Chi controlla la vostra televisione?

Non so se avete letto della bomba lanciata dall’EFF al DVB ma a me la notizia fa sorridere. EFF sta per “Electronic Frontier Foundation” ovvero una associazione americana, particolarmente potente, che si pone a “difesa della libertà del mondo digitale”.

eff

L’accusa al DVB è pesantissima: si è asservito alle Major di Hollywood progettando un sistema folle di protezione dei contenuti che mira a far diventare le nostre case un immenso sistema di casseforti comunicati, dove tutto deve essere trusted, e dove i contenuti acquistati sono tutto fuorché in mano agli acquirenti. Il disegno si chiama CPCM ovvero Content Protection & Copy Management.

Mi viene da sorridere perché ho partecipato più volte a riunioni DVB proprio sui temi della sicurezza, ed ho assistito a diversi scontri piuttosto cruenti tra il rappresentante londinese del EFF ed il resto del “gruppo DVB”. A volte è arrivato a sembrare possibile un accordo, una mediazione. Ma puntualmente la situazione è degenerata. La lettera pubblicata dal EFF fa capire che la tregua è finita, ora è scontro aperto. Ho seguito per lungo tempo i lavori per lo sviluppo del CPCM, che ho trovato realmente affascinati. Mesi di ricerche, proposte, studi, progetti presentati da decine di rappresentanti delle principali aziende al mondo di elettronica e broadcasting. IL CPCM è una sintesi magistrale di quanto si può mettere in campo per blindare anche l’aria che respiriamo. Ed è un costrutto realizzato con grande attenzione e competenza. Questo dal punto di vista tecnologico, naturalmente.

cpcm scope

Perché ciò che di folle c’è nel CPCM è l’idea di base, la solita convinzione di poter vincere la partita continuando a chiudere e blindare tutto. All’interno di un Home Network DVB tutto è certificato. Ogni file, o flusso dati è codificato, firmato ed etichettato. Tutti i dispositivi devono rispondere a specifiche rigidissime, e chi non le rispetta è fuori. Anzi, peggio: chi non continua a rispettarle è comunque fuori. Quindi attenzione al televisore LCD Full HD che vi siete appena comprati che, oltre ad essere superato ogni 6 mesi da nuovi modelli più performanti e meno costosi, rischia di essere improvvisamente tagliato fuori dalla vostra digital home.

Cosa dire se non ripetere che il DVB è a mio giudizio un agonizzante “accrocchio” che non ha quasi più nessuna ragion d’essere. E se non fosse che il CPCM proveranno veramente ad implementarlo, potremmo tranquillamente ignorare la sua esistenza. Intanto l’elenco dei caduti continua inesorabilmente a crescere: il super sicuro, mega-protetto, impenetrabile Vista è stato craccato già da mezzo mondo. E noi insistiamo nel fare DRM.

Continuiamo così, facciamoci del male.

— La denuncia del’EFF in PDF.
— Il blue book del DVB-CPCM.

Technorati , , , , , , ,

15 thoughts on “Chi controlla la vostra televisione?

  1. Solo per commentare velocemente la notizia su Vista, che poi esemplifica un po' tutto il mondo dei DRM. Infatti, chi meglio di chi sviluppa sistemi operativi può studiare meccanismi per proteggerli? Eppure, si sa, la mossa del Genuine Advantage ha portato soltanto noie e fastidi a chi davvero aveva comprato la sua copia originale di XP, mentre ha solo fatto sorridere (e soddisfatto) chi invece è prontamente ricorso al mulo per trovare l'ultimo crack, al pensiero di "Bill ti ho fregato ancora, ne so troppe!". Sembra, però, che le grandi aziende proprio non la vogliano capire. Anche se, forse, qualcuno che lo sa c'è: a breve uscirà la nuova versione di Apple OS X (Leopard, per chi non sapesse). Bene, senza esitazioni andrò nel mio negozio di fiducia e pagherò l'equo prezzo per il prodotto, perchè è un sistema operativo che mi dà soddisfazione, che farà funzionare meglio i miei mac e che non mi darà frustrazioni varie per incompatibilità o rallentamenti.

    Allo stesso modo, sono disposto a pagare l'equo prezzo per un concerto, un biglietto del cinema, un DVD (20 euro non è un prezzo equo, però…), una canzone da iTunes ecc. ecc. Perchè se il prezzo è giusto, trovo corretto pagare e, diciamocela tutta, è anche molto più comodo e pratico acquistare per le vie ufficiali. Basterebbe fare le cose per bene, senza introdurre mille protezioni che alla fine penalizzano solo chi fa acquisti onesti e fanno sorridere gli utenti del mulo, che si ritrovano roba gratis e senza tutte quelle limitazioni.

