Ragionando sui modelli di sfruttamento dei materiali digitali, e sulle licenze Creative Commons. Ancora sul caso RAI e YouTube.

Signori siete veramente così convinti nel voler difendere a spada tratta Google (ed il figlioccio YouTube) nel modello di sfruttamento dei contenuti che sta portando avanti? Io per niente. Ho cercato di leggere tutte le razioni ed i commenti al mio post che annunciava la mossa di RAI contro YouTube, Libero Video e Daily Motion. Ce ne son stati più di quanto il mio tempo a disposizione in questi giorni mi abbia permesso di leggere, e me ne dispiaccio perché il tema merita tutta l’attenzione del caso.

YouTube è un modello, castrando Google si mette in discussione la natura stessa del motore di ricerca, condivisione no-profit come ragione del for-profit, etc. Non voglio entrare qui nel merito della decisione di RAI, ne ho già parlato, quanto nella questione più generale dello sfruttamento dei materiali disponibili in rete.

Io pubblico i post di questo blog sotto licenza Creative Commons (CC) con questi criteri:

Attribution, Non Commercial, Share Alike ovvero, per dirlo nella nostra lingua: Attribuzione, Non Commerciale, Condividi allo stesso modo.

Il principio della licenza CC prevede che nessun diritto sia riservato tranne quelli espressamente indicati dall’autore dell’opera (a differenza delle licenze di Copyright che prevedono che tutto sia riservato punto e basta). Ok, vediamo quali sono le condizioni d’uso che la licenza CC prevede che un autore possa modulare:

  1. Attribuzione. Si deve attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ha dato l’opera in licenza.
  2. Non opere derivate. Non è possibile alterare o trasformare l’opera, né usarla per crearne un’altra.
  3. Non commerciale. Non è possibile usare l’opera per fini commerciali
  4. Condividi allo stesso modo. Se si altera o trasforma l’opera, o se la si usa per crearne un’altra, si può distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica.

Molto semplici e facili da intuire, ed al contempo sufficientemente complessi da comprendere la maggior parte delle “necessità” di un autore. Bene, date le definizioni è ora più semplice capire qual’è la mia volontà di licenza per i contenuti da me prodotti. E possibile distribuirli ed usarli liberamente a patto che:

  • voglio che che venga citata la paternità dell’opera,
  • non voglio che i miei contenuti vengano usati per fini commerciali,
  • se dovessero venir modificati voglio che vengano comunque ri-distribuiti con una licenza identica a quella da me impostata.

Quindi usate quello che scrivo a piene mani, dicendo che sono io l’autore, senza farci soldi sopra, e se li modificate abbiate cura di riproporre la stessa licenza. Fine. Per il resto libera e benedetta circolazione.

Ok. Cosa mi è successo in più di una occasione:

che un sito A, ha riportato un mio post o non riportando la fonte o più “furbamente” scrivendo “di Tommaso Tessarolo“. Quindi se voi foste entrati su quel sito (non faccio nomi, non è questo il punto) non conoscendomi, avreste pensato che io fossi un “redattore” di quella testata. Badate bene questo è veramente succeso: ho ricevuto mail e telefonate che mi dicevano “ah! scrivi anche per sito A”.

lo stesso sito A ha poi casualmente omesso di riportare i termini di licenza da me previsti. Ma, cosa ancor peggiore, il sito A è decisamente infarcito di pubblicità a contorno di tutti gli articoli presenti, mio post incluso.

La catena purtroppo non è finita qui, perché essendo il sito A piuttosto letto è stato a sua volta citato da un sito B che, guarda caso, ha ripreso il mio post citando come fonte il sito A. Il cerchio si è chiuso costatando che anche il sito B è decisamente infarcito di pubblicità intorno a tutti gli articoli, compreso il mio post (ormai diventato il post del sito A).

Non so quantificare evidentemente che tipo di ritorno economico abbiano potuto avere A e B grazie al mio “prezioso” lavoro, ma sta di fatto che un ritorno c’è stato. E se pensate che questa situazione viene perseverata su tantissimi altri contenuti, quasi mai auto-redatti, e sempre rimbalzati su diversi siti commerciali, vi renderete conto che – complessivamente – il problema ha una sua consistenza.

