March, 2007


31
Mar 07

Vale la pena comprare oggi un televisore ad Alta Definizione?

Questo è un post che rischia di dover essere riscritto ogni sei mesi, e questo è uno dei motivi per cui secondo me siamo ancora discretamente lontani dal poter mettere mano al portafogli con convinzione. In realtà l’acquisto l’avevo già fatto, avendo scelto ed ordinato online un Sharp Aquos LCD da “52.


Questo nel dicembre del 2006. Un clamoroso ritardo nella consegna mi ha poi fatto decidere di abortire l’ordine, rimanendo comunque contento perché a fine gennaio è arrivata la notizia di una nuova serie, la R, di TV LCD di Sharp con una serie di caratteristiche aggiuntive e di miglioramenti tali da renderla decisamente più interessante della linea precedente. Capite bene che però cosi non può andare. Se i produttori sfornano con questa frequenza, significa che siamo molto lontani dall’avere una soluzione consolidata. Peccato, perché i prezzi sono ancora alti, almeno per i modelli più interessanti, e perché ormai diverse sono le ragioni che spingerebbero all’acquisto (videogiochi su XBOX 360, PS3, la Apple TV, …). Per mantenere alta l’attenzione e capire cosa sta accadendo (e quando sarà finalmente il momento), non posso far altro che continuare a leggere ed informarmi e, soprattutto, ascoltare le esperienze di chi ha già fatto “il grande passo”. Quella che segue è la testimonianza di Cristian, che ha di recente acquistato uno Sharp LCD a 37″. Sentite cosa dice.

“Il mio tv Sharp LC-37XD1E lavora a 50/60Hz però possiede un microchip ideato dalla tedesca Micronas che, se viene attivato tramite telecomando, attiva una funzione chiamata TruD che aumenta i fotogrammi portando la frequenza a 100/120Hz. Ti devo dire però che se negli eventi live, per intendrci quelli registrati a 25fps, non si notano molte artificiosità, nei film viene riconosciuta l’ originaria registrazione a 24fps e tutti i movimenti dei vari personaggi vengono aumentati artificialmente in velocità. L’ effetto è simile alle comiche degli anni venti: sembrano tutti dei “ridolini” che corrono veloci. Mi è capitato di vedere un video di Tiziano Ferro su Mtv Hits, con questa funzione attivata: sembrava che il cantante si muovesse a scatti velocizzati, come un robot. Questo microchip, aumentado la velocità, dovrebbe avere il merito di rendere le immagini in movimento più nitide. Uno dei difetti degli LCD è proprio quello di mostrare immagini in movimento sfocate, a quanto sembra però ha “ciccato” nelle sue funzioni. Credo che la funzione TruD potrebbe apportare benefici nella riproduzione di videogiochi, ma non posso confermarti nulla visto che non possiedo alcuna console. Forse nella futura serie R di Sharp, da te citata, ci dovrebbe essere una versione aggiornata di questo chip, che dovrebbe garantire prestazioni migliori.

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Io ho subito disattivato il TruD e devo dirti che l’ immagine risulta molto più naturale, visto anche che il televisore ha un response time di soli 6 ms. Oltretutto ha anche il vantaggio di avere un de-interlacer completamente disattivabile. Durante i film lo lascio attivato, infatti lavora bene soltanto con i 24fps, mentre con materiale video (25fps) lo disattivo, altrimenti produrrebbe fastidiosi “spettinamenti”. Ovviamente il campo in cui questo tv garantisce risultati più che eccellenti, è l’ alta definizione: collegato al decoder Sky HD Pace via HDMI offre immagini da togliere il fiato. Vista la perfetta mappatura 1:1 del segnale 1080i il dettaglio è evidentissimo sia sul primo piano che sui fondali: quando le immagini lo permettono (soprattutto quando la compressione non è troppo invadente), si crea un vero e proprio stacco tra primo e secondo piano. sharp muti pixel Il Superbowl è stato una favola, potevi vedere ogni singola espressione facciale degli spettatori!!! Adesso attenderò un po’ per acquistare un lettore per i nuovi supporti ottici; già sta per uscire il lettore ibrido Blu-ray/HDDVD da LG. Secondo me la soluzione più economica alla guerra dei formati, che sembra non finirà tanto presto, sembra proprio quella dei lettori “multiplayer”, ovviamente aspettare non fa mai male. Purtroppo con la definizione standard il comportamento è nella media, infatti essendo un full HD deve eseguire un calcolo poderoso, quindi lo scaler accentua lievemente il rumore video e rende le immagini SD sfocate. Io utilizzo lo scaler interno al decoder Sky HD, il risultato è migliore. Stranamente il tv applica un evidente overscan (effetto zoom) alle immagini in SD 16:9 tagliando una porzione d’ immagine su tutti i bordi. I migliori televisori attuali sembrano i Sony o i Samsung, però il loro costo è ancora proibitivo, soprattutto per polliciaggi elevati. Io ti consiglierei ti attendere la commercializzazione dei tv con tecnologia OLED, che promettono qualità simili, o addirittura superiori ai CRT. Ovviamente sei libero di fare le tue scelte.”

Vi rendete conto? Accendi e spegni TruD, Overcan, effetto “ridolini”, etc. Provate voi a spiegarlo a chi è sempre stato abituato ad accendere un televisore e vedere senza problemi quello che veniva trasmesso. Al massimo un po di “neve” se la sintonizzazione non era perfetta, ma per il resto nessun problema. Intendiamoci, sono ben conscio che ogni cambiamento porta dei problemi e che le prime fasi nell’adozione di una tecnologia necessitano di tanta buona volontà e di grande partecipazione da parte di chi “qualcosa ci capisce”. Ma io amo concepire la tecnologia come portatrice di progresso, e quindi di evidenti miglioramenti. L’ho già detto e lo ripeto che fintanto una tecnologia non “scompare” dalla percezione diventando “invisibile” per me rimane nella sua fase sperimentale, restando di massimo interesse, ma forse non tanto da giustificare una spesa così cospicua come quella ancor oggi richiesta.

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30
Mar 07

Emergency: domani 31 marzo manifestazione a Roma per chiedere la liberazione di Adjmal Nashkbandi e Rahmatullah Hanefi. Se potete diffondente la notizia e raccogliete Foto e Video.

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Raccolgo con grande piacere la richiesta giuntami della segreteria di Emergency. Domani a Roma manifestazione in Piazza Navona dalle 14:30, per chiedere tutti insieme la liberazione di Rahmatullah Hanefi e Adjmal Nashkbandi scomparsi in Afganistan successivamente alla liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo.

Servono foto, video ed interviste dell’evento, cosi da poterlo far continuare a vivere, diffondendo il messaggio in rete e non.

Oltre ad invitarvi a partecipare in massa alla manifestazione (e a rilanciare la notizia) vi chiedo quindi di portare fotocamere e videocamere così da filmare l’evento ed a usare la mia mail (dalla sezione Contatti) per inviarmi le segnalazioni di tutto il materiale che raccoglierete. Le girerò immediatamente ad Emergency.

