I giornali online sono i canali TV “All News” del futuro.

Da quello che avverto il fenomeno Net TV in Italia ha una considerazione piuttosto bassa. Pur essendo il tema del momento, che tutti fa parlare e discutere, viene comunque quasi sempre presentato come un discorso sperimentale, parallelo, marginale, molto lontano da quelli che sono i discorsi industriali. Penso spesso a quanto forte debba essere il messaggio di avviso che sto cercando di lanciare: a volte mi viene voglia di urlarlo, più spesso preferisco commentarlo cercando di accelerare certi ragionamenti.

Certo è che leggendo articoli come “You Must Be Streaming” apparso sul l’ultimo numero del New York Magazine (che avevo già segnalato tra i bookmark), mi torna un diffuso senso di ansia. L’articolo non fa null’altro se non leggere la realtà di oggi, ovvero che i grandi Giornali sono in crisi: il blogging e più in generale l’esplosione di questo nuovo modo conversazionale di costruire, elaborare e diffondere l’informazione sta facendo perdere rapidamente appeal ad una carta stampata già in crisi da tempo. Ed i giornali come stanno reagendo? I principali hanno già preso le contromisure: sono entrati nel mondo dei blog, spostando pesantemente gli investimenti sul mondo dell’informazione online. Si sta formando, per chi ha intrapreso questa strada, una straordinaria spirale positiva dove le informazioni vengono ad essere create nel mondo mainstream, per poi essere elaborare, commentate e quindi diffuse nel mondo dei blog. Le tendenze della blogosfera tornano quindi ad influenzare e, sempre più spesso, a fare notizia dentro il mondo mainstream.

Ma il fatto più interessante, che forse era sfuggito a molti, è che nel passaggio al web il mainstream sta sposando intelligentemente anche i modelli della rete. Ai giornalisti professionisti, ed alle nuove leve, viene sempre più spesso chiesto di “comportarsi” come un blogger: nel modo di scrivere, nel modo di titolare gli articoli, e anche nel modo di girarli. Si perché con sempre maggiore convinzione i giornali stanno chiedendo ai loro giornalisti, a qualsiasi livello, di accendere la webcam e commentare quello di cui scrivono. Sempre più giornali online (di ieri la notizia segnalata da Luca del Corriere della Sera con Mieli) arricchiscono la loro programmazione di notizie con un palinsesto video. Piano piano, senza che ci sia ancora un disegno cosi chiaro, i giornali stanno cambiando non solo pelle ma anche la loro anima. In questo l’articolo sul NY Magazine ha trovato una sintesi perfetta nel dire che di questo passo l’informazione video si genererà sempre con maggiore forza proprio dai grandi giornali.

Per questo mi continuo a stupire di quanto ancora qui da noi, nel paese con il peperone verde come logo, non si capisca che le barriere d’ingresso al mondo della distribuzione video ormai sono cadute. Non è più una pratica ad appannaggio dei soli broadcaster, e l’IPTV chiusa delle telecom sta diventando sempre più un falso mito. Oggi, come i grandi brand hanno preso a fare contenuti, anche i grandi giornali d’informazione stanno cominciando a fare TV. Repubblica TV esiste da tempo, ora anche il Corriere.it ha preso a generare video, e così fa anche il Sole24Ore. Appena si affermerà la sana e civile “pratica” di offrire uno sbocco in formato Podcast Video a queste nuove produzioni, potremo di comodo tornare a casa la sera, accendere la nostra Apple TV (XBOX, Wii, TiVo, …) ed invece di guardare TG1, TG5, SKY TG24… guardare le news direttamente dal “Corriere ALL NEWS TV”.

Ci siamo, non manca nulla perché tutto questo possa realizzarsi. Il grande scoglio sarà alfabetizzare “la gente”, ma con strumenti semplici e dinamiche rodate non ci vorrà davvero molto tempo. E allora ecco che lo scenario si è complicato ancora un po: i moribondi giornali non solo tornano prepotentemente sui blog, ma cominceranno a rosicchiare fette di un altro business, quello dell’informazione Televisiva.

Technorati , , , , , , , , , , , , , ,

2 thoughts on “I giornali online sono i canali TV “All News” del futuro.

  1. Sono certo che dal punto di vista razionale di uno che conosce queste dinamiche lo scoglio sia quello che hai correttamente identificato tu: alfabetizzazione informatica. Ma dal punto di vista pratico si fa certamente prima ad agire sulla leva economica. Un conto è riversare milioni e milioni sull'educazione aspettando che la goccia scavi la pietra; e un conto invece è dare la connettività praticamente gratis e lasciare che il filtering down (l'effetto rete) faccia il suo lavoro… se venisse concretizzato il diritto alla comunicazione (parlo proprio di estendere l'articolo della Costituzione sulla libertà di parola) fornendo a tutti i cittadini 2mbit/s gratis (10 euro/anno, si può fare; per lo meno io so come fare tecnicamente), anche gli analfabeti avrebbero Internet… dopodichè invece di andare goccia per goccia si può procedere a secchiate :)

    Si tratta di rimuovere il gradino d'ingresso. Sappiamo bene che poi su Internet l'alfabetizzazione procede con velocità un tempo impensabili…

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