Continuando a ragionare sul “caso Digg”: ciò che non è mio è di tutti, quindi anche mio.

Ho letto con interesse i tanti commenti al post su “caso Digg” ed ho voluto continuare il ragionamento con un post per far emergere la discussione anche a chi magari non è troppo “dentro ai commenti”.

Quando capitano questi accadimenti mi viene sempre in mente ciò che disse qualche anno fa un sociologo (del quale non ricordo il nome) parlando della situazione di degrado urbano che imperversava nella città di Bari, diceva più o meno cosi: “in quella città si è arrivati ad una situazione tale per cui nel senso comune tutto ciò che non appartiene a se stessi viene considerato esser di nessuno”. Questa affermazione sintetizza un principio sociologico piuttosto noto per cui in particolari condizioni nelle quali la massa viene portata molto a lungo in situazioni di grande stress tende a considerare tutto ciò che non le appartiene come proprietà di nessuno: per cui se butto una sigaretta per terra, la spazzatura in mezzo alla strada, o se lascio i miei cani sfogarsi sui marciapiedi non c’è niente di male perché stanno in realtà “interferendo” con un contesto che non mi appartiene. Non lo farei mai a casa mia, ne a casa di “qualcuno” ma in un luogo che non appartiene a nessuno tutto è lecito.

In una situazione normale, dove la massa non è sottoposta a stress costante, dove la vita viene a svolgersi secondo criteri di mutua cooperazione la percezione generale è diametralmente opposta: tutto ciò che non è mio è di tutti, quindi è anche mio. In queste situazioni si raggiunge e mantiene un equilibrio perfetto tra beni e interessi personali e quelli collettivi. Questo principio comportamentale che regola le masse è misurabile in tutte le situazioni simili a quelle descritte e spiega ad esempio perché nelle grandi città, sovrappopolate, dove l’amministrazione è critica, il controllo giocoforza scarso e le risorse limitate, ci sia una situazione di degrado superiore a quella dei piccoli centri, delle piccole comunità dove, da questo punto di vista, si vive indiscutibilmente meglio.

Cosa succede però in piccole comunità, fortemente coese e cooperanti, e quindi dove prevale il senso del bene collettivo, se improvvisamente vengono turbati gli equilibri? Generalmente si misura una reazione molto violenta, ma solitamente “composta”. La comunità si ribella, lo fa collettivamente, in maniera visibile ed immediata: non turbate le nostre valli, non costruite quel tunnel, etc. rispettate il rispetto che abbiamo gli uni per gli altri e per l’ambiente che ci ospita. Se alla reazione della comunità si risponde con un ritorno alla normalità in tempi rapidi solitamente tutto torna come prima senza nessunissima conseguenza. Se però la comunità viene sottoposta ad uno stress continuato allora la situazione può degenerare. Il bene collettivo, la cooperazione viene a sfumare progressivamente. Chi può cambia aria, chi non può cambia atteggiamento.

Le comunità online hanno comportamenti del tutto assimilabili, con un grosso vantaggio: la possibilità di spostarsi molto rapidamente. Ma spostandosi comunque si rischia seriamente di perdere la collettività, di perdere la comunione con la gente che si frequentava. Quindi comunque lo spostamento è un lutto che deve in qualche modo essere elaborato, spesso non senza conseguenze.

Se però la Rete diventasse un luogo dove fossero predominanti situazioni di stress per i suoi abitanti (troppe costrizioni, poca libertà, impossibilità di scambiarsi liberamente informazioni, di linkarsi, minacce troppo forti, etc.) molto probabilmente assisteremmo ad una rapidissima caduta dei valori che stanno caratterizzando l’era 2.0. Vedremo allora una prevalenza dello spirito “non è mio quindi non è di nessuno” che renderebbe chiunque indifferente alla devastazione del tutto.

Technorati , , ,

13 thoughts on “Continuando a ragionare sul “caso Digg”: ciò che non è mio è di tutti, quindi anche mio.

