Vale la pena comprare oggi un televisore ad Alta Definizione?

Questo è un post che rischia di dover essere riscritto ogni sei mesi, e questo è uno dei motivi per cui secondo me siamo ancora discretamente lontani dal poter mettere mano al portafogli con convinzione. In realtà l’acquisto l’avevo già fatto, avendo scelto ed ordinato online un Sharp Aquos LCD da “52.


Questo nel dicembre del 2006. Un clamoroso ritardo nella consegna mi ha poi fatto decidere di abortire l’ordine, rimanendo comunque contento perché a fine gennaio è arrivata la notizia di una nuova serie, la R, di TV LCD di Sharp con una serie di caratteristiche aggiuntive e di miglioramenti tali da renderla decisamente più interessante della linea precedente. Capite bene che però cosi non può andare. Se i produttori sfornano con questa frequenza, significa che siamo molto lontani dall’avere una soluzione consolidata. Peccato, perché i prezzi sono ancora alti, almeno per i modelli più interessanti, e perché ormai diverse sono le ragioni che spingerebbero all’acquisto (videogiochi su XBOX 360, PS3, la Apple TV, …). Per mantenere alta l’attenzione e capire cosa sta accadendo (e quando sarà finalmente il momento), non posso far altro che continuare a leggere ed informarmi e, soprattutto, ascoltare le esperienze di chi ha già fatto “il grande passo”. Quella che segue è la testimonianza di Cristian, che ha di recente acquistato uno Sharp LCD a 37″. Sentite cosa dice.

“Il mio tv Sharp LC-37XD1E lavora a 50/60Hz però possiede un microchip ideato dalla tedesca Micronas che, se viene attivato tramite telecomando, attiva una funzione chiamata TruD che aumenta i fotogrammi portando la frequenza a 100/120Hz. Ti devo dire però che se negli eventi live, per intendrci quelli registrati a 25fps, non si notano molte artificiosità, nei film viene riconosciuta l’ originaria registrazione a 24fps e tutti i movimenti dei vari personaggi vengono aumentati artificialmente in velocità. L’ effetto è simile alle comiche degli anni venti: sembrano tutti dei “ridolini” che corrono veloci. Mi è capitato di vedere un video di Tiziano Ferro su Mtv Hits, con questa funzione attivata: sembrava che il cantante si muovesse a scatti velocizzati, come un robot. Questo microchip, aumentado la velocità, dovrebbe avere il merito di rendere le immagini in movimento più nitide. Uno dei difetti degli LCD è proprio quello di mostrare immagini in movimento sfocate, a quanto sembra però ha “ciccato” nelle sue funzioni. Credo che la funzione TruD potrebbe apportare benefici nella riproduzione di videogiochi, ma non posso confermarti nulla visto che non possiedo alcuna console. Forse nella futura serie R di Sharp, da te citata, ci dovrebbe essere una versione aggiornata di questo chip, che dovrebbe garantire prestazioni migliori.

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Io ho subito disattivato il TruD e devo dirti che l’ immagine risulta molto più naturale, visto anche che il televisore ha un response time di soli 6 ms. Oltretutto ha anche il vantaggio di avere un de-interlacer completamente disattivabile. Durante i film lo lascio attivato, infatti lavora bene soltanto con i 24fps, mentre con materiale video (25fps) lo disattivo, altrimenti produrrebbe fastidiosi “spettinamenti”. Ovviamente il campo in cui questo tv garantisce risultati più che eccellenti, è l’ alta definizione: collegato al decoder Sky HD Pace via HDMI offre immagini da togliere il fiato. Vista la perfetta mappatura 1:1 del segnale 1080i il dettaglio è evidentissimo sia sul primo piano che sui fondali: quando le immagini lo permettono (soprattutto quando la compressione non è troppo invadente), si crea un vero e proprio stacco tra primo e secondo piano. sharp muti pixel Il Superbowl è stato una favola, potevi vedere ogni singola espressione facciale degli spettatori!!! Adesso attenderò un po’ per acquistare un lettore per i nuovi supporti ottici; già sta per uscire il lettore ibrido Blu-ray/HDDVD da LG. Secondo me la soluzione più economica alla guerra dei formati, che sembra non finirà tanto presto, sembra proprio quella dei lettori “multiplayer”, ovviamente aspettare non fa mai male. Purtroppo con la definizione standard il comportamento è nella media, infatti essendo un full HD deve eseguire un calcolo poderoso, quindi lo scaler accentua lievemente il rumore video e rende le immagini SD sfocate. Io utilizzo lo scaler interno al decoder Sky HD, il risultato è migliore. Stranamente il tv applica un evidente overscan (effetto zoom) alle immagini in SD 16:9 tagliando una porzione d’ immagine su tutti i bordi. I migliori televisori attuali sembrano i Sony o i Samsung, però il loro costo è ancora proibitivo, soprattutto per polliciaggi elevati. Io ti consiglierei ti attendere la commercializzazione dei tv con tecnologia OLED, che promettono qualità simili, o addirittura superiori ai CRT. Ovviamente sei libero di fare le tue scelte.”

