Il collasso della televisione generalista.

Io comprendo bene che chi fa televisione da sempre debba difendere il principio fondante del suo business, ma qui la situazione è decisamente grave. Mi riferisco in particolare a chi fa telvisione generalista, quella per il popolo, quella per la fascia socio economica cosiddetta BB (bassissima). Ripesando anche tutti i dati che arrivano, che vedono le generaliste primeggiare di gran lunga tra gli ascolti SKY, si ha un netto -600 e rotti mila spettatori di media per le prime serate 2007. Il tutto mentre si misura che, nel prime time, Internet viene sempre più preferita anche dagli over 55, fuori dal target commerciale è vero, ma pur sempre carne da brodo per le generaliste. E ancora con una SKY che fa il 28 dicembre 2007 quasi 9 milioni di spettatori unici su tutta la giornata.

Ora, di teorie e contro teorie ne abbiamo lette a profusione. Dalla supremazia delle generaliste perché unico collante sociale, all’ipotetico utilizzo della TV “classica” come menu di scelta per una visione multi genere demandata al digitale. Sta di fatto che nonostante lorsignori continuino a negarlo la tv per tutti sta perdendo colpi ad una velocità imbarazzante. Tiene ancora 1/3 della popolazione italiana, che tanto per ricordarlo per oltre il 60% ha al massimo la scuola media. Quindi tiene una fetta importante di popolazione, facilmente condizionabile e quindi molto importante (e qui non stiamo parlando di target commerciale). Ma, pur stando facendo di tutto per mantenere l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile anche alienandola coattamente dall’ingresso ai servizi della Rete, l’establishment deve prendere atto che un cambiamento radicale è in atto.

Allora, visto che chi in questa guerra senza volto sta nettamente vincendo è forza straniera approdata in patria per legittimo e benedetto diritto, varrebbe forse la pena fermarsi un attimo (siamo a fine anno è tempo di riflessioni e bilanci) e capire che è fondamentale aggiustare il tiro su almeno tre punti: tornare ad avere *subito* una TV di servizio pubblico che miri ad estendere la cultura nazionale (non pretendiamo un “livello Benigni”, è chiedere troppo), dare banda larga al maggior numero di famiglie (deve essere considerata un’emergenza), far convergere le attenzioni ed i finanziamenti nazionali verso lo sviluppo di nuove forme di comunicazione ed informazione online.

Se così non incominceremo a fare a partire dal 2008 la situazione degenererà rapidamente, perché ricordiamoci che la TV che ha fatto gli italiani non ha creato uno stato permanente. Perché la comunione d’interessi commerciali, unico vero collante che la TV commerciale ha saputo creare e che la TV di stato ha “voluto” imitare, è sempre meno vera in una nuova era dove i media stanno diventando conversazionali. Svegliamoci ora o taciamo per sempre.

Bu08n.

Auguri per un grande 2008 a tutti (anche a chi è appena arrivato: auguri Flaminia!).

Google diventa motore di ricerca video universale.

Signori siamo ad una svolta. Google, almeno nella versione inglese, ha smesso di perpetuare il suo più clamoroso errore ed ha aperto il suo motore video all’interno universo internet. Lo scorso anno andando su Google Video si potevano cercare solo i video uploadati per l’appunto sul servizio video di Google, poi dopo l’acquisizione la ricerca si è estesa anche ai video di YouTube. Oggi finalmente Google ha deciso di fare il motore di ricerca video universale.

google video

Guardate l’immagine qui sopra, è una ricerca dei video N3TV effettuata su “All Videos” tutti i video della rete, e non solo sui “video hosted by Google” che comunque rimane un’opzione. I risultati sono quelli attesi (anche se nell’immagine ho accorpato varie pagine di ricerca). Vengono elencati i video che N3TV ha uploadato su YouTube, Libero Video, Blip.tv, DailyMotion. E ci sono anche quelli su Revver, Metacafe, etc. In poche parole ci sono tutti. L’abbattimento del grande errore che Google si portava a presso da quando cominciò a trattare i video. Un’apertura tanto ovvia quanto intelligente e coraggiosa per un’azienda che continua a dimostrare tutto sommato una visione lucida del mercato.

