Dividendi Digitali per l’Alta Definizione.

C’è un gran parlare sul come destinare le frequenze che si libereranno con il passaggio al Digitale Terrestre. Se ne parla in Europa e se ne parla qui da noi vista l’imminenza ormai dello switch off di una rete per Rai, Mediaset e La7 in Sardegna. Il termine che si usa è “digital dividend” riferendosi effettivamente al problema di come “dividere i dividendi” creati dal passaggio al digitale. Le strade sono due: assegnare delle frequenze ad operatori mobili, cosi da ampliare le trasmissioni in DVB-H, o destianare la capacità di banda che si viene a creare per un’offerta in Alta Definizione. Su questo tema Philip Lave, direttore del EBU Technical Department, ha scritto un interessante editoriale sull’ultimo numero di EBU Technical Review.

The Flat Earth Society was established in England about 150 years ago with the aim of proving that “the earth is flat”. At that time, most people had difficulty in accepting the arguments of scientists and philosophers – but, nowadays, very few people would seriously argue that the earth is flat because of the overwhelming evidence against this idea. Are those favouring HDTV similar to members of the Flat Earth Society?

Within Europe, HDTV on digital terrestrial transmitters is often dismissed as an unnecessary luxury or as a waste of valuable spectrum. Outside Europe, digital terrestrial transmissions successfully carry HDTV in Japan, the USA, Korea, Australia, etc. Are the laws of physics different in Europe? Are the laws of economics different in Europe?

In many European countries, consumers are already buying “HD-ready” displays BEFORE any HDTV content is available – either in the form of broadcast services or in the form of packaged media. This has never happened with any other technology – nobody bought a colour TV set before broadcasters starting transmitting in colour. Sales figures for “HD-ready” displays show rapid growth – and, with the prices falling by 25% or more per year, it seems certain that HD-ready displays will become the norm very soon. HDTV provides a dramatic improvement in picture quality – and SDTV will not be good enough for an HDTV world (in which consumers will expect HDTV content).

HDTV is inevitable – just like colour TV has now replaced black & white TV. Under such circumstances, broadcasters will face considerable pressure from the public to launch HDTV services.

Effettivamente la situazione dell’Alta Definizione sfiora il paradosso. Ci sono milioni di persone pronte a ricevere un’offerta, ma praticamente nessuno che ne ha elaborata una. Qui da noi c’è solo SKY, che rischia per questo di prendere un grande vantaggio competitivo. Philip Lave chiude il suo intervento con una posizione piuttosto netta che non posso che condividere:

A long-term plan for migration to HDTV is needed, especially as the transition from analogue TV to digital TV is still not complete. Unfortunately, consumers expect their TV sets to last “for ever” – and it will be impossible to persuade everybody to upgrade to HDTV at the same time.

If terrestrial broadcasters ignore HDTV, consumers will slowly drift away to other platforms that can offer HDTV. Terrestrial broadcasters must start planning NOW for the introduction of HDTV – for example, by actively supporting the development of the DVB-T2 specification.

If regulators prevent terrestrial broadcasters migrating to HDTV, the terrestrial market will inevitably decline. Terrestrial broadcasters cannot ignore HDTV.

Gli operatori DTT qui in Italia in realtà il tema non lo stanno ignorando. Mediaset, ad esempio, ha proposto di utilizzare le frequenze che si libereranno in Sardegna per cominciare un’offerta sperimentale in Alta Definizione. Parlando con Federico Di Chio mi faceva notare quanto in fin dei conti il problema dell’Alta Definizione sia solo in parte un problema tecnologico. Qui in Italia abbiamo l’MPEG-2 che rispetto al MPEG-4 consuma una quantità di banda spropositata.

hd mpeg4

Ciò nonostante un’offerta HD è possibile, anche perché non è necessario portare tutto in alta definizione. Di Chio mi ha fatto riflettere sul fatto che, ad esempio, se si passasero tutti gli “show” in HD ci sarebbe la necessità di “riconcepire” tutte le produzioni televisive. Banalmente: non si potrebbero fare più gli scenari di cartone. E’ lo stesso discorso fatto da qualche Pornostar qualche settimana fa, che lamentava la necessità di rivolgersi alla chirurgia plastica per coprire tutti quegli inestetismi invisibili prima dell’Alta Definizione. Ma non solo, perché l’HD pone anche un problema sui diritti. Distribuire in HD richiede l’acquisizione di un altro diritto rispetto alla distribuzione in Standard Definition. In HD, inoltre, si è costretti a distribuire solo su sistemi in grado di rispettare certi vincoli di sicurezza imposti dalle Major (ad es. HDMI). Ecco allora un altro problema da gestire prima di poter passare all’Alta Definizione: costruire una piattaforma sicura e acquisire i diritti.