  1. Caro Tommaso mi sembra che in realtà la rete non sia così coesa come lo può essere una comunità montana in una valle remota. La coesione online è fatta di "legami deboli" per usare un termine caro alla sociologia dei social network. Tu oggi dibatti con delle persone, ma non è assolutamente detto che lo farai per il resto dei tuoi giorni, anzi! In un paese di montagna il panettiere è lì sarà lì per tutti i mesi a venire e tu parlerai con lui sempre, ciò vale anche per il macellaio, il giornalaio, il maestro, ecc

    Ora in rete la condivisione dei valori è molto debole, è legata soprattutto a una ricchezza culturale a cui tutti possiamo partecipare che vuol dire avere tutti tanto di più. Il tuo blog rende la rete più interessante per me e per altri, così per tante altri centri di contenuti.

    In rete piuttosto vige la regola del ciò che è mio è anche di tutti. Chi si opporrà a questa regola avrà dei grossi problemi. Potrà vincere una battaglia ma la guerra sarà lunghissima. Inoltre molte nuove intelligenze si stanno organizzando attorno alle nuove logiche, la cavalcano e ci stanno costruendo nuovi centri di influenza. Chi si opporrà innescherà una forte reazione e non ce la farai mai a bloccare certe dinamiche, che ormai fanno parte del "ciò che è mio è di tutti" che va assolutamente contro alla logica su cui si è costruita la società dei consumi contemporanea.

    I consumatori si sentono editori ne più ne meno degli editori tradizionali, per cui è abbastanza evidente che non si lasceranno mettere i piedi in testa sul web.

    E' uscita una ricerca dell'Ocse recentemente che descrive bene i dubbi sul futuro dell'economia tradizionale dei contenuti culturali alla luce degli Ugc.

    E' chiaro che siamo all'alba di una nuova era!!!!

    Scusate per la lungaggine!!!!!

  2. Lorenzo innanzi tutto grazie. E' vero paragonare la Rete con una piccola comunità montana non è corretto, ma gruppi molto più ristretti come la comunità Digg, il cuore della comunità MySpace, YouTube etc. sono di fatto dei paesini di dimensioni medio-grandi dove la socializzazione è molto forte. Ma in generale, ti devo dire, mi interessa relativamente un parallelo stretto, quanto provare a capire se le analisi fatte dalla sociologia "classica" abbiamo qualche attinenza con la socialità in rete. Ed io credo che macroscopicamente le direttrici siano abbastanza simili. Non credi?

  3. Credo che le forze che tengono insieme comunità in rete siano si legami deboli ma basati su questioni molto più interessanti. Cose che ci interessano, non la semplice contiguità. Per dirla semplice non è che in rete ci parliamo perchè siamo vicini di casa come capita in un paese, ma ci si parla per comunanza di interessi, di cultura, di passioni. Poi io in rete posso partecipare attivamente a più di una rete sociale. E dici poco…..

    La rete sembra un laboratorio fatto apposta perchè i sociologi ci possano sguazzare. In effetti la teoria delle reti sociali si sta interessando moltissimo web. La questione più interessante è, secondo la mia modesta opinione, su come questi legami influenzino gli usi e i consumi di contenuti, quindi di creazione di scale di valore. Digg e un esempio, ti aiuta molto a capire cosa pensare, cosa che le notizie, nella versione dei Tg, in se dovrebbero fare ma non fanno assolutamente. Cosa che fanno anche blogosfera, delicious, ma anche tutte le community verticali che sempre più si sta muovendo verso la tv online. Altre che zapping…!

    Ciao e buon weekend.

    Ancora complimenti. E il libroi esce veramente tra 12 giorni??? Perchè non anticipi qualcosina?

