Per Mediaset il servizio di video registrazione online di Faucet non sarebbe lecito.

UPDATE: ho passato tutto il post al condizionale, questo per non dare nessun tono d’ufficialità a voci non confermate. Quindi vi invito a prendere questo post per quello che è fintanto non si avranno conferme.

Internet è un canale di distribuzione, da considerarsi alla stregua di qualsiasi altro canale come il satellite, il dvb-h, l’analogico etc. Per questo distribuire dei contenuti video su Internet per i quali non si posseggano gli specifici diritti di distribuzione non è lecito.

Questo il senso del motivo per cui Mediaset avrebbe chiesto a Faucet di cessare l’erogazione del suo servizio. Intendiamoci Faucet non è l’unica sul mercato con questo tipo di servizio ma a lei è stata rivolta questa richiesta.

Bene, da una parte questa presunta azione mi porta ad essere contento perché anche qui da noi si è finalmente arrivati a considerare Internet alla stregua di qualsiasi altro canale di distribuzione. Giusto. E per me lo sapete è giusto anche il principio per cui non si può fare ciò che non si ha il diritto di fare. Possiamo e quasi sempre dobbiamo poi discutere sulla sensatezza di questi diritti, e qui credo siamo tutti d’accordo nel dire che le regole in gioco sono quanto meno discutibili. Ad ogni modo non è questo il punto. Faucet porta in Italia una questione che negli USA si sta dibattendo da mesi, il caso Comcast: è lecito offrire un servizio di video registrazione remota? Ovvero posso io avere il mio PVR (o video registratore digitale) in hosting da qualche parte sulla Rete, oppure debbo per forza avere il pezzo di ferro a casa.

Per capire quali siano le posizioni di Faucet vi invito a sentire (o risentire) l’intervista che ho fatto a fine luglio a Giorgio Bernardi, il CTO di Faucet. La posizione di fragilità dell’iniziativa è ben chiara anche a Faucet che però ha una posizione molto precisa: che equipara la video registrazione online a quella fatta con un video registratore comprato in leasing. In entrambi i casi chi registra non possiede lo strumento, usando quindi solo un servizio. In più, dice Fauce, il progetto non è a fini di lucro.

Fino a qui non credo che le posizioni di Faucet reggeranno molto perché Mediaset contesterebbe la distribuzione sul canale Internet, ripeto considerato canale a tutti gli effetti, senza avere i diritti. Quindi dire che il servizio online è del tutto assimilabile ad un videoregistratore in leasing è probabilmente una testi che non risponde al tema della questione posta.

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Molto più convincenti, e a mio modo di vedere risolutive, le anticipazioni che Bernardi ci ha fatto circa un sistema chiamato VHS 2.0 che Faucet sta sviluppando con la collaborazione di Leonardo Chiariglionenell’ambito di dmin.it. In pratica ogni registrazione, che già oggi è autonoma per ogni utente, verrà crittata, protetta, offuscata con una chiave che permetterà la lettura del contenuto al solo utente che ha richiesto la registrazione. In pratica VHS 2.0 è un sistema di DRM (aperto?) che renderà virtualmente impossibile per chi ha richiesto una videoregistrazione usare la sua copia del video se non per uso personale. Quindi Fauce con VHS 2.0 diventerà di fatto un servizio di videoregistrazione ad esclusivo uso personale, senza la possibilità da parte degli utenti di usare o distribuire il contenuto ottenuto via Internet.

Ecco in questo caso credo che dire che Faucet distribuisce contenuti TV su un canale (Internet) per il quale non ha i diritti, diventerà molto più difficile da affermare. Con VHS 2.0 Faucet diventa un puro servizio di videoregistrazione remota, ad uso personale, che usa la Rete Internet per trasferire (e non distribuire) i risultati dei servizi richiesti (è come se io conservassi una copia del mio archivio video personale su un server in rete).

A me personalmente Faucet, e più in generale l’idea di avere un servizio di videoregistrazione online, piace molto. E’ indiscutibilmente una evoluzione naturale del modo di fruire contenuti e servizi, un passaggio che prima o poi dovrà arrivare. E’ importante capire che in tutto questo dietro la parola Internet si “nascondono” diversi significati e che quindi distribuire è diverso da trasferire, che la Rete può essere considerata sia come un canale di distribuzione che come una sorgente di servizi.

E’ evidente che siamo però ai primissimi passaggi di quello che sarà un lungo e difficile confronto e che la battaglia verrà giocata soprattutto sulle diverse interpretazioni che è possibile dare al ruolo della Rete. Distinguere nettamente le destinazioni d’uso sarà probabilmente la soluzione e VHS 2.0 potrebbe essere davvero il modo per rendere definitivamente lecita la videoregistrazione online. Non so quanto Mediaset conosca o abbia capito questa possibile evoluzione, ma di certo se Faucet procederà rapidamente (ed in un modo trasparente ed aperto) con l’implementazione di VHS 2.0 credo avrà grandissimo possibilità di farcela. Il dubbio è: ci sarà qualche tribunale italiano competente su questa materia?

