RAI+Mediaset+Telecom, fatelo assieme (il VOD).

In Inghilterra così sarà: BBC, ITV, e Channel 4 i principali network terrestri uniranno le loro forze per dare vita ad un progetto unico condiviso per il Video On Deman via broadband, nome in codice Kangaroo. Tutti e tre i soggetti sono già attivi con loro offerte separate per il VOD, ma la scelta è ormai presa nel segno del più classico slogan: l’unione fa la forza. Unica la piattaforma, unico il DRM, condivise le politiche di distribuzione e di princing. Sette dovrebbero essere i giorni entro i quali sarà possibile per il pubblico inglese vedere gratuitamente qualsiasi contenuto andato in onda, con un limite di 30 giorni di vita del contenuto scaricato. Passata la soglia dei 7 giorni, se si vuole comunque accedere ad uno specifico contenuto si paga. Semplice e chiaro.

Vi ricorda qualcosa? A me si, ad esempio la nascente offerta Tiscali TV (presente anche in UK) che permetterà all’utenza italiana di avere un servizio molto simile che ho chiamato “Extended TV”. Tiscali registra sui suoi server 48 ore di tutta la programmazione TV nazionale dando la possibilità ai suoi utenti di vederla o rivederla in VOD. Il sistema in questo caso è chiuso, ad appannaggio dei soli clienti Tiscali IPTV, e non c’è possibilità d’acquisto superata la finestra delle 48 ore, ma il principio di “concentratore” per l’on-demand è identico a quello che vedrà la luce con il progetto Kangaroo.

Ora, le conclusioni si tirano quasi da sole. Esistono ormai indicatori inequivocabili che dicono che la tendenza è di vedere la TV sempre più in modalità non lineare. Non solo, chi ha abbandonato (o non ha mai raggiunto) la TV con un Palinsesto Extended (che da noi potrebbe essere 8 canali x 16 ore x 7 giorni) di certo tornerebbe a trovare nel menu qualche scelta di suo interesse. E ancora, le produzioni che con il tempo sfumano di profittabilità continuano a generare valore “per sempre” in una logica di lunga coda dove il contenuto è sempre a disposizione (anche se a pagamento). In più RAI ha già il suo VOD (RaiClick ed in parte Rai.tv), Mediaset idem (Rivideo), mentre La 7 e MTV hanno già molte produzioni in Podcast.

Perché quindi non centralizzare anche qui da noi questo tipo di servizio con un accordo quadro che metta tutti d’accordo, telespettatori in primis? Troppo complicato, troppo difficile metter d’accordo la TV pubblica (??) con la TV commerciale, e le questioni riguardanti il canone?

Io credo che una soluzione si possa trovare senza poi troppe difficoltà, basta volerlo. Alternativa lasciare per il momento ai privati (Tiscali, Fastweb, Wind,…, VCast) l’avvio di servizi di questo tipo, continuando ad assistere all’agonia della TV che continua a perder ascolti ed interessi.

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Economics of the New Television Marketplace.

Ecco una manciata di numeri aggiornati sulla attuale situazione e sulle previsioni per il prossimo futuro del mercato della Net Television.

Una ricerca chiamata “Digital Video Barometer” che ha coinvolto oltre 270 executives dell’industria televisiva americana (quindi persone esperte, informate, competenti alle quali è demandato proprio il compito di costruire le strategie future delle loro aziende) ha rivelato come il 90% campione creda che nel 2012 oltre il 40% del consumo di contenuti audiovisivi avverrà grazie a trasmissioni non veicolate dagli attuali sistemi televisivi e quindi, sostanzialmente, via Internet. Il 23% crede che su Internet troveremo oltre il 60% dei contenuti, mentre il 9% del campione pensa addirittura che nello stesso anno Internet possa arrivare ad avere l’80% dello share di mercato (via).

Quindi Internet in ogni caso secondo le previsioni dell’industria televisiva classica avrà un peso enorme. Pensate che secondo le dichiarazioni di Jeben Berg, product marketing manager di YouTube, sul portale video di Google ogni singolo minuto vengono uploadate oltre 8 ore di materiale video. La maggior parte spazzatura o materiale d’interesse solo per ristretti gruppi di persone. Comunque un dato impressionante che fa capire quanto la gente già oggi comunichi e socializzi distribuendo video su Internet, tempo comunque rubato ai palinsesti televisivi classici. Quanto alle interfacce per accedere a questa gigantesca library di contenuti online avranno sempre più peso i telefonini (o i cosiddetti post-computer-device): solo nel prossimo anno raggiungeranno a livello planetario 300 milioni di unità vendute, superando per la prima volta nella storia le vendite dei televisori.