Intelligente è anche come è stata risolta la questione dello sfruttamento dell’advertising. Nella maggior parte dei casi Google riporta nei risultati delle ricerche solo la preview del video, per vederlo si clicca sul titolo e si finisce sul sito destinazione (ad es. Blip.tv) con il solito layer di Google che rimane visibile sulla parte alta dello schermo (anche se si può eliminare con 1 click). Quindi in questi casi Google non fa altro che indicizzare il link al file video, così come indicizza i link alle pagine web. In alcuni casi però viene mostrata direttamente nei risultati di ricerca la possibilità di vedere il video (un piccolo segno [+] vicino al risultato). Se si tratta di video “hosted by Google”, quindi YouTube e Google Video, il filmato viene riprodotto direttamente in pagina. In altri casi (ex. i video di Metacafe) se si clicca il [+] si apre un’interessante preview del video composta da una sequenza di 15 fotogrammi. Guardate l’immagine che segue per avere un’idea.

google video silvia

Decisamente un’ottima soluzione che permette di capire in linea di massima di che tratta il video senza per questo incorporare pericolosamente un player altrui (il player è sacro nelle strategie NetTV). Ma non è l’ultima novità, perché sempre sulla “maschera di ricerca” del nuovo Google Video compaiono quattro “tab” chiamati “Most Blogged”, “Most Shared”,”Most Viewed” e “Movers & Shakers” che portano a rispettive viste, una sorta di classifica che è possibile navigare nel tempo, giorno per giorno.

google video day

L’unica lamentela che si legge nei forum rispetto alla versione precedente è sulla sparizione del comodo pop-up menu che permetteva di restringere la ricerca solo a certe categorie di video (ora è possibile farlo solo dalla ricerca avanzata). Poco male perché poter avere finalmente Google come motore di ricerca anche per il video aprirà nuove incredibili possibilità per i produttori e per i distributori. E c’è già chi sta cercando un SEO specializzato in Google Video. Olè!

Technorati , , ,

E’ possibile un Set-Top-Box Universale?

Google ha appena lanciato Android OS aperto per il Mobile. Voci di corridoio darebbero il gigante californiano al lavoro su un progetto simile anche per i STB televisivi. Quando diedi questa notizia qualche settimana fa fui contattato da Andrea Venturi del Cineca che mi ricordò che anche qui da noi in Italia un progetto simile era in corso da tempo. Ho voluto fare ad Andrea qualche domanda su queste tematiche.

Quali vantaggi avrebbe il mercato nel avere una base comune su cui sviluppare tutti i servizi per la TV Digitale?

bah. io approccerei il discorso da un punto di vista diverso.
secondo me, non e’ tanto importante avere una “base comune” se e’ controllata da google piuttosto che da altre aziende e consorzi [*], quanto di avere un modello di sviluppo che dia a tutti un controllo non esclusivo della piattaforma su cui sviluppano.
io personalmente sono convinto che se vogliamo che sulla tv si creino nuovi servizi di successo, dobbiamo copiare da internet solo una cosa: il modello di sviluppo

- basse barriere all’ingresso di nuovi entranti
- un modello di sviluppo basato ad es. sulla condivisione dei mattoncini di base come il software open source
- tanti che “ci provano” con tante applicazioni diverse
- qualcuno che ha successo perche’ “inzucca” il pentolone, il giusto mix di usabilita’ utilita’ divertimeno etc..

la chiave quindi e’ “nuovi entranti”, perche’ in un mercato bloccato non c’e’ spazio per l’innovazione (vedi innovator’s dilemma)
noi siamo nuovi entranti, la nostra proposta l’abbiamo fatta ed in modalita’ “free soft” appunto perche’ crediamo nella palla di neve che diventa valanga.
se google, che e’ un “800 pound gorilla”, proporra un’ambiente libero ed aperto, ovviamente saremo attenti a valutarne l’adozione sulla base del merito tecnologico e sulle prospettive, e cosi’ faranno tanti altri.

Quali caratteristiche di base dovrebbe avere un OS universale per un STB?

anche qui, mi riferisco ad una meta-caratteristica: un OS dovrebbe garantire il controllo e l’autonomia a tutti quelli che l’adottino.
tanto, da un punto di vista funzionale, tutti gli OS fanno le stesse cose da 40 anni almeno.
anzi un STB per certe sue caratteristiche attuali come la disponibilita’ di risorse limitate forse si troverebbe piu’ a suo agio con gli OS delle origini che dovevano “sfruttare” il poco che avevano con grande parsimonia.
gli OS di oggi tendono ad essere “bloated”, ad imporre molte funzioni che sono accessorie e creano problemi.
come diceva Ford: “meno pezzi ci sono, meno se ne rompono” e secondo me ha ragione.
d’altro canto, penso che il vero valore stia nell’uso di una virtual machine astratta dall’HW come la java virtual machine (JVM) con il suo linguaggio di programmazione che, da tantissimi anni, hanno dimostrato di lavorare bene negli ambienti a prestazioni ridotte.
per altro, sono rimasto perplesso dalla scelta di google, per android, di usare la sintassi del linguaggio java ma compilando codice per una macchina virtuale differente (dalvik).
in ogni caso, finche’ questi diversi approcci non imporranno lock-in sul cliente, dovranno virtuosamente rimanere efficienti visto il rischio di perdere il consenso del mercato.