“Di Adjmal Nashkbandi, interprete di Daniele Mastrogiacomo con il quale aveva condiviso i lunghi giorni del sequestro e con lui liberato, si sono perse le tracce il giorno stesso.
Rahmatullah Hanefi, responsabile afgano dell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah il cui ruolo è stato determinante nella liberazione del giornalista italiano, è stato invece prelevato dai servizi segreti afgani all’alba del 20 marzo senza alcuna giustificazione. Emergency ha ripetutamente chiesto al Governo italiano di impegnarsi al pari di quanto fatto per Daniele Mastrogiacomo perché siano rispettati i diritti umani di queste persone, compreso quello a tornare subito in libertà.

Siamo convinti che tanti di coloro a cui sta a cuore la pace e che credono che la via della solidarietà sia l’unica percorribile vorranno partecipare portando così il proprio importante contributo alla definitiva conclusione di questa drammatica vicenda.”

Per Rahmatullah e Adjmal, per poter chiedere per la prima volta insieme: “liberate anche loro!”.

Per informazioni o interviste: 06 68815209 o 347 8979940 stampa.roma@emergency.it

– Il comunicato stampa di Emergency.

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30
Mar 07

Ragionando sui modelli di sfruttamento dei materiali digitali, e sulle licenze Creative Commons. Ancora sul caso RAI e YouTube.

Signori siete veramente così convinti nel voler difendere a spada tratta Google (ed il figlioccio YouTube) nel modello di sfruttamento dei contenuti che sta portando avanti? Io per niente. Ho cercato di leggere tutte le razioni ed i commenti al mio post che annunciava la mossa di RAI contro YouTube, Libero Video e Daily Motion. Ce ne son stati più di quanto il mio tempo a disposizione in questi giorni mi abbia permesso di leggere, e me ne dispiaccio perché il tema merita tutta l’attenzione del caso.

YouTube è un modello, castrando Google si mette in discussione la natura stessa del motore di ricerca, condivisione no-profit come ragione del for-profit, etc. Non voglio entrare qui nel merito della decisione di RAI, ne ho già parlato, quanto nella questione più generale dello sfruttamento dei materiali disponibili in rete.

Io pubblico i post di questo blog sotto licenza Creative Commons (CC) con questi criteri:

Attribution, Non Commercial, Share Alike ovvero, per dirlo nella nostra lingua: Attribuzione, Non Commerciale, Condividi allo stesso modo.

Il principio della licenza CC prevede che nessun diritto sia riservato tranne quelli espressamente indicati dall’autore dell’opera (a differenza delle licenze di Copyright che prevedono che tutto sia riservato punto e basta). Ok, vediamo quali sono le condizioni d’uso che la licenza CC prevede che un autore possa modulare:

  1. Attribuzione. Si deve attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ha dato l’opera in licenza.
  2. Non opere derivate. Non è possibile alterare o trasformare l’opera, né usarla per crearne un’altra.
  3. Non commerciale. Non è possibile usare l’opera per fini commerciali
  4. Condividi allo stesso modo. Se si altera o trasforma l’opera, o se la si usa per crearne un’altra, si può distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica.

Molto semplici e facili da intuire, ed al contempo sufficientemente complessi da comprendere la maggior parte delle “necessità” di un autore. Bene, date le definizioni è ora più semplice capire qual’è la mia volontà di licenza per i contenuti da me prodotti. E possibile distribuirli ed usarli liberamente a patto che:

  • voglio che che venga citata la paternità dell’opera,
  • non voglio che i miei contenuti vengano usati per fini commerciali,
  • se dovessero venir modificati voglio che vengano comunque ri-distribuiti con una licenza identica a quella da me impostata.

Quindi usate quello che scrivo a piene mani, dicendo che sono io l’autore, senza farci soldi sopra, e se li modificate abbiate cura di riproporre la stessa licenza. Fine. Per il resto libera e benedetta circolazione.

Ok. Cosa mi è successo in più di una occasione:

che un sito A, ha riportato un mio post o non riportando la fonte o più “furbamente” scrivendo “di Tommaso Tessarolo“. Quindi se voi foste entrati su quel sito (non faccio nomi, non è questo il punto) non conoscendomi, avreste pensato che io fossi un “redattore” di quella testata. Badate bene questo è veramente succeso: ho ricevuto mail e telefonate che mi dicevano “ah! scrivi anche per sito A”.

lo stesso sito A ha poi casualmente omesso di riportare i termini di licenza da me previsti. Ma, cosa ancor peggiore, il sito A è decisamente infarcito di pubblicità a contorno di tutti gli articoli presenti, mio post incluso.

La catena purtroppo non è finita qui, perché essendo il sito A piuttosto letto è stato a sua volta citato da un sito B che, guarda caso, ha ripreso il mio post citando come fonte il sito A. Il cerchio si è chiuso costatando che anche il sito B è decisamente infarcito di pubblicità intorno a tutti gli articoli, compreso il mio post (ormai diventato il post del sito A).

Non so quantificare evidentemente che tipo di ritorno economico abbiano potuto avere A e B grazie al mio “prezioso” lavoro, ma sta di fatto che un ritorno c’è stato. E se pensate che questa situazione viene perseverata su tantissimi altri contenuti, quasi mai auto-redatti, e sempre rimbalzati su diversi siti commerciali, vi renderete conto che – complessivamente – il problema ha una sua consistenza.

Per dovere di cronaca voglio aggiungere due altre informazioni: la prima è che a questi signori ho scritto, ricevendo prontamente rispota e promessa di redenzione (non ancora avvenuta), quindi che ho ricevuto richieste preventive da alcuni altri siti (e riviste cartacee) per la pubblicazione dei miei post in deroga alla mia licenza. Si, perché naturalmente l’autore di un opera sotto licenza CC è sempre nella possibilità di concederla con condizioni d’uso differenti caso per caso (d’altra parte i principio è che è l’autore che decide, quindi!). Io, come sempre ho fatto fino ad oggi, sono stato ben felice, ricevuta richiesta preventiva, di concedere tutti i diritti dei miei post: chiedendo che venisse rispettato solo il principio di “citazione dell’autore”. Per il resto questi altri soggetti hanno potuto liberamente, e a tutt’oggi possono, sfruttare commercialmente ciò che scrivo. Questo perché in fondo quel che a me interessa è che i miei post circolino il più possibile suscitando attenzione e possibilmente una “conversazione”. Credo che questo sia il vero valore di quello che sto facendo.

Bene, andiamo avanti con il ragionamento. Per farlo non posso che annunciarvi che sono ormai a buon punto nella produzione di un Podcast Video (nessuna anticipazione ma i lavori procedono spediti). Ok, il prodotto sarà distribuito sotto licenza CC, probabilmente con gli stessi criteri impostati per il mio blog. Per facilitarne la massima diffusione, mio unico obiettivo, sarò ben felice di rendere i file video scaricabili, mettendo dei teaser di ogni puntata su tutti i portali video più diffusi (YouTube, DailyMotiion, Libero Video, etc.). Solo teaser, perché voglio assicurarmi che la gente trovi il mio prodotto quando lo cerca su quei portali, ma voglio che la discussione si sviluppi sul mio blog (se no che lo faccio a fare?). Chi vorrà diffonderli, remixarli, etc. sarà libero di farlo, con mia massima gioia.

