La nuova New Economy si chiama NETTV.

nettv
Il termometro è già caldo. Si parla nuovamente di New Economy, di boom, di investimenti. Se devo dare retta alla mia agenda di queste ultime settimane, tra incontri, progetti, iniziative, etc vi posso dire che il terrore comincia a scorrere nelle mie vene. Ho vissuto in prima linea la precedente fase di boom e vedo in quello che sta accadendo tutti i segnali che fanno presagire ad un nuovo periodo di grande “intensità”, nel bene e nel male.

La nuova-nuova economia è la NETTV, ormai è chiaro. Il crollo delle barriere legate alla produzione e distribuzione di materiale video è un fatto incontrovertibile. E’ facile prevedere che nei prossimi 5 anni la diffusione della banda larga aumenterà e con essa anche la disponibilità pro-capite. E’ altrettanto semplice presupporre un costante aumento della potenza di calcolo dei PC che acquisteremo, l’espansione dei cosiddetti post-computer-device ovvero di terminali portatili con i quali faremo di tutto. Telecamere e telefonini saranno sempre più sofisticati e al contempo più semplici. La connettività in mobilità diventerà presto una realtà diffusa a prezzi accessibili.

Parallelamente avremo sempre più persone coinvolte nel fenomeno. Produrre contenuti di qualità diventerà più semplice perché si conosceranno non solo le modalità ma anche i nuovi linguaggi. Chi vorrà sintonizzarsi usando Internet come antenna lo potrà fare senza più nessuna difficoltà dal salotto di casa, dal PC o dal proprio cellulare. Nei prossimi 18/24 rimarrà ancora un fenomeno a beneficio quasi esclusivo di chi più o meno consapevolmente sa comunque maneggiare la tecnologia. Tra 5 anni anche le generazioni che oggi sono fuori dai giochi, potranno molto semplicemente accendere il televisore e guardare una nuova televisione. Tra 10 anni il passaggio potrà dirsi consolidato.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti perché la rivoluzione NETTV possa avere luogo. Ed è questa -senza alcun dubbio- la nuova novità, la prossima grande cosa. Se guardate il grafico in testa a questo post con le previsioni di crescita del settore elaborato da iSupppli avrete anche un’idea della progressione stimata per i prossimi anni. E’ vero, come sempre, che qualsiasi previsione è da prendere con il beneficio del dubbio. Ma più o meno non credo che l’escalation avrà contorni tanto differenti. Da $614,4 milioni di revenues da advertising su contenuti video ProAm NETTV del 2007 si stima un passaggio a $5793,3 nel 2011. Il boom è previsto per il 2010, ovvero tra circa 2 anni.

Ora, tutto ciò è estremamente positivo: nuove opportunità, una nuova era di informazione e contenuti, un passaggio epocale. Il rischio, e qui volevo arrivare, è che come al solito la tendenza faccia moda e che solo per il “dovere” di esserci si finisca a fare le cose. La NETTV non è un fenomeno passeggero quanto un cambiamento radicale, irreversibile. Ma è proprio nelle deviazioni markettare e speculative che vedo, anche questa volta, i più grandi rischi. Ancora non sono partite schiere di consulenti finti esperti che sfoderando fogli di Excell faranno credere a chiunque di essere il prossimo paperon de paperoni. Ancora no, ma nel 2008 secondo me cominceranno a spuntare come funghi, anche qui in Italia. Un video online, due ragazzini, un po di roba girata con i cellulari e la salsa in stile NETTV sarà pronta ad essere servita su qualsiasi piatto insipido desideroso di essere rivitalizzato.

Ma questa non è NETTV. Non basterà raccogliere video a caso, fare il resize a dimensioni e durata “web” per potersi fregiare di essere parte del movimento. Fare NETTV significherà innanzi tutto essere parte organica del tessuto sociale della rete, quindi capire quali nuovi formati concepire e produrre per sfruttare l’enorme capacità conversazionale del mezzo. Arriveremo prima o poi a codificare tutto ciò in forma stabile, arriveremo quindi ad una dimensione industriale del fenomeno che come tale sarà replicabile da chiunque abbia le risorse economiche per farlo. Ma per arrivare a questa fase dovranno passare ancora diversi anni fatti di dialogo, di tentativi, di sperimentazioni.