  4. La rete ha inizialmente acquisito le dinamiche della società "reale". Successivamente, per la natura della rete stessa, queste dinamiche sono mutate e si sono adattate alla rete stessa. Ora, probabilmente, le nuove net-dinamiche saranno spostate nella società "reale", così vien voglia di fermarsi ad una edicola, leggere un giornale ed andarsene, senza minimamente preoccuparsi di acquistarlo… 😉

  5. @Lorenzo

    Dalla foto mi sembra che tu abbia più anni di me, ma da quanto tempo fai parte di una qualche "comunità virtuale"? Nel senso, hai iniziato con i blog? O con IRC? O con i mud? O con le BBS?

    Percorri a ritroso questo elenco… e vedrai che passando da un fenomeno ad un altro la dimensione dei "fenomeni a/in rete" con una qualche rilevanza sociale è cresciuta esponenzialmente. Se è vero che il paragone con il paesetto di montagna non è perfettamente calzante (Tommaso cerca di esemplificare, e fa bene, perchè là fuori l'ignoranza è troppa e va in qualche modo eliminata) è vero però che nel post TommasoSan ha dato anche una dimensione temporale al fenomeno che cercava di descrivere… cosa che invece tu, per lo meno da quello che scrivi, non sembri percepire. In altre parole, se allarghi la finestra di tempo in cui ti muovi a prima dell'era dei blog… vedrai che fin dai tempi dei primi hacker del MIT le comunità si sono frammentate e subito dopo riformate sempre più grandi… è la natura che fa il suo decorso… e si muove con ritmi troppo lenti per essere percepiti da chi va troppo veloce.

    P.s.: Io Tommaso lo apostrofo "TommasoSan" come i giapponesi perchè è un vero guru! Non come tanti bloggers che oggi chiacchierano tanto, sentendosi depositari della cultura della rete (alcuni addirittura "i veri e unici" depositari), ma sono in buona parte gli ultimi arrivati e come tali meri strumenti di quelli che c'erano prima…

  6. @Tommaso

    Per rispondere a Lorenzo ho dimenticato di commentare l'unica cosa del tuo post su cui non sono d'accordo… che sono poi le conclusioni (sull'analisi sono invece allineato).

    Muovendosi da fenomeno sociale a fenomeno sociale non c'è "perdita di collettività"… è anzi il contrario. Il lutto (quello c'è) lo generano i fenomeni avversi che hanno costretto alla transumanza: io sono uscito dalle BBS con un desiderio inesprimibile di fare rete… io bambino ho messo da parte per anni i soldi per comprarmi un tnc per la trasmissione in packet… per scoprire infine che non potevo usarlo e il più vicino dei miei vecchi compari della bbs era dietro una montagna dove la mia radio non arrivava… questo ha generato malcontento enorme che ho espresso in tutti questi anni con l'open source e altre mie diavolerie, sto esprimendo oggi con meganetwork.org e continuerò ad esprimere finchè campo… Guarda ad esempio come ci siamo incontrati io e te, due vecchi frequentatori di fidonet: io ho letto i tuoi articoli, tu hai letto i miei, per quella curiosità innata di noi quando eravamo bambini ci siamo fatti qualche domanda ed eccoci qui… nella nuova piattaforma sociale a parlare…

    Il lutto è stato cioè il motivo principe per spingerci a moltiplicarci e assimilare… proprio come i Borg :)

    Stiamo manipolando il mondo che ci circonda affinchè sia così come vorremmo che fosse, e per questioni anagrafiche estremamenti banali non possiamo che avere la meglio.

    Più il potere precostituito forza la mano alla comunità, più la comunità è forzata a decomporsi da una parte, più si reincarna da un'altra parte e in un altro modo, ancora più numerosa. Politici, banchieri, preti: resistance is futile… voi sarete assimilati.

  7. Ciao Mfp, non ho che questo tuo nome con cui chiamarti…

    E' vero che l'aggregazione in rete in sè è tutt'altro che debole. Io sono nelle community da un po' di tempo, usenet, irc, poi dopo blog ecc.

    La questione è che online abbiamo molte relazioni, che non sono certo stabili come quelle nel mondo fisico. Con quanti degli amici delle bbs sei ancora in contatto?