Come dovrei reagire però, secondo voi, nel momento in cui vedessi una puntata integrale del mio Podcast su YouTube (non inserita da me) circondata di Advertising, o ancor peggio con una pubblicità montata in pre-roll? Ditemelo voi.

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29
Mar 07

Il web negli USA è donna, ma non per la Net TV.

Nel 2007 si stima che le donne online negli USA saranno circa 97 milioni, contro poco più di 91 milioni di maschi. Ci sono quindi più o meno 6 milioni in più d’internaute rispetto ai corrispettivi maschili, un numero incredibilmente alto.

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Il dato interessante è che però solo il 66% delle donne guarda video online, contro il 78% degli uomini. Questo è quanto emerge da una ricerca di InsightExpress che spiega questa sproporzione con il fatto che le donne guardano generalmente di più la TV tradizionale.

Io credo che il motivo sia da ricercarsi anche nella minore propensione “all’essere geek” che le donne hanno, rifiutando spesso compressi accrocchi tecnologici a favore di soluzioni più semplici e razionali (come dar loro torto?).

Sta di fatto che questa evidenza emerge con sempre maggiore inquietudine, perché non riuscire a catture il pubblico femminile con piena convinzione è un enorme limite della Net TV. Le donne online, da uno studio condotto da eMarketer, amano maggiormente guardare Trailer cinematografici e Video Musicali, mentre i maschietti sono più attratti dai video amatoriali e quindi dai video Musicali. La dottoressa Williamson, analista senior di eMarketer, non usa mezzi termini nel dire che “Trovare un coinvolgimento per il pubblico femminile è fondamentale per il successo del video online, e nei prossimi anni il marketing ed i content provider dovranno trovare una via convincente perché ciò possa avvenire“.

Come dire: il futuro della Net TV o è donna o non sarà, sempre che qualcuno trovi qualcosa d’interessante da raccontare.

– eMarketer: Women Online: Taking a New Look.

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29
Mar 07

Anti Digital Divide ottiene che il governo discuta di una pronta eliminazione del canone Telecom per l’ADSL.

Ecco un’altra conquista di Anti Digital Divide, che ormai ha impugnato le armi pronta per lo scontro finale contro il canone Telecom. Intanto il carrozzone di Tronchetti provera continua beatamente a fregarsene, aspettando che arrivi la provvidenza.

Anti Digital Divide esprime soddisfazione per l’ordine del giorno presentato dal presidente della Commissione cultura della Camera, Pietro Folena, accolto dal Governo, in merito alle adsl su cavo solo dati. L’ordine impone di varare un provvedimento che porti all’azzeramento o alla riduzione del canone di 10 euro(+ IVA) che grava sulle offerte degli operatori che vendono le adsl naked e, di conseguenza, sui portafogli dei consumatori che le sottoscrivono. Questo è ciò che chiede ADD nella petizione lanciata alcune settimane fa, per l’abolizione del canone Telecom e del canone addizionale sulle linee solo dati. ADD sin da quando Telecom aveva introdotto il canone addizionale sulle linee solo dati aveva scritto ad AGCOM e AGCM per impedire questo nuovo tentativo di Telecom di congelare la liberalizzazione del mercato e mantenere il monopolio sulla telefonia voce-dati. Tuttavia non bisogna limitarsi ad una diminuzione, ma, il canone addizionale deve essere eliminato. Viola la normativa europea sulla neutralità tecnologica. Esiste l’obbligo per gli Stati membri di garantire che le autorità nazionali di regolamentazione tengano nel massimo conto l’opportunità di una regolamentazione tecnologicamente neutrale, ossia che non imponga l’uso di un particolare tipo di tecnologia né che operi discriminazioni tra particolari tecnologie. Nel caso dell’adsl solo dati se non si ha una linea voce, Telecom impone di pagare un canone addizionale, questo comporta una discriminazione della tecnologia adsl e indirettamente della tecnologia Voip e stabilisce una sorta di dipendenza dell’adsl dalla linea voce, favorendo il mantenimento del monopolio da parte di Telecom Italia. Bisogna poi considerare anche i canoni adsl elevati, rispetto a quelli che la stessa Telecom Italia offre in Francia, nel canone adsl quindi è già ampiamente compresa la parte dei costi per cui Telecom richiede un canone addizionale e cioè i costi relativi alla manutenzione e ammodernamento della linea.
Andando ad analizzare proprio la condizione della rete e la qualità dei servizi offerti da Telecom Italia, si può notare come gli investimenti fatti dall’azienda italiana, per l’ammodernamento e la manutenzione delle linee, siano a dir poco insufficienti, questo è dimostrato anche da alcune inchieste televisive condotte dalle trasmissioni Report e le Iene, nonché dai 10 milioni di utenti ancora non raggiunti dalla banda larga. Dalla puntata di Report trasmessa la scorsa domenica: “Telecom: Debiti e Spie”, si capisce, oltre ai grandi interessi in gioco, come molti soldi derivati dai canoni e dalle tariffe Telecom siano sperperati in attività che con l’azienda telefonica hanno poco a che fare. Per questo, nella petizione, chiediamo di verificare se sia ancora necessario pagare il canone telefonico e, nel caso non sia così, di abolirlo.

– Il comunicato completo di ADD.

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28
Mar 07

uStream il servizio che permette di creare delle trasmissioni in diretta su Internet 24 ore su 24.

uStream è un nuovo servizio online che farà davvero la felicità di molti. Con un semplice PC/Mac ed una webcam è possibile trasmettere in diretta un flusso video ad un numero virtualmente infinito di utenti. Quello che vedete in testa a questo post è ad esempio lo stream della mia postazione di lavoro, in diretta 24 ore su 24.

(il mio uStream in diretta, se non mi vedete è perché non ci sono)

Questa tipologia di servizio è stata portato alla ribalta da un esperimento in corso negli USA chiamato Justin.tv, dove un pover uomo si è preso l’impegno di trasmettere tutta la sua vita in diretta, giorno e notte, comprese le sue uscite fuori casa, che vengono riprese con una semplice webcam e trasmesse con un collegamento Internet assicurato da un telefonino. Il soggetto in questione ha pensato bene di rendere pubblico il numero del suo cellulare per movimentare un po le trasmissioni. Peccato che il tutto sia di una noia mortale. Non c’è dubbio che i reality siano una forma affascinante di TV, un colpo diretto ad una delle nostre più grandi perversioni. Ma si è capito bene che senza copione il reality non funziona. Serve scegliere i personaggi, creare le situazioni, e far girare intorno uno show. Altrimenti si ha Justin.tv (o quella specie di reality che fu tentato anche qui in Italia, sempre su web, proprio durante il lancio della prima versione del grande fratello).