    Ciao e continua cosi'

  2. Leggete questi ultimi dati che sono stati pubblicati di Musicload: Oltre il 75% dei problemi riportati al Customer Service è causato dal DRM. Pazzesco.

    <blockqute>Deutsche Telekom's Musicload, one of the largest online music stores in Europe, has come out strongly against DRM on account of its effects on the marketplace and its customers, according to German-language Heise Online.

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    Musicload said in a letter distributed last week that customers are having consistent problems with DRM, so much so that 3 out of 4 customer service calls are ultimately the result of the frustrations that come with DRM. In a business where the major music labels expect to be paid well for their source material, the costs of supporting DRM are borne entirely by the music retailers. If the labels' love affair with DRM is hurting the companies trying to make a go at selling music online, something is horribly wrong.

  3. Standing ovation per il post.

    Riguardo al DRM, beh, ne abbiamo parlato a commento di un altro post sul tuo blog.

    Qui credo sia importante mettere in evidenza quello che dite nei commenti a proposito dei costi: un DRM aumenta i già elevati costi, la già elevata complessità… ed è il contrario di quello che chiediamo noi utenti! Perchè poi siamo noi che abbiamo problemi a copiarci la musica dal PC all'iPod, e noi che paghiamo i 25 euro a CD, e noi che paghiamo le tasse per garantire agli autori il diritto di sfruttamento commerciale che, all'atto pratico, deve essere devoluto agli editori PRIMA di poter presentare le proprie opere (altrimenti non entri nel giro che conta).

    EmmeDi, il mio punto è che non c'è un'alternativa reale. Non ti è mai venuto in mente che Vista e Leopard sono addirittura sinergici sul mercato? Prova a ragionare 5 minuti in questa ottica e vedrai che risultati!

  4. Michele, io credo che la scelta ci sia. Esistono "professioni" IT per cui Linux è piÃÂ&sup1; indicato, esistono molte soluzioni per cui il mondo Apple è molto piÃÂ&sup1; indicato. La scelta PC+Windows è legata spesso a consigli miopi dei negozianti e alla disponiilità dell'amico che "tanto il software per windows te lo procura lui". Poi esistono ambiti in cui Windows è piÃÂ&sup1; indicato, ma non rappresentano l'80% del mercato. Percentuale che peraltro è ben ben inquinata da installazioni pirata…Non voglio fare le crociate, non mi interessa. Semplicemente, credo esistano, in alcuni casi, i presupposti affinchè la gente sia disposta a riconoscere il valore di ciÃÂ&sup2; che usa e quindi a pagarlo (come si fa con tutti i beni di consumo), mentre in altri casi tali presupposti non ci sono e la gente si muove in altro modo.

    Tornando in topic, interessante la segnalazione sui problemi causati dal DRM. Riprendo quanto dicevo nel primo intervento: un utente onesto che acquista un CD si trova a dover litigare col DRM, mentre un pirata che scarica dal mulo ha tutto pronto e funzionante. Finchè i DRM saranno questo, non potranno avere successo…

  5. No no, tu ragioni da utilizzatore (utente o system integrator)… prova a metterti nella posizione di chi ha la Microsoft e "una certa partecipazione" in Apple…

    Riguardo al DRM. E se per esempio il DRM fosse inizialmente solo metrico in modo da non modificare i comportamenti di fruizione degli utenti? Nessuno verrebbe infastidito mentre il drm diventa uno standard… poi la v2.0 del DRM all'improvviso aggiunge piccole barriere… la v3.0 ti impedisce la copia… la v4.0 ti cancella il file dopo che lo hai ascoltato un numero predefinito di volte…

  6. Michele, dal punto di vista "aziendale" :) concordo con te.

    Non ho capito invece il discorso del DRM metrico. Se compro qualcosa, voglio che quel qualcosa sia mio. Se tra vent'anni vorrÃÂ&sup2; risentirlo (o rivederlo) dovrÃÂ&sup2; poterlo fare, posto che disponga della tecnologia. Insomma, se oggi mio padre vuole risentirsi i 45 giri dei tempi suoi e ha un giradischi, lo puÃÂ&sup2; fare. E non conta se è lo stesso giradischi del '60 o se è l'ultimo modello technics…Questo per me è imprescindibile, altrimenti non si tratta piÃÂ&sup1; di acquisto, ma di noleggio. E il discorso cambia…

  7. Si scusa, non sono stato molto chiaro. Tu concludevi dicendo sostanzialmente: fino a che i DRM modificano i comportamenti di fruizione (es: non puoi passarti la musica drm-mata dall'ipod al pc piuttosto che all'autoriadio), non avranno molto successo. Allora io ti ho chiesto come fai ad esserne certo.

