La Apple TV è al centro di mille attenzioni. Ora può ospitare anche Joost: sarà amore o guerra?

Il nuovo spot di Apple TV riassume con rara efficacia uno dei più grandi punti di forza della Net TV. Avere la Rete come antenna significa non solo poter avere una quantità di contenuti impressionante, ma anche poterli vedere quando e dove si vuole. Su PC, sull’iPod ed ora finalmente anche in TV, con grande semplicità.



(il nuovo spot di Apple TV)

Della Apple TV si sta parlando tantissimo, soprattutto riguardo alle decine di “modifiche” che sono già state elaborate. Diciamo più precisamente che la verginità della Apple TV è durata solo qualche ora, prima di essere stata aperta, studiata, e modificata da una miriade di hacker sparsi in tutto il mondo. Già oggi è possibile installare sulla nuova mini macchina Apple un hard disk più capiente, farla partire da un disco esterno, abilitarla alla visione di qualsiasi tipologia di video (Divx compresi) e soprattutto installarci sopra dei plug-in sviluppati ad hoc (RSS, Video Locali, etc.).

Ma la notizia per me più interessante è stata quella che annunciava l’istallazione su Apple TV del client Joost. Non so se lo sapete, o se lo avete già provato, ma la versione di Joost per Mac è interamente pilotabile tramite telecomando (distribuito a corredo di tutti i nuovi Mac). Provare Joost su televisore usando un semplice telecomando, fa capire quanto interessante possa essere (a regime) l’esperienza che la piattaforma dei due vichinghi ci potrà proporre. L’interfaccia Joost è infatti pensata appositamente per essere pilotata da remote, una della grandi differenze – per il momento – con il fratello minore Babelgum. Vedere la programmazione di Joost dal divano direttamente sul televisore di casa fa capire dove questa piattaforma miri ad arrivare. Peccato, e ci siamo, che in assenza di un set-top-box dedicato l’unico mezzo per portare Joost in TV sia il solito portatile a spasso per casa, o l’ormai mitico cavo da collegare al desktop. Avere però Joost su Apple TV risolverebbe magistralmente il problema.

Apple si è dimostrata ad oggi totalmente indifferente alle modifiche in atto al suo ultimo gioiello, tanto da dichiarare che non sta prendendo alcuna contromisura. D’altra parte si sa che l’hack è parte integrante del gioco, tanto che spesso è stata proprio la facilità di “modifica” di una piattaforma a decretarne il successo (PlayStation rules). Ma cosa succederebbe se anche Joost diventasse un semplice plug-in per la Apple TV, da installare senza dover smontare niente ne smanettare con programmi alieni ai più?

Joost non è esattamente un concorrente di iTunes, ma non è di certo neanche un grande alleato. Diciamo piuttosto che se uno scenario si dovesse prevedere vedrebbe i due mondi arrivare a confliggere. Il Pay per View su Joost è solo una questione di tempo, cosi come un box dedicato.

Cosa succederà quindi? La Apple chiuderà tutte le porte agli hacker cominciando una guerra senza quartiere, o si rassegnerà ad ospitare a bordo scomodi clandestini? E Joost cavalcherà l’onda o tenterà una battaglia solitaria?

E’ ancora impossibile da sapere. Ad oggi le due offerte sembrano compatibili, ma credo che se mai pace ci sarà sentiremo prima tuonare i cannoni.


— Apple TV Hacks.

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3 thoughts on “La Apple TV è al centro di mille attenzioni. Ora può ospitare anche Joost: sarà amore o guerra?

  1. La Apple vende essenzialmente ferro. Il suo obiettivo è quindi vendere il maggior numero possibile di AppleTv e di Airport extreme. Se Joost consentirà questo sono convinto che Steve Jobs far buon viso a cattivo gioco. Primo perché potrebbe aumentare le vendite del ferro, poi perché così taglia alla nascita tutte le polemiche di controllo proprietario. Tanto, alla fine, anche chi usa Joost si scaricherà dei contenuti dallo Store, se questi saranno interessanti (cosa ovviamente soggettiva).

    Io, comunque, preferisco la soluzione "mini", che mi sostituisce anche il lettore cd.

  2. @CdV la tua lettura è interessante. E' effettivamente il tormentone che ha accompagnato tutta la vita degli iPod: la Apple guadagna sul ferro, quindi tiene bassi i prezzi dei brani, e non impedisce gli MP3 illegali, perché a lei conviene vendere il ferro. Questo quello che si è sempre detto. Ed effettivamente che Apple abbia nella vendita dei suoi oggetti una gran parte del fatturato è indubbio.

    Ma io vorrei entrare più in dettaglio nella voce "guadagno", sostituendo nel ragionamento la voce "fatturato" (o revenues) a "ricavi". Tra i costi di progettazione, produzione, distribuzione, magazzino, resa e sostituzione gli iPod finiscono, pur avendo un prezzo non banale, a marginare diciamo nella norma (non sto riuscendo a trovare i dati che avevo, ma li sto cercando). Mentre entrando nel meraviglioso mondo dei bit il discorso cambia radicalmente. Come Anderson ci ha ricordato in the Long Tail, per giganti di tale portata, l'immagazzinamento, distribuzione e vendita di beni digitali ha costi quasi irrilevanti. E soprattutto non li aumenta all'aumentare del catalogo: 100K o 100G di canzoni a listino costano praticamente uguale. Quindi entrando su questo versante la marginalità è massima, anche se Apple percepisce solo una parte della torta.

    Il mercato della distribuzione dei video, se accompagnato a quello della musica e dei games, può costituire di fatto il completamento dell'offerta d'intrattenimento digitale per "la gente", con una struttura dei costi paragonabile a quella appena descritta.

    E' per questo che io ho ancora molti dubbi su quella che sarà alla fine la politica che Apple deciderà di seguire per il suo box: di fatto quando Joost diventerà anche PayTV potremo cominciare a capire. Intanto, e chiudo, la politica di Babelgum -che ormai è in uscita- di non aver sposato MacOSX sembra dare i primi segnali negativi.

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