Il set-top-box per la Google TV.

google tv Il teorema che lancia Techcrunch è tanto semplice quanto affascinante: Google starebbe lavorando ad un progetto simile ad Android (se non proprio un’estensione di Android) anche per i set-top-box televisivi. Un sistema aperto, basato su Linux e con delle librerie Java, che possa essere adottato da qualsiasi produttore di decoder per dotarsi di un sistema televisivo di nuova generazione. Un mondo capace non solo di rappresentare alla perfezione tutte le esigenze di un moderno telespettatore ma anche di accogliere un numero potenzialmente infinito di applicazioni sviluppate da chiunque abbia un minimo di fantasia, capacità tecnica ed intraprendenza. Android TV, chiamiamolo così, sarebbe un sistema che vivrebbe in stretta simbiosi con le attuali piattaforme Web e Mobile sviluppate da Google, cosi da rendere l’esperienza sul televisore di casa assolutamente integrata con questi universi.

Raccontata così sembra veramente una grande opportunità, un po per tutti: Google, gli utenti/spettatori, gli sviluppatori, i produttori di box, ed anche per i network televisivi che potrebbero avere un crescente interesse verso un mondo da sempre troppo arido e chiuso dentro mille varianti dello stesso tema. Ma forse chi ne godrebbe di più sarebbero gli investitori pubblicitari che potrebbero vedere nei Google Box degli oggetti fantastici dove poter finalmente pianificare pubblicità interattiva di ultima generazione. Si, perché in fin dei conti, al di là dell’apprezzabile filosofia “Don’t be Evil” che i Google guys continuano a propinarci il vero senso di tutto quello che Google sta facendo è proprio nell’advertising. Le intenzioni iniziali di Sergey e Larry sono state rispettate, non c’è dubbio, Google è diventata da tempo la più imponente macchina per le ricerche al mondo. Ma il potere è arrivato dalla pubblicità. Se dovessi definire Google oggi probabilmente metterei in secondo piano il suo potere di search engine nei confronti dell’enorme forza acquisita nel controllo della pubblicità.

Android porterà pubblicità nei telefonini. Android TV potrebbe portare le sperimentazioni che BigG sta già da tempo facendo con EchoStar (e Nielsen) su scala planetaria. Il miele per gli spettatori andrebbe ad essere il box aperto, infarcito di qualsiasi servizio online si possa immaginare, integrato con tutti gli universi Internet esistenti. Il prezzo da pagare, come già accade da sempre su web, sarebbe trovarsi ogni tanto della pubblicità: non intrusiva e, soprattutto, contestuale. Quindi un qualcosa che in fin dei conti non disturberebbe più di tanto come non disturbano gli sponsored link che popolano i risultati delle ricerche su Google.

Ma di quali componenti dovrebbe comporsi Android TV per essere veramente credibile? Di certo di funzionalità di tuning (sintonizzazione) in multi standard (per l’Europa DVB-T,H,C,S,…), EPG (guida elettronica ai programmi, con un sistema di injection dei dati il più aperto possibile), di PVR (time-shifting, serial recording, …), IPTV (quindi supportare il multicast, possibilmente anche over-the-top per svincolarlo dalle restrizioni degli operatori), P2P (anche qui con un astrazione rispetto al reale protocollo usato), LCN (per eseguire l’ordinamento dei canali secondo i dettami nazionali).

Dovrebbe quindi supportare le Smart Card e la Common Interface oltre a tutti i più recenti protocolli ed algoritmi crittografici. Per finire, dovrebbe avere una dinamica solida per il controllo del ciclo di vita delle applicazioni

Tutte problematiche che personalmente ho avuto modo di affrontare nei quasi due anni di lavori sui tavoli del DVB, soprattutto riguardo lo sviluppo del MHP il “sistema operativo” attualmente in essere dentro gran parte dei decoder DTT venduti in Italia ed in Europa. Problematiche complesse, spinose, soprattutto perché molto spesso vanno a toccare temi molto delicati sui quali per trovare un comune accordo è sempre necessaria molta diplomazia. Android TV spazzerebbe via tutto, probabilmente facendo tesoro del lavoro già fatto, dal DVB, dal ATSC, dalla SUN etc. Dovrebbe diventare nei sogni, che stiamo solo immaginando Google possa avere, il sistema universale, che tutti potrebbero customizzare per le loro esigenze rispettando però un forte nucleo comune che garantirebbe la compatibilità, l’interoperabilità e la possibilità di pianificare ADV (per Google). La TV interattiva non sarebbe ne MHP ne altro. Non servirebbero più AppleTV o simili, ne probabilmente console da gioco Arcade: tutto potrebbe essere concentrato in un’unica architettura che gli attuali produttori di box, così come eventuali ed auspicabili newcomers, potrebbero implementare senza costi per lo sviluppo e la manutenzione del software.

Non c’è che dire è uno scenario molto molto affascinante e c’è che da augurarsi che da sogno possa trasformarsi presto in realtà. Una certezza però l’abbiamo: la prossima fase non sarà quella di Internet sul televisore di casa ma di Internet in tasca. Osserviamo quindi con massimo interesse le evoluzioni di Android per capire cosa ci riserverà il futuro per il nostro salotto.

— L’articolo originale di TechCrunch.

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3 thoughts on “Il set-top-box per la Google TV.

  1. Lo scenario è molto affascinante ma anche molto ma, come hai accenato tu, molto più difficile da implementare rispetto ad Android.

    Inoltre, mi aspetto che le iniziative tipo quelle di Sony (col suo modulo di accesso web) possano arrivare più facilmente e con una forza notevole…chi vende i televisori potrebbe veramente avere la prima mossa.

  2. Ciao, posto qui per la prima volta un commento, perché mi dai una buona notizia!

    Da 3 anni almeno, qui al Cineca, un consorzio interuniversitario a Bologna, propugniamo una tv interattiva dove tutti i "mattoncini" di base, come il server dell'operatore tv (JUSTDVB-IT), le applicazioni chiave come il browser XML ed ora anche il middleware interattivo (JTVOS), il "cuore software" presente nel STB sono "aperti e liberi", cioe' pronti per tutti, da adottare modificare ed utilizzare per un florilegio di nuovi servizi realmente utili e innovativi, anche su un medium tradizionalmente conservativo come la tv.

    Forse con Google che dà una "spintarella" sarà la volta buona di questo approccio "communitario".

    Peccato solo che il "pallino" passi dall'altra parte dell'Atlantico.

    D'altro canto, anche il mio collega Lorenzo Pallara, il creatore di JTVOS, e' stato chiamato dalla Sun a Santa Clara a parlarne ai prossimi DeveloperDays Java..
    https://developerdays.dev.java.net/agenda.html
    E' solo a 8 miglia da Mountain View.. forse in platea ci sara' qualcuno interessato!

    Ciao

  3. Pingback: Ciacci.blog » Blog Archive » Middleware aperto per una tv interattiva aperta a tutti

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