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22 thoughts on “Per Mediaset il servizio di video registrazione online di Faucet non sarebbe lecito.

  1. Pingback: >>>Petrescu blog<<< » Blog Archive » Per Mediaset Faucet è illegale

  2. Un tribunale competente sule implicazioni legali dei vari metodi di videoregistrazione remota?

    Ci vuole un bello sforzo per capire al questione anche per chi è discretamente esperto di internet ma non di diritti d'autore: la pre condizione è che ci sia un tribunale esperto di internet e nuove tecnologie.

    Se già non c'è questo figuriamoci il resto 😉

  3. Mi rendo conto leggendo articolo e risposte che siamo un paese che si è arreso! Ma si, ha ragione il piÃÂ&sup1; grande, che importa se il codice civile dice che le registrazioni ad uso personale sono consentite; che importa se faucet non 'distribuisce' ne 'diffonde' alcun contenuto ma semplicemente abilità un utente alla registrazione di programmi televisivi on air… l'importante è essere i primi a poter dire "l'avevo detto io!"…

  4. Pingback: Max Schiro » Blog Archive » Un videoregistratore digitale condiviso: bello ma… qualcuno non l’ha presa bene

  5. scusa, ma il link che ti avevo segnalato tempo addietro, rickyrecords, non fa la stessa cosa? loro registrano per te, a fini di lucro, un programma in chiaro e te lo mandano a casa via dvd o in rete..non vedo differenza tra un faucet che ti manda una mail col link gratis ed un rickyrecords che fa la stessa cosa dietro compenso. insomma, rimane il dogma "internet = free of charge" o ci svegliamo e andiamo a capire che in rete non si puÃÂ&sup2; solo pensare di truffare/stancare/avvilire/sminuire le persone con la solita tiritera della pubblicità?

    sono arciconvinto che se mediaset, giusto perché siamo in ballo, impegnasse la metà dei soldi cui stipendia uno dei suoi potenti collaboratori in una digitalizzazione di massa dei suoi programmi, farebbe sfacelo..chiaramente, non vogliono che questo accada

  6. Tommaso, il dubbio con cui chiudo l'articolo è lecito, ma tecnicamente il nostro sistema attribuisce al giudice poteri di interpretazione e non altri. In questo senso la diversità fra il nostro sistema giudiziario – che prevede la preesistenza di leggi – e quello tipicamente anglosassone – che considera il precedente – costituirà un ulteriore ostacolo a una modernizzazione (passami il termine piuttosto vago e ormai abusato) che invece è necessaria. Nei paesi anglosassoni – massimizzo – il valore della casistica consente un maggior adattamento (quasi darwiniano!) della giustizia alla realtà. Da noi occorrono leggi… E vorrei non dire piÃÂ&sup1; nulla. Ma la prima cosa che mi sovviene è una notizia di cronaca di solo qualche settimana fa, che segnalava come Wikipedia fosse stata costretta ad eliminare le fotografie raffiguranti opere architettoniche in Italia di progettisti ancora in vita, o morti da meno di 70 anni (come previsto dalla Legge 633/1941 – millenovecentoquarantuno!! – sul diritto d'autore). Questo perché la legislazione italiana, a differenza di molti altri paesi, non contemplerebbe il cosiddetto panorama freedom (libertà di panorama), che permette a chiunque di fotografare e riprodurre quanto pubblicamente visibile senza preoccuparsi di dover trovare il progettista e pagargli i diritti d'autore.

  7. Pingback: Problemi per Vcast (ma speriamo di no!) « Ispirazioni informatiche

  8. Non sono esperto di legge, ma credo che tutto alla fine ruoterà sulla frase "uso personale". Ne discende che se VHS 2.0 riuscirà a dimostrare che non esiste realmente "pubblicazione" (nel senso stretto del termine rendere pubblico) ma solo storage remoto non credo che si potrà dire qualcosa in merito. Il problema è perÃÂ&sup2; che se io registro una film a casa poi me lo guardo con gli amici si crea un paradosso: dentro casa in teoria posso vedere il film registrato insieme agli amici se lo vediamo insieme o in maniera sequenziale in posti diversi che succede? Cominciamo a vedere come i diritti di alcuni (i produttori) cominciano ad essere incostituzionali perché lesivi della libertà personale: qui lo puoi fare qui no.

