Attenzione con la direttiva europea “Ipred 2″ vogliono perseguire *penalmente* (anche con forze private) chiunque violi il copyright.

Signori chiedo 5 minuti della vostra attenzione perché sta accadendo un qualcosa di gravissimo. Avete mai sentito parlare di Ipred 2? Non credo, perché nessuno ve lo vuole far sapere (a parte come al solito qui). Vi spiego subito cos’è. E’ una proposta a livello europeo il cui relatore è Nicola Zingaretti (DS), che in molti danno come futuro sindaco di Roma e che titola così “Sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale“, in discussione, la cui approvazione è prevista per il prossimo 25 Aprile (il giorno della liberazione!!).

Avete letto bene misure penali per per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Adesso vi do altri particolari ma voglio dirvi subito che ciò che è più agghiacciante di quello che sta accadendo è che nessuno ne sta parlando. Siamo tenuti allo scuro di una mossa volta a criminalizzare qualsiasi azione andremo a compiere online.

- A cosa fa riferimento?

Ce lo dice l’articolo 3: “Gli Stati membri provvedono a qualificare come reato qualsiasi violazione intenzionale del diritto di proprietà intellettuale commessa su scala commerciale, il tentativo di violazione, la complicità e l’istigazione.”

- Cosa si rischia?

Articolo 5: “il massimo della pena comminabile alle persone fisiche responsabili dei reati di cui all’articolo 3 non sia inferiore a 4 anni di reclusione quando tali reati siano commessi nell’ambito di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro … sulla lotta contro la criminalità organizzata e comportino un rischio per la salute o la sicurezza delle persone.”

“di un massimo non inferiore a 100 000 euro per i casi meno gravi;”

- Come possono procedere?

Ce lo spiega l’articolo 7: “Gli Stati membri assicurano che i titolari dei diritti di proprietà intellettuale interessati, o i loro rappresentanti, e gli esperti possano contribuire alle indagini condotte dalle squadre investigative comuni su violazioni di cui all’articolo 3 della direttiva.”

Quindi potranno indagare su tutti noi direttamente i detentori dei diritti con agenzie private. Vi rendete conto?

Potrei andare avanti a lungo ma preferisco lasciare la parola a Giuseppe Corasaniti, studioso di problemi giuridici della comunicazione e dell’informatica, direttore scientifico di Medialaw, che ha scritto 10 buoni motivi di perplessità su quello che sta accadendo. Vi prego di leggerli con attenzione perché non è stato per lui possibile diffonderli in nessun altro modo. In coda a questo post vi riporto i link utili alla vostra informazione e vi chiedo sollecitamente di diffondere questa notizia.

10 buoni motivi di perplessità sulla Ipred 2
1) La Direttiva interviene in materia penale imponendo agli Stati un diritto penale minimo in materia di contraffazione senza che vi sia un quadro chiaro di riferimento delle norme che definiscono la contraffazione stessa, ed anzi unificando violazioni di marchio, e di diritti d’autore (copyright);

2) La Direttiva abbandona inspiegabilmente, per quanto riguarda il copyright, un concetto finora chiaro a livello europeo come la “scala commerciale” e cioè la produzione di più esemplari di prodotti abusivi (su scala) nell’ambito di una attività commerciale (produttiva) organizzata, finendo per confondere il danno alle imprese emergente- in termini di mancata vendita di prodotti originali – con quello che invece è l’ambito del mercato “abusivo” digitale che ha diverse sfumature e diverse tipologie, non solo rientranti nel peer to peer (ad esempio lo streaming video,la condivisione di files, il link), sono evidenti i rischi di ambiguità terminologica che possono trasformarsi in pericoli effettivi per le libertà individuali nell’Unione ed in forme di controllo massivo sui consumi multimediali, per di più affidato anche a soggetti privati;

3) La Direttiva impone agli Stati di agire penalmente non sulla base di una dichiarazione di volontà della parte interessata (querela) come sarebbe stato logico, trattandosi di interessi privati, ma nel contempo affida proprio ai soggetti privati un ruolo diretto nelle indagini, che non è neppure limitato, come sarebbe stato altrettanto logico, al riconoscimento dei prodotti contraffatti ed all’ausilio tecnico delle autorità, ma finisce per diventare di fatto un ruolo di impulso e indirizzo in contrasto con i principi generali del diritto comune ;

4) La Direttiva sembra sottovalutare che l’ampliamento improprio del suo contenuto al copyright comporta seri rischi di violazione dei principi di tutela della privacy dei consumatori di prodotti multimediali con riguardo ai dati personali che possono essere raccolti,trattati per controllare scelte di consumo e usi non espressamente autorizzati dai detentori dei diritti, in contraddizione con l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani e in contrasto con la normativa europea sui dati personali, per di più, apparentemente, senza avere raccolto sul punto le opinioni delle associazioni dei consumatori come dei Garanti europei sul trattamento dei dati personali ;