Le prove di NETTV che abbiamo fatto in questi ultimi due mesi sfoceranno in un progetto stabile a partire da settembre. Sono ovviamente molto contento che la convergenza di fattori auspicata si stia realizzando. Sono felice che quanto ipotizzato si stia realizzando. Ma conoscendo i rischi dell’eccesso di euforia lasciatemi fare una pubblica promessa: N3TV, questo il nome del progetto di cui vi parlerò, non vorrà mai andare di corsa. Non vorrà fare le cose tanto per farle, tanto per esserci. Vorrò continuare a capire e a sperimentare con modalità e tempi organici. Solo così sono convinto daremo a noi stessi la possibilità di creare veramente qualcosa di nuovo, qualcosa che non si scolli mai dalla sua base. Mischieremo la TV “classica” ed Internet, faremo nuovi format, integreremo l’interazione dentro il contenuto così da contaminarne la genesi. Proveremo e sbaglieremo, ma cercheremo sempre e solo di fare qualcosa che ci convinca. Alla fine, ne sono certo, arriveremo a costruire un’offerta di qualità, l’unico vero valore.

Ci aspetta un periodo molto intenso, W la NETTV!

Technorati

12 thoughts on “La nuova New Economy si chiama NETTV.

  1. Oltre ad avere la consapevolezza di quello che stai facendo hai anche un altro vantaggio: sei un pioniere.

    La somma di questi due fattori ti permetterà di mantenere la tua pubblica promessa.

    Io, tanto per "aiutarti", la tua promessa me la segno e appena sgarri ti avviso al volo 😉

    Buon lavoro: ti seguo con interesse!

  2. sono convintissimo di tutto quello che dici tanto è vero che stò allestendo un locale per tramettere concerti virtuali via internet mettiamoci in contatto grazie giampiero mercuri

  3. Beh che dire… le cose sono sempre ovvie… arrivi un po' tardi con le tue affermazioni ti direi di andare indietro a 6 anni fa e leggere qualche libro del settore.

    Ma ti direi di andare ancora piu' indietro e guardarti qualche vecchio film di fantascienza dove ogni persona aveva una televisione personale (cellulare) e sistema di comunicazione, controllo unificato per tutto.

    Ma se come dici tu tutti investiranno su questo "vecchio" rinnovato settore riscoperto solo ora in italia cosa pensi che cambiera' finche' saremo nel medioevo con la copertura di rete? Con le leggi anti-concorrenza etc… La rai nel 200x si e' decisa a mettere il contenuto online, ci sono emittendi di paesi ritenuti terzo mondo che sono anni che fanno tele educazione, tele assistenza via internet pur avendo banda limitatissima, per non parlare del boom del momento (da qualche anno) il voip e' la vera innovazione… ma e' veramente innovazione ??? se ti guardi qualche sito scopri che il SIP esiste da anni e ci e' stato rivenduto come nuovo…

    La tv on demand, via internet, via cellulare e' la realta' da anni… mi sembra sia un po' in ritardo questa tua affermazione.

    Scusa se freno il tuo entusiasmo ma guardati http://www.globo.com e altri siti simili.. sono anni che fanno nettv e se poi vuoi farti un salto nel mondo sempre piu' avanti ossia quello del p2p guardati p2ptv ossia la possibilità di condividere streaming in modo libero e uncensored.

    Inoltre ti ricordo che il contenuto per ora non e' ne brandizzato ne contaminato dalla pubblicità, quando vi sarà anche in italia la scoperta di massa del prodotto ci si butteranno a capofitto le aziende di adv per "avere un canale di informazione" aggiuntivo quindi solo un +1 nulla di veramente nuovo.

    By BAIS

  4. Bais… Tommaso stà solo descrivendo in maniera molto chiara quello che sarà un "passaggio paradigmatico" della nuova tv. Possiamo affiancarlo, per capire, alla "rivoluzione copernicana" che caratterizzò l'industria degli anni 50. Dall'orientamento alle vendite si passa all'orientamento al marketing (prima: cerco di vendere tutto ciò che produco, poi: produco tutto ciò che posso vendere, studiando il mercato…).

    Nell'industria dell'informazione, si è passati dal rendere disponibile con la tecnologia tutto ciò che è informazione, a filtrare la mole di informazione prodotta per renderla appropriata e utile. In tutto ciò, il consumatore finale stà sempre più diventando parte attiva del processo (non facciamo una tesina su cosa vuol die Prosumer…).

    Ritornando al settore TV, si nota che i players stanno lentamente adattandosi ai bisogni specifici e alle aspettative delle nuove generazioni nate con la rete: interazione, divertimento e comunicazione on-demand. Il vecchio modello di TV sta scricchiolando, soddisfa solo le vecchie generazioni, quelle nate all'intorno prima del 1980. 1980-1900 sono le generazioni ibride, quelle che hanno "visto" o vissuto il "passaggio paradigmatico". Dal 1990 in poi c'è solo la NET-generation. A quelli, Maria de Filippi, il GF e altre "boiate" non gliene può fregà de meno…

    Quindi Tommaso ti sta descrivendo come sarà il mercato, a suo dire.