    Ma non è questo il punto e non vuole essere un punto negativo, anzi. Tutti noi abbiamo il desiderio di condividere qualcosa con gli altri e questo è un istinto fortissimo, siamo esseri sociali. La socialità, oggi, passa in maniera fortissima per la rete.

    Dopodichè, l'autorganizzazione è virtuosa ma non sufficiente. Quando parlo di sistemi intendo anche la tecnologia abilitante. Quando sento parlare di diversificazione di pacchetti per dare precedenza ai pacchetti che portano contenuti a pagamento è chiaro che l'autorganizzione viene messa in difficoltà. E lo sviluppo stesso del web non sarebbe stato lo stesso se chi la creato non avesse pensato a tenere "open" e "free" i protocolli.

    Per questo parlo di regole, i rapporti tra persone si autoregolano, mentre le infrastrutture che le abilitano no. Ci sono troppi interessi! E gli interessi di chi vuole cavarci dei soldi dalla rete, ahimè e l'ho vissuto negli ultimi dieci anni della mia vita, non coincidono sempre con i miei e con quelli di altri cittadini.

    Internet non può essere assoggettata a nessun interesse in particolare se non a quello generale. L'economia ha visto un accelerazione pazzesca dal momento che lì tutti si compete ad armi pari. Così deve continuare a essere.

    Per questo penso che le regole debbano esserci, poche e chiare a vantaggio della vera libertà d'azione.

    Per il resto come si sviluppano le community sono d'accordissimo. Non a caso parlavo di critical mass, organismi che si scompongono e ricompongono senza poterli mai sopprimere.

  8. Michele Favara Pedarsi, non sono un blogger, sto solo facendo una gita "fuori porta" (fuori dalle mie console a fosfori verdi)… una specie di balena… vivo sott'acqua e ogni tanto vengo a prendere una boccata d'aria tra quelli che vivono nel "mondo di sopra"; in questo periodo sui blog, ma in genere mi trovi su Punto Informatico (il mio prox articolo esce venerdì).

    Io non ho mai detto che non ci sono regole, o che (lungi da me) non servono; su questo ti rispondevo a margine dell'altro post di Tommaso (ma continuiamo qui per evitare fork, deleteri ai fini della discussione):

    http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/2

    Anche l'issue della neutralità della rete ha visto una risposta da parte della comunità autoorganizzata: sono le freenetworks.org, le freifunk.net (tedesco: "ReteLibera"), i wirelesscommons.org, le meganetwork.org … "voi" fate una rete non neutrale? Allora noi ne costruiamo una che sia implicitamente neutrale per sempre… creiamo l'alternativa… basta quello, il resto (la costruzione della massa critica) la fa la natura… gli interessi delle telco o delle major? Se li possono mettere su per il culo (so che non è "carino"; ma la dialettica a volte si rende necessaria… come avresti espresso la stessa cosa, con la stessa forza, senza usare quell'espressione scurrile?). E' sempre stato così… fintanto che la pirateria del software era funzionale "agli interessi", questi hanno proliferato perchè la gente era libera di scambiarsi il software purchè non fosse a fine di lucro… oggi vogliono costringere a pagare il software anche non a fine di lucro? Abbiamo creato l'alternativa… è quasi pronta (cfr. l'ultima Ubuntu)… e più spingono verso far pagare una cosa che prima non si pagava, più l'alternativa si avvicina a maturazione e allo stesso tempo aumenta la tolleranza per quelle componenti che non sono mature (es: aumentano le richieste di supporto per linux rivolte ai produttori di hardware; aumenta il numero di persone che si improvvisano sviluppatori per poter fare reverse engineering dei driver e costruirne di liberi). Vengono posti degli ostacoli normativi? Non cambia nulla… non c'è regola umana che possa essere aggirata con un'altra regola umana… ci sono dei testi cinesi vietati per 3 millenni con tutta la durezza di questo mondo, che improvvisamente riaffiorano quando la repressione cessa… come per magia… e si scopre che sono stati sintetizzati (1 ideogramma per pagina, per evitare confusione e facilitarne l'apprendimento) e tramandati oralmente fino ad oggi… In termini informatici ad esempio c'è il cosiddetto "muro cinese": un gruppo di sviluppatori fa il reverse engineering, un altro gruppo completamente diverso dal primo usa le informazioni create dal primo gruppo per farne un driver funzionante (es: driver dei chip wireless della broadcom); in questo modo si aggirano in un sol colpo DMCA e eventuali limiti contrattuali imposti dal produttore.

