Ecco perché Mediaset ha comprato Endemol.

Siamo un paese di pettegoli della televisione. Ne parliamo tanto, spesso e quasi sempre con discorsi paragonabili alle chiacchiere di condominio. Qualsiasi argomento si tratti dai dati di ascolto, alle star tv, alle grandi acquisizioni finiamo immancabilmente per ragionare in un ottica da paesino, concentrandoci solo sulle beghe locali nella inconsapevole e radicata convinzione che tutto il mondo finisca dove terminano i confini del nostro amato stivale.

Il provincialismo della critica italiana riguardo a moltissimi temi strategici come lo sviluppo della televisione sta diventando un problema enorme. Sembriamo incapaci di dare un respiro più ampio ai nostri ragionamenti rimanendo ciechi, e facendo rimanere inconsapevole l’opinione pubblica, su quello che sta realmente accadendo. La stragrande maggioranza delle critiche che ho avuto modo di leggere in questi giorni riguardo l’acquisizione di Endemol da parte di Mediaset rientra a pieno in questa definizione. L’unica preoccupazione emersa è che anche RAI usa format di Endemol, quindi Mediaset ha il potere di controllare il futuro di molti programmi che decretano il successo di RAI in fasce importanti del palinsesto. Fine del ragionamento. Polemiche, dibattiti, accuse, etc. Questo l’unico tema trattato, quasi da tutti.

Paragoni del tipo: è come se ci fossero due ristoranti nella piazza di un paese ed uno comprasse il fornitore di viveri del suo concorrente. Questo il livello. Ma lo vogliamo capire che la televisione è diventato un affare globale? Ce ne vogliamo rendere conto? I format ormai da anni attraversano i continenti, i diritti si stanno liquefacendo, la distribuzione sta travalicando le reti di broadcasting classico. Sta cambiando tutto, e ad un ritmo impressionante. Tutta la televisione viene da almeno 15 anni di progressiva perdita di creatività. Soprattutto qui in Italia. Il modello vincente, che sembrava eterno, è stato quello dei packager. Aggregatori di contenuti comprati altrove. Eventi sportivi, telefilm, film, giochi, reality. Tutti pezzi di televisione costruiti altrove e “semplicemente” acquistati, impacchettati e distribuiti. Attenzione non che questo non sia importante: saper scegliere, aggregare e quindi distribuire in un bouquet unico un’offerta vincente è un merito enorme. Ed è forse l’unico modo ancora esistente per offrire contenuti di qualità alle masse. Ma tutto ciò sta velocemente cambiando. Se quando ci si siederà di nuovo intorno ad un tavolo a discutere l’acquisizione dei diritti arrivasse qualcun altro con più risorse si perderebbe in un sol istante tutta la forza acquisita. Pensiamo a FOX che con l’insieme dei suoi canali nell’offerta SKY fa uno share non distante di quello di La7. Cosa è FOX prevalentemente oggi? E’ un packager, ovvero propone una serie di contenuti per i quali ha acquistato i diritti di distribuzione satellitare in Italia. FOX ha messo insieme un’offerta strepitosa, che contribuisce significativamente al traino della piattaforma SKY. Ma FOX è perfettamente consapevole che la politica del puro packaging non può essere il solo centro delle strategie future. Cosa succederebbe infatti quando dovesse arrivare in Italia un player come iTunes capace di offrire puntate di LOST, 24, Heros, House, Friends a .99 centesimi, il giorno dopo la messa in onda? O ancora qualsiasi altro attore in grado di fornire un abbonamento per la visione “in affitto” degli stessi contenuti ad una frazione del prezzo? Accadrebbe probabilmente quello che già si sta misurando in mercati come quello statunitense e quello inglese: la gente, fatti due conti, comincerebbe a scegliere queste nuove forme di distribuzione, più economiche ma anche incredibilmente più comode perché non più legate al palinsesto. Poter vedere quello che si vuole, quando si vuole ad una frazione del costo è sicuramente un mix di fattori motivanti che non lascerebbe alcun dubbio. E’ solo necessario rendere questo tipo di offerta semplice da fruire come lo è oggi la televisione, ma questa è solo una questione di tempo. Neanche l’arretratezza italica nella penetrazione della banda larga sarebbe più di tanto un problema perché i contenuti verrebbero scaricati con tutta calma durante tutto il giorno, pronti per essere visti quando serve. In sostanza basare le proprie politiche editoriali solo sul packaging è già oggi per un broadcaster troppo rischioso. E allora FOX Italia cosa ha fatto? Ha comprato Wilder, una splendida realtà italiana che produce format di successo per diversi attori, RAI compresa. Con Wilder, e non solo, FOX ha cambiato rotta, ha ricominciato pesantemente a produrre contenuti originali, qui in Italia. Un esempio su tutti è la straordinaria Boris, serie TV sulla TV, che sta avendo uno straordinario successo. Fare contenuti è diventato centrale per un broadcaster. Solo chi ha suoi propri contenuti non ha nessun timore e potrà giocarsi appieno la strategia distributiva cosiddetta “3 screen” che dominerà la scena negli anni a venire. Televisione, Mobile e PC, diventano per chi possiede i contenuti le 3 interfacce che gli utenti potranno indifferentemente usare per “guardare la TV”. Ma chi acquisisce la capacità di produzione lo fa per diventare abile ed arruolarsi in questo nuovo tipo di business, non per distruggerlo. Per intenderci non c’è nessuna intenzione da parte di FOX di impedire che Wilder continui a produrre contenuti per la RAI, anzi. E’ proprio questo il senso: produrre contenuti originali, avere in mano la leva di gestione dell’asset più importante della nuova rivoluzione televisiva. RAI, SKY, Telefonini, Internet, Alta Definizione saranno solo canali, interfacce, modalità con cui valorizzare questa capacità. Se poi si è cosi bravi da saper fare contenuti che possano essere esportati anche all’estero si riuscirà a completare il quadro.