    Faccio una domanda volutamente provocatoria: e se fossimo tutti ora in uno di quei periodi della storia dove la ruota gira e con essa l'etica di ciÃÂ&sup2; che si puÃÂ&sup2; fare e cosa non si puÃÂ&sup2; fare?

    Il vento di cambiamento nel bene e nel male comincia ad essere troppo forte. Oggi il NY Times ha deciso di puntare sulla pubblicità perché la parola pagare cominica ad essere un problema. Aggiungo che le nuove generazioni sono abituate al gratis tutto e subito: Churchill diceva ad esempio che se sotto il cartello vietato fumare ci sono 300 persone che fumano alla fine si toglie il cartello.

    E se le orde barbariche di cui parla Baricco fossero già qui non a conquistare territori ma cambiare completamente il paesaggio?

    Aggiungo che l'attività di perseguire in maniera pesante chi non rispetta le leggi (quelle che ci interessano) puÃÂ&sup2; essere un arma a doppio taglio. Ammettiamo che un giorno qualcuno dall'alto del suo seguitissimo blog stabilisca che una determinata major o azienda o televisione vada "punita" che succede? Mica si puÃÂ&sup2; obbligare per legge a comprare un film se quello decide di fare sciopero degli acquisti. Quanto puÃÂ&sup2; essere il danno economico alla fine? Eppure tutti i giorni vediamo scene di incazzatura o panico: vedi i ribassi iphone o le file preoccupate alla banca inglese.

    saluti

  9. ReplayTV di Fastweb la uso da piÃÂ&sup1; di un anno, le cassettine virtuali te le puoi conservare per 7 giorni, e puoi skippare allegramente la pubblicità, eppure nessuno ha mai avuto niente da dire.

    Pagheranno dei diritti ?

  10. A volte rimango "basito" pensavo che mediaset rompesse le scatole prima anche perchè il sito è stato pubblicato dal corriere e ed è in funzione da marzo (in beta ok) ma come vedo internet (sarà un bene o un male) in italia ha una reazione lenta verso l'esterno e verso le nuove tecnologie…poi per fortuna ci sono le nicchie 😀

  11. Pingback: Dellaplane » Autorete (a tempo scaduto)

  12. In Italia, c'è una eccezione al diritto esclusivo dell'autore di autorizzare (o proibire) le copie. Ma questa eccezione è riservata all'uso privato (ambiente familiare sotto il stesso tetto…) e comunque prevede un "equo compenso" per i avendo diritti – dunque un accordo con la SIAE: questo è la ragione della "levy" su CD-R ecc. Il stesso raggionamento è valido (dovrebbe essere valido!) per la registrazione online. L'equo compenso va principalemente all'autore e in questo non è fondamentalmente ingiusto: ma deve ancora essere stabilito per servizi gratuiti o ancora senza ricavi (Fasweb ha negoziato qualcosa per suo servizio).

    Il punto cruciale non è questo equo compenso, ma il diritto d'offrire questo tipo di servizio senza chiedere autorizzazione (ma pagando un tot ragionevole alla SIAE). Negli USA, dove esiste un concetto simile all'eccezzione al diritto esclusivo, la "fair use execption", la CCIA ha recentamente pubblicato un rapporto su quanto rappresenta per l'economia la possibilità di fruire del "fair use". Un bel esersizio di lobbying, ma con un fondo di verità: l'abuso del diritto esclusivo del copyright – se po' fare bene a l'editore-, rischia di creare un danno per la società in generale.

    "The Fair Use Economy" http://www.ccianet.org/artmanager/uploads/1/FairU

  13. Pingback: Faucet, il tuo PVR | ravedì.it

  14. ciao. concordo con la distinzione evidenziata da Tommaso: VHS 2.0 esegue un compito per me (utente) e trasferisce il file sul mio set-top box o PC; firmato con le credenziali di entrambi e corredato di un contratto di fruizione (DRM) che mantiene efficace il servizio e intatto il valore per me e non per altri (cioè vedere e conservare una registrazione da me pianificata e commissionata).

    Complimenti a Bernardi e al suo team per la creatività e il coraggio da innovatori.

    Mediaset, invece di paralre di generici utilizzi "distributivi" del canale Internet, dovrebbe evidenziare i danni che subirebbe dall'esistenza di tale servizio (che, a me profano, sembra un sano modo di innescare la creazione di giurisprudenza su temi piÃÂ&sup1; o meno nuovi).

    saluti

  15. Pingback: Riflessioni sulla diffida di Mediaset a Faucet. | tommaso.tessarolo

  16. Pingback: Il Blog di Roberto Basile » Mediaset diffida Faucet

  17. Pingback: Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » La lotta ai videoregistratori online: Mediaset contro Vcast

  18. Pingback: LSDI : TV: VIETATO REGISTRARE ONLINE?

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