Il mondo del advertising ha scoperto e conquistato a suon di dollari Internet, qualcuno ha scoperto un modo per misurare l’efficacia di questi dollari?

La seconda esplosiva ondata di sviluppo della rete Internet è una realtà diffusa già da un buon margine di tempo, tale fenomeno, che ha fornito nuova linfa al mondo www, ha portato alla luce una costellazione di grandi e piccoli siti concentrati principalmente sul tema delle notizie: i blog. Invece, il trend di digitalizzazione dei contenuti iniziato con il boom dei file .mp3, e dei programmi di scambio P2P degli stessi file, si è unito con quello della mobilità e del consumo multimediale in stile “panta rei”. Quest’ultimo fenomeno è stato spinto con grande forza dal fashion boost dell’iPod e di tutti i suoi simili, ed è andato a formare un’altra onda che ha toccato le coste di Internet in svariati modi creando diverse conseguenze, tra cui la nascita dei podcast. Dopo qualche anno, sempre su Internet, si è scatenata un’altra onda: quella dei contenuti video. Resa possibile grazie all’ampliamento della banda, alla contemporanea riduzione dei costi di storage e di trasmissione, alla sempre maggiore capacità di codificazione compressa (v. Mpeg4) ed al continuo confermarsi della legge di Moore. Dunque…oggi sempre più persone utilizzano Internet per informarsi, svagarsi, divertirsi e comunicare; quale strumento migliore se non il video? Così si son visti proliferare siti di video blogging e grandi contenitori di video (mi piace chiamarli Video Portali). Mi chiedo: qual è la loro killer application? Credo una risposta possibile sia: il contenuto video. Tale contenuto è diventato l’oggetto del desiderio degli utenti internet e di conseguenza dei marketer di mezzo mondo, i quali da sempre smaniano alla ricerca di nuovi strumenti di diffusione dei propri spot (visto e considerato che alle grandi imprese non mancano mai i soldi per fare pubblicità!). Oggi non si grida più allo scandalo se prima, o dopo, di un video o di un podcast si trova “embeddato” uno spot pubblicitario. E per giunta, molti studi di marketing hanno confermato l’efficacia di tali strumenti, soprattutto quando il contenuto dello spot è in un qualche modo contestualizzato con il contenuto del video. C’è solo un problema: chi misura e attesta l’avvenuta fruizione di tutto il package (content+spot) e non di una sola parte…o di una parte ed un pezzetto?

Bene, per quanto riguarda il tema dei podcast c’è un servizio piuttosto interessante, che chissà…potrebbe essere emulato o upgradato per funzionare anche con i contenuti video: Audible Wordcast.

Ho sentito per la prima volta di tale servizio leggendo il libro Hands on Guide to Video Blogging and Podcasting. La Audible ha introdotto nel 2005 Wordcast , servizio che consente all’autore del file audio di creare delle copie “protette” del podcast con estensione .aa (un formato simile all’AAC di Apple), tale formato, che è supportato da iTunes, iPod ed altri media players portatili, consente un tracciabilità altissima del file. Ecco una tabella riassuntiva (dal blog di Ratcliffe) delle differenze basilari tra l’estensione .aa e lo standard .mp3:

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Infatti indifferentemente dal fatto che il podcast sia utilizzato su PC o sul lettore portatile, la durata di ascolto esatta viene riportata ad Audible (chiaramente il lettore portatile invierà le info solo successivamente alla sincronizzazione col PC). Di nuovo quindi, il servizio Wordcast di Audible riesce a tracciare in remoto sul portable player il file, mentre viene utilizzato in modalità offline, poi come tale dispositivo si collega al PC, magari per un nuovo aggiornamento o per aggiungere file alla library, allora il file.aa invia le info ad Audible che le aggiunge al database.

Come recita il sito di Wordcast di Audible:

“With portable audio player sales at an all-time high and the podcasting phenomenon in full swing, it’s clear that listener choice is driving us towards on-demand digital audio. But, how can we convert all of this aural energy into a kinetic business? Enter audible.com. With impeccable and pioneering credentials in portable digital audio, we have the know-how and experience to help make podcasting a powerful engine of communication – and business.
[…]Advertisers require real numbers to make buying decisions, not numbers you struggle to reconcile through extrapolation and justify with artful prose. The business of podcasting requires numbers that will stand up to a third party audit. Audible’s proprietary TrueListener Audience Measurement system delivers the hard numbers an advertiser needs to see to say, “Yes.” with confidence.”