Vi rendete conto? Accendi e spegni TruD, Overcan, effetto “ridolini”, etc. Provate voi a spiegarlo a chi è sempre stato abituato ad accendere un televisore e vedere senza problemi quello che veniva trasmesso. Al massimo un po di “neve” se la sintonizzazione non era perfetta, ma per il resto nessun problema. Intendiamoci, sono ben conscio che ogni cambiamento porta dei problemi e che le prime fasi nell’adozione di una tecnologia necessitano di tanta buona volontà e di grande partecipazione da parte di chi “qualcosa ci capisce”. Ma io amo concepire la tecnologia come portatrice di progresso, e quindi di evidenti miglioramenti. L’ho già detto e lo ripeto che fintanto una tecnologia non “scompare” dalla percezione diventando “invisibile” per me rimane nella sua fase sperimentale, restando di massimo interesse, ma forse non tanto da giustificare una spesa così cospicua come quella ancor oggi richiesta.

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Emergency: domani 31 marzo manifestazione a Roma per chiedere la liberazione di Adjmal Nashkbandi e Rahmatullah Hanefi. Se potete diffondente la notizia e raccogliete Foto e Video.

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Raccolgo con grande piacere la richiesta giuntami della segreteria di Emergency. Domani a Roma manifestazione in Piazza Navona dalle 14:30, per chiedere tutti insieme la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi scomparsi in Afganistan successivamente alla liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo.

Servono foto, video ed interviste dell’evento, cosi da poterlo far continuare a vivere, diffondendo il messaggio in rete e non.

Oltre ad invitarvi a partecipare in massa alla manifestazione (e a rilanciare la notizia) vi chiedo quindi di portare fotocamere e videocamere così da filmare l’evento ed a usare la mia mail (dalla sezione Contatti) per inviarmi le segnalazioni di tutto il materiale che raccoglierete. Le girerò immediatamente ad Emergency.

“Di Adjmal Nashkbandi, interprete di Daniele Mastrogiacomo con il quale aveva condiviso i lunghi giorni del sequestro e con lui liberato, si sono perse le tracce il giorno stesso.
Rahmatullah Hanefi, responsabile afgano dell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah il cui ruolo è stato determinante nella liberazione del giornalista italiano, è stato invece prelevato dai servizi segreti afgani all’alba del 20 marzo senza alcuna giustificazione. Emergency ha ripetutamente chiesto al Governo italiano di impegnarsi al pari di quanto fatto per Daniele Mastrogiacomo perché siano rispettati i diritti umani di queste persone, compreso quello a tornare subito in libertà.

Siamo convinti che tanti di coloro a cui sta a cuore la pace e che credono che la via della solidarietà sia l’unica percorribile vorranno partecipare portando così il proprio importante contributo alla definitiva conclusione di questa drammatica vicenda.”

Per Rahmatullah e Adjmal, per poter chiedere per la prima volta insieme: “liberate anche loro!”.

Per informazioni o interviste: 06 68815209 o 347 8979940 stampa.roma@emergency.it

– Il comunicato stampa di Emergency.