Questo principio uStream sembra averlo compreso a pieno, anche se, essendo un servizio aperto a tutti, si presta moltissimo ad utilizzi senza nessun senso, tipo lo streaming della mia postazione di lavoro. Ottimo per le videosorveglianze, e per vedere i figli (o i cani) quando si è al lavoro, con buona pace di sistemi più sofisticati o di prodotti consumer come l’abominevole Pupillo di H3G. Ma in realtà la direzione che uStream vuole dichiaratamente prendere è quella della trasmissione di eventi Live, con particolare attenzione ai concerti musicali di gruppi indie. Nel tutorial presente sul sito, breve ma efficace, è spiegato come con un semplice portatile, una telecamera ed un telefonino è possibile già oggi trasmettere in diretta tutte le performance di una band. Meglio se il locale dove si suona ha una connessione WiFi, ma la qualità infima del video rende comunque possibile trasmissioni “alla Justin”, webcam sopra la testa, zaino con PC in spalla, telefonino in tasca e pedalare. Dirette dalla strada, partite di calcio e calcetto, feste, backstage, eventi, tutto può diventare “una trasmissione” e uStream rende questa operazione veramente alla portata di tutti.

In realtà qualche attenzione bisogna mettercela. Provando il servizio ho avuto più volte la tentazione di lasciar perdere, perché non veniva visualizzata nessuna immagine. Il trasmettitore è infatti una piccola applicazone Flash che, dopo aver chiesto educatamente il permesso, prende il segnale dalla telecamera e lo invia a uStream, che a sua volta cura la “redirezione” del flusso. Il problema è che non tutte le telecamere, o webcam, sono compatibili. Su PC è richiesta una webcam USB, ma la mia non ha funzionato. Su Mac viene richiesta invece una videocamera Firewire, ma l’iSight non funziona (ne quella interna, ne attaccandone una esterna). La combinazione che a me alla fine ha funzionato è stata: Mac, con telecamera Sony (DCR-TVR33E) attaccata in Firewire. Quando il flusso parte la dinamica è sempre la stessa: copia & incolla del codice “embedd” per appiccicare il player in qualsiasi blog. Chi guarda non deve far altro che premere Play e sorbirsi, per il momento, ore di noia assoluta. Chi rimane sveglio può decidere di condividere l’agonia con altri eventuali spettatori, aprendo l’immancabile chat che accompagna il servizio.

Chi di voi ha già pensato ad utilizzi osé di questo nuovo servizio può stare tranquillo: le dirette possono essere riservate solo a “speciali” cerchie di amici. Con l’animo in pace possono stare anche tutti coloro i quali temono di perdere qualche istante delle trasmissioni, che possono essere molto semplicemente registrate dall’emettitore e quindi proposte come servizio on-demand.

Insomma, non manca niente se non qualche buona idea su come poter sfruttare questo nuovo divertentissimo servizio.

– Il sito di uStream.tv.
Justin.tv.
– Uno scherzo fatto a Justin: qualcuno ha chiamato la Polizia che arriva armi in mano.

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26
Mar 07

La RAI ha inviato una richiesta di takedown a YouTube, Libero Video e DailyMotion per i contenuti di sua competenza.

200703262254 Anche in Italia qualcosa si muove. Ed è guarda caso la RAI che per prima sta cominciando a proteggere le sue proprietà dagli speculatori senza confine. Una richiesta di takedown è stata formalizzata nei confronti di YouTube, Libero Video e DailyMotion affinché vengano eliminati tutti i contenuti di competenza protetti da copyright. Dopo il clamoroso esempio di Viacom (100.000 takedown su YouTube accompagnata da una richiesta di risarcimento danni di 1.5 miliardi di dollari) la macchia si sta rapidamente espandendo, ovunque.

Rai, che in queste ore sta lanciando il nuovo portale Rai.it, e che prossimamente ci regalerà il nuovo promettentissimo Rai.tv, sta facendo quello che tutti dovrebbero fare: proteggere ciò che gli spetta offrendo al contempo delle alternative altrettanto valide, se non ancor di più. D’altra parte quei contenuti, quel marasma di video uploadati su YouTube da migliaia di utenti, non possono stare li. E soprattutto non possono essere motivo di sfruttamento commerciale da parte di YouTube. Certo, se le richieste di takedown non fossero accompagnate dalla costruzione di alternative avremmo letto questa mossa sotto una luce completamente diversa. Ma tant’è, le alternative ci sono, e questa volta sembrano essere davvero convincenti.

Parliamoci chiaro YouTube è completamente uscita fuori dal seminato, e con lei tutta Google. Che speranze hanno? Quali sono il loro piani? Tutti gli accordi che si pensava potessero essere stipulati sono saltati. Gli unici due broadcaster che reggono sono BBC, che però ha fatto accordi con mezzo modo, e CBS. Entrambe comunque usano YouTube solo per programmare dei teaser di loro contenuti, e poco più.

TV Cosa rimane a YouTube: gli user generated content. Ma quali? Al momento non c’è nulla che faccia pensare che Google abbia la possibilità di indirizzare una politica editoriale in questo senso. Rimarremo quindi con milioni di mini filmini girati con i cellulari, senza ne capo ne coda. Tutto fa brodo, ok. Potere alla democrazia, ok. Ma i filmini girati con i cellulari non durano molto.

Chi ha capito le potenzialità della Net TV, RAI compresa, la distribuzione in rete dei propri contenuti se la farà da sola. Inclusa, e questo è il punto, la raccolta pubblicitaria: rigorosamente da non spartire con nessuno. Tanto meno con YouTube.

MTV, anche in Italia, è allineata, la RAI sembra aver preso il treno giusto. L’unica che rimane fuori è Mediaset che può ben augurarsi di avere più puntate de Le Iene su YouTube perché tanto di alternative valide non ne ha, e se continua cosi non ne avrà mai. Tutti gli altri sono partiti, a piena velocità, verso la nuova frontiera Net TV, tutta da sperimentare, tutta da scoprire, dove però bisogna esserci per capire. Chi crede che rimanere indietro non conta, perché tanto basta avere i soldi, si sbaglia di grosso. Cosi come si sbagliarono quelli che intorno all’anno 2000 credettero di poter salire sul treno Internet solo buttando ingenti quantità di denaro sul tavolo. Per fare Net TV servono le teste, a tutti i livelli. Serve sperimentare, serve sbagliare, perché solo sbagliando è possibile imparare. L’arroganza nella difesa delle proprie posizioni non serve a nulla, bisogna aprire gli occhi e cominciare a remare, sapendo che bisognerà cambiare tanto, a partire, come ha fatto Viacom, dai super vertici delle aziende.

Nel mentre ditemi voi se il mio ragionamento su GooTube (Goole + YouTube) non prende sempre più senso. Andare su YouTube non sembra più essere la soluzione a tutti i mali. Ognuno va giustamente per la propria strada. Il rischio, sempre più reale, è l’iper frammentazione dei “portali video” e dei video podcast. Quello che manca è un motore di ricerca unico per tutto questo.

Manca Google, e Google con YouTube si è tagliata le gambe da sola.

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26
Mar 07

Ecco come sto costruendo la mia Digital Home: Airport Extreme Base Station, AirDisk, iTunes, Apple TV.

