindibile dall’attività dell’operatore, perchè dobbiamo concederne l’uso gratuito agli operatori che ci faranno poi pagare la bolletta usando oltretutto lo spettro radio (bene pubblico indisponibile)? E’ chiaro che sopraggiunge anche qui, come sul cavo, un problema di remunerazione degli operatori; problema che, sempre con l’approccio tradizionale, non può essere risolto a meno di obbligare amministrativamente i cittadini a farlo e quindi aumentare l’iniquità dei governanti nei confronti dei governati. Un’operazione che mina le fondamenta del patto sociale e alimenta inevitabilmente derive anarcoidi pericolosissime, ma originate in questo caso da una sottrazione totalitaria e ingiustificabile di un bene pubblico ai cittadini tutti, e per farne oligopoli di cui pochissimi possono godere. Il primo problema, amministrativo, è di carattere ben più generale e riguarda le frequenze: lo spettro radio è una risorsa limitata ma non esauribile, come gestirla per farne l’uso più profittevole?

Senza un progetto a lunga scadenza che permetta un riordino graduale ma totale dello spettro radio il WiMax rischia di non avere frequenze su cui operare; o comunque di doversi accontentare degli scarti, recuperati a fatica passo dopo passo su segmenti di frequenze distanti tra loro o limitanti le capacità esprimibili dalla tecnologia, come sta accadendo per questa prima banda di frequenze auspicabilmente a disposizione nei prossimi mesi (frequenze che limitano la capacità del WiMax di saltare gli ostacoli). Il secondo problema invece è di natura sociale: una società basata su un etica estremamente solipsistica non riesce a fare sistema, a lavorare secondo le necessarie logiche di convergenza piuttosto che in base a scontri continui promossi a modus operandi standard.

Nei mesi scorsi ho sondato approfonditamente il problema delle TLC interagendo, senza fare sconti a nessuno, con una parte dell’industria nostrana e rilevando una situazione disastrosa. I grandi operatori (fissi e mobili) si limitano a manovrare in silenzio dietro le quinte i fili della politica, questo per determinare a priori un quadro normativo a loro più congeniale possibile; come nella migliore tradizione italiana. I piccoli operatori invece, stremati da anni di mercato profondamente malato – il loro unico fornitore possibile è anche il loro competitor più pericoloso – non hanno dimostrato ne capacità di generare nuove strategie, ne le capacità di aggregazione necessarie a rendersi indipendenti; si limitano dunque a cercare di replicare i pattern dei player più grandi – premere sulla politica – senza però averne le possibilità e dunque fallendo sistematicamente; anche questi dunque seguono la tradizione. Le aziende italiane fornitori degli operatori sono in genere schiacciate nella fossa a più basso valore aggiunto di tutta la catena del valore (system integration) in quanto da un lato (brevetti) sono bloccate dai loro fornitori in genere esteri (Microsoft, IBM, Cisco, etc), e dall’altro lato (providing) dai loro stessi clienti. Nel caso del WiMax (un canale impiega 20Mhz) tutti dunque vogliono la possibilità di usare in regime di licenza individuale (uso esclusivo) una fetta dei 35+35 Mhz che saranno rilasciati nei prossimi mesi ma è fisicamente impossibile che ciò avvenga e dunque la competizione autolesionista potrebbe facilmente creare, nella migliore delle ipotesi, poche piccole vittorie di Pirro.

Al difetto e al primo dei due problemi c’è una soluzione: l’Open Spectrum di David P. Reed, e il conseguente Wireless Commons.

