La Rai sceglie il DMB e abbandona il DVB-H. Mossa rischiosa ma è probabilmente un bene per chi fa contenuti.

dmb tv

UPDATE: In Corea, patria del DMB, il servizio su satellite basato su questa tecnologia (S-DMB) e’ a pagamento, criptato con CA Irdeto. BTW e’ la stessa soluzione adottata anche per il primo servizio commerciale T-DMB lanciato in Europa da Debitel in Germania.

La RAI non ha frequenze per costruire una rete DVB-H ne i soldi per acquisirne una. Abbandona quindi il DVB-H che le costerebbe 300 milioni di euro (circa), a favore del DMB una tecnologia mutuata dal DAB ovvero il trasporto per le radio digitali. Con il DMB per coprire l’85% della popolazione, anche indoor, la RAI stima di spendere solamente 8 milioni di euro. Una frazione. Con una frequenza da 1.5Mhz in DMB si possono trasmettere 5 canali TV o in alternativa quasi 30 canali radiofonici. Prestazioni quindi di assoluta eccellenza.

Ciò che è veramente interessante in questo annuncio è il modello di business che si va delineando. Andiamo per ordine.

Innanzi tutto il DMB non è il DVB-H, la RAI spariglia, frammentando giocoforza il mercato. Non ci sarà più una via unica per la TV brodcast in mobilità ma si potrà scegliere. Frantumare un mercato già così debole è un bene? Non si può sapere ora ma io credo sia una mossa molto interessante. Innanzi tutto gli apparecchi per la ricezione del DMB saranno per il 40% non-telefonici, quindi comunissimi micro-televisori portatili equipaggiati di un apposito sintonizzatore. Questo è un bene perché di norma questi apparecchi hanno delle dimensioni di schermo superiori a quelle di un telefonino, per cui chi vorrà vedere la TV in mobilità con uno schermo sufficientemente grande potrà farlo spendendo cifre di poco superiori ai 100 euro, senza dover sottoscrivere nessun abbonamento telefonico. E questa è la novità più grande: il DMB non passa per le telefoniche, non è parte del regno delle telco. Ben s’intenda lo avremo anche embedded in molti telefonini (soprattutto Samsung) ma di base non è una tecnologia in mano alle telecom. In più il DMB è completamente aperto, non prevede sistemi di Conditional Access. Quindi il modello che si prospetta è quello di un’offerta aperta, libera, in grado di essere ricevuta da chiunque semplicemente comprando un televisorino ad hoc. Non c’è bisogno di passare per i telecom operator perché di fatto con il DMB si replica il modello televisivo free-to-air classico: non ci sono abbonamenti, non ci sono clienti, il segnale viene irradiato e chiunque lo può ricevere. Oggi se avete un problema di ricezione con RAI1 non chiamate la RAI ma il vostro antennista o tutt’al più l’assistenza del vostro televisore. Lo stesso sarà per il DMB.

Capite bene che questo modello è completamente all’opposto di quello scelto con il DVB-H. Da dove risulteranno i ricavi DMB vi chiederete. Di base dalle solite sorgenti: canone + pubblicità. Soprattutto quest’ultima. Quindi, perché possa essere un modello sostenibile si dovrà creare una massa critica di spettatori mobili sufficiente a generare degli introiti significativi se non altro per coprire i costi. Bene, abbiamo visto che i costi d’impianto sono molto bassi, così come esigui sono quelli d’esercizio. Dove potrebbe esplodere la bomba? Probabilmente solo nei costi per l’acquisizione di contenuti. Se non c’è un’offerta di qualità la gente non si avvicinerà al DMB, e se non c’è la gente il modello crolla.

Ora, pur rimanendo totalmente scettico sulla volontà di fette importanti delle popolazione italiana di vedere la TV in mobilità, credo che la scelta di RAI di adottare il DMB possa alla fine arrivare ad auto sostenersi. Soprattutto se si riuscirà ad indirizzare l’offerta dei contenuti verso nuovi format, da far emergere dal basso, dalla rete, dalle produzioni ProAm. Contenuti che possono avere un costo ridicolo rispetto a quelli “classici” avendo al contempo una presa incredibilmente più alta su un pubblico giovane.

Lasciatemelo dire il DMB, molto più del DVB-H, potrebbe essere l’emanazione mobile dalla NETTV, il canale attraverso il quale portare quel che si genera dalla rete, con gli strumenti delle rete, direttamente nelle tasche di chiunque voglia sintonizzarsi. Se si proverà invece a riempire il contenitore DMB con quello che capita solo per assolvere ad un dovere istituzionale, o peggio se si decidesse di adottare un modello televisivo classico nell’acquisizione dei contenuti da trasmettere, il DMB sarebbe allora destinato a morire probabilmente in silenzio.

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3 thoughts on “La Rai sceglie il DMB e abbandona il DVB-H. Mossa rischiosa ma è probabilmente un bene per chi fa contenuti.

  1. "molto interessante" è un eufemismo. la scelta della RAI, dopo le analoghe iniziative di BBC e Radio-France, conferma che i player pubblici hanno una naturale tendenza ad abbracciare per primi, con meno remore, i sistemi aperti, a differenza dei privati che tendono ad abbracciare standard, come il DVB-H, che si integrano naturalmente con piattaforme proprietarie. anche se rimango dell'idea che ancora una volta, nella battaglia degli standard, sarà internet a mettere tutti d'accordo. con il wi-max, per esempio. a

  2. non so proprio chi ha messo la bufala in giro che non ci sarà CAS su DMB.

    In korea il DMB è protetto da cas, anche in europa (vedi BT visio , TMbobile etc) , proprio come dvbt e dvbh …

    korea.web-log.nl/korea/2006/09/irdeto_to_showc.html

    http://www.irdeto.com/page.php?page_id=9&press_id=98
    http://www.telecomskorea.com/index.php?option=com_tag&am...

    inoltre DMB è una tecnologia di 15 anni fa ormai superata come qualità della modulazione radio da dvbh e come flessibilità di servizi da IP … insomma una boutade!

  3. sono contento che rai abbia scelto questo modello anche se forse obsoleto. In ogni caso meglio un sistema più aperto che uno chiuso come quello el DVB-H.

    Un comento sulle telcom: avrebbero dovuto fare i carrier e basta evitando i protezionismi che, alla lunga, tendono a fallire.

    Forse anche in questo caso siamo all'inizio di un'epopea come fu con i portaloni (il bello di internet, chi se lo ricorda?)… poi vennero altri… la storia si ripeterà?

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