Per dovere di cronaca voglio aggiungere due altre informazioni: la prima è che a questi signori ho scritto, ricevendo prontamente rispota e promessa di redenzione (non ancora avvenuta), quindi che ho ricevuto richieste preventive da alcuni altri siti (e riviste cartacee) per la pubblicazione dei miei post in deroga alla mia licenza. Si, perché naturalmente l’autore di un opera sotto licenza CC è sempre nella possibilità di concederla con condizioni d’uso differenti caso per caso (d’altra parte i principio è che è l’autore che decide, quindi!). Io, come sempre ho fatto fino ad oggi, sono stato ben felice, ricevuta richiesta preventiva, di concedere tutti i diritti dei miei post: chiedendo che venisse rispettato solo il principio di “citazione dell’autore”. Per il resto questi altri soggetti hanno potuto liberamente, e a tutt’oggi possono, sfruttare commercialmente ciò che scrivo. Questo perché in fondo quel che a me interessa è che i miei post circolino il più possibile suscitando attenzione e possibilmente una “conversazione”. Credo che questo sia il vero valore di quello che sto facendo.

Bene, andiamo avanti con il ragionamento. Per farlo non posso che annunciarvi che sono ormai a buon punto nella produzione di un Podcast Video (nessuna anticipazione ma i lavori procedono spediti). Ok, il prodotto sarà distribuito sotto licenza CC, probabilmente con gli stessi criteri impostati per il mio blog. Per facilitarne la massima diffusione, mio unico obiettivo, sarò ben felice di rendere i file video scaricabili, mettendo dei teaser di ogni puntata su tutti i portali video più diffusi (YouTube, DailyMotiion, Libero Video, etc.). Solo teaser, perché voglio assicurarmi che la gente trovi il mio prodotto quando lo cerca su quei portali, ma voglio che la discussione si sviluppi sul mio blog (se no che lo faccio a fare?). Chi vorrà diffonderli, remixarli, etc. sarà libero di farlo, con mia massima gioia.

Come dovrei reagire però, secondo voi, nel momento in cui vedessi una puntata integrale del mio Podcast su YouTube (non inserita da me) circondata di Advertising, o ancor peggio con una pubblicità montata in pre-roll? Ditemelo voi.

Technorati , ,

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4 thoughts on “Ragionando sui modelli di sfruttamento dei materiali digitali, e sulle licenze Creative Commons. Ancora sul caso RAI e YouTube.

  1. Il mio parere è che sarebbe meglio per tutti (anche per te, il detentore dei diritti) se chiunque potesse vedere la tua puntata integrale su youtube senza modifiche, includendo fra le modifiche quindi anche il pre-roll pubblicitario.

    Quindi tu potresti mettere un pre-roll pubblicitario che youtube non dovrebbe rimuovere, ne potrebbe aggiungerne dei suoi.

    Per contro youtube potrebbe infarcire il contorno di tutta la pubblicità che vuole. A questo punto l'utente avrebbe la possibilità di scegliere se guardare il contenuto da te prodotto (con le tue pubblicità, se ritieni) nel contenitore che preferisce: il tuo blog, il sito youtube ( e gli altri due o tre generalisti che quindi funzionerebbero come ora da aggregatori), il tuo podcast, il file flash scaricato da youtube, il video servito in streaming da youtube ma visualizzato a tutto schermo in opera su wii, eccetera.

  2. Errata Corrige,

    per chiarezza, nel post di sopra "ne potrebbe aggiungere di suoi" è inteso come "né potrebbe aggiungere di suoi", cioè non ne potrebbe aggiungere, lasciando quindi il contenuto video inalterato, con o senza un pre-roll deciso esclusivamente dall'autore.
    ;)

  3. Hai sollevato una questione molto spinosa..

    Anch'io nel mio piccolo ho lo stesso problema, nell'ambito dei video.

    ma come si fa a capire se c'è sfruttamento commerciale delle proprie opere rilasciate sotto CC?

    Basta un unico adsense testuale a decretare lo sfruttamento commerciale, secondo te?

    Riguardo alla tua ultima domanda, secondo me la risposta è molto chiara, anche se si tralascia la questione delle pubblicità.

    Nel momento in cui una persona pubblica su servizi come YT e affini una opera di terzi rilasciata sotto CC , commette una violazione dei termini della licenza della tua opera.

    Hai tutto il diritto di far rimuovere quei contenuti.

  4. Chiedi a YouTube di rimuovere la puntata integrale presente nel suo archivio.

    Credo che di autore in autore, di opera in opera, bisogna studiarsi bene il proprio modello di business e poi il resto dipende da quanto sei bravo… io ti vengo a cercare, ti ho nel mio aggregatore, perchè mi interessa quello che dici e, dopo che ti ho trovato, non vado a cercare Tommaso Tessarolo su YouTube ma vengo direttamente sul tuo sito. Di certo però non puoi sputare nel piatto in cui mangi: YouTube ti dà una visibilità che al momento nessun altro ti può dare, e questa te la vai a cercare con i teasers… poi però ti da fastidio che YouTube ti sottragga audience: moglie piena e botte ubriaca?

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