    Perchè se io ipotetico Steve Jobs oggi ti dico: accattati 'sto DRM tranquillo, perchè non ti rompe le scatole e intanto io posso misurare quante persone si sentono la musica, così giro i dati agli editori che ho in catalogo su iTunes… questo è un buon compromesso che permette a te di pagare poco i contenuti, e a me di guadagnare bei soldini vendendo tanti contenuti. Tu che giustamente vuoi pagare le opere per sostenere gli autori paghi poco, non hai rogne per passarti il file da un dispositivo all'altro e vivi felice. Ad un certo punto perÃÂ&sup2; io Jobs mi accorgo che il trimestre è fiacco… allora mando un update in Aggiornamento Software che porta il mio drm metrico alla versione 2.0. Questa versione perÃÂ&sup2; non si limita a misurare, ma impone anche limitazioni alla copia; così se fino al giorno prima ti scambiavi la musica con tuo fratello, ad un certo punto non lo fai piÃÂ&sup1;. Allora tu incazzato apri Amazon.com e cerchi un dispositivo senza il drm v2.0 e ti accorgi che sono scomparsi dal mercato 5-6 anni prima… complice magari una legislatura truffaldina… oggi tutti incorporano il drm di Jobs… quindi nisba… ti attacchi al tram… non copi… e Jobs vende la stessa musica sia a te sia al tuo caro fratellino, così il trimestre successivo è salvo. Analogamente dopo un altro annetto, finiti gli effetti della barriera di potenziale che ha introdotto con il drm 2.0, il trimeste è di nuovo fiacco… quindi lui che fa? Fa il drm 3.0, che invece di limitarsi a misurare ed evitare la copia, ha anche la capacità di consentire un numero limitato di fruizioni. In questo modo ti vende un brano musicale piÃÂ&sup1; volte, e il trimestre è salvo. E via dicendo: ha gradualmente modellato le tue abitudini di fruizione e tu non te ne sei mai accorto, o comunque te ne sei accorto solo quando non potevi piÃÂ&sup1; porre rimedio alle cose che non ti stavano bene.

    Non credi che la certezza di drm che non attecchiscono mai a causa della modifica dei comportamenti di fruizione è un'idea quantomeno fragile?

    Anche io voglio che un'opera sia venduta e non affittata, e voglio che a beneficiarne sia prima di tutto l'autore e l'editore solo in funzione di quanto deciso dall'artista mio idolo, proprio per questo pur non essendo nè un economista nè un giurista mi sto ponendo questi crucci in questi mesi. Perchè è proprio in questi mesi che verranno definiti i comportamenti possibili.

    Perchè se da una parte è vero che le logiche del controllo non hanno mai funzionato (come dice Tommaso nel suo post), è anche vero che una particolare combinazione di normativa e tecnica puÃÂ&sup2; rendere reali quegli scenari tipici dei cyberpunk. Da sempre la tecnica ha rivoluzionato certezze che si pensava non potessero essere mai infrante (es: la polvere da sparo ha reso obsoleti i bastioni)!

  8. Scusa, Michele, ma non ti capisco. Cioè, comprendo il tuo discorso sul DRM metrico, perchè di fatto finchè il controllo del drm ce l'ha Steve Jobs (o chi per lui), è chiaro che, se l'ha scritto nella licenza (insomma previo accordo legale), ci puÃÂ&sup2; fare quel che vuole. Infatti rimango della mia idea che la soluzione migliore sia l'abolizione dei DRM. Quel che non capisco, invece, è la tua proposta, Michele…Probabilmente sono io che non ci arrivo eh, niente di piÃÂ&sup1; facile 😀

  9. Io non ho scritto proposte, era una riflessione completamente destruens.

    Per quanto mi riguarda la mia personalissima proposta è indipendente dall'uso o meno di drm; se si trova un modo di sfruttare i drm positivamente, possono essere tecnologia utile, altrimenti no. Non sono da bandire tout cour; per presa posizione; per fare un'analogia uso in genere l'energia nucleare: produzione di energia forse (si? no? Dipende dall'EROEI), bomba atomica NO (deciso, imperativo).

    Costruens:

    1) la proprietà intellettuale NON è un diritto di proprietà, ma concessione che esiste SOLO in funzione della massimizzazione della produzione e la circolazione delle idee.

    2) la distinzione tra lucro e non lucro è netta e deve essere regolata in modo diverso (ad esempio dato che il sustentamento degli artisti è necessario per garantirci le opere, l'uso di DRM in ambito lucraivo è un buon modo di mettere a frutto le tecnologie DRM-TPM).

