Digital Fingerprint.

Ormai il tema dei materiali video sotto copyright sparsi per la rete è diventato centrale. Da quando si è capito che il business c’è, è scoppiata la polemica. Molti grandi attori hanno giocato a mantenere un precario equilibrio tra il lecito ed il non per diversi mesi. Avere il video di una trasmissione TV su YouTube in fin dei conti ha dimostrato solo benefici per la trasmissione stessa. Di base la gente guarda su Internet quello che in TV non c’è, non quello che ancora è in onda. Ovvero guarda contenuti generati dagli utenti, vecchi show, o puntate perse o non trasmesse di serie TV. Quindi anche YouTube tutto sommato è stato visto come un acceleratore, ed in molti casi come un prodigioso riparatore di tutte le mancanze nell’offerta dei vari broadcaster.

 Images Content-Box-Magnifyman Tutto bene fintanto non si è cominciato a parlare di soldi. Se YouTube mette la pubblicità sui video, e quindi guadagna del denaro da quei video, è evidente che tutto il discorso cambia. Chi produce contenuti pregiati crede di non avere più convenienza nel concedere a terzi lo sfruttamento del materiale. Ma anche chi “genera” contenuti amatoriali vuole avere la sua parte nel caso di ricavi. E è cosi accade, o accadrà a breve nel caso di YouTube. Le major, con i loro contenuti premium, stringono accordi di licenza per lo sfruttamento online, mentre con i “privati” si stipulano contratti di revenue sharing.
Rimane però enorme il problema del copyright. Servizi come MySpace o YouTube (o Libero Video, o il nuovo TuoVideo.it di Camisani) consentono a chiunque di uploadare contributi video e, su grandi numeri, il controllo manuale dei contenuti è praticamente impossibile. Quindi se si vogliono fare soldi offrendo servizi di video sharing online bisona, ormai non c’è più dubbio, dotarsi di un sistema automatizzato che riesca a filtrare il materiale non distribuibile.

MySpace l’ha appena fatto, YouTube lo ha solo annunciato tra mille polemiche. MySpace usa il sistema di Audible Magic che più o meno funziona così:

a) Chi detiene i diritti d’autore di un film lo registra all’interno del database di Audible Magic. Un software brevettato, passa a setaccio tutto l’audio, creando una sorta di sintesi digitale del contenuto: un’impronta che identifica inequivocabilmente ogni porzione del film.

b) Chi gestisce un servizio di Video sharing tipo MySpace utilizza il servizio RepliCheck di Audible Magic su ogni contenuto che viene inserito dagli utenti. RepliCheck non fa nient’altro che analizzare tutto l’audio del contenuto immesso, confrontando le impronte ricavate con quelle in archivio.

c) Se vengono riscontrate delle corrispondenze il contenuto non viene pubblicato.

Un meccanismo piuttosto semplice, reso possibile da un software che fa la scansione dell’audio in tempi rapidissimi. L’unica pecca la necessità di avere un database di impronte sufficientemente ampio da coprire tutto ciò che circola in rete. Praticamente impossibile.

 Tamtam Kmages Fingerprint Sta di fatto che comunque la tecnologia Audible Magic funziona, e tutti gli emuli di MySpace possono decidere *pagando* di usare questo servizio. Google invece ha scelto un’altra strada, non tanto tecnologica (anche se ci sono quasi zero dettagli non credo avranno trovato una soluzione tanto differente) quanto di rapporto. Mentre Audible Magic consente a chiunque, pagando, di registrare un contenuto nel database per proteggerlo dalla illegittima distribuzione online (anche via P2P), Google ha deciso di consentire l’inclusione nel suo database dei contenuti dei soli partner che stringeranno accordi con YouTube. Come a dire: se non vieni con me i tuoi contenuti per quanto mi riguarda se ne potranno andare a spasso liberi sul web. Google giustifica questa sua posizione dicendo che vuole proteggere l’investimento fatto per lo sviluppo della tecnologia di “riconoscimento”.
Questa posizione è evidentemetne indifendibile. Google dovrà presto cedere ad una copertura totale, e quindi aperta, contro le violazioni sul copyright. Per il momento il problema rimane più che aperto, cosi come rimane vero per tutti quei portali video “vecchi” o nuovi che siano. Vedremo dove arriveremo con il digital figerprinting (cosi viene chiamata questa tecnica) e quanto male farà all’entusiasmo che circonda il fenomeno del video sharing.

Technorati , , , , , , , , , , , ,

4 thoughts on “Digital Fingerprint.

  1. Secondo me il digital fingerprinting avrà conseguenze disastrose…. Tutti video di minimo interesse sui portali con User Generated Contents (dopo un po' le persone si stancheranno delle solite ripetizioni di scenette amatoriali e il fenomeno si sgonfierà) e contenuti interessanti (perchè professionali) solo sui portali nascenti (non UGC) che si accorderanno in esclusiva con i detentori di diritti, divenendone ostaggi.

  2. Pingback: >>>Petrescu blog<<< » Blog Archive » Presto misure antipirateria su YouTube

  3. La mnilgiaa mi pare la cosa più urgente; basta un fabbro, o se compri una mnilgiaa nuova, chiedere al venditore di maniglie se ti manda qualcuno a montarla. Altrimenti quando senti l’amministratore di condominio (i vicini di casa magari il numero ce l’hanno) gli dici di spedirti anche un fabbro oltre l’antennista. E se hai vicini di casa simpatici (o anche colleghi al lavoro), puoi chiedere a loro se conoscono qualcuno in grado di fare tutti quei lavoretti (lampadario, maniglie ecc, no antenna).E ricordati di NON salire mai sulla scala quando sei in casa da sola.FirmatoMitìMammaApprensiva ;-*

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