Al di là dei contenuti generati in maniera casuale dagli utenti e quindi distribuiti in rete, sul Web avranno un peso crescente le cosiddette produzioni ProAm che riusciranno in buona parte a conquistarsi un’importante fetta di mercato all’interno dell’industria nu-televisiva, soprattutto grazie ad un nuovo processo produttivo low cost ed ai nuovi linguaggi/format utilizzati. Se paragonate infatti alle produzioni televisive classiche queste realtà hanno un vantaggio competitivo senza precedenti proprio nella gestione dei costi. Una serie NetTV al top viene a costare mediamente sui $3000 al minuto (dati confermati da più fonti es. Prom Queen, Buried Alive), ma la maggior parte delle serie NetTV ha un costo minuto di un terzo (circa $1000) pur rimanendo con un livello qualitativo (script, cast, girato, montaggio) decisamente alto. Una serie TV ha dei costi molto variabili (in funzione del cast, del numero di riprese, delle location, etc.) ma raramente scende sotto i $30.000 per minuto, raggiungendo picchi ragguardevoli (>$70.000 x minuto). La prossima serie TV co-creata, prodotta e diretta da JJ Ambrams “Fringe” costerà $10 milioni solo per il pilota e la bellezza di $2 milioni per ogni episodio da 45 minuti.

E’ evidente come all’interno di questi margini sia più che probabile che esploda letteralmente il nuovo mercato delle produzioni ProAm. E non si creda che la qualità finale venga ad essere poi così tanto compromessa. Pensate solo che oggi con meno di 5000 euro uno studio NetTV è in grado di produrre contenuti in Full HD. Gli studi televisivi italiani sono praticamente tutti in SD ed hanno dei costi di riconversione talmente alti che prima che venga deciso il passaggio passerà ancora molto tempo. Questo per dire che non sarà poi così raro già dal prossimo anno cominciare a veder marciare le produzioni NetTV in HD con la televisione classica ancora al palo, schiacciata dai suoi stessi costi. Olè!

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Firebrand, il portale della pubblicità.

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(guarda la video recensione di Firebrand nella nuova puntata di Juice)

Lo stavo aspettando da circa un paio di mesi, da quando fu dato l’annuncio del suo arrivo. Ieri ha finalmente visto la luce. Sto parlando di Firebrand uno dei progetti online più interessanti che mi sia mai capitato da vedere riguardo il mondo pubblicitario. Non voglio scrivere molto di più perché per un commento più approfondito vi rimando alla video recensione che ho realizzato all’interno della puntata numero uno di Juice (che trovate in testa a questo post, da scaricare o in podcast). Voglio solo aggiungere che ieri durante i test che abbiamo fatto per la prova di Firebrand siamo finiti per ore incollati davanti al monitor a veder passare uno spot dietro l’altro. Che la pubblicità dovesse tornare sempre più ad essere contenuto lo ripetiamo da tempo, Firebrand è il miglior concentratore si potesse realizzare di quanto di meglio il video advertising professionale sappia esprimere. Imperdibile.

— Il sito di Firebrand.
Technorati ,

La sporca verità dietro i video virali: ecco come fregare YouTube e far diventare un proprio video un successo.

Il post scritto da Dan Ackerman Greenberg co-fondatore della viral video marketing company “The Comotion Group” e pubblicato da TechCrunch (qui e chiarimenti qui) è di quelli che fanno accapponare la pelle. Non che alla fine della lettura si abbia rivelata una realtà che non si immaginava ma, come per molti fatti che riguardano l’establishment di questo paese, un conto è sospettarlo e parlarne al bar, altro è avere una testimonianza esatta di quel che succede.

Cosa racconta di tanto sconvolgente Dan? Le modalità operative con cui la sua società riesce a trasformare un qualsiasi video in un super successo su YouTube. Il racconto parte con la storia di alcuni video prodotti da una major di Hollywood con grandissimo dispendio di risorse, postati su YouTube e puntualmente ignorati dalla massa di visitatori del sito. Perché? come è possibile che un video di grande qualità venga preferito ad altri di minor spessore? Il motivo è molto semplice: per trasformare un un video in un successo è necessario rispettare certe regole e adoperarsi in un’azione combinata che deve essere rapida ed agire su più fronti in parallelo. Azioni del genere le possono compiere piccoli gruppi di persone appositamente addestrati. E se si conoscono i trucchi non c’è classifica che tenga: qualsiasi video diventerà un successo. Con il metodo descritto da Dan e sapientemente applicato dalla sua company ogni video “trattato” raggiunge almeno le 100.000 views su YouTube. Il metodo è così sicuro che “The Comotion Group” ha deciso addirittura di non farsi pagare per tutti quei video che non raggiungono l’obiettivo.