    Se leggi gli altri suoi post lo trovi d'accordo persino su quello che hai detto:

    – >, soprattutto per il discorso chi controlla cosa: http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/a

    La NetTV esiste "tecnicamente" (esiste la tecnologia per realizzarla) da 10 anni se vogliamo. Ma non è questo il discorso.

    La massa critica di utenti che utilizza una tecnologia decreta il suo sopravvento sulle altre, e chi fiuta e mette in piedi un business azzeccato arriva prima e si prende sempre l'80% del mercato.

    La massa critica di utenti NetTV sta per essere raggiunta nel giro di 2 o tre anni al massimo.

    Poi, come dici te, arriveranno gli Advertiser a prendersi anche questo canale di informazione. Se lo sporcheranno o meno, questo è da vedere. Teniamo presente che per ora, la fonte di guadagno della NetTV preventivato è di puro advertising.

    Tu Tommaso, cosa ne pensi?

    Maurizio Tessarotto

  5. Certo Maurizio,

    se sposti il concetto sul teorico e sul marketing e su come la massa recepirà questa tecnologia non posso che essere d'accordo con voi. Il fatto che questo approccio l'ho gia' visto con internet stessa negli anni '90 e i miei timori sono fondati dall'esperienza precedente e dall'attuale situazione del mercato dove grosse aziende (telecoz) fanno da padroni (speriamo ancora per poco) e dettano le leggi invece di avvicinarsi all'esigenza del singolo individuo ma sopratutto all'esigenza del mercato stesso che vuole nel mezzo (nettv o altro) un nuovo canale piu' mirato per vendere i propri slogan o le proprie idee (politicaly incorrect? in guerra o in amore tutto e' permesso).

    Mi fa pensare alla pubblicità di alice e della tv via cavo, sogno di noi "ragazzi degli anni 80-90" che vedavamo solo in tv o in chat (bbs fidonet, irc in svezia, bbs negli states ISCA), mentre ora a 2 anni dall'avvento dell'umts e della tv via cellulare a che punto siamo? Costa troppo, non e' un vero canale "libero" e in piu' ti ripropongono le stesse tematiche e idee di massa che non ci contraddistinguono piu'… e qui vado al punto della questione citando una frase di un famoso film sul conflitto sociale: "nessuno e' uguale a nessuno, tutti desiderano qualcosa che non hanno, c'e' sempre qualcuno a cui invidiare qualcosa… nel lavoro… nella vita… nell'amore…" Noi siamo nati capendo questo concetto che entra in netta contraddizioni con dettami e dogmi subiti piu' che capiti e accettati. Siamo diversi e diversi sono i nostri sensi e diversa e' la vita che tutti viviamo quindi diversificarsi e' la cosa piu' naturale che esista quindi ben vengano idee nuove sull tv e su altri mezzi di informazioni basta che ci diano sempre la possibilità di staccare il collegamento in ogni momento senza indurre dipendenza o semplice apatia.

    Tornando in argomento la pubblicità e' una forma artistica che tra da molte altre scienze le proprie regole, psicologia prima tra tutte. Se il punto critico e' e sarà, come abbiamo gia' discusso in altri forum, l'esperienza reale / virtuale quale importanza avra' una nettv nel contesto di una realta' virtuale? Ossia e' gia' vecchia rispetto a quello che sara' il futuro prossimo? Il consumatore che ormai hai imparato a muoversi nella diversita' delle offerte cadra' ancora nei tranelli delle major o cerchera' l'eccezione come regola di vita? Gli investimenti per la net tv sono gia' stati messi a budged e la torta e' gia' divisa da anni quindi ha senso ora entrare in un mercato, come purtroppo e' quello italiano, pieno di pescecani con aggangi politici?

    Meglio studiare e rivendere all'estero… ricordo che i mercati che si sono aperti in questi 10 anni parlano tutti russo… e i russi non aspettano nessuno corrono parecchio e quando meno te lo aspetti diventano competitors imprendibili perche' slegati dalle regole per ora… (mi fai ricordare con nostalgia le regole di simcity (il primo tentativo di simulare una vera economia legata al territorio)).

    bY BAIS

  6. E' qualche giorno che sto incominciando a percepire questo senso di deja vu che pervade chi è già da molto in rete. Il commento di Bais, le chiacchiere con i soci storici di Interact (la società che ospita lo studio di N3TV) etc. Per chi c'è da sempre è facile pensare: vabbe ma questo l'ho già visto, nulla di nuovo. In realtà non è cosi. Pensiamo all'ipertesto, fu teorizzato ad inizio secolo scorso.

    Anche la NETTV di base non è un concetto di per se rivoluzionario.

    Ciò che è sconvolgente è il momento dell'attuazione di una teoria, il suo passaggio dal mondo delle idee a quello degli atomi. E, soprattutto, le motivazioni che portano un concetto teorico ad istanziarsi nella realtà. Questo è quello che è accaduto con l'ipertesto che è esploso ed ha quindi preso senso grazie al Web. Questo è quello che sta accadendo per la NETTV che sta prendendo forma e si sta diffondendo a livello globale grazie ad un straordinaria e reale combinazione di fattori. Questo è rivoluzionario, questo è quello di cui stiamo discutendo e che stiamo provando a capire: come la NETTV passando da pura possibilità a fenomeno di massa stia prendendo forma, quali sono le dinamiche e le regole che naturalmente stanno emergendo in tutto questo.

  7. Sono giorni che ci ragiono, e non credo di essere giunta a nessuna conclusione, ma azzardo un opinione non definitiva. Se la net tv sia o meno rivoluzionaria, a livello tecnologico o come modello di business, non credo sia il tema portante delle sperimentazioni e dell’entusiasmo che si sta mettendo nel cercare di farla e capirla. Credo che la vera spinta rivoluzionaria sia, piuttosto, la possibilità di determinare una discontinuità, nel poter decidere, oggi, cosa sarà, o vorremmo che fosse, domani: “Fare NETTV significherà innanzi tutto essere parte organica del tessuto sociale della rete, quindi capire quali nuovi formati concepire e produrre per sfruttare l’enorme capacità conversazionale del mezzo”, dice Tommaso. Ed è questo, secondo me, il punto: l’enorme capacità conversazionale che la rete ha amplificato, spingendo una proprietà tipicamente umana a prendere dimensioni impressionanti. Questo è il dato su cui riflettere.

    Allora la net tv dovrà porre domande del tipo: su cosa conversare? Chi saranno gli interlocutori? Chi gli esclusi? Dice Bais: “ora a 2 anni dall’avvento dell’umts e della tv via cellulare a che punto siamo? Costa troppo, non e’ un vero canale “libero” e in piu’ ti ripropongono le stesse tematiche e idee di massa che non ci contraddistinguono più”.

    Bene, ma noi? Possiamo proporre nuove idee alla massa? O, ancora meglio, possiamo accogliere le diverse idee che provengono da quella moltitudine di individui interconnessi che, con termine stantio, chiamiamo massa?

    Bene, se aspettiamo che la net tv la facciano le telco, non avremo forse perso un’occasione?

    Di marketing e business parleremo, ma, per ora, proviamo a codificare qualcosa che chi è impegnato in piani di produzione e fogli exel non è in grado di codificare, se non addirittura di comprendere. Proviamo a dare una spinta "etica", nel senso meno ideologico del termine.

    E, infine, ricordiamoci una cosa fondamentale: non tutti vogliono partecipare, non tutti si sentono schiacciati dall’invadenza di “Un posto al sole”, o dalla ripetitività di “Beautiful”.

    La net tv sarà una questione di scelta. Questa, forse, è rivoluzione.

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  10. Le uniche considerazioni che condivido sono quelle di Ila… di stampo sociologico. Tecnologicamente ed economicamente parlando vedo solo una nuova bolla speculativa.

    Tommaso, puoi tirare fuori tutti i grafici e le ricerche americane che vuoi, ma lì ci sono un paio di centinaia di milioni di persone interconnesse; agli americani si aggiungono 1-2 miliardi di anglofoni (tra cui anche parte degli italiani: tu Doctor House te lo vedi in italiano o inglese? E Lost?) che possono godere le loro produzioni/trasmissioni/salotti… in Italia ci sono 8 milioni di connessi, le persone che parlano italiano non arrivano a 100 milioni se andiamo a contare anche quei casi isolati sparsi nella tundra, la savana e la steppa del caucaso… chi la dovrebbe vedere la nettv italiana secondo te?

    Il 2008 sarà il boom della nettv anglofona, punto. E in Italia? In Italia facciamo la fame… e non perchè ci mancano i capitali (seghe mentali dei manager), le capacità (seghe mentali dei professori universitari), il fiuto (seghe mentali dei politici)… ma perchè non sappiamo neanche più cosa significa essere liberi… quanti, per l'appunto, sanno scegliere? Avere il coraggio di usare il proprio intelletto… disse Kant.

    Ne riparliamo tra 18 mesi.

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