YouTube InVideo Ads & Video Units.

video units Non so voi ma io non ci stavo capendo più nulla. Mi riferisco agli annunci ed alle anticipazioni della nuova politica di Advertising che Google sta sperimentando per i video di YouTube. Ora una linea certa sembra essere stata tracciata. Ci saranno due tipi di pubblicità, due modalità distinte. La prima viene chiamata AdSense Video Units ed è in pratica una estensione di AdSense orientata ai publisher. Se avete sul vostro sito dei video di youtube, potrete (a breve) usare un nuovo player del quale potrete customizzare diversi aspetti grafici oltre ai contenuti da distribuire. Si perché da quello che si evince dalle poche informazioni che circolano in rete in questi giorni sembra proprio che la “AdSense Video Unit” sia di fatto più un nuovo “layout” per AdSense che altro. Fino ad oggi abbiamo avuto banner grafici, testuali e video. Da domani potremo mettere sul blog anche un player youtube che oltre a mostrare dei video viene accompagnato da banner pubblicitari programmati via AdWorlds appositamente per queste posizioni. Ma a quanto pare i video che questo nuovo player mostrerà non saranno quelli del publisher ma solo i video selezionati di alcuni Canali premium. In parole povere non sarà un vero player di YouTube ma una nuova posizione di AdSense mascherata da YouTube player, dove al massimo potremo scegliere di quali canali mostrare i video.

Questa scelta, che limita moltissimo le potenzialità di revenue di Google, sembra essere dettata esclusivamente dalla prudenza. Se l’advertising fosse piazzato su qualsiasi video di YouTube si potrebbero venire a creare spiacevoli “situazioni” per gli investitori vista soprattutto la perdurante assenza di un vero filtro dei contenuti. Google verrebbe immediatamente accusata, a ragione, di fare business sui video che ritraggono ad esempio scene di bullismo o su materiale sotto copyright etc. Invece, i video che verranno mostrati nei nuovi player saranno solo quelli scelti da YouTube.

InVideo

L’altra formula che YouTube sta sperimentando è quella chiamata “InVideo Ads”. I primi test sono stati effettuati a partire dallo scorso mese di agosto ed anche in questo caso stiamo parlando di un meccanismo chiuso. Gli “InVideo Ads” sono dei messaggi pubblicitari che appaiono sovraimpressi al video durante la sua esecuzione. A differenza delle Video Units quindi la modalità InVideo prevede che l’adv sia direttamente dentro il video e non sopra. La pubblicità sovraimpressa è naturalmente cliccabile, il click scatena l’apertura di un altro video dentro il video che si sta vedendo. Quando si finisce di vedere il messaggio pubblicitario si ritorna automaticamente al video di origine riprendendo la visione nel punto in cui era stata interrotta. E’ possibile vedere un esempio di questa dinamica nel video “Dandelion Weird-Out” che sponsorizza il film “Halloween” uscito lo scorso 31 agosto negli USA. Anche in questo caso la possibilità di mettere pubblicità sovraimpressa ai video è riservata solo ad alcuni partner selezionati. In pratica si tratta di un meccanismo che Google ha studiato per arricchire l’offerta YouTube di alcuni clienti “top”.

Google quindi sembra non volersi sbilanciare, aprendo alla pubblicità ma con moderazione. Chissà se durante i ragionamenti fatti prima dell’acquisizione di YouTube non si fosse in realtà immaginato subito uno scenario dove tutto l’archivio potesse essere arricchito da AdSense. Certo è che, così impostata la questione, i guadagni saranno un frazione rispetto a quelli potenziali. L’evoluzione prevedibile è quella di un allargamento con una responsabilizzazione diretta dei contributori. Ovvero, pensate se ogni volta che uploadate un video su YouTube vi venisse chiesto “Hai un account AdSense?” se lo hai puoi monetizzare le view del tuo video con tutta la pubblicità che verrà programmata su di esso. Opzione allettante che però porterebbe l’utente ad avere una responsabilità diretta molto forte sul contenuto uploadato: non sarebbe più solo diffusione di materiale “illecito” ma anche sfruttamento. Quindi chi sfruttasse materiale senza avere il diritto per farlo (per varie ragioni) potrebbe essere perseguito con molta più efficacia. Un buon filtro per i contenuti ed una responsabilizzazione più forte dei contributori sembrerebbero quindi i due pezzi sufficienti ad aprire a YouTube il mondo della lunga coda della pubblicità video. Forse però il problema è un altro: non sarà che l’impossibilità di risalire in molti casi alla vera identità di un utente renderà il video “spamming” una realtà perdurante? E quindi, non sarebbe la prima Google, conscia di questa evidenza, a sfruttare commercialmente materiale illecito? Insomma se Google comincerà a fare soldi in questo modo non ci sarà DMCA che tenga perché a quel punto YouTube non sarebbe più un “porto sicuro” ma una fabbrica di banconote false. Attenzione.

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