Ma più di una soluzione si tratta di una rivoluzione perchè, come gli altri commons e teorie analoghe – ad esempio, in tema di proprietà intellettuale, gli Alternative Compensation Systems studiati dal Prof. William Terry Fisher della prestigiosa Harward Law School – si tratta di passare da un valore misurato in scarsità, ad un valore misurato in abbondanza. Quando si parla di Informazione è infatti possibile elevare a potenza il valore aggiunto semplicemente garantendo l’uso no-profit delle materie prime – ad esempio lo spettro radio e la proprietà intellettuale – per poi in seconda istanza privatizzare, e dunque monetizzare, l’enorme quantità di valore prodotto dalla naturale collaborazione tra animali sociali. Nel caso del WiMax la strategia che potrebbe portarci addirittura ad un nuovo boom economico – ricordo che le telecomunicazioni incidono sul 40% del PIL – consisterebbe nel creare una normativa che consenta l’uso libero di questa prima piccola banda di frequenze e al contempo però costringa ad un uso collaborativo delle stesse per formare un’unica rete dati. Questo consentirebbe di lasciare in pasto all’ingegno italico una piccola porzione di risorsa su cui i nostri ragazzi possano sperimentare, ingegnerizzare tecnologia nostra, creare dei nostri modelli di business, e così diffondere la cultura dell’Informazione di cui ha bisogno la nostra popolazione. In seconda istanza, cioè quando saranno liberate le pregiatissime frequenze utilizzate per la televisione analogica oramai in phasing-out, replicare i modelli sperimentati per creare una rete dati unica – a cui integrare, perchè no, anche le reti digitali di broadcasting fintanto che queste avranno più prestazioni streaming A/V di quante ne possa esprimere una tecnologia simmetrica – di cui verrebbero date in concessione, in un ottica lucrativa, non le frequenze necessarie a formare la rete, ma piuttosto la sua capacità trasmissiva. Infatti il valore reale di una rete di comunicazione non è nei cavi o nelle frequenze, ma è sia nella capacità intrinseca che questi hanno di trasportare l’informazione, sia nell’informazione stessa – i contenuti – che la rete trasporta. Se la capacità trasmissiva è maggiore, maggiori sono le risorse date in concessione agli operatori e maggiore è la velocità con cui si crea cultura e benessere nel nostro Paese.

Purtroppo per noi però questa è una cultura, come ho delineato nel secondo problema su esposto e come appare ancora più evidente guardando ai 400 milioni che la Difesa ha chiesto alle Comunicazioni per quelle frquenze, che non abbiamo: confondiamo la collaborazione (piano sociale) con la comunione dei beni (piano economico) e questo ci priva di qualunque possibilità di collaborare per avere di più. Temo dunque che anche questa volta – come fu con le radio di quartiere, con le TV di quartiere e con l’Italian Crackdown delle BBS – assisteremo alla distruzione totale di qualsiasi possibilità del nostro popolo di creare rapidamente una diffusa Cultura dell’Informazione di cui far godere i nostri figli. Nel lasciarvi chiedo a voi: se quando eravate ragazzi aveste avuto la possibilità di cimentarvi al microfono di una radio di quartiere, o di giocare davanti ad una telecamera, o magari di incontrare molti più compagni di avventure grazie alla rete Fidonet precursore di Internet, oggi gli interessi telematici dei vostri figli sarebbero limitati ai loghi, le suonerie per i cellulari e il download selvaggio?

Mik Ho letto diversi articoli di Michele Favara Pedarsi su Punto Informatico che ho trovato illuminati. Ho chiesto a Michele se gli andava di fare quattro chiacchiere con i lettori di questo blog per illustrare le sue tesi, che riguardano anche il futuro della TV. Quello che avete letto è il suo post. Michele è nato a Roma l’anno in cui si sono succeduti 3 papi. Folgorato dal suo C=64 in tenera età, ha frequentato Ingegneria Informatica a Tor Vergata, lavorato come sistemista unix per un decennio, insegnato cablaggi strutturati in ogni angolo del Paese e scritto saltuariamente per Punto Informatico. Negli ultimi anni la sua attenzione si è focalizzata sulle tecnologie wireless, sulle quali di recente ha iniziato la costruzione di un centro di competenza.

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26
Feb 07

Il vero business dell’iPhone? Vendere suonerie.

C’è chi si è messo a fare le pulci alla presentazione dell’iPhone fatta da Jobs, ed ha scoperto particolari nascosti molto interessanti. Guardate il video in testa a questo post. Il vero business del’iPhone? Vendere suonerie. Un cortocircuito spaventoso tra telefonini e musica digitale. Un dettaglio che era sfuggito a tutti gli “analisti” che farà entrare Apple in un business spaventoso. Trema chi ha nelle suonerie il suo centro di gavità, Apple sarà un rivale agguerrito. Se si pensa che si paventano magiche integrazioni tra il prossimo sistema MacOSX Leopard, la Apple TV, iPhone, iPod e iTunes si capisce come siamo di fronte ad un player che avrà qualcosa d’importante da dire nel mercato dei media d’intrattenimento digitale. Apple da qualche mese sta reclutando anche diversi game desinger di provata abilità. Anche il mercato della distribuzione online dei games è sotto attacco. Io credo che se nelle prossime settimane Apple scenderà sotto i $85 converrà comprare, a tutta l’aria di essere una grande annata, berremo del buon vino.

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