Per risolverlo, almeno in parte, la soluzione è molto semplice e si sposa con le “scelte” tecnologiche fatte dal sistema Italia: attivare un’offerta HD limitata a film e sport. Ovvero limitare il numero delle trasmissioni per usare effettivamente solo la banda che ci sarà, non intaccare con l’HD le produzioni classiche usando contenuti che sono già in Alta Definizione.

Rimane il problema del STB. Nessuno dei box in commercio per il DTT in Italia ha una porta HDMI. Ma, ancor peggio, questa opzione non è prevista neanche nelle specifiche del 27 marzo 2006 dettate dal DGTVi ai produttori di box, per il cosiddetto bollino advanced. Non c’è niente da fare: su questo versante continuiamo a fare errori su errori. Ma varrà veramente la pena avere un box che sia “di sistema” su tutto? A questo punto, fatto salvo il DVB-T (o il futuro DVB-T2), non varrebbe la pena fare come SKY ha fatto in Inghilterra: sistemi verticali, con modello a subscription?

Technorati , , , , , , , , , , , ,

3 thoughts on “Dividendi Digitali per l’Alta Definizione.

  1. toccherebbe al servizio pubblico, per la verità, dare il buon esempio, e, in effetti, lo ha fatto, anche se solo in via sperimentale, trasmettendo solo in pochi punti limitati, alcuni eventi delle Olimpiadi di Torino, prodotti in hd, su un canale del digitale terrestre. In quella occasione fu utilizzato dal Centro ricerche Rai di Torino, la compressione mpeg-4, la stessa che in via sperimentale è stata scelta dai francesi per il dtt. Ma dov'è il vero problema ? Il dott. Di Chio non dice, ovviamente perchè sarebbe contro gli interessi di Mediaset, che in Francia le frequenze, tutte anche quelle digitali, sono governate dallo STATO !!!! e non di singoli operatori riuniti in un consorzio, privato… In Italia, invece c'e' questa foglia di fico, Dgtv-i, che dovrebbe governare il passaggio al digitale terrestre, nel più totale caos delle frequenze, per ammissione dello stesso ministro Gentiloni che ha promesso e non ancora mantenuto un catasto frequenziale attraverso una ricognizione con l'Autorità delle Comunicazioni, Agcom. Insomma se il digitale terrestre non decolla in formato standard e colpa del non governo delle frequenze frutto del nostro far west televisivo, figuriamoci se è possibile in questa situazione pensare ad un dtt in hd. In realtà il tentativo di Mediaset, che come è noto, ha duemila frequenze digitali contro le circa 100 della Rai e che secondo l'Agcom al termine del passaggio definitivo al digitale dovrebbe cedere il 40% di capacità trasmissiva ad operatori terzi, non non intende sottostare a questa regola. E per questo ora parla di utilizzare lo spettro frequenziale residuo per l'Hd. Un salutone

    Carlo Alberto

  2. Alberto vedi, è per questo motivo che in fondo in fondo amo i blog. Almeno finché rimangono nella loro dimensione conversazionale. Ogni realtà è un poligono a più facce. Io cerco di raccontarne il più possibile, sperando di dare almeno le basi per una discussione. La meraviglia è che ormai sempre di più il resto del poligono lo costruite voi con i vostri commenti.

    Mediaset ha qualche problema con le frequenze è noto. E non è, come sai, mia intenzione minimizzare il problema, figurati. Solo che la destinazione "alta definizione" trovo sia effettivamente inevitabile, ed è vero come si dice che se il DTT non prende il treno rischia di perderlo per sempre. Bisognerà, come sempre, trovare il giusto compromesso.

  3. Il presente post per informarti che, convocato come Adiconsum insieme all'amico Mauro, presso la VII Commissione della Camera dei deputati a