Non potrebbero esserci problematiche riguardo alla sicurezza dei sistemi di accesso condizionato?

in sintesi, non credo che sia un problema tecnico, ma un problema commerciale. tecnicamente parlando, in effetti credo che controllare la diffusione di un “contenuto” quando e’ digitalizzabile e’ praticamente impossibile (e sempre piu’ costoso)
la cosa migliore sarebbe trovare il giusto livello di prezzo del bene per indurre il consumatore ad avere un comportamento onesto invece che intraprendere l’altra strada. secondo me, nel mondo digitale, se uno vuole massimizzare il suo “bene”, non puo’ fare un prezzo uguale per tutti, ma il prezzo deve essere lasciato volontariamente al cliente in base alle sue disponibilita’ ed alla sua percezione del valore del bene.

in questo senso, ho molto apprezzato l’esperimento dei radiohead con in-rainbows (io ho pagato 4 sterline + 45 cents di transazione; ovviamente posso mostrare la ricevuta!). in questo caso, mi piacerebbe sapere quali sono stati complessivamente i dati di vendita, se sono stati soddisfatti dell’andamento e cosa si aspettavano.

spesso mi domando quale e’ il vero obiettivo di certe tecnologie e, nel caso dell’accesso condizionato, mi chiedo:

1- quanto l’accesso condizionato pretende di dare strumenti operativi per controllare la distribuzione dei “beni digitali”
2- quanto invece rappresenta solo una forma di “assicurazione” dei distributori di contenuti che dicono ai detentori di diritti: “dateci il vostro prodotto cosi’ noi lo vendiamo,; di noi potete fidarvi perche’ abbiamo messo la tecnologia XYZ per proteggerlo dai non aventi diritto”

nel primo caso, direi che la tecnologia attuale dell’accesso condizionato non funziona in tanti casi:

- basta che uno faccia un dump anche via analogico di un contenuto, poi lo manda sul P2P ed e’ fatta.
- spesso queste tecnologie mettono in difficoltà gli utenti onesti (vedi caso dello skybox HD e di tanti televisori HDCP incompatibili..)
- il card sharing impazza

infatti la sicurezza e’ un processo e non un prodotto: e’ tanto “forte” quanto l’anello piu’ debole di tutta la catena; qui la catena e’ lunga lunga e quindi non c’e’ speranza di controllo.

la vera soluzione sarebbe tenere il contenuto nel cassetto, non farlo mai vedere e venderlo cosi’, ma quanti lo comprerebbero! :-)

nel secondo caso, vedo che come assicurazione funziona. perche’ i detentori di diritti si fidano a mandare i loro contenuti sui broadcaster, anche con tutto quello che succede dopo!

Cineca ha sviluppato JTVOS un progetto molto simile a quello attribuito a Google. Cosa è in breve JTVOS, quali le similitudini e quali le differenze dalla filosofia di base di Android?

JTVOS nasce come proposta Cineca per un middleware STB aperto a qualunque esperimento.
senza royalties ma anche senza commitment di servire (per terzi) ad alcunche’.
abbiamo cercato e cercheremo (perche’ ovviamente e’ un work in progress) di ricreare le stesse funzionalita’ e di usare gli stessi paradigmi di comunicazione con l’utente (telecomando e tv, senza mouse, finestre etc..)

noi l’abbiamo realizzato perche’ ci serviva per superare alcuni limiti che i nostro servizi per tv interattiva (come t-islessia, “giochi” per bambini con disturbi specifici di apprendimento) incontravano usando solo DTT ed MHP.

i limiti ad es. erano questi:

- era necessario avere un canale tv DTT su cui appoggiare l’applicazione MHP, ora non e’ piu’ necessario, l’applicazione puo’ arrivare da satellite (DVB-S) od anche da internet.
- il tipico decoder MHP aveva solo connessione bidirezionale PSTN: con JTVOS non piu’, si possono usare decoder ethernet (o wifi.. c’e’ linux dentro!)
- alcuni stack MHP avevamo comportamenti anomali e non supportavano certe funzionalita’ e noi a brancolare nel buio per capire meglio; con JTVOS non piu’, possiamo andare a studiare e aggiustare a tutti i livelli
- volevamo inserire alcune periferiche personalizzate, col decoder retail non e’ possibile, sono bloccati; con JTVOS ed un decoder con USB possiamo avere a basso costo qualunque funzionalita’ implementabile in software oppure con hardware economico esterno.

ad un certo punto ci siamo domandati se questo progetto avrebbe potuto interessare anche altri sperimentatori, ed abbiamo deciso di fare diventare anche questo un progetto open source, perche’ altri non dovessero creare da capo gli stessi mattoncini, e potessero spendere le loro risorse per creare valore invece che ri-inventare la ruota.

ognuno poi ne puo’ fare quello che vuole, nel rispetto della licenza GPL, pero’ contiamo di aggregare i contributi di terzi in un circuito virtuoso che aumenti di funzionalita’ anche la nostra versione, cumulando cosi’ anni-uomo di sviluppo che non ci saremmo potuti permettere col budget previsto!

d’altro canto, pensiamo che questo approccio bottom-up possa dare una scossa salutare al mondo della tv che non sta reagendo bene alle istanze di innovazione che sul personal computer (con internet) hanno trovato la loro espressione.
in tv, c’e’ molta stasi da rendita da posizione, ma sono sicuro che bisognera’ cominciare a correre presto ed allora vedremo fiorire un sacco di novita’. sta scritto sui libri di economia, mi pare! :-)
d’altro canto non saprei fare paragoni con google ed android. non ho studiato il loro progetto e la strategia, non lavoro nel campo del “mobail”, anche se ha ovviamente ricevuto grande attenzione dai media..
nel campo della tv, non so niente della loro proposizione, a me non m’hanno contattato (magari..). oramai, sono tipi da “big splash” e quindi l’annuncio sara’ quando hanno qualcosa di decente da presentare.
noi, qui a Bologna, per fortuna abbiamo un po’ piu’ di liberta’ di manovra e possiamo mandar fuori i progetti nel vero spirito della community: “release early, release often..”

Perché il mercato Italiano (e non) non ha recepito il vostro progetto? Problematiche tecniche o solite politiche protezioniste?

beh’, non sono molto convinto che il progetto non sia stato recepito.
rispetto all’investimento, in hardware e persone, direi che abbiamo fatto tanto e avuto tanti riscontri.
di certo, non abbiamo un piano industriale in cui e’ previsto che se non raggiungiamo in 5 anni una quota del 20% di un qualche mercato abbiamo fallito.. siamo pur sempre un consorzio inter-universitario e cerchiamo di fare in modo che i nostri risultati ricadano anche sul territorio.

certo ci deve essere un territorio sensibile a questi temi. l’emilia romagna e bologna lo sono, l’europa anche.. tra i due estremi c’e’ qualche inerzia, ma sicuramente superabile..

I lavori del DVB su standard “di sistema” come l’MHP non vanno esattamente in questa direzione?

premetto che non ho frequentato il DVB e quindi non so come lavorano i vari working group e quale e’ lo spirito che li anima.
penso che il problema non sia tanto di obiettivo tangibile, di risultato, ma di metodo e di efficienza nell’arrivarci.
oggi lo scenario della multimedialita’ digitale innova e si rinnova freneticamente passando per infiniti stati di discontinuita’ promossi dal basso (un terremoto!).

mentre un consorzio, come il DVB, fatto da aziende ha, nel bene e nel male, un altro passo.
non ne faccio neanche tanto una questione di interessi economici da tutelare che pur ci sono e frenano il cambiamento, quanto l’impossibilita’ di concepire l’efficacia di un modello di sviluppo a “bazaar” dove ognuno ci mette qualcosa e tutti si portano via quello che gli serve per i propri scopi e servizi.
sul pc e su internet, questo modello ha funzionato, anche perche’ sono piattaforme nate per essere plasmate come la “plastilina”.
in contesti piu’ “regolati” come la telefonia e le comunicazioni radio, le cose sono piu’ delicate, ma il cambiamento di “mentalita’” e’ inevitabile.

Per completare il discorso con Andrea Venturi guardate anche l’intervista sul tema fatta nell’ultima puntata di Juice che vi riporto di seguito.

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