Pian piano i pezzi cominciano ad incastrarsi a formare il quadro sempre sognato. So che quello che sto per dirvi era già possibile da tempo, ed è comunque realizzabile in mille modi. Ciò che mi interessa veramente è l’integrazione della soluzione che sto sperimentando e l’incredibile semplicità d’uso. Sto parlando della Digital Home così come Apple l’ha concepita, con un disegno che è evidentemente ancora incompleto. Non crediate sia un post tecnico o per smanettoni, perché è esattamente il contrario.

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Ho comprato la scorsa settimana tutte le “componenti” che mi hanno permesso di costruire con una facilità disarmante il cuore della mia casa digitale. Il cuore perché le estensioni corporali sono ancora da venire. Adesso vi spiego.

Innanzi tutto ho preso la nuova base WiFi Apple Airport Extreme Base Station (o AEBS). Avevo già una base Apple WiFi (vi spiego come l’ho riutilizzata) ma la nuova AEBS ha due caratteristiche fondamentali che la rendono di fatto il centro di una Digital Home. Innanzi tutto supporta il nuovo protocollo WiFi 802.11n, dispone di tre antenne e si avvale della tecnologia MIMO (Multiple-Input Multiple-Output) per trasmettere più flussi di dati simultaneamente. In parole povere AEBS ha una portata molto più ampia e va fino a 5 volte più veloce della più veloce WiFi fino ad oggi esistente. E questo è un fatto che ho sperimentato con grande piacere. Ma ciò che rende AEBS fenomenale è il supporto per Hard Disk: è possibile infatti collegare alla presa USB di cui è dotata uno (o più grazie ad un Hub USB) dischi esterni che vengono resi disponibili a qualsiasi PC o Mac collegato alla rete WiFi. Io ho preso un disco LaCie da 1TB (1TB = 1024 GB), quindi un supporto che ha una capacità di memorizzazione veramente notevole. Per la cronaca, e per futura memoria, l’operazione complessivamente mi è costata poco più di 700 euro, compresa IVA. Decisamente molto, ma a mio giudizio non così tanto per quello che sono finalmente riuscito ad ottenere.

I dischi collegati alla AEBS vengono chiamati AirDisk, ovvero dischi disponibili “in aria” (anche se sono condivisibili anche da una rete su cavo). Il mio AirDisk è ora disponibile ai 2 Mac e 2 PC che ho a casa. Quindi un disco unico, di grande capacità, visibile da tutti. Questa operazione ha richiesto zero sforzo, se non quello di attaccare i cavi di alimentazione e USB (e ricomprare il cavo USB dell’hard disk, perché quello in dotazione era rotto), ed installare un CD su tutti i PC/Mac interessati. L’AirDisk viene montato istantaneamente e la velocità di traferimento dati è molto buona, soprattutto dal MacBook già equipaggiato con un WiFi 802.11n. Da quest’ultimo riesco a trasferire 700MB in WiFi in poco più di 3 minuti.

Condiviso l’AirDisk ho cominciato a riprogrammare la mia libreria digitale, e l’ho fatto usando iTunes per musica e film (ed iPhoto per le fotografie digitali). Anche in questo caso l’operazione è stata semplicissima: ho spostato fisicamente “la cartellina” con tutti i file Audio/Video sul AirDisk e ho specificato ad iTunes la nuova collocazione (da preferenze, opzioni avanzate). La meraviglia di iTunes è che consente di lavorare anche se l’AirDisk non è disponibile: se ad esempio fossi in viaggio ed aggiungessi un CD audio alla mia libreria, iTunes lo copierebbe in locale, sull’hard disk del mio portatile. Una volta a casa mi sarebbe sufficiente chiedere ad iTunes di “consolidare la libreria” (dal menu “Avanzate”), per far si che automaticamente tutti i files vengano trasferiti sull’AirDisk. Semplice, immediato, a prova di “non esperti”.

In iTunes ho archiviato anche tutti i miei Film, DiVx compresi. Anche se infatti ufficialmente iTunes non supporta i DiVX in realtà è semplicissimo inserirglieli dentro. Basta aprire il filmato con quicktime e salvarlo come “Movie Link”, trascinando quindi il “Movie Link” che si viene a creare su iTunes, che lo accetterà senza colpo ferire. Per chi si è reso la vita semplice comprando un Mac l’operazione è ancora più facile: utilizzando una utility gratuita Movie2iTunes basta infatti trascinare il file video che si vuole inserire sull’icona dell’applicazione per far si che tutto avvenga automaticamente.

Per mantenere tutto in ordine, fondamentale se si programma di avere molto materiale video, ho quindi “aggiustato” la carattersistiche dei file video dentro iTunes. Dalla versione 6 (siamo alla 7) è possible infatti specificare il tipo di video che si è inserito: Movie, TV Show, Music Video. In particolare per tutti i miei video riguardanti serie TV ho specificato come type “TV Show” potendo quindi inserire: il nome della serie, la stagione, il numero ed il nome di ogni puntata. In questo modo anche i file video vengono ad essere raggruppati per Serie, ed all’interno della serie divisi per stagione ed ordinati per puntata.

Ecco terminata la programmazione del cuore dalla mia digital Home: una libreria unica di file audio, video e foto, visibile da tutti gli oggetti WiFi della mia casa (o quasi, Wii e XBOX ad esempio ancora non vedono AirDisk).

frontrow Il passaggio successivo è naturalmente la fruizione di questa library. Per la musica nessun problema: continuo ad utilizzare la mia precedente Airport Express, che ha una uscita Audio verso il mio stereo, così da far suonare musica senza fili direttamente da iTunes. Per il video non ho ancora completato il puzzle. Per il momento faccio cosi: prendo il mio MacBook, lo metto vicino alla TV, attaccandolo con un cavo S-Video. Uso quindi Front Row, il semplicissimo Media Center di Apple installato su tutti i nuovi Mac, pilotandolo con il telecomando (sempre in dotazione). L’esperienza è semplice e gradevole, anche se naturalmente appoggiandosi la library su AirDisk i tempi di risposta sono leggermente inferiori. Il problema naturalmente è che non è esattamente molto comodo spostare ogni volta il portatile ed attaccare tutti i cavi. La soluzione ideale è Apple TV, che fa esattamente questo: usa la library iTunes, anche esterna su AirDisk, ed essendo “permanentemente” collegata alla TV permette di vedere i film con grande comodità, senza dover attaccare e staccare i cavi ogni volta.

In realtà la Apple TV è destinata a fare molto di più: si è saputo che monta una versione ridotta di MacOSX, la stessa che gira anche su iPhone, ed è pronta quindi ad aprirsi ad un mondo di servizi affascinati. Già si parla di Videogiochi e di chiavette USB da attaccare per poterla usare come sintonizzatore TV (anche DTT). Ma sono convinto che Apple abbia già in serbo altre sorprese, orientate soprattutto all’integrazione massima con il nuovo MacOSX Leopard (di prossima uscita) e all’iPhone. Credo che la condivisione di musica, video e foto sarà resa ancor più semplice, e che l’iPhone si rivelerà essere (oltre a quanto già di chiarato) anche un Player ed un Telecomando universale per la nostra Digital Home.

apple tv

Ad ogni modo, Apple TV per il momento avrebbe chiuso il mio cerchio, ma in realtà non l’ho ancora comprata. Perchè? Semplicemente perché mi manca il televisore “giusto”. Apple TV esce infatti solo in Component (R,G,B) e in HDMI: chi non ha un TV color con queste prese può arrendersi. Non è quindi una questione di alta definizione, di sedici noni e quant’altro (Apple TV è compatibilissima anche con TV standard) ma solo di prese e connettori: se si hanno “i buchi giusti” bene, altrimenti non esiste nessun adattatore che faccia al caso nostro, a meno di non voler spendere centinaia di euro.