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Ragionando sui modelli di sfruttamento dei materiali digitali, e sulle licenze Creative Commons. Ancora sul caso RAI e YouTube.

Signori siete veramente così convinti nel voler difendere a spada tratta Google (ed il figlioccio YouTube) nel modello di sfruttamento dei contenuti che sta portando avanti? Io per niente. Ho cercato di leggere tutte le razioni ed i commenti al mio post che annunciava la mossa di RAI contro YouTube, Libero Video e Daily Motion. Ce ne son stati più di quanto il mio tempo a disposizione in questi giorni mi abbia permesso di leggere, e me ne dispiaccio perché il tema merita tutta l’attenzione del caso.

YouTube è un modello, castrando Google si mette in discussione la natura stessa del motore di ricerca, condivisione no-profit come ragione del for-profit, etc. Non voglio entrare qui nel merito della decisione di RAI, ne ho già parlato, quanto nella questione più generale dello sfruttamento dei materiali disponibili in rete.

Io pubblico i post di questo blog sotto licenza Creative Commons (CC) con questi criteri:

Attribution, Non Commercial, Share Alike ovvero, per dirlo nella nostra lingua: Attribuzione, Non Commerciale, Condividi allo stesso modo.

Il principio della licenza CC prevede che nessun diritto sia riservato tranne quelli espressamente indicati dall’autore dell’opera (a differenza delle licenze di Copyright che prevedono che tutto sia riservato punto e basta). Ok, vediamo quali sono le condizioni d’uso che la licenza CC prevede che un autore possa modulare:

  1. Attribuzione. Si deve attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ha dato l’opera in licenza.
  2. Non opere derivate. Non è possibile alterare o trasformare l’opera, né usarla per crearne un’altra.
  3. Non commerciale. Non è possibile usare l’opera per fini commerciali
  4. Condividi allo stesso modo. Se si altera o trasforma l’opera, o se la si usa per crearne un’altra, si può distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica.

Molto semplici e facili da intuire, ed al contempo sufficientemente complessi da comprendere la maggior parte delle “necessità” di un autore. Bene, date le definizioni è ora più semplice capire qual’è la mia volontà di licenza per i contenuti da me prodotti. E possibile distribuirli ed usarli liberamente a patto che:

  • voglio che che venga citata la paternità dell’opera,
  • non voglio che i miei contenuti vengano usati per fini commerciali,
  • se dovessero venir modificati voglio che vengano comunque ri-distribuiti con una licenza identica a quella da me impostata.

Quindi usate quello che scrivo a piene mani, dicendo che sono io l’autore, senza farci soldi sopra, e se li modificate abbiate cura di riproporre la stessa licenza. Fine. Per il resto libera e benedetta circolazione.

Ok. Cosa mi è successo in più di una occasione:

che un sito A, ha riportato un mio post o non riportando la fonte o più “furbamente” scrivendo “di Tommaso Tessarolo“. Quindi se voi foste entrati su quel sito (non faccio nomi, non è questo il punto) non conoscendomi, avreste pensato che io fossi un “redattore” di quella testata. Badate bene questo è veramente succeso: ho ricevuto mail e telefonate che mi dicevano “ah! scrivi anche per sito A”.

lo stesso sito A ha poi casualmente omesso di riportare i termini di licenza da me previsti. Ma, cosa ancor peggiore, il sito A è decisamente infarcito di pubblicità a contorno di tutti gli articoli presenti, mio post incluso.

La catena purtroppo non è finita qui, perché essendo il sito A piuttosto letto è stato a sua volta citato da un sito B che, guarda caso, ha ripreso il mio post citando come fonte il sito A. Il cerchio si è chiuso costatando che anche il sito B è decisamente infarcito di pubblicità intorno a tutti gli articoli, compreso il mio post (ormai diventato il post del sito A).

Non so quantificare evidentemente che tipo di ritorno economico abbiano potuto avere A e B grazie al mio “prezioso” lavoro, ma sta di fatto che un ritorno c’è stato. E se pensate che questa situazione viene perseverata su tantissimi altri contenuti, quasi mai auto-redatti, e sempre rimbalzati su diversi siti commerciali, vi renderete conto che – complessivamente – il problema ha una sua consistenza.