5) La Direttiva si pone apparentemente in contrasto con la convenzione sul Cybercrime del 2001 (sottoscritta proprio dall’Unione Europea) all’art. 10 in tema di violazioni al copyright quanto a contenuti e eccezioni che gli Stati possono prevedere ;

6) La Direttiva non istituisce né suggerisce la specializzazione per le forze di polizia e per la magistratura anche di fronte ad un fenomeno criminale come la contraffazione organizzata dalla criminalità analogamente con quanto avviene per il contrasto alle organizzazioni criminali transnazionali, finendo per affidare (solo) ai soggetti privati un ruolo improprio ed in potenziale conflitto di interessi, specie con riguardo a fenomeni articolati come le importazioni parallele ;

7) La Direttiva non è utile ai singoli Stati, per come è stata concepita, né introduce tecniche di indagine nuove o particolari forme di effettiva cooperazione europea basate sul controllo delle importazioni e sulla elaborazione dei relativi dati nell’ambito del mercato europeo, mancano per esempio strumenti specifici di indagine che ben avrebbero potuto costituire un effettivo deterrente per le pratiche effettivamente criminali (controlli sui dati fiscali e di importazione) ;

8) La Direttiva, unificando contrasto alla contraffazione e abusi in materia di copyright finisce per confondere pericolosamente i due fenomeni e rischia di attenuare, e non di rendere più efficace, il contrasto alla contraffazione criminale : sarebbe utile, ma non vi è stata, una distinzione che chiarisca espressamente che essa si applica alle violazioni del copyright solo, come sarebbe utile e logico, quando essere riguardano la produzione commerciale di prodotti multimediali contraffatti, comunque distribuiti;

9) La Direttiva non è stata preceduta da una completa analisi economica e sociale del fenomeno della contraffazione, risultando evidente che, come dimostra proprio l’esperienza italiana dove dal 2000 sono state introdotte sanzioni penali e amministrative già in linea tendenzialmente con le nuove prescrizioni, che l’inasprimento delle sanzioni non ha comportato alcuna diminuzione delle statistiche riguardanti proprio la contraffazione e le violazioni del copyright ;

10) La Direttiva non istituisce centri indipendenti e istituzionali di analisi, referenti dell’Unione e semmai collegati organicamente con il mondo della ricerca, ai quali affidare l’analisi del fenomeno e della sua evoluzione in ambito nazionale ed europeo, in rapporto alle concrete realtà della evoluzione dei metodi del commercio e delle tecnologie analogamente, ad esempio a quanto è stato previsto proprio in materia di criminalità e sicurezza informatica.

— Il testo della relazione IPRED 2 al parlamento europeo.
— La biografia di Giuseppe Corasaniti.
— La pagina di Adiconsum che sta combattendo sul tema.
— L’iniziativa di Altroconsumo.
— Il post sul tema del Casalingo di Voghera.

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15 thoughts on “Attenzione con la direttiva europea “Ipred 2″ vogliono perseguire *penalmente* (anche con forze private) chiunque violi il copyright.

  1. E' una direttiva molto molto seria. Nel senso che regola in modo troppo rigido una materia che per molti versi (vedi caso Steve Jobs) è ingovernabile.

    Da un lato è un bene che ci sia una regolamentazione europea unificata, dall'altro sicuramente ci sono dei seri problemi.

    Attenzione pero', si applica a casi "commerciali" e i singoli Stati sono tenuti a realizzare una norma applicativa nazionale. Direi che come tutte le direttive europee verrà pesantemente modificata dalle norme dei singoli membri. Il fatto che non ci sia informazione è molto grave.

  2. Allucinante! Sarebbe un dovere diffondere questo genere di notizie e promuovere la loro diffusione affinchè non passino tra il silenzio generale, tranne poi esplodere quando è troppo tardi. Anch'io, nel mio piccolo, ho cercato di diffondere al massimo la notizia, diffondendo i links ai siti ufficiali e il sito della petizione online.

  3. Pingback: KatiLoghia

  4. Ci hanno provato con la normativa sui brevetti. Ci stanno riprovando con la normativa allucinante sul diritto d'autore. E' sempre la mano longa degli USA che fa lobby e pressioni sui nostri omini (basta leggere la biografia di questo corasanti, insignito da bill gates e dal governo usa di patacche).

    Oggi, domani, dopodomani, lavorando come la goccia, poi alla fine passano le norme pro-usa.

    Ah, la "maicrosoft" ha brevettato anche il doppio clic, lo sapete? Tra un po' ci faranno pagare per ogni clic clic, seno' come diceva Bennato "in prigione in prigione, e non do' spiegazione!"

  5. Praticamente la quadratura del cerchio,

    questa spiega Molte cose riguardo il Famoso Decreto Gentiloni

    anche detto "contro la Pedofilia on line"..

    di qualche mese fa.

    1984 , era meglio fosse imasto un libro.

    PS Grazie TT, I'll do

  6. Pingback: AlBlog : Alberto Blog! Connettivit , VoIP, P2P e… » IPRED2 approvato: male!

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