Per usare Apple TV dovrei quindi acquistare un televisore di nuova generazione, e qui, come ho già avuto modo di scrivere, si apre un mondo. Ho perso la speranza di poter mantenere un TV color per 10 anni, ma vorrei che almeno non diventasse obsoleto dopo 6 mesi, come sta accadendo oggi. Una scelta saggia, perché un minimo duratura, è a mio giudizio quella di un televisore LCD (non Plasma), Full HD (e quindi 1080p) a 120Hz (in grado quindi di raddoppiare i fotogrammi con alternanze nero/colore, anche sui segnali a 60Hz), con almeno 3 prese HDMI. Il tutto con una dimensione di schermo che sia almeno di 42 pollici (ma 52 sono meglio), sintonizzatore DVB-T, ed un downscaler SD/HD di prim’ordine (in pratica deve convertire i segnali a definizione standard, abbreviato in SD, in maniera che non risulti un immagine inguardabile come quella proposta dalla maggior parte dei TV HD o quasi HD oggi sul mercato). Comprare qualcosa di diverso significherebbe mangiarsi le mani a stretto giro, ma oggi acquistare un televisore con queste caratteristiche costa ancora troppo. Sto aspettando con trepidazione la nuova seri R degli AQUOS della Sharp, che dovrebbe uscire a maggio, portando se non altro le caratteristiche in linea con quanto desiderato, con una qualità eccellente tipica di Sharp, e con dei prezzi più contenuti rispetto ad esempio ai Sony Bravia che soffrono troppo di un sovrapprezzo dovuto ai folli costi di marketing che li hanno accompagnati.

Fino ad allora la mia Digital Home rimarrà a metà, con il MacBook destinato a fare avanti ed indietro dalla scrivania al televisore. In alternativa potrei comprarmi ad esempio un MacMini da dedicare esclusivamente a questo scopo. D’altra parte è dotato di telecomando, WiFi, FrontRow, e può uscire con un “banalissimo” S-Video, e forse a comprarlo usato non si spende poi cosi tanto. Ciò nonostante preferisco aspettare, perché come ho detto credo che Apple TV in combinata con iPhone ed il nuovo MacOSX potranno regalarci molto di più.

– Come spostare la propria library iTunes su AirDisk.
– L’utility Movie2iTunes.
– L’hacking della Apple TV (per vedere anche i DiVx).
– Cos’è l’Alta Definizione.
– La scheda prodotto di Airport Extreme Base Station.
– La scheda prodotto di Apple TV.

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24
Mar 07

watch Internet tv.


(Il video “watch Internet TV” prodotto da Galacticast)

Jeff Pulber ha lanciato da qualche mese Network2 un portale dove vengono catalogati, recensiti e calssificati tutti i migliori prodotti Net TV in circolazione. Per promozionare l’iniziativa ha lanciato un concorso titolato “Come si guarda la Net TV“, che chiamava i produttori video indipendenti a creare una breve clip per spiegare alla gente cosa è la Net TV e come si guarda. Molti i contributi che sono stati presentati, tra i quali diversi veramente molto belli.

Il più divertente, a mio giudiziono, è stato quello presentato dai ragazzi di Galatticast, uno dei mei Video Podcast preferiti. Tanto per cambiare è una parodia, questa volta del celebre spot della Apple “I’m a Mac” che viene reinterpretato in “I’m a Net TV“. Il confronto è tra la Net TV e la TV classica. Ne escono una serie di spot veramente molto divertenti che evidenziano in maniera impeccabile le differenze tra i due mondi.

– Il sito Network2.
– Il blog di Jeff Pulver.
– Il sito di Galacticast.

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24
Mar 07

Sogno un mondo con i televisori dotati di presa USB per vedere i film direttamente da una chiavetta.

Non molto tempo fa parlando con il “SuperGiovane Mascherato“, il mio informatore dal mondo dei giovani (che prima o poi porterò in una serie di Podcast Video), mi diceva quanto tutto sarebbe più semplice se i televisori cominciassero ad avere una porta USB, magari sul fronte, dove poter infilare una chiavetta con dentro qualche film, così da poterli vedere immediatamente.

In questo scenario, potremmo uscire di casa caricando due o tre film, da vedere poi a casa di amici o parenti semplicemente inserendo la nostra “USB Key” dentro il televisore. Senza tante complicazioni, sistemi sofisticati, costrutti tecnologici, basterebbe avere un TV color in grado leggere il file system “universale” delle chiavette e di riprodurre un DiVx.

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Memore di questa piacevole discussione sono letteralmente saltato dalla sedia quando ho letto la notizia di Hitachi che ha dichiarato di voler dotare tutti i suoi nuovi televisori della capacità di accogliere contenuti da dischi removibili. Purtroppo Hitachi non l’ha pensata semplice come la nostra idea originale. Il formato adottato sarà l’iVDR specificato da un consorzio composto da Canon, Fujitsu, Hitachi, Phoenix Technologies, Pioneer, SANYO, Sharp, and Victor Company of Japan. Insomma, nomi di tutto rispetto.

Dischi in formato iVDR sono già disponibili da Maxell, che prevede di raggiungere i 500 GB per il 2010. Naturalmente, tra le caratteristiche peculiari della tecnologia iDVR c’è quella di poter ospitare contenuti protetti. Quindi un altro DRM si aggiunge alla già nutrita lista. Gli scenari previsti, sono quelli immaginabili. Con un disco trasportabile sarà possibile avere sempre a portata di mano la propria library multimediale, fruibile su tutti i dispositivi abilitati: Televisori, Autoriadio, PC, etc.

Pare proprio che l’idea del “SuperGiovane Mascherato” non fosse così peregrina. E allora di ragionamento in ragionamento: perché non tentare la produzione di un minibox a 30 euro con una SCART, una presa USB, un telecomando ed un semplice chip per fare il Play di DiVX?

– Le specifiche del formato iVDR.
– Il comunicato di Maxell.
– La notizia su Punto-Informatico.

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23
Mar 07

Esclusiva: ecco il nuovo portale RAI.TV.

[RAi.TV IMMAGINE TEMPORANEAMENTE OSCURATA]

Exclusive-2 Ho avuto modo di provare il prototipo del nuovo portale RAI.TV che verrà lanciato nelle prossime settimane (attenzione non il portale RAI.it anch’esso prossimo al restyling, sempre con grande gusto, ma il vero portale Net TV di RAI). Niente più che una demo in Flash con solo alcune parti funzionati, ma con la promessa che quanto visto sarà effettivamente ciò che verrà rilasciato.