    […zip…]

    Avevo scritto altrettanto, ma ho cancellato perchè ero stato gia' troppo lungo (mi scuso; ma è più forte di me… attacco a parlare e perdo la percezione dello spazio-tempo… e sul web è un vizio capitale). Spiegavo (sempre e solo IMHO) perchè "gli interessi" sono giunti al capolinea. L'importante è capire che la rete non è anarchia; solo quelli che non capiscono (o i demagoghi che vogliono demonizzarla per spaventare gli ignari) confondono l'ordine della rete con l'anarchia.

  9. @Lorenzo

    Avevo scritto un luuuuuungo post ma… è andato perduto in un blackout mentre postavo… io sono su un laptop ma il router si è spento e il browser non mi ha ridato la pagina precedente con il contenuto della textarea integro. Il messaggio è andato e non riscrivo mai… non sarei spontaneo (mancherebbe il "flow of conciusness alla Jane Austin") e quindi non riuscirei ad esprimere quello che veramente voglio dire. Mi dispiace, scusami.

    Posso solo indicarti quello che ti rispondevo in un altro post a proposito della necessità delle regole:

    http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/2

    P.s.: mi chiamo Michele Favara Pedarsi (MFP), non sono un blogger, ma ogni tanto scrivo qualcosa per Punto Informatico (il mio prossimo articolo esce venerdì). Fondamentalmente metto il naso fuori dal mio domicilio elettronico solo quando ritengo di dover rispondere a qualcuno che minaccia la mia libertà… non amo la visibilità…

  10. @Lorenzo

    Una strana congiura tra il mio browser e il software di blogging di Tommaso ha decretato la censura di due miei tentativi di risponderti… e i messaggi sono andati ripetutamente persi. Venendo a mancare il "flow of consciusness"… non riesco più a esprimere quello che vorrei… mi scuso, ma ri-scrivere per la terza volta mi risulta lettaralmente impossibile. Quanto alle regole, ti rispondevo sommariamente qui:

    http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/2

  11. congiura tra browser, router, wordpress —> non puoi combattere, hai contro il destino…

    Si mi sembra che approcciando da punti di vista diversi si sia d'accordo. Da parte mia sono felicissimo che Microsoft faccia sul serio a farsi pagare il software e sistema operativo. Sarà la volta che mi installerò Ubuntu sul serio, anzi ho la ripartizione già pronta. Lo stesso è successo con OpenOffice e tutto i software a pagamento. Poi una volta lasciata Ms non si torna più indietro. Questo per dire che gli interessi delle major/telco non sempre coincidono tra loro ma tendono a essere suicidi. Mi sembra che ci sia uno sforzo da parte dei grandi interessi economici di costruirsi intorno steccati steccati e steccati che alla fine nessuno più entrerà nel loro giardino. Leggevo pochi giorni fa, una ricerca sugli editori multimediali, i quali esprimevano la loro preoccupazione: i propri utenti! Il che la dice lunga.

    Per le ragioni che citavi tu nessuno riuscirà a piegare la rete al proprio interesse. I grandi cambiamenti vengono inevitabilmente dal basso, perchè questo modo è sincero e risponde ai dei bisogni reali e non indotti.

    Ciao e alla prossima.

    Lorenzo

  12. Naaa.. è bastato scrivere una mail a TommySan… il quale ha sbrogliato il garbuglio… l'antispam aveva deciso che sono logorroico! The Mentor qualche annetto fa scriveva che i computer sono esatti, se c'è un errore è certamente umano…

    Alla prossima!

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