@NetTV25 Video Intervista con Bruno Pellegrini e Paola Proto di TheBlogTV. NetTV, Format, User Generated Content, Mainstrem.

Intervista di Antonio Pavolini a Bruno Pellegrini e Paola Proto di TheBlogTV. Bruno ha fatto un intervento molto interessante il 25 maggio scorso, facendomi capire quanto lui sia già pienamente sintonizzato sulle frequenze NetTV. Il concetto più interessante che lui esprime e difende con grande veemenza è la profonda differenza della NetTV rispetto al mainstream classico, tanto differente che è addirittura sbagliato tentare un parallelo. Usare il metro della TV classica per misurare o tentare di capire la rivoluzione della NetTV non è solo sbagliato per Bruno ma è anche profondamente dannoso perché impedisce di vedere e quindi capire quello che sta realmente accadendo. Bruno è in libreria in questi giorni con il suo primo libro “Io? Come diventare videoblogger e non morire da spettatore” che spero di poter leggere nelle prossime settimane perché ha tutta l’aria di essere un libro molto interessante (Luca Sassella Editore).

Io? “Lo spettatore è un animale morente”, profetizzava Jim Morrison. Già, ma che succede se lo spettatore si evolve in “spett-attore”, cioè si ribella a quello che Pier Paolo Pasolini definì come il più autoritario e repressivo dei media (la tv) e si trasforma egli stesso in un medium?

Il fondatore di NessunoTV e di TheBlogTV, la prima televisione italiana fatta dagli utenti, in questo manuale di sopravvivenza spiega come non perdere l’occasione del Web 2.0. Bruno Pellegrini ci invita con chiarezza ed entusiasmo a divenire parte attiva degli Individual media (blog, videoblog, citizen journalism), per risvegliarsi dal torpore dell’ipnosi massmediatica e tornare a dire, con consapevolezza, “Io!”.

Formati Audio/Video disponibili:

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5 thoughts on “@NetTV25 Video Intervista con Bruno Pellegrini e Paola Proto di TheBlogTV. NetTV, Format, User Generated Content, Mainstrem.

  1. Ho avuto il piacere di acoltare l'appassionata esposizione di Bruno Pellegrini il 25, e sono in linea con il suo pensiero. Lui ha esternato molto bene quello che, secondo me, rappresenta davvero un nuovo universo tutto da esplorare. Come ho scritto su un mio Post, non credo sia corretto fare parallelismi troppo stretti con l'attuale televisione, nonostante sia evidentemente necessario partire da qualche parte per "digerire" questo nuovo fenomeno della Net TV.

    Sicuramente le parole di Bruno sono illuminanti sotto molti aspetti…

  2. Quello delle Net Tv è sicuramente un universo da esplorare. Ho sempre pensato anche io che il live non sia una fruizione ideale per il web, ma dopo aver visto gli esperimenti di Robin Good, mi sto ricredendo. Ogni giorno le mie convinzioni vengono modificate da nuove opportunità, credo che dovremmo prestare maggiore attenzione ai nuovi modelli di fruizione su cui dovremmo ragionare con maggiore profondità, è tutto in profondo cambiamento.

  3. Grazie Tommaso e Giovambattista, in effetti è un po' di tempo che continuo a pensare a quali sono i driver dell'innovazione e quali i fattori di rallentamento. Ecco, credo che l'aspetto della disponibilità tecnica sia importante, forse principale, ma che risolto questo ce ne siano altri che entrano in gioco e determinano, in fondo, la capacità di un sistema di adattarsi all'ambiente. In ambito economico spiegano il successo e il fallimento di imprese. In ambito socio-politico determinano la crescita di un paese. Sto parlando di cultura ma anche di un aspetto specifico di questa che è il linguaggio e sto riproponendo forse quello che già tempo fa avevano introdotto Morin e Hall come necessità di immergersi nella cultura del tempo e di imparare a giocare con i media. Mi sento che manca questo adesso, soprattutto in Italia: è un po' come se stessimo a guardare ciò che succede prendendone però anche un po' le distanze, come se non volessimo sporcarci le mani (ovviamente non tutti e ovviamente presenti esclusi ;)). Anche il modo in cui i media tradizionali trattano di questi nuovi fenomeni è sempre indice di una posizione privilegiata e distaccata. E le nostre media company sono così egoriferite e autoreferenziali che spendono milioni di euro in studi che li aiutini a mantenere un privilegio rallentando, o disconoscendo, il cambiamento in atto piuttosto che in veri centri di ricerca autonomi e incaricati di trovare nuove strade. Per non parlare delle nostre università, non per sola colpa loro, ridotte a lanciare corsi sempre più simili a quelli CEPU o a vendere l'anima al diavolo dell'impresa per sopravvivere. Allora? Allora c'è bisogno di ancora più coraggio e di prendersi qualche rischio in più, anche a livello individuale, per superare questa impasse del sistema uscendo dalle strade segnate. Come? Iniziando a dare continuità ad operazioni come quella di Tommaso e cercando di rinunciare per qualche anno ad una lotta intestina in cambio di un obiettivo comune più ambizioso….

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