La free-press è stata l’evoluzione inattesa che ha dato l’ennesima, forse definitiva, spallata al già agonizzante mondo della carta stampata. Il trend di vendita dei giornali è in continua discesa, da anni. L’entrata in scena di Internet segnò il vero tracollo. Ora da qualche anno è arrivata questa nuova formula che sta letteralmente spopolando e che ha costretto i padroni del vapore ad un ulteriore cambio di rotta (i gratuiti hanno conquistato le primissime posizioni anche in Italia per numero di lettori).
Cosa ha fatto della free press un successo? Quattro fattori: è gratuita per chi la consuma, viene distribuita direttamente laddove “serve” al lettore, è in un formato nuovo (piccole dimensioni, con brevi articoli di rapida lettura), costa poco a chi la produce (giornalisti non professionisti, molti lanci d’agenzia).
E’ stata snobbata da molti all’inizio e viene tutt’oggi considerata un prodotto di serie B, eppure funziona. La gente ha sempre meno tempo per leggere: e allora si accorciano i formati. Vuole portare l’info-intrattenimento dove vuole: e allora si fanno giornali in miniatura e si distribuiscono sotto le metropolitane. Non vuole spendere soldi: e allora si regala.
Per compiere questo passaggio l’editore deve a sua volta rivoluzionare i metodi di produzione: meno carta, meno giornalisti, un sacrificio alla qualità degli approfondimenti (spesso inesistenti) verso un taglio di “pura informazione”.
Questo modello mi ha fatto pensare alle nuove forme di TV che si stanno manifestando in rete, compresa naturalmente N3TV che ha molto in comune con la free-press. La gente ha meno tempo: abbiamo accorciato i formati, tre minuti di media, per un palinsesto lineare quotidiano che sta per arrivare a “20 minuti” al giorno fatto di contenuti multigenere trattati in maniera compatta ed immediata. La gente vuole portare l’info-intrattenimento dove vuole: e allora ecco il centro nella concezione non-lineare del palinsesto compresi i Download multiformato ed i Podcast. Non vuole spendere soldi: Free To Net Television, gratuità dell’offerta.
Per chi la fa, per N3TV, costa molto molto meno che una TV tradizionale: risorse Cunsumer dalle telecamere ai Mac, produzione verticale con figure poli funzionali che sanno spaziare dalla scrittura alla conduzione fino al montaggio.
E’ un modello molto simile su come devono essere tagliati-prodotti-distribuiti i contenuti in questa nuova era della comunicazione. Il video naturalmente pone delle problematiche differenti, nuove sfide e nuovi modelli che devono essere sviluppati. Il non avere un’interfaccia unica di fruizione complica ulteriormente il tutto. Il gratuito va su carta, ha quel modello, con un’estensione on-line che nello specifico non cambia più di tanto la sostanza dei contenuti. N3TV è distribuita online, su telefonini, iPod e sul Televisore. Ogni esperienza ha delle sue peculiarità che vanno rispettate ed allo stesso tempo miscelate dentro un unico prodotto. L’esperienza lineare, ovvero mettere in fila i singoli micro-contenuti che stiamo producendo, sta regalando a N3TV una chiave di lettura a mio modo di vedere decisamente interessante (guardatevi il nuovo palinsesto in modalità “lineare” sul sito di N3 se potete). Sta venendo fuori un prodotto editoriale che per l’appunto potremmo considerare un equivalente del “20 minutos” cartaceo distribuito in Spagna. Rimane solo da verificare se il modello troverà effettivamente una sua piena sostenibilità. Quando potremo smettere di parlare di tecnologia e concentrarci esclusivamente sui contenuti sarà probabilmente giunto il tempo di piena maturazione. Fortunatamente non manca molto e le prime importanti conferme (numeri e consensi) non fanno che indicare che questa è la strada giusta.
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Complimenti Tommaso per le acute osservazioni (come sempre)
Quando ho visto il cambiamento su N3tv mi sono chiesta: Quali sono state le reazioni del tuo pubblico all'introduzione di un 'palinsesto'?
Ho sempre tifato per la Free-press
Io la tua N3TV la guardo così da sempre.. Aggrego tutti i contenuti per una settimana tramite feed e li vedo come un'unica trasmissione "lunga" dal divano e a a tutto schermo. Pur potendolo fare, non li vedrei invece sullo schermo del mio Pocket PC.. non riuscirei a percepire i dettagli delle schermate prese dai browser ed abilmente montate da Alex.
Sono d'accordo con Antonio Pavolini che per i lettori portatili che uno utilizza in mobilità, sono perfetti i file audio che non richiedono attenzione visiva!
se da una parte della barricata c'è chi crede che il giornalismo "sicuro" sia quello dei big, dall'altra c'è chi crede che l'informazione debba "venire dal basso"..io sono per un giusto mix..spesso sui giornali gratuiti ci sono notizie incomplete, malscritte e, addirittura, vecchie..
Di Freepress a Napoli c'è il Leggo e il City che sono molto ricercati sia in metropolitana che nei luoghi di aggregazione come poste, banche e bar
Dovete andare avanti così, facendo capire che questa è la vera strada da seguire non la TV piena di pubblicitàe programmi inutili
Ho qualche dubbio sulla bontàdi questa analisi.
Chi ci dice che maggiori copie distribuite significhino automaticamente maggior gradimento da parte del pubblico? Sono distribuite gratuitamente agli incroci, è naturale che abbiano tirature maggiori di un quotidiano che costa un euro.
Mi chiedo inoltre se il formato "breve" (si legge di meno, si guarda di meno…) sia una reale esigenza del pubblico o dei lettori o se, come invece credo, sia dettato da motivazioni editoriali. Giornalisti non professionisti può voler dire maggiore indipendenza di pensiero, ma anche minor preparazione e minor accuratezza. Sicuramente significa minore possibilitàdi essere "sulla notizia", la base comunque sempre essenziale del buon giornalismo. Allo stesso modo, risorse limitate per una net tv vuol dire anche immagine scadente, audio spesso incomprensibile, scelte artistiche spesso compromesse (la necessitàaguzza spesso l'ingegno, ma altrettanto spesso tarpa le ali).
La produzione "verticale" con professionisti in grado di fare tutto sarebbe un'innovazione? Centinaia di tv private locali si arrabattano in questo modo da decenni.
Lascio per ultima una riflessione sulla free-press: se il giornale che leggo è pagato unicamente dallo sponsor, il giornalista che scrive saràlibero di scrivere ciò che vuole? La pubblicitàdanneggia spesso la libertàdi espressione anche sulla stampa tradizionale, che comunque deve pur sempre rendere conto anche al lettore. Leggerò un bell'articolo critico sulla Fiat se nella pagina affianco ci saràla pubblicitàdella nuova Bravo?
Non sono contrario alle iniziative indipendenti, al contrario mi appassionano molto (sono un regista indipendente io stesso). Ritengo però che sia necessario confrontarsi obiettivamente con la realtà, altrimenti si rischia di scrivere un libro dei sogni, trovandosi poi a fare i conti con un brutto risveglio.