Current: l’informazione indipendente fa paura?

Botte da destra e da sinistra. In questi ultimi giorni, Il Giornale e RedTV hanno attaccato Current, molto probabilmente, a testimonianza che siamo sulla strada giusta: se si abbraccia l’informazione indipendente, quella senza preconcetti, senza sponsor politici, senza peli sulla lingua o tesi da dover dimostrare si scontentano un po’ tutti, o meglio tutti quelli che preferirebbero che certe informazioni (o in alcuni casi certi pensieri) non venissero neanche esposti.

Andiamo con ordine: sabato 21 novembre un articolo a tutta pagina de IL GIORNALE critica Current per la sua programmazione. Titolo: ‘la TV con il più alto tasso di antiberlusconismo’; Lunedi 23 via Facebook , RED TV mi risponde polemicamente a un post rilasciato sul mio blog in merito alla non opportunità di accostare progetti come YouDem, in primis, e quindi REDTV a Current. Allo stato delle cose, penso sarebbe meglio destinare i finanziamenti pubblici a TV e periodici per scopi più utili per la comunità.

Non voglio entrare in nessun modo in una polemica politica con chicchessia, perché questo non è il mio obiettivo, quanto analizzare le questioni poste sul tavolo da IL GIORNALE e da RED da un punto di vista di comunicazione portando a supporto alcuni numeri che ritengo fondamentali.

Partiamo dal IL GIORNALE. Ci definisce la tv con il più alto tasso di antiberlusconismo, questo perché nel corso delle ultime stagioni (da marzo 2009 a novembre 2009, dove la seconda stagione è ancora in corso) avremmo commesso l’azzardo di programmare ben tre documentari su Silvio Berlusconi. Tutti e tre guarda caso mai mandati in onda da nessun altro canale TV in Italia. Il primo “Citizen Berlusconi” visto da oltre 4 milioni di spettatori è un doc prodotto in Italia da SteFilm con la partecipazione di quattro televisioni pubbliche europee e mandato in onda in america della TV pubblica PBS; il secondo, “L’affaire Mondadori” distribuito dalla francese Artè, ha totalizzato ad oggi quasi 800 mila spettatori; “Berlusconi la sua storia” è un titolo prodotto da BBC visto da oltre 1 milione e 800 mila spettatori. Tre titoli, circa tre ore di programmazione su un totale nello stesso periodo di circa 90 ore di contenuti originali programmati che, conti alla mano, fa circa 3.3% del palinsesto. Pensate un po, 3 ore di programmazione di documentari di BBC, Arte e Stefilm fanno di Current la TV a più alto tasso di antiberlusconismo in Italia. Il che paradossalmente può anche sfiorare il vero visto che il 100% delle altre TV in Italia di contenuti informativi su Berlusconi non ne manda, tranne rari casi citati a parallelo di Current proprio da IL GIORNALE, come Santoro e la Gabanelli.

Current, sempre secondo il quotidiano diretto da Feltri, è nano-share: in pratica si afferma che non la guardi nessuno o quasi. E allora perché attaccarci? Forse perché in realtà qualcuno ci guarda? Oltre mezzo milione di persone ogni giorno, 2 milioni e 100 mila spettatori unici a settimana, per una platea totale nell’ultimo mese di ottobre di 5 milioni e 200 mila spettatori unici (dati Auditel). Cifre che se accostate a quante copie diffonde ogni giorno IL GIORNALE ovvero 176 mila (periodo agosto 2008 – luglio 2009 fonte Audipress) fanno di Current un soggetto informativo del quale è probabilmente giunto il momento di cominciare a parlar male. Almeno stando alle vecchie logiche perché una recente ricerca qualitativa che Current ha commissionato a Simulation Intelligence traccia un profilo del pubblico che dovrebbe far pensare anche gli esperti di comunicazione de IL GIORNALE: Il 38% del pubblico di Current si dichiara schierato politicamente a destra o a sinistra (gli altri, la maggior parte, si dichiarano “non schierati”). Tra gli schierati, più di un terzo (13%) si dichiara di destra (il 25% a sinistra) . Ma ancor più sorprendente è che, incrociando il dato con quanti dichiarano di apprezzare il canale con un giudizio positivo, coloro che hanno un orientamento politico a destra superano quelli di sinistra (32% contro 26%, gli altri sono “non schierati”). In sintesi tra il nostro pubblico chi ama più il canale tende ad essere un elettore di destra.
Questo porta a pensare che:
a) il 96.7% del palinsesto di Current che non informa su Berlusconi tratta probabilmente di tematiche trasversali (affari internazionali, ambiente, droghe, religione, mafie e ecomafie etc.) che trascendono qualsiasi colore politico
b) che anche l’elettorato di destra è forse interessato finalmente ad avere dei documentari informativi su chi ci governa, soprattutto se prodotti all’estero e firmati da grandi produzioni come BBC.
Oltre a queste evidenze sarebbe bastato agli uomini di Feltri passare qualche ora in più davanti al nostro canale per rendersi conto di quanto complesso è l’universo che stiamo cercando di indagare, quante sono le inchieste che abbiamo aperto, quante testimonianze inquietanti sono state documentate in riferimento al nostro paese e in definitiva quanto grande è ormai il mondo che interessa anche noi piccoli Italiani per come, ad esempio, le conseguenze dei crimini ambientali in corso da decenni alla fine non potranno che riguardare anche noi.
In Italia, però, l’abitudine della stampa a ignorare i fatti mistificando le situazioni scomode è ormai oltre lo stadio di consolidamento: è la normalità. A noi questo sembra assurdo, noi che stiamo lottando perché il mondo dove viviamo e dove vivranno le nostre famiglie entri in una nuova era di ragione, permeata di responsabilità e giustizia. Crediamo che l’unico modo che abbiamo a disposizione –facendo il mestiere che facciamo – sia quello di informare il nostro pubblico su tutti i temi di interesse generale, senza pregiudizi, senza manipolazioni e senza censure. E credo che questi siano gli stessi valori in cui si riconosce la totalità delle persone per bene in Italia, senza colore politico, senza etichette.

Sulla polemica avanzata da RED solo poche parole.
Si è arrivato a dire che il mio attacco alle “TV di partito” e ai finanziamenti per l’editoria a favore di realtà senza un vero progetto editoriale e, soprattutto, senza un reale seguito di pubblico, sia un attacco ai lavoratori di queste realtà. Mai mi augurerò che nessuno perda il proprio posto di lavoro, diritto fondamentale. E di certo non era questo il senso del mio post. Il senso è, e mi ripeto, spendere bene i nostri soldi: finanziare pubblicamente le imprese meritevoli, quelle che hanno progetti seri e che riescano in un lasso di tempo ragionevole a dimostrare sul mercato il loro valore. Non è questo il caso di molte realtà che ricevono periodicamente ingenti finanziamenti pubblici, per i quali è normale che un qualunque cittadino abbia il diritto di chieder di render conto. Con gli oltre 4 milioni di euro all’anno che RED riceve come finanziamento qual è il progetto editoriale in piedi? Quali sono gli obiettivi e le promesse nei confronti del pubblico? Quali i risultati? (per la cronaca i dati di Red Tv, “la macchina da presa dalemiana”, vengono elencati con raro tempismo in prima pagina su Il Foglio del 25 novembre 2009, senza purtroppo alcuna citazione della fonte o della società di ricerca da cui provengano)

Credo che porsi queste domande non sia solo lecito ma anche doveroso. Agli amici di RED se vorranno dare delle risposte o, molto più semplicemente, aprire un dibattito civile e costruttivo.

Noi quello che possiamo dire è che con una cifra simile stiamo facendo Current.

7 comments

  1. Caro Tommaso, un paio di precisazioni.

    Io, nella mia nota su facebook, non ho attaccato Current, ma ho attacato te e il tuo post. E’ diverso. Non c’è alcuna volontà di andare contro un “progetto di informazione indipendente”. “Nessuna botta da destra e da sinistra”. Io, di certo, non rappresento la sinistra. Rappresento solo me stesso e le mie idee.

    Ho criticato i tuoi numerosi errori in quel post (RED non è una tv di partito, il direttore di Youdem si chiama Verini), e, soprattutto, mi sono scagliato contro la tua volontà di chiudere non solo RED e Youdem, ma di tutti i soggetti che vanno a contributo.

    La tua difesa: “Mai mi augurerò che nessuno perda il proprio posto di lavoro, diritto fondamentale” è un po’ “paracula”. Difficile augurarsi che un posto chiuda e che nello stesso tempo i lavoratori mantengano un posto di lavoro. Le due cose, semplicemente, non sono conciliabili.

    Tutta l’editoria italia – dai grandi giornali ai piccoli quotidiani – vivono anche grazie a questi contributi, che servono a tenere in vita una pluralità di voci.

    Quali sarebbero i criteri per selezionare le “imprese meritevoli”, quelle che “hanno progetti seri”? Perché secondo te RED non è “meritevole”, perché il suo progetto non è serio. In cosa è lacunoso. E’ una tv che da 5 anni racconta la politica italiana, sia di destra che di sinistra. Cerca di spiegarla agli appassionati della politica stessa, rivolgendosi a questa nicchia. Per esempio a quei 3 milioni e rotti di persone che sono andate a votare alla primarie del Pd.

    Sono un giornalista di RED – un giornalista praticante – che ha ricavato una brutta sensazione dal tuo precedente post. E che soprattutto si chiede, ma prima di chiedere la chiusura di RED, l’hai guardata almeno per una settimana in questo anno ?

    Con stima

    Marco Esposito

  2. Per sviscerare la diatriba sarebbe utile sapere se:

    a) curent può/rifiuta di accedere ai contributi e perché?
    b) REDTV è in grado di dimostrare di avere un seguito reale di telespettatori con rilevazioni attendibili?

    Siamo tutti purtroppo più che consapevoli di come gli aiuti all’editoria siano facilmente usati male (basta pensare a Mastella ed il suo giornale “il Campanile”).
    Credo che, indipendentemente dall’opinione pro o contro gli aiuti, sia dovere morale di chi quelgli aiuti li prende “certificare” che siano soldi spesi bene.

  3. Riccaro, basta collegarsi con REDtv. Sull’890 di Sky, o su http://www.redtv.it. Sul sito trovi pure tutti gli archivi delle tramsissioni, oltre che lo streaming.

    Oggi si è chiusa “REDazione”, la trasmissione di approfondimento politico del mattino di RED, che ha visto alternarsi alla conduzione Concita De Gregorio, Stefano Menichini direttore di Europa, Antonio Polito del Riformista, Piero Sansonetti e altri giornalisti. Abbiamo fatto oltre 200 puntate. Questa è una struttura che racconta la politica da anni. Che esiste veramente e che forma anche dei giornalisti. E che ha una programmazione in diretta di svariate ore al giorno.

  4. So che non c’entra molto ma volevo chiederlo da tempo… se Current è indipendente anche dai broadcaster che lo ospitano, ci sarà una minima speranza di vedere CURRENT TV anche sul digitale terrestre a switch-off più o meno completato ?

  5. Ma soprattutto la domanda è: current da dove prende i soldi? E che differenza c’è tra prendere i soldi da murdoch in virtù di un accordo politico-lobbystico con al gore (che altrimenti rischiava il fallimento come dimostrano i recenti licenziamenti) rispetto a prendere i soldi pubblici in virtù di una legge dello stato italiano a difesa del pluralismo dell’informazione?

  6. Current vista da 500 mila spettatori unici al giorno? Dati Auditel? Vorrei vederli.
    Tommaso hai preso tutti i dati di ascolto di tutti i programmi di un giorno e li hai sommati?

  7. Comunque, caro Tommaso, il governo ha presentato ieri sera un maxi emendamento alla finanziaria in commissione.

    Nel maxi emendamento è prevista anche una norma che cancella il “diritto soggettivo” delle testate per quanto riguarda i finanziamenti pubblici all’editoria.

    La tua richiesta, quindi, è stata esaudita. Se la norma sarà confermata dal voto della commissione e dell’aula molte testate giornalistiche, a iniziare da REDtv, chiuderanno.

    Secondo me, in questo momento storico del nostro paese, è una cosa pessima. Senza giornali come il Manifesto, Europa, l’Unità, l’Avvenire, Il Secolo d’Italia, il Foglio, Il Riformista e altre testate, la nostra possibilità di scelta sarà più scarsa.

    E questo non è un bene per il nostro paese. Al di là del posto di lavoro mio, e dei miei colleghi.

    Marco