Senza dubbio il testo è pubblicitario e per giunta il servizio desta qualche preoccupazione (una su tutte il proporre uno standard differente quando lo standard riconosciuto e decantato da anni è quello dell’MP3), ma dice alcune cose senz’altro corrette, una su tutte: per i marketer contano i numeri. Con questa affermazione voglio sottolineare come per un canale televisivo la variabile distintiva sia l’audience, per un sito blog tale variabile siano le view giornaliere e allora mi chiedo: per un podcast? Il numero di download? O forse sarebbe migliore e più rappresentativo della realtà il numero di ascolti reali (è noto il fenomeno per cui molti podcast vengano scaricati senza poi venir mai ascoltati)? E quanto sarebbero felici questi marketer qualora fossero persino in grado di misurare il grado di ascolto dei propri spot?

Fototessera LdbHo chiesto a Luca De Bartolo di continuare la fortunata carriera di blogger (che lo vede proporre dei titoli degni del miglior SEO), trattando un tema centrale per lo sviluppo della Net TV. Il precedente post di Luca è stato “Rocketboom.com = Amanda Congdon? Forse no!“. Luca è nato a Roma il 10 Novembre 1982, laurea specialistica con lode presso la Luiss in Economia e Direzione delle Imprese in collaborazione con Booz Allen Hamilton. Occupazione attuale: Booz Allen Hamilton, in attesa di cominciare il dottorato. O qualcos’altro chissà!

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6 thoughts on “Il mondo del advertising ha scoperto e conquistato a suon di dollari Internet, qualcuno ha scoperto un modo per misurare l’efficacia di questi dollari?

  1. Tema interessante e soluzione tecnologica valida. Ma la domanda, ovviamente, è: sarà accettata dagli utenti? Sappiamo tutti l'eco che hanno ai giorni nostri le "crociate" sulla privacy (a volte giuste, a volte eccessive). Sia Microsoft che Apple hanno dovuto rivedere l'uso del TPM per non andare incontro alle ire degli utenti…Cosa succederà se questo formato di audible prenderà il largo e qualcuno, presumibilmente, inizierà a puntare il dito contro la tracciabilità delle informazioni?

    In fondo, in ogni ambito, il mondo della pubblicità si è sempre "accontentato" di numeri molto meno precisi (l'auditel, le pagine viste, la tiratura di un quotidiano) aggiustando poi i numeri con pesi adeguati.

    Condivido appieno, invece, il discorso di sponsorizzazione dei video con brevi video da inserire prima o dopo. Una cosa che dà relativamente poco fastidio, ha buone probabilità di essere vista quando viene visto il video e, se i tag sono sfruttati adeguatamente, può essere interessante…Direi che a livello tecnologico i mezzi ci sono tutti…

    Ciao

  2. Luca, approfitto del contatto per una domanda…come si sta in Booz Allen? Fino a poco tempo fa lavoravo per una nota azienda di consulenza e sai com'è…c'è sempre curiosità 😉

    Grazie e complimenti per i tuoi articoli!

  3. Beh direi apertura OT: "in BAH sto molto bene, i progetti sono belli e sfidanti e poi l'ufficio è meraviglioso (dentro palazzo Colonna a RM). Poi è chiaro che l'orario di lavoro è tosto, ma credo che a 24 anni se non si fanno cose veramente "challenging" non c'è modo di ottenere un successo reale. Poi la cosa più bella a mio avviso è la qualità della gente che incontri, partendo dai colleghi ed arrivando ai committenti dei progetti; esco da ogni riunione con il sorriso perchè parlando con persone più grandi e che la sanno molto più lunga di te di come gira il mondo, si apprende dall'esperienza altrui."

    Chiusura OT 😉

    Per quanto riguarda la mia tesi, un solo appunto: ho trattato dei Video Portali (nello specifico IP-TV e Net TV), la tematica della misurazione degli spot interstiziali l'ho solo sfiorata. Cmq presto mi organizzo con Tommaso e troviamo un modo per presentarvela 😀

    Grazie ancora per l'apprezzamento ragazzi e buon giornata!

  4. [OT]Grazie Luca, proprio come immaginavo. Condivido con te l'idea che da giovani non siano le ore di lavoro a dover spaventare, nè l'ambiente particolarmente challenging. Piuttosto, è l'immobilità che dovrebbe farci temere il peggio. Beh la chiudo qui che altrimenti si va avanti ore 😉 Grazie della risposta e ancora buon lavoro! A risentirci su queste pagine!

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