Devo dire sinceramente che l’impressione che ho avuto è stata ottima. Il progetto è pulito, con un’interfaccia semplice, gradevole e moderna. La facilità di navigazione è assicurata da alcune scelte veramente molto efficaci. La gran parte del progetto è realizzata in Flash, nella speranza che ci rimanga, trovando nel “pure HTML” la via per un sito parallelo pensato per l’accessibilità.

Il nuovo RAI.TV è moderno, non solo bello da vedere e facile da navigare, ma ricco di funzionalità pienamente in linea con i dettami Net TV. Grande risalto ai Podcast, che saranno sempre più presenti nel Net Palinseto RAI. Molto ben fatta la ricerca, che permette di combinare con semplicità ed immediatezza una serie di “criteri”: Canali, Programmi, Tematiche, e tipologie (Podcast, Streaming, On Demand, Web.tv [chiamatela Net.tv, please!]). Per cui è possibile – ad esempio – cercare genericamente tutti i Podcast di programmi di tipo “Fiction”, o più specificamente tutte le puntate di “Un posto al Sole”. La ricerca è veramente semplice da attivare, e rapida nei risultati: quel che chiediamo viene riportato in pagina grazie all’uso combinato di Flash + AJAX, senza quindi necessità di ricaricare la pagina.

[RAi.TV IMMAGINE TEMPORANEAMENTE OSCURATA]

Ampio risalto viene dato alla neonata sezione community. Ogni utente può registrarsi al portale, potendo in questo modo salvare (come su YouTube) ogni video come preferito, o all’interno di playlist personali (non è dato ancora sapere – anche se auspicabile – se esportabili in RSS).

Ogni scheda di un video è accompagnata, a fondo pagina, dall’innesto della community, con altri contenuti affini scelti dagli utenti del sito. Immancabile l’advertising, al momento visibile in pagina, accanto al video, in maniera discreta e ben integrata, cosi come in pre-roll sui video DEMO presenti.

Come avrete notato ho volutamente sfocato gli screen shot che ho fatto, per preservare l’ancor alta riservatezza del progetto. Appena sarà possibile vi fornirò una “galleria fotografica” completa.

Vi devo dire onestamente che, dopo aver sparato a zero su RAI.TV (il progetto attualmente online) che è a mio giudizio un’abberrante manifestazione di totale incompetenza, sono rimasto completamente senza parole trovandomi di fronte un progetto moderno, semplice, ben pensato e ben realizzato.

Speriamo che i contenuti promessi per RAI.TV si manifestino, trainando nel prossimo futuro tutte le produzioni RAI verso la rete. Certo è che se questa è la strada c’è veramente da esser contenti.

– L’attuale portale RAI.TV.

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23
Mar 07

Ragionando su quanto sia importante avere un Smart Video Player in Flash per il futuro della Net TV.

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Viene spesso trascurato nei discorsi sulla Net TV uno degli elementi centrali: il Player. E’ stata data molta importanza ai tempi all’innovativo sistema adottato da YouTube cosinderato da molti, me compreso, uno dei motivi tecnici più importanti del successo della madre di tutti i video portali.

Cioè che contraddistinse il Player YouTube furono due elementi fondamentali:

a) il suo essere in FLASH
b) il suo essere trasportabile

Oggi, che son passati oltre 18 mesi dalla nascita di YouTube, e che centinaia di cloni sono nati, queste caratteristiche non ci sembrano cosi sorprendenti. Sono semplicemente entrate nel set base che tutti i video portal portano a corredo.

Di fatto però riconsiderandoli anche oggi questi due ingredienti mantengono tutto il loro potere esplosivo. L’essere in FLASH consente ad un player di girare praticamente ovunque: il 98% dei browser Internet lo ha preinstallato, comincia ad essere presente (in versione light) in molti cellulari, ed è distribuibile in qualsiasi box Internet ready (il Wii con Opera è un esempio perfetto). Nessun problema di plug-in, nessun mal di testa per formati video incompatibili etc. Ed in più, essendo Flash nato per essere embeddato, è già naturalmente prediposto per essere trasportabile: possiamo copiare ed incollare video da un sito all’altro della rete, trattando il web come una grande clipboard. Semplice, immediato, efficace.

Qualsiasi servizio Net TV che oggi voglia proporsi non può esimersi dall’avere un player siffatto. E fin qua nulla di nuovo, un ripasso rapido delle basi. Quello che però comincia ad essere discusso, con mio massimo interesse, è come un player Flash possa evolvere per contemplare al suo interno tutte le funzionalità necessarie a racchiudere un servizio. Interessanti discussioni si leggono in questi giorni in cui è stata finalmente confermata la notizia di un progetto anti YouTube in fase di sviluppo da parte di NBC e News Corp. e dove NBC stessa ha annunciato di voler estendere la sua strategia Net TV chiamata 360 TV. Molto interessanti perché fanno capire a quanto si stia effettivamente pensando ad un player che omni-comprenda un servizio Net TV. Mi spiego meglio, portandovi quelli che sono gli esempi più concreti che potremmo veder nascere già nei prossimi mesi. Pensate ad un Player Flash come ad una appicazione Flash (non farete molta difficoltà perché dovrete pensare a quello che effettivamente è). Come applicazione, il Player, può incorporare al suo interno, funzionalità altre rispetto a quelle già oggi presenti, come ad esempio:

a) Syndication
b) Social
c) P2P
d) DRM

Procediamo una voce alla volta.

Per “Syndication” intendo quella funzionalità che permette ad un Player di fungere come “punto unico” per la distribuzione di un numero virtualmente infinito di canali video. E’ esattamente quello che già fa Brightcove con il suo Player: invece di avere un player per ogni video, si ha un player unico nel quale vengono “trasmessi” tutti i video di un canale. Per rendere più user friendly il tutto si possono incorporare funzionalità che consentano allo spettatore di sceglire quale (o quali) video visualizzare: pensate ad un bottone in una mini toolbar che, una volta cliccato, apra un menu in overlay dove viene presentato il palinsesto allo spettatore. Semplice, potente, ed integrato. Un solo entry point per un numero infinito di canali.

Per “Social” invece intendo tutte quelle funzionalità che permetto all’utente di condividere l’esperienza di visione con altri utenti. Sempre nella già ipotizzata mini toolbar da inserire nel player, si potrebbero mettere due bottoni: uno che apra una chat, grazie alla quale condividere in real time l’esperienza, ed uno che apra un “centro messaggi“, tale e quale a quello presente in ogni forum o blog (i commenti).

Per “P2P” intendo peer-to-peer, cos’altro altrimenti? Su questo tema ho già dato un’anticipazione qualche mese fa (il link a fondo post) di come si già in programma, probabilmente per la prossima major release, l’introduzione di una base P2P direttamente all’interno di Flash. Non ripeto le considerazioni già fatte, ma è evidente che in questo modo si disintegra il problema della distribuzione, anche a questo livello.

Per “DRM” intendo quel maledetto ma necessario strumento software che consente di incapsulare i video “proteggendoli” da un uso non consentito. Che poi sia un super DRM pensato per sigillare l’universo o un DRM light concepito solo per contare chi guarda cosa, non è importante ai fini di questo ragionamento. Se un Player Flash ha la possibilità di inserire (di pluggare) un DRM si aprono le porte per certe tipologie di contenuti.