Vediamo allora ad una ad una queste sante regole del peccato, che ho cercato brevemente di sintetizzare e che fanno il paio con il consigli elargiti da TubeMogulu di cui parlammo qualche settimana fa.

1. Non tutti i virali sono quello che sembrano
Ovvero esistono molti casi autentici di video che riescono spontaneamente a scalare le classifiche. Ma in generale è ormai tempo di diffidare dai virali, spesso non sono quello che sembrano.

2. Non è il contenuto quel che conta
O meglio, il contenuto è importante ma se opportunamente preparato qualsiasi video può sfondare. Come prepararlo? Ecco qui:

  • Fatelo corto: 15-30 secondi è la lunghezza ideale; spezzate le storie lunghe in più tronconi
  • Progettate un video per essere Remixato, ovvero preso e riusato dentro altri video (Ex: “Dramatic Hamster”)
  • Non fate percepire immediatamente che si tratta di uno spot pubblicitario, se sembra un ADV la gente tenderà a non condividerlo. (Ex. Sony Bravia)
  • Fatelo shoccante: non date allo spettatore altra scelta se non di volerne sapere di più (Ex: “Ufo Haiti“)
  • Usate dei titoli falsi: fate che lo spettatore pensi “Oh Merda! ma è successo veramente?!” (Ex. “Furto di una Ferrari”, non c’è ancora un video con questo titolo su YouTube, se voleste approfittarne…).
  • Fate riferimento al sesso: se tutti i metodi precedenti non hanno funzionato buttatevi sul sicuro e titolate il video su argomenti sessuali (Ex. “Yoga 4 Dudes“)

3. La strategia di base: entrare nella pagina dei “Più visti”
Entrare nella pagina dei “Più visti” del giorno su YouTube è il trampolino di lancio indispensabile per portare un proprio video a conquistare vette importanti di popolarità. Per entrare in questa classifica è sufficiente far collezionare al proprio video circa 50.000 views. Una volta entrati si riuscirà a moltiplicare enormemente il numero delle views grazie all’enorme traffico che viene generato da questa speciale pagina del portale video. Ma come fare per accumulare i primi 50.000 spettatori? Ecco qui:

  • Blog, contattare i blog di maggiore successo e pagarli per pubblicare il nostro video. Si avete capito bene, pagare i top blogger per pubblicare un video. Tutto lecito, perché come spiega Dan non è un operazione occulta ma i video vengono contrassegnati come “advertisement” o simili (mah..).
  • Forums, postare il video in quanti più forum possibile avendo l’accortezza di creare false conversazioni tra utenti così che il video sembri molto chiacchierato. Bastano più account e qualche persona desiderosa di divertirsi a generare finti dialoghi.
  • MySpace, embeddare il video nei commenti dentro i blog di MySpace.
  • Facebook, lavorare sul proprio social network per allargare il numero dei friends e quindi sparare il video a tutti i propri amici quando necessario.
  • Mailing List, inviare il video ad una o più mailing list. Per farlo basta pagare il servizio d’invio a qualche azienda che lo fa di mestiere. Anche qui Dan assicura: niente spam (mah..).
  • Amici, fate scoppiare il passaparola e assicuratevi che tutti i vostri amici abbiano visto il video.

Dovete mettere in moto queste tecniche tutte assieme, contemporaneamente, perché la pagina dei “Più Visti” su YouTube considera le viste dei video nelle ultime 48 ore. Fate in modo quindi che l’onda si scateni in tutta la sua violenza nel tempo stabilito così da poter entrare nella fatidica pagina. Non vi spaventate si vi sembra complesso, un po di relazioni sociali ed il tempo necessario ad affinare queste tecniche e vedrete i vostri video comparire per magia laddove desiderate.

4. Ottimizzate il Titolo
Consiglio ovvio ma fondamentale, la gente sceglie se vedere un video per il suo titolo e per la sua thumbnail. Quindi usate titoli molto significativi e abbondate di termini quali “Esclusivo”, “Dietro le quinte”, “Riprese Rubate”, etc. Se osservate le copertine di Novella 2000 o derivati troverete degli ottimi esempi di come costruire titoli accattivanti sul niente.

