I video rimossi da YouTube costituivano solo il 9.23% del totale dei top video. Il resto è lunga coda, che però ha bisogno delle hit per essere trascinata.

Chi legge questo blog da un browser si sarà accorto che da qualche settimana ho aggiunto nella colonna di destra l’elenco dei video più visti ogni giorno fornito dinamicamente da Vidmeter (chi mi legge via feed faccia un salto via browser per capire di cosa sto parlando). Vidmeter offre un servizio a mio giudizio eccellente, unico nel suo genere. Monitorizza dalle quattro alle otto volte ogni giorno gli 11 principali “Video Portal” della rete, aggregando i dati a formare una classifica complessiva. Ieri Vidmeter ha pubblicato un completo studio, a dir poco interessante, che analizza i video uploadati e quindi rimossi sulla sola YouTube dopo le ormai famose richieste di takedown.

vidmeter

L’analisi si riferisce ad un periodo di osservazione che è andato dal 9 dicembre 2006 al 22 marzo 2007, per un totale 6725 video, visti complessivamente 1.586.573.131 volte. Sono solo i video “top”, quelli visti il maggior numero di volte, non tutti i video presenti sul portale. Tra questi YouTube è stata costretta a rimuoverne 621 ovvero il 9.23%, che hanno totalizzato 94.187.203 view ovvero il 5.93% del totale delle visualizzazioni dei top video.

video rimossi

I numeri quindi sembrano parlar chiaro: la percentuale d’incidenza delle hit sulla lunga coda dei contenuti rispetta le proporzioni generalmente osservate per ogni distribuzione digitale. Si, perché non bisogna cadere nell’errore di credere che il 9.23% sia poco, e che quindi le azioni di takedown siano state ingiustificate. Le hit trascinano la coda. Ed è tanto vero che GooTube sta spostando la sua politica proprio su questo fronte: avere delle hit autorizzate. Quindi accogliere dentro di se “programmi” noti al grande pubblico così da continuare ad alimentare il circolo virtuoso. E’ una politica saggia ed assennata, cosi come è stata una politica furba ma non lecita quella di accogliere tutto, indistintamente, per creare il fenomeno nei primi due anni di vita. E’ vero che la legge americana contempla il principio del “porto sicuro“; per il quale un provider non è tenuto preventivamente a censurare del materiale; ma è evidente che con questa scusa ci si è marciato un po troppo.

vidmeter distribuzione dei takedown

Analizzando i dati di distribuzione dei takedown in rapporto all’incidenza percentuale sui video top, si vede come Viacom abbia senza dubbio la fetta più grande. Leggendo i numeri sono però solo 72 i video rimossi, riferiti a tutti i contenuti del gruppo, a costituire appena l’1.07% del totale. Insomma decisamente troppo poco per giustificare la faraonica richiesta di 1.5 miliardi di euro nei confronti di YouTube. Ma, si sa, dalle riunioni di condominio alle cause più importanti, la prima regola è sempre quella di sparare alto. Solo cosi si ottiene attenzione e, forse, si riesce a risolvere qualcosa. Si, perché il problema del materiale sotto copyright ospitato da YouTube rimane, e deve essere risolto con l’eliinazione dell’illecito accompagnato da una forte politica d’incentivazione delle produzioni top regolarmente sottomesse (e dall’annunciata politica di sharing dei ricavi con i produttori indipendenti). A questo proposito è molto interessante vedere, per ogni gruppo, quali siano i video principali che sono stati rimossi. Non vi riporto le tabelle, che potrete trovare nell’ottimo PDF di Vidmeter, ma il dato che emerge è che poche sono effettivamente le vere trasmissioni TV; molto più frequenti invece i Video Clip musicali. Quindi – forse – per sostenere in gran parte la pulizia di YouTube sarebbe sufficiente trovare una via semplice e convincente per portare i grandi artisti a distribuire direttamente sul portalone video di Google.

— La sintesi dello studio Vidmeter.
— Il PDF completo dello studio Vidmeter.

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One thought on “I video rimossi da YouTube costituivano solo il 9.23% del totale dei top video. Il resto è lunga coda, che però ha bisogno delle hit per essere trascinata.

  1. Stessa considerazione che ho fatto sull'ultimo tuo post inerente il dvb-h: al di là della quantità di video, credo sia più importante considerare la quantità di video VISTI.

    E, soprassedendo come sempre sul teoricamente dovuto quesito sulla genuinità di quei dati, aggiungo una provocazione: perchè invece di analizzare queste statistiche in modo tradizionale non iniziamo a fare una distinzione fondamentale? Mettiamo da una parte le opere di cui il fair use è legale e illimitato in ambito no-profit (CC+UGC), e dall'altra le opere di cui si tenta di rendere illegale il fair use anche in ambito no-profit (Viacom, Warner, Disney, Sony… insomma, le major). Vediamole come due partiti:

    – Partito della conoscenza libera (soldi all'autore, il resto è nostra cosa): 52,965%

    – Partito della conoscenza "boh" (non vedo non sento e non parlo, il resto è Cosa Nostra): 47,035%

    Considerando le dinamiche della rete direi che abbiamo quasi vinto… il "quasi" è relativo al fatto che se qualcuno di quegli 800 ricoverati al reparto gerontoiatria dell'Ospedale Montecitorio si mette in testa di poter legiferare nel nome del pubblico interesse… 2 punti percentuali non sono sufficienti ad ammortizzare i danni. 😉

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