Qualcuno se ne sarà accorto: così procedendo (e, credetemi, così si procederà), andremo a creare tanti piccoli-grandi Joost, da spargere ovunque ci sia una rete ed un oggetto con Flash incorporato. Joost è un entry point unico per canali multipli, con funzionalità social in overlay, distribuzione in P2P e predisposto per il DRM. Solo che rinchiudere tutti questi ingredienti in un più agile, comodo e trasportabile Player Flash potrebbe risultare la mossa vincente per chi vuole, passatemi il termine, salvare capra e cavoli, ovvero avere tutta la potenza di un canale di distribuzione complesso come Joost, con l’agilità di un Player alla YouTube, che rimarrebbe comunque ancorato ai due capisaldi descritti ad inizio post (quasi-universalità e trasportabilità).

Ciò che più si avvicina a questa idea oggi è il sistema-player (già citato) di Brightcove che purtroppo difetta clamorosamente di una anche minima gestione dei Podcast. Male, perché il supporto ai Podcast è centrale per lo sviluppo della Net TV, ma comunque interessantisimo perché mostra con grande evidenza come un intero mondo Net TV possa essere rinchiuso in un piccolo rettangolo.

Qui finisce per il momento il mio ragionamento. Voi piuttosto, avete altre idee di cosa si potrebbe inserire in questi nuovi mini-macro-mondi Net TV? (per altro, se c’è qualcuno che smanetta con Flash e vuol fare delle prove in questa direzione, sarà divertente fare dei test)

– NBC e NewsCorp. costruiscono l’anti Google (Comunicato Stampa).
– La nuova strategia online di NBC: TV 360.
– La prossima versione di Flash sarà P2P?
– La piattaforma di Brightcove.

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22
Mar 07

E’ ufficiale NBC Universal e News Corp hanno dato vita ad una nuova mega distribuzione video per combattere il dominio di Google.

Dopo mesi di false notizie, giorni di indiscrezioni sussurrate, ora è ufficiale: News Corporation e NBC Universal hanno dato vita al più grande progetto online per la distribuzione di video, il cosiddetto progetto Anti-YouTue.

Il progetto sembra ben pensato: verranno usate AOL, MSN, MySpace e Yahoo! come piattaforme di distribuzione cosi da raggiuntere il 96% dell’udience Internet Video complessiva negli USA.

Al lancio saranno già disponibili questi titoli (niente male!): Heroes, 24, House, My Name Is Earl, Saturday Night Live, Friday Night Lights, The Riches, 30 Rock, The Simpsons, The Tonight Show, Prison Break, Are You Smarter than a 5th Grader and Top Chef.

In più gli studios metteranno a disposizione i loro programmi più significativi delle rispettive library, in modalità completamente gratuita grazie all’introduzione dell’immancabile advertising.

Verranno erogati servizi di personalizzazione per gli utenti come la possibilità di gestire playlist, mashups, e la ricerca delle video library.

Ogni piattaforma che ospiterà questa mega distribuzione avrà un player con un look & feel suo proprio, cosi da integrarsi perfettamente nella comunicazione esistente.

Per gestire il tutto verrà creata una nuova società con sedi a New York City e Los Angeles. Roboanti le dichiarazioni, grande entusiasmo. Google tace, per il momento, occupata a preparare la difesa per i 1.5 milardi di dollari chiesti da Viacom (altro attore fuori dal coro).

– Il comunicato stampa.

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22
Mar 07

L’Open IPTV Forum cerca di tracciare uno standard unico per la IPTV entro la fine dell’anno.

Open IPTV Forum Ecco una conferma importante di quanto il mercato IPTV sia in profonda crisi. I numeri sono bassi, ai limiti del ridicolo in molte realtà. La torta quindi è più piccola di quanto si è sempre voluto far sembrare. In più il mercato è terribilmente frammentato. Esistono tante soluzioni per fare IPTV, che essendo una definizione che non vuol dire quasi nulla, ha ammesso al suo interno qualsiasi variante. Ogni soluzione è incompatibile con l’altra. Il tutto è peggiorato dal fatto che tanto per cambiare in questo mercato Microsoft la fa da padrona.

Ecco allora che tutti gli altri, quelli che stanno provando a salvare il salvabile, creano un Forum e si danno l’obiettivo di trovare uno Standard IPTV unico entro la fine dell’anno. Sono T&T Inc., Ericsson, France Telecom, Panasonic, Philips, Samsung, Siemens Networks, Sony, e Telecom Italia (yes, anche Telecom Italia). Tutti tranne Alcatel e Microsoft, i due attori che veramente contano.

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Bene, quindi i nostri eroi, riuniti intorno ad un tavolo, scopriranno entro la fine dell’anno la famosa e mai tramotanta acqua calda: ovvero che il futuro è Net TV, che la IPTV è morta e che la maggior parte delle offerte di cable TV (detta IPTV e spacciata per Internet TV) continueranno ad essere gestite da Microsoft.

Auguri (e figli maschi) al Forum, e se qualcuno di loro dovesse svegliarsi nel frattempo spiegategli che non si può vivere tutta la vita in un proprio mondo immaginario. Qui, nella vita reale, tutto sta cambiando molto più in fretta di quanto si potesse immaginare.

– Il sito dell’Open IPTV Forum.

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22
Mar 07

La pubblicità online cresce oltre il 30% ogni anno, mentre le pubblicità interattive dentro i video sono le più cliccate.

Gli investimenti pubblicitari online crescono senza sosta. I dati che arrivano da una nuova ricerca eMarketer si riferiscono al mercato USA, ma un trend paragonabile si sta registrando in tutti i paesi dove è diffusa internet a banda larga.

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L’incremento dal 2005 al 2006 dei ricavi pubblicitari online è stato del 34%. Ed è il terzo anno consecutivo in cui questo segmento cresce con questi tassi. Interessante il commento a questo proposito del David Hallerman un Senior Anayst di eMarketr:

“Era tanto tempo che un media non aveva per tre anni di fila un aumento degli investimenti superiore al 30%. Con un guadagno del 34% nel 2006 che mostra la ricerca IAB/PWC, Internet è giunta ai livelli della TV via cavo dal 1983 al 1985, e della TV in broadcast dal 1952 al 1954 per il forte e durevole aumento degli investimenti”.

Se l’accelerazione rimane quella che stiamo misurando in questi anni, si fa presto a capire perché tra 8/10 anni – anche qui da noi – i numeri della Net TV saranno cosi tanto vicini a quelli della TV tradizionale da metterla seriamente in discussione.

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Altro dato interessante, che viene sempre da eMarketer, è quello della redemption delle campagne di advertising online. Anche in questo caso, la pubblicità “interattivia” dentro le clip video, sembra aver trovato maggiore gradimento da parte degli utenti. Si fa riferimento alle pubblicità cliccabili che compaiono generalmente alla fine di un filmato, che risultano quasi il doppio più cliccate delle comuni pubblicità a banner presentate in pagina.

– La ricerca eMarketer sullo sviluppo dell’ADV online.
– La ricerca eMarketer sull click trough nell’ADV.

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