Per fare i Radiohead servono i Radiohead.

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Impressionanti sono i numeri dichiarati dai Radiohead per la prima settimana di distribuzione del loro nuovo capolavoro “In Rainbows”. Per chi non lo sapesse l’ultima fatica della band di Thom Yorke nata nello Oxfordshire nel 1986 è stata pubblicata solo su Internet scaricabile gratuitamente con l’opzione per lasciare “una mancia” prima di portarsi il malloppo a casa. E’ in pratica un esperimento a donazione libera dove chi vuole scarica senza pagare, chi invece vuole premiare gli artisti può farlo liberamente. In questa operazione non è stata coinvolta nessuna produzione, distribuzione, etichetta, agenzia stampa e non è stata attivata nessuna campagna promozionale. E’ bastato solo far circolare la notizia per traformare “In Rainbows” in un precedente epocale: 1.2 milioni di download in una settimana, con una media di $8 per album “donati” dai fans, per un totale di circa 10 milioni di dollari incassati. Diecimilioni di dollari puliti, senza per l’appunto intermediari, ed in una sola settimana.

Un successo senza precedenti che spazza via ogni dubbio sulla reale fattibilità di operazioni di questo genere. Io l’album me lo sono scaricato lasciando 3 sterline anche se dopo averlo sentito ho avuto subito la tentazione di ritornare a lasciarne altre 10. L’album è un capolavoro e pensare che un prodotto di tal valore possa essere stato messo liberamente su Internet è veramente una rivoluzione.

Tutta questa operazione però mi lascia aperto ancora un grandissimo dubbio. Avrebbero potuto fare quel che hanno fatto i Radiohead senza essere i Radiohead? ovvero senza aver pompato per anni i loro video su MTV, sparso il seme dei loro dischi dentro decine di migliaia di music store, partecipato di conseguenza a migliaia di interviste e aver radunato folle oceaniche ai loro concerti organizzati con ampie promozioni? La risposta è molto probabilmente no. Per costruire da soli un successo di tale portata servono in ogni caso moltissimi denari. Questi possono provenire da propri finanziamenti, come ad esempio le campagne pubblicitarie che vengono messe in piedi dai giganti dell’intrattenimento per lanciare ogni nuovo progetto, oppure da un minor guadagno che gli artisti percepiscono nei loro primi anni di vita a favore di poderose campagne di comunicazione a loro beneficio.

E’ fondamentale poi rimanere credibili, continuando a sfornare negli anni prodotti di eccellente qualità come sono sempre stati quelli di Yorke & Co. Quando si è raggiunta la notorietà planetaria e si ha tra le mani la capacità creativa per continuare a creare eccellenze allora, ormai è chiaro, si può pensare di andare avanti da soli. Niente etichette ma anche niente iTunes. Ogni sito internet è un punto d’accesso per i propri prodotti, così come ogni blog è potenzialmente un nuovo canale televisivo. Ed è proprio questo il secondo pensiero che mi è venuto ragionando sul caso Radiohead. Assisteremo a breve a fenomeni analoghi riguardanti grandi nomi del panorama TV? Pensateci, perché no. Un grande volto, capace di attirare milioni di persone, ed in grado di produrre per suo conto nuovi format a basso costo potrebbe senza troppe difficoltà aprire un suo proprio canale distributivo. Lavorando con il video si avrebbe poi una doppia possibilità: “la mancia” stile Radiohead o in alternativa il download di un contenuto infarcito di pubblicità.

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4 thoughts on “Per fare i Radiohead servono i Radiohead.

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  3. condivido in pieno la conclusione di Tommaso. Difficilmente un gruppo senza Hype, credibilità, coerenza e fama costruitasi negli anni avrebbe potuto ottenere altrettanto…tuttavia ritengo che l'esperimento dei Radiohead abbia dato un bel segnale a tutti gli stakeholders coinvolti!

    P.S. a proposito di ipotesi su chi in Italia potrebbe proporre un'iniziativa del genere mi vengono in mente due nomi: nell'ambito musicale i Subsonica(hanno un loro studio di registrazione e sono hype in un pubblico che è abituato al download su internet), mentre in ambito tv pensavo a due figure decisamente diverse tra loro:

    il primo è Fiorello (sarebbe in grado di fare uno show divertente anche nel salotto di casa sua e vestito in ciabatte) e il secondo è Massimo Coppola (per via della sua attitudine alla sperimentazione di nuovi linguaggi televisivi e l'indiscutibile acume).

  4. Anche l'evoluzione dei modelli di business tutelati dal diritto d'autore ha i suoi fenomeni transitori, degli strani ibridi che hanno attributi sia dello stato precedente (broadcasting, unidirezionale: la fama grazie al marketing) e di quello successivo (networking, bidirezionale: distribuzione fluida disintermediata istantanea e a basso costo)… i Radioheads, cosi' come le realta' che sfruttano la rete per vendere poi ai media tradizionali, sono dei transitori che esisteranno fintanto che la rete bidirezionale non si sara' quasi del tutto sostituita ai sistemi di broadcasting unidirezionali (processo in corso e irreversibile). Son d'accordo con te che nel medio periodo tutte le personalita' televisive e non, cercheranno di vendersi in rete, ma credo ci sia un errore di fondo: dare per scontato che continuera' ad esistere quella che tu chiami "notorieta' planetaria". Io non la darei cosi' per scontata; prova, cosi' per mera speculazione, a porti nell'ipotesi dove non puoi contare sul marketing (zero marketing; solo passaparola spontaneo) e dimmi cosa vedi.

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