5. Ottimizzate la thumbnail
L’abbiamo appena detto, l’immagine di anteprima di un video è essenziale per spingere uno spettatore a vedere un nostro video. Su YouTube potete scegliere tra 3 thumbnali proposte dal sistema. Come fare allora ad esser certi di avere quella giusta? Una delle 3 thumbnail viene presa dal fotogramma che sta esattamente al centro del nostro video. Basta piazzare l’immagine che ci interessa in quel punto per poter scegliere esattamente ciò che ci interessa. Naturalmente anche qui abbondate con immagini a sfondo sessuale e fate in modo che l’anteprima sia molto nitida, che dia l’impressione che il video sia di qualità. Se volete mettere la ciliegina sulla torta sfruttate tutte e 3 le anteprime che vi propone YouTube facendo ruotare l’anteprima 3/4 volte nell’arco di una giornata.

6. Commentate: conversate con voi stessi
Per far salire d’interesse il video, e per farlo salire nelle classifiche dei più commentati, create più account su YouTube, distribuiteli ai vostri collaboratori e fate si che intorno al vostro video si generi una fittissima conversazione, naturalmente tutta fasulla. In questo modo il video, vedrete, comincerà a salire in classifica. Se poi qualche scigurato “vero utente” si permetterà di lasciare dei commenti negativi sul vostro prodotto non esitate a cancellarli. Perché rovinare tutto per pochi cervelli che non la pensano come voi?

7. Pubblicate tutti i video simultaneamente.
A volte si pensa che una corretta strategia virale debba prevedere la pubblicazione sequenziale di più video, così da mantenere alta l’attenzione nel corso del periodo di tempo che si vuole coprire. Secondo Dan questo è un approccio sbagliato. Perché negare il piacere di un seguito ad uno spettatore che lo vuole vedere. Perché farlo quando poi su YouTube si è portati ad andare quasi sempre oltre grazie al “perverso” meccanismo dei video correlati? Allora pubblicate tutti i video della vostra campagna, o della vostra serie, contemporaneamente, facendo solo attenzione di portarne solo uno all’attenzione generale di volta in volta.

8. Stretegic Tagging: portate gli spettatori nella tana della volpe.
Siamo appunto al meccanismo dei Related Videos, dei video correlati, il menu che YouTube ci propone alla fine di ogni video per continuare l’esperienza di visione. Bene, come far si che in quel magico menu appaiano esattamente i video che noi vogliamo così da portare gli spettatori dritti dritti nella tana della volpe? Usando opportunamente i tag. Normalmente usiamo i tag a corredo di un video per farlo comparire correttamente dentro alcune categorie o nei risultati di dterminate ricerche. Questa strategia, pur corretta, viene usata dal gruppo di Dan solo dopo la seconda settimana, quando il video ha ormai già passato il picco delle views. Nei primi giorni i tag da associare ad un video devono essere assolutamente unici, ovvero non usati in nessun altro video su YouTube. In questo modo, e solo in questo modo, possiamo pilotare le correlazioni tra video facendo si che il menu che appare a fine visione contenga solo quello che desideriamo noi.

9. Tracciamento: come si misura il successo di un video.
Per vedere come un video sta andando gli strumenti più efficaci da usare sono i soliti Vidmetrix e TubeMogul semplici e molto efficaci. Altro trucchetto che si può adottare è aggiungere la stringa “?video=1″ alla fine della URL dei nostri video, così da poter più semplicemente tracciare gli inbound links da strumenti come Analytics.

Eccoci qui, alla fine di questa splendida sequenza. Come avete avuto modo di leggere nulla di nuovo sotto il sole, nulla che nel retro cranio non pensassimo già. Ma, come per molte questioni nella vita di tutti i giorni, fintanto non si dimostra che le leggende metropolitane sono realtà tutto rimane pura speculazione. Quando però si scopre che le cose stanno effettivamente così e si vanno a conoscere i particolari di quel che realmente accade si rimane un po cosi, con la testa tra le mani a pensare cosa fare, a pensare cosa pensare.

Altri post che ho pubblicato per chi fosse interessato al tema dei virali &Co. :
— I Consigli di TubeMogul
Intervista al CEO di GoViral
Intervista ai fondatori di Bright.ly
— Quali sono i criteri per contare il numero di views di un video online?