Ecco in 5 punti la tesi accusatoria presentata da Viacom contro YouTube, con la richiesta di risarcimento danni per circa 1.5 miliardi di dollari.

YouTube from NY Time

Il vaso si è rotto, Google adesso dovrà prendere delle decisioni risolutive in brevissimo tempo. Mi sto naturalmente riferendo alla tremenda mazzata ricevuta dalla denuncia formale di Viacom con richiesta di un risarcimento di circa 1.5 miliardi di dollari. Il motivo? Secondo Viacom YouTube ha deliberatamente accettato, se non a volte incentivato, l’upload di materiale sotto copyright per accrescere le proprie quote di mercato. Viene stimato che complessivamente tutti i video Viacom, fintanto sono stati disponibili, siano stati visti 1.5 miliardi di volte.

i video incriminati

Un bel guaio, anche perché andando a leggere il documento presentato da Viacom le accuse sono molto precise e circostanziate. Sul Blog “Google Watch” Steve Bryant ha estratto 18 capi d’accusa dal documento di Viacom, leggendoli si capisce quanto difficile è la posizione di Google.

Ho evitato di riportaveli tutti, ma ho fatto invece una sintesi in 5 punti delle tesi dell’accusa:

1) YouTube non è un semplice servizio di hosting, perché converte, indicizza, e quindi memorizza i video inviati dagli utenti. Questo ne fa molto di più di un semplice fornitore di spazio e banda.

2) YouTube non ha fatto nulla per prevenire l’invio di materiale sotto copyright, pur potendolo fare. Attenzione, perché nel documento si ribadisce a chiare lettere: pur potendolo fare. Si, perché Viacom fa giustamente notare come innanzi tutto tecnologie per il riconoscimento di materiali “non graditi” esistano da diverso tempo, e quindi – cosa ancor peggiore – che la stessa YouTube già le usa, ma solo per il porno. E’ vero che non è la stessa cosa, ma è indubitabile che usare una tecnologia di “detection” sia chiara prova della possibilità di svolgere un’zione di questo tipo. In poche parole se YouTube già lo fà per il Porno, rende il fatto che non lo faccia per i materiali sotto copyright un atto intenzionale.

3) Quindi YouTube ha usato strumentalmente questo tipo di contenuti per aumentare la sua quota di mercato. Ma ha fatto di più perché non ha dato la possibilità ai detentori dei diritti di potersi difendere. Innanzi tutto con tempi troppo lenti tra la ricezione di una comunicazione di takedown (così si chiama la richiesta di eliminazione di un video) e l’effettuazione dell’operazione. Quindi con la limitazione delle ricerche a soli 1000 risultati, che di fatto impedisce di verificare tutte le copie presenti sul sito di un determinato filmato. Non è un caso, si lamenta Viacom, che appena un video sotto copyright venga rimosso, immediatamente riappaia da un altro utente.

4) Da tutto questo materiale YouTube ha tratto innumerevoli profitti. Innanzi tutto traffico, che è servito senza dubbio ad accresce il valore dell’attività fino alla vendita a Google, ma che è continuato a cresce costantemente anche dopo l’acquisizione. Quindi con l’advertising, che fino ad oggi si è manifestato esclusivamente con annunci AdSense classici, ma che presto evolverà in forme più sofisticate che prevederanno spot all’interno dei video.

5) YouTube ha annunciato, da tempo, di voler attivare una politica di tutela del copyright grazie all’adozione di un fantomatico software non ancora presentato. Nonostante le insistenti voci di un imminente accordo con Audible Magic, nulla è ancora stato messo in opera. Ad aggravare la situazione ci sono state le dichiarazioni, inaccettabili per Viacom, che YouTube offrirà controllo e protezione solo alle aziende che faranno affari con lei. In ogni caso,la sperata adozione di misure preventive non servirà come risarcimento del anno già procurato.

Questa in sintesi la posizione di Viacom, ha decisamente passato il Rubicone. Ci sono molti punti della tesi presentata che sono quanto meno discutibili, ma in definitiva il castello sta in piedi. Sarà molto difficile la costruzione di una linea di difesa, che andrà a costituire di fatto il primo vero passo verso la regolamentazione di questo nuovo mondo. Non credo che YouTube sia più colpevole di tanti altri, ma è sicuramente la più visitata, la più esposta, quella che ha fatto più soldi e che potenzialmente con AdSense potrà farne a palate. Viacom, che era rimasta al palo, sta evidentemente avendo una reazione scomposta e frettolosa. Ma, tant’è questi sono i nodi, scioglierli vorrà dire fare un altro importante passo verso il consolidamento della Net TV.

— I 18 capi d’accusa dal blog “Google Watch”.
— Il testo completo della denuncia Viacom.

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