Questo è esattamente il senso della strategia dietro l’acquisizione di Endemol da parte di Mediaset, con l’enorme vantaggio da parte di quest’ultima di aver incamerato una azienda che già produce format “3 Screen” e che è fortissima su scala internazionale. Vendere questi contenuti a diversi network, su diverse piattaforme, in varie modalità è esattamente l’obiettivo delle nuove Media Company (furono broadcaster). Non fare la guerra del paesino, dove una trattoria toglie il vino a quella di fronte. RAI non perderà nulla da Endemol dopo questa acquisizione. E se vogliamo fare un ragionamento serio dovremmo semmai preoccuparci di cosa stia facendo RAI per riacquisire a pieno la sua grande capacità di generazione di contenuti originali.

Technorati , , , , , ,

4 thoughts on “Ecco perché Mediaset ha comprato Endemol.

  1. caro tommaso, hai ragione al 100%, purtroppo sta tutto nella produzione e nella gestione dei diritti che ne derivano per le varie piattaforme, videogiochi compresi, che si gioca il futuro dei media. Dico purtroppo perchè la questione Rai è antica, non solo, la Rai dovrebbe avere contenuti propri come servizio pubblico perchè garante del trinomio inventato dalla Bbc, informare, educare e sopratutto divertire. Per ammissione della stesso presidente della Rai, Petruccioli, il contratto Rai-Endemol assomma a 47 milioni annui di euro su un totale di un miliardo e 600 milioni di euro di costi esterni della programmazione: vale a dire il totale dei contratti con fornitori esterni, senza la produzione interna. In altre parole uno squilibrio di risorse di questo tipo ha generato- come ha spiegato il ministro dell'Economia, Tps-

    in due anni, perdite complessive del gruppo fino a quota 134 milioni. “…Simili risultati – ha ammesso il Ministro – non sono responsabilità di un solo consigliere”. Semmai la colpa è “dell’intero organo collegiale. Per concludere la Rai se vuole salvarsi e giustificare ancora il pagamento del canone, come hai ricordato tu stesso più volte, impone una gestione completamente nuova, modello Bbc, modello francese, modello tedesco, se ne può discutere, perchè questa è la pregiudiziale per riportare la Rai al modello maestro Manzi, Portobello, Fumetti in tv, e tutto quello che di innovativo veniva dal servizio pubblico. Ogni paese si merita il servizio pubblico che ha, è un meme sul quale vale la pena ragionare per un tuo prossimo post.

  2. Caro Tommaso, ho il tuo libro in tasca e spero di averti a Milano per la presentazione così me lo faccio pure autografare….

    Al dunque: dicevo qualcosa di simile in un commento al tuo precedente post. Ma tu l'ha spiegato veramente bene. Sono d'accordo con te. Anzi!!

    I problemi sono due: se tanto da fastidio che Mediaset abbia le mani in Rai indirettamente tramite Endemol allora Endemol blindi i propri contratti su performance. Oppure continui i contratti i essere e non ne rinnovi altri. Una volta che si vede una strategia internazionale da un'azienda italiana mi sembra una follia tarparle subito le ali. Ma se questo è il discorso lascerei calmare la acque tanto tra 6 mesi nessuno si ricorderà più di nulla!

    Lo dicevo, basta questo chiacchiericcio nostrano su SilvioIRai/mediaset/politica, questo è un problema che guarda al passato. Guardiamo al futuro.

    Per ciò che riguarda la la Rai sarebbe bello che divenisse una fondazione fuori dal controllo della politica dove si vedono i migliori autori nostrani "osare" e fare innovazione sugli strumenti, i format, etc. Per tornare a fare quello che giustamente, ricorda Carlo Alberto di Reithiana memoria: inform, educate and entertain, ma in versione 21° secolo. Fuori gli str… e dentro i cervelli e tanta tanta innovazione.