    Potrei continuare, ma sarei ripetitivo… qui da Tommaso ne abbiamo parlato in un altro post di qualche settimana fa.

  10. eheh, Tommaso, giova agli altri… ma io ho 24 ore per 79,12 anni come tutti gli altri! E poi la rete crea valore ANCHE perchè è efficiente… per gli interessati click qui:

    http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/a

    Così, e con la libertà di continuare a condividere tutto ciÃÂ&sup2; che è "idea" (chiacchiere, trattati, musica, video, software, trovati), si aumenta l'efficienza e il valore!

  11. Mi scuso, avevo letto il post che riporti, Michele, ma..come dire..non l'ho linkato a questa discussione.

    Comunque, per capirci, non ho le conoscenze giuridiche per una trattazione approfondita dell'argomento. Mi limito ad osservare, da acquirente/utente, che è assolutamente ingiusto che i DRM limitino l'uso che posso fare del prodotto regolarmente acquistato, mentre chi lo "pirata" ne puÃÂ&sup2; poi fare quel che vuole.

    Riguardo al discorso lucro/no lucro, concordo sul fatto che debbano essere ben distinti, ma purtroppo non credo arriveremo alla situazione di lucroDRM.

    Spero di aver capito, questa volta :)

  12. Bene, se ti sei letto quella roba che ho scritto io vuol dire che sei interessato, allora dovresti leggere quest'altra roba… che è moooooolto meglio:

    http://www.ilsecolodellarete.it/fks/approfondimen

    Il succo è:

    – "La storia del copyright ci spiega come esso sia nato per proteggere un modello di business e non gli interessi degli artisti. E sia stato originato dalla censura."

    – "Copiare non eÌ€ furto e non eÌ€ pirateria. E’ cioÌ€ che abbiamo fatto per millenni, fino all’invenzione del copyright, e possiamo farlo di nuovo, se non ci intralciamo da soli con gli antiquati residui di un sistema di censura del sedicesimo secolo."

    Riguardati bene il passaggio dagli Stationers allo Statute of Anne… è identico a questo di oggi, ed a tanti altri… come ad esempio quando le automobili iniziarono a diffondersi in inghilterra, e i costruttori di carrozze portarono in parlamento una proposta di legge per far si che davanti ad ogni macchina ci fosse un uomo che la precedeva urlando "largooooo, arriva una macchinaaaa"… l'obiettivo dei carrozzieri non era quello dichiarato (di mettere le automobili in sicurezza) ma di non essere soppiantati.

    Oggi, ogni qual volta senti parlare di "diritti degli autori" quello che ti sta parlando è un editore… i DRM non servono per tutelare gli autori, servono a tutelare tutti quelli che stanno in mezzo tra autori e noi, quelli che ingessano l'ingresso nel mondo artistico e distorcono l'arte stessa.

    Se invece vuoi prepararti giuridicamente ti consiglio di cercare un saggio (se sei piÃÂ&sup1; pigro, 50pp ) e un libro (molto piÃÂ&sup1; corposo ma formidabile, circa 280pp):

    – Il “Signore degli anelli” nel ciberspazio: controllo delle informazioni e Digital Rights Management", Roberto Caso, prof di diritto privato comparato a Trento (mi pare), pdf liberamente scaricabile in rete.

    – "Diritto e architettura nello spazio digitale", Andrea Rossato, anche lui giurista esperto di diritto d'autore e non solo… credo prof o ricercatore sempre diritto privato a Trento, ma non ne sono certo.

    Se invece vuoi andare su qualcosa di piÃÂ&sup1; leggero (perchè è in video; ma sono circa 8 ore di video), devi incrociare le dita sperando che mettano on-line le registrazioni del congresso che segnalava Tommaso nell'altro post…

    http://www.jus.unitn.it/dsg/convegni/2007/digrig/

    Io ho seguito il congresso (era in streaming in tempo reale) ed è stato fantastico. Lì trovi proprio Roberto Caso, Andrea Rossato e tanti altre persone in gamba (e strapreparate; l'avant guard italiana a livello accademico, okkio) che discutono di questi temi.

  13. Grazie Michele, segnalazioni preziose. Me le bookmarko, perchè oggi è l'ultimo giorno di una (troppo) lunga convalescenza. E ok che amo il mio iMac, ma ho una certa voglia di evadere da casa 😉

    Scherzi a parte, cercherÃÂ&sup2; di approfondire l'argomento, che sarà senza dubbio centrale nei prossimi mesi/anni.

    Ciao e ancora grazie!

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