Per dovere di cronaca voglio aggiungere due altre informazioni: la prima è che a questi signori ho scritto, ricevendo prontamente rispota e promessa di redenzione (non ancora avvenuta), quindi che ho ricevuto richieste preventive da alcuni altri siti (e riviste cartacee) per la pubblicazione dei miei post in deroga alla mia licenza. Si, perché naturalmente l’autore di un opera sotto licenza CC è sempre nella possibilità di concederla con condizioni d’uso differenti caso per caso (d’altra parte i principio è che è l’autore che decide, quindi!). Io, come sempre ho fatto fino ad oggi, sono stato ben felice, ricevuta richiesta preventiva, di concedere tutti i diritti dei miei post: chiedendo che venisse rispettato solo il principio di “citazione dell’autore”. Per il resto questi altri soggetti hanno potuto liberamente, e a tutt’oggi possono, sfruttare commercialmente ciò che scrivo. Questo perché in fondo quel che a me interessa è che i miei post circolino il più possibile suscitando attenzione e possibilmente una “conversazione”. Credo che questo sia il vero valore di quello che sto facendo.

Bene, andiamo avanti con il ragionamento. Per farlo non posso che annunciarvi che sono ormai a buon punto nella produzione di un Podcast Video (nessuna anticipazione ma i lavori procedono spediti). Ok, il prodotto sarà distribuito sotto licenza CC, probabilmente con gli stessi criteri impostati per il mio blog. Per facilitarne la massima diffusione, mio unico obiettivo, sarò ben felice di rendere i file video scaricabili, mettendo dei teaser di ogni puntata su tutti i portali video più diffusi (YouTube, DailyMotiion, Libero Video, etc.). Solo teaser, perché voglio assicurarmi che la gente trovi il mio prodotto quando lo cerca su quei portali, ma voglio che la discussione si sviluppi sul mio blog (se no che lo faccio a fare?). Chi vorrà diffonderli, remixarli, etc. sarà libero di farlo, con mia massima gioia.

Come dovrei reagire però, secondo voi, nel momento in cui vedessi una puntata integrale del mio Podcast su YouTube (non inserita da me) circondata di Advertising, o ancor peggio con una pubblicità montata in pre-roll? Ditemelo voi.

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Il web negli USA è donna, ma non per la Net TV.

Nel 2007 si stima che le donne online negli USA saranno circa 97 milioni, contro poco più di 91 milioni di maschi. Ci sono quindi più o meno 6 milioni in più d’internaute rispetto ai corrispettivi maschili, un numero incredibilmente alto.

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Il dato interessante è che però solo il 66% delle donne guarda video online, contro il 78% degli uomini. Questo è quanto emerge da una ricerca di InsightExpress che spiega questa sproporzione con il fatto che le donne guardano generalmente di più la TV tradizionale.

Io credo che il motivo sia da ricercarsi anche nella minore propensione “all’essere geek” che le donne hanno, rifiutando spesso compressi accrocchi tecnologici a favore di soluzioni più semplici e razionali (come dar loro torto?).

Sta di fatto che questa evidenza emerge con sempre maggiore inquietudine, perché non riuscire a catture il pubblico femminile con piena convinzione è un enorme limite della Net TV. Le donne online, da uno studio condotto da eMarketer, amano maggiormente guardare Trailer cinematografici e Video Musicali, mentre i maschietti sono più attratti dai video amatoriali e quindi dai video Musicali. La dottoressa Williamson, analista senior di eMarketer, non usa mezzi termini nel dire che “Trovare un coinvolgimento per il pubblico femminile è fondamentale per il successo del video online, e nei prossimi anni il marketing ed i content provider dovranno trovare una via convincente perché ciò possa avvenire“.

Come dire: il futuro della Net TV o è donna o non sarà, sempre che qualcuno trovi qualcosa d’interessante da raccontare.

– eMarketer: Women Online: Taking a New Look.

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