  3. Aggiungo questi dati per migliorare la comprensione del valore dei programmi Endemol prodotti per la Rai ai fini dei risultati della sua concessionaria pubblicitaria Sipra da un'analisi pubblicata dal sito di affaritaliani.it

    Media Italia ha analizzato l'ascolto del programma e degli spot all'interno di esso, il numero dei break e degli spot per puntata. Calcolando il costo medio lordo per spot e per puntata (dati Adg/Auditel) e moltiplicandoli per il numero delle puntate presenti in un mese di programmazione, è possibile evincere il valore pubblicitario di quella trasmissione e metterlo in relazione con il fatturato realizzato da Sipra in quel preciso mese (sempre secondo i dati Agb/Auditel).

    Quello che balza subito agli occhi è l'incidenza di Affari tuoi che nella sola fascia dell'access prime time settimanale (il programma, in alcuni mesi va in onda anche a domenica oltre che in prime time) porta alle casse della concessionaria quasi 33 milioni di euro lordi, un pò meno del 10% (9,4% per la precisione) della raccolta complessiva di Sipra di marzo. Considerato che il quiz game di Flavio Insinna scandisce praticamente tutto l'anno televisivo di RaiUno (ad eccezione dell'estate naturalmente), non pare un'esagerazione dire che il gioco dei pacchi è una piccola cassaforte per la concessionaria pubblica.

    Ottime le performance pubblicitarie anche di un altro programma di lunga programmazione come La prova del cuocoche porta a Sipra 8,3 milioni di euro in un mese, come pure "Che tempo che fa?" che ne fattura 7,7 nel solo weekend di RaiTre, e Notti sul ghiaccio che fa valere il sabato sera di RaiUno circa 12,6 milioni.

    In totale, i 4 programmi fatturano 61.309.792 di euro, circa il 17,6% del fatturato di marzo di Sipra. Includendo nel conteggio anche altre due produzioni importanti di Endemol come Il treno dei desideri che a novembre scorso aveva portato nelle casse della Sipra oltre 11,6 milioni e Al posto tuo che nella scorsa primavera aveva raccolto 1,4 milioni di euro, il totale è di 74,3 milioni, pari al 21% della raccolta lorda di marzo della concessionaria.

    Un quinto del totale, dunque, un'incidenza leggermente inferiore rispetto ai due assi portanti della raccolta Sipra, vale a dire i Tg, che da soli fanno circa il 24% della raccolta e il prime time che oscilla tra il 27 e il 29%.

    Ecco su quest'ultimo dato vorrei far riflettere, i tg ( prodotto di punta della Rai resta l'informazione) sono uno dei pochi ancora ad essere prodotti in casa e sono, dice la ricerca, l'asse portante della Rai, forse è da qui che occore ripartire per ridare forza al servizio pubblico, magari sperimentando nuovi format proprio a partire dalle storie che raccontano il paese piccolo e grande che sia è quello che interessa il pubblico degli abbonati Rai.

    Ps Il governo ha approvato il ddl Rai che istituisce una fondazione: quattro membri su undici sono eletti dalla commissione di vigilanza Rai, quindi dalla politica, il resto da enti e associazioni che hanno a che fare con la politica, come il Cnel, la Conferenza Stato Regioni, le associazioni degli utenti e consumatori, l'Accademica dei Lincei e persino il dipendenti Rai… Che dire più che la Rai dobbiamo rifondate la classe politica. Speriamo in un colpo di fortuna per vedere arrivare i cervelli in Rai… ( ma assicuro che ci sono se vi fidate)

  4. Si carlo Alberto ho sentito. Interessante, ma caso strano 6 membri su 11 sono eletti dalla politica, la conferenza stato regioni secondo me sarebbe sempre emanazione della politica.

    Fintantoché la politica ha tutta sta influenza sul mondo dei media è ovvio che non ci si riesca a mettere d'accordo su nulla. in più in Italia tutto è di destra vs. sinistra. Qualsiasi cosa succeda la politica se ne appropria. Figurati con la tv se non succede. Quindi si parla di una privatizzazione strisciante della Rai. Ma Endemol era di Telefonica fino a ieri, perchè nessuno se ne preoccupava??? E' vero che Silvio è in una posizione abbastanza imbarazzante. Ma guardiamo un po' più in là, please.

    In Italia si parla di tv come se fossimo ancora nel 1987. Nessuno ha la visione di ciò che sta cadendo sulle nostre teste. Quando si parla di futuro si parla di YouTube. Io do grandi meriti al Tubo, ma credo che la tv del futuro sia un'altra cosa.

Leave a Reply to carlo alberto Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>