November, 2009


27
Nov 09

Sul giornalismo d’inchiesta e sulle difficoltà di fare i conti con il nostro sistema giornalistico.

In un’intervista rilasciata a Radioradicale.it, Tommaso Tessarolo – Direttore di Current Italia – affronta il tema del giornalismo d’inchiesta e della difficoltà di fare i conti con il nostro sistema giornalistico.

via: RadioRadicale.it
download: MP3


25
Nov 09

Current: l’informazione indipendente fa paura?

Botte da destra e da sinistra. In questi ultimi giorni, Il Giornale e RedTV hanno attaccato Current, molto probabilmente, a testimonianza che siamo sulla strada giusta: se si abbraccia l’informazione indipendente, quella senza preconcetti, senza sponsor politici, senza peli sulla lingua o tesi da dover dimostrare si scontentano un po’ tutti, o meglio tutti quelli che preferirebbero che certe informazioni (o in alcuni casi certi pensieri) non venissero neanche esposti.

Andiamo con ordine: sabato 21 novembre un articolo a tutta pagina de IL GIORNALE critica Current per la sua programmazione. Titolo: ‘la TV con il più alto tasso di antiberlusconismo’; Lunedi 23 via Facebook , RED TV mi risponde polemicamente a un post rilasciato sul mio blog in merito alla non opportunità di accostare progetti come YouDem, in primis, e quindi REDTV a Current. Allo stato delle cose, penso sarebbe meglio destinare i finanziamenti pubblici a TV e periodici per scopi più utili per la comunità.

Non voglio entrare in nessun modo in una polemica politica con chicchessia, perché questo non è il mio obiettivo, quanto analizzare le questioni poste sul tavolo da IL GIORNALE e da RED da un punto di vista di comunicazione portando a supporto alcuni numeri che ritengo fondamentali.

Partiamo dal IL GIORNALE. Ci definisce la tv con il più alto tasso di antiberlusconismo, questo perché nel corso delle ultime stagioni (da marzo 2009 a novembre 2009, dove la seconda stagione è ancora in corso) avremmo commesso l’azzardo di programmare ben tre documentari su Silvio Berlusconi. Tutti e tre guarda caso mai mandati in onda da nessun altro canale TV in Italia. Il primo “Citizen Berlusconi” visto da oltre 4 milioni di spettatori è un doc prodotto in Italia da SteFilm con la partecipazione di quattro televisioni pubbliche europee e mandato in onda in america della TV pubblica PBS; il secondo, “L’affaire Mondadori” distribuito dalla francese Artè, ha totalizzato ad oggi quasi 800 mila spettatori; “Berlusconi la sua storia” è un titolo prodotto da BBC visto da oltre 1 milione e 800 mila spettatori. Tre titoli, circa tre ore di programmazione su un totale nello stesso periodo di circa 90 ore di contenuti originali programmati che, conti alla mano, fa circa 3.3% del palinsesto. Pensate un po, 3 ore di programmazione di documentari di BBC, Arte e Stefilm fanno di Current la TV a più alto tasso di antiberlusconismo in Italia. Il che paradossalmente può anche sfiorare il vero visto che il 100% delle altre TV in Italia di contenuti informativi su Berlusconi non ne manda, tranne rari casi citati a parallelo di Current proprio da IL GIORNALE, come Santoro e la Gabanelli.

Current, sempre secondo il quotidiano diretto da Feltri, è nano-share: in pratica si afferma che non la guardi nessuno o quasi. E allora perché attaccarci? Forse perché in realtà qualcuno ci guarda? Oltre mezzo milione di persone ogni giorno, 2 milioni e 100 mila spettatori unici a settimana, per una platea totale nell’ultimo mese di ottobre di 5 milioni e 200 mila spettatori unici (dati Auditel). Cifre che se accostate a quante copie diffonde ogni giorno IL GIORNALE ovvero 176 mila (periodo agosto 2008 – luglio 2009 fonte Audipress) fanno di Current un soggetto informativo del quale è probabilmente giunto il momento di cominciare a parlar male. Almeno stando alle vecchie logiche perché una recente ricerca qualitativa che Current ha commissionato a Simulation Intelligence traccia un profilo del pubblico che dovrebbe far pensare anche gli esperti di comunicazione de IL GIORNALE: Il 38% del pubblico di Current si dichiara schierato politicamente a destra o a sinistra (gli altri, la maggior parte, si dichiarano “non schierati”). Tra gli schierati, più di un terzo (13%) si dichiara di destra (il 25% a sinistra) . Ma ancor più sorprendente è che, incrociando il dato con quanti dichiarano di apprezzare il canale con un giudizio positivo, coloro che hanno un orientamento politico a destra superano quelli di sinistra (32% contro 26%, gli altri sono “non schierati”). In sintesi tra il nostro pubblico chi ama più il canale tende ad essere un elettore di destra.
Questo porta a pensare che:
a) il 96.7% del palinsesto di Current che non informa su Berlusconi tratta probabilmente di tematiche trasversali (affari internazionali, ambiente, droghe, religione, mafie e ecomafie etc.) che trascendono qualsiasi colore politico
b) che anche l’elettorato di destra è forse interessato finalmente ad avere dei documentari informativi su chi ci governa, soprattutto se prodotti all’estero e firmati da grandi produzioni come BBC.
Oltre a queste evidenze sarebbe bastato agli uomini di Feltri passare qualche ora in più davanti al nostro canale per rendersi conto di quanto complesso è l’universo che stiamo cercando di indagare, quante sono le inchieste che abbiamo aperto, quante testimonianze inquietanti sono state documentate in riferimento al nostro paese e in definitiva quanto grande è ormai il mondo che interessa anche noi piccoli Italiani per come, ad esempio, le conseguenze dei crimini ambientali in corso da decenni alla fine non potranno che riguardare anche noi.
In Italia, però, l’abitudine della stampa a ignorare i fatti mistificando le situazioni scomode è ormai oltre lo stadio di consolidamento: è la normalità. A noi questo sembra assurdo, noi che stiamo lottando perché il mondo dove viviamo e dove vivranno le nostre famiglie entri in una nuova era di ragione, permeata di responsabilità e giustizia. Crediamo che l’unico modo che abbiamo a disposizione –facendo il mestiere che facciamo – sia quello di informare il nostro pubblico su tutti i temi di interesse generale, senza pregiudizi, senza manipolazioni e senza censure. E credo che questi siano gli stessi valori in cui si riconosce la totalità delle persone per bene in Italia, senza colore politico, senza etichette.

Sulla polemica avanzata da RED solo poche parole.
Si è arrivato a dire che il mio attacco alle “TV di partito” e ai finanziamenti per l’editoria a favore di realtà senza un vero progetto editoriale e, soprattutto, senza un reale seguito di pubblico, sia un attacco ai lavoratori di queste realtà. Mai mi augurerò che nessuno perda il proprio posto di lavoro, diritto fondamentale. E di certo non era questo il senso del mio post. Il senso è, e mi ripeto, spendere bene i nostri soldi: finanziare pubblicamente le imprese meritevoli, quelle che hanno progetti seri e che riescano in un lasso di tempo ragionevole a dimostrare sul mercato il loro valore. Non è questo il caso di molte realtà che ricevono periodicamente ingenti finanziamenti pubblici, per i quali è normale che un qualunque cittadino abbia il diritto di chieder di render conto. Con gli oltre 4 milioni di euro all’anno che RED riceve come finanziamento qual è il progetto editoriale in piedi? Quali sono gli obiettivi e le promesse nei confronti del pubblico? Quali i risultati? (per la cronaca i dati di Red Tv, “la macchina da presa dalemiana”, vengono elencati con raro tempismo in prima pagina su Il Foglio del 25 novembre 2009, senza purtroppo alcuna citazione della fonte o della società di ricerca da cui provengano)

Credo che porsi queste domande non sia solo lecito ma anche doveroso. Agli amici di RED se vorranno dare delle risposte o, molto più semplicemente, aprire un dibattito civile e costruttivo.

Noi quello che possiamo dire è che con una cifra simile stiamo facendo Current.


18
Nov 09

YouTube DIRECT – Il Citizen Journalism per tutti.

YouTube si fa piattaforma anche per siti terzi. Espressamente pensata per aziende media che vogliano raccogliere raw footage dalla strada per trasformali in notizie. Semplice e potente. YouTube spazza via in un sol colpo tutti gli aspiranti distributori di piattaforme e di comunità annesse. La sfida più grande rimane sempre la stessa: grantire la qualità del contenuto. Ma questa è un’altra storia.


8
Nov 09

Al Gore is taking interactive TV to the next level in Italy.

Al Gore’s Milan-based Current TV outpost — it’s only operation in continental Europe — has just started airing Italy’s first Web TV drama series, called “Frammenti” (Fragments) about an investigative journo who falls prey to a memory loss drug, accused of a murder he did not commit.

Viewers, both on TV and the Web, try to rescue Lorenzo Soare, the intrepid protag, becoming investigators themselves and an integral part of the show. Besides being a totally new type of content for Italy, the series also marks the first foray into scripted drama for Current TV, which has heretofore made guerrilla-style journalism its trademark.

Since setting up a local channel in May 2008 featuring both user-generated content and purchased product, beamed by Rupert Murdoch’s Sky Italia satcaster and visible online, Current TV is making Italy its global testing ground for the niche new media web, aimed at 18- to 35-year-olds.

“Italy acts as a laboratory for the whole network; one that yields positive results,” says Current TV Italy managing director Tommaso Tessarolo.

[...]

full article at: VARIETY.


6
Nov 09

Chiudiamo le TV di partito.

Ci risiamo. Dopo le dichiarazioni al lancio le menti illuminate del PD oggi sul “Il Fatto” ripropongono lo stesso teorema: YouDem è come Current TV? chiede il giornalista del quotidiano diretto da Padellaro a Walter Vetrini “storico braccio destro di Water Veltroni”. La risposta laconica: “L’idea è quella, ma con molti meno uomini e mezzi” risponde l’ormai ex direttore rivelandosi attento osservatore televisivo.

Capisco che fa probabilmente tanto comodo questo accostamento agli strateghi del PD ma la verità, talmente chiara e lampante da essere chiara anche ad un bambino di quinta elementare, è che Current con i progetti TV del PD (YouDem e RED) non c’entra un benemerito! Trovo l’accostamento insultante per un progetto come Current che: a) non è la TV di Al Gore (nel senso che loro credono) b) non è la TV del partito democratico americano. Aggiungerei anche c) Current non è come YouDem per bocca del suo ex direttore dichiara di essere una TV che trasmette “i video degli utenti” e i grandi eventi del partito.

Current nasce e si sviluppa come progetto di Independent Information, di TV democratica nel senso che rompe le tradizionali barriere tra un network televisivo e chi ha idee e capacità per creare delle storie d’inchiesta in grado di scoperchiare le verità più scomode nel nostro paese e nel mondo. Non è una TV di partito finanziata con i soldi pubblici, ma un progetto commerciale distribuito ad oltre 60 milioni di famiglie in tutto il mondo. Non è una TV asservita a logiche di potere ma una voce libera ed indipendente che non si schiera ma investiga e documenta a 360 gradi. E in difinitiva non è la TV megafono di Al Gore, apparso solo una volta sul canale per rispondere alle 10 domande (!!) proposte e votate dagli utenti del Social Network DIGG e presentate dallo stesso Kevin Rose (esattamente come rispondere senza contraddittorio per bocca di Vespa…).

Da “Il Fatto” mi aspetterei una bel approfondimento su quei 1.2 milioni di euro che Vetrini dichiara di avere a budget per gestire YouDem; ma una domanda corretta all’ex direttore è stata posta: “Quanti spettatori ha YouDem?”. Risposta: non siamo rilevati dall’auditel, forse 10/20 milia spettatori al giorno. La verità è che, per fortuna, le TV di partito non le guarda nessuno. Varrebbe la pena chiudere i finanziamenti a questi pubblici sperperi (inutili quotidiani e periodici compresi) e finanziare l’entrata dell’Italia nell’era moderna consentendole di avere una diffusione del servizio di banda larga che sia almeno in scia con la media europea. E invece no, Internet fa tanta paura, meglio dare i soldi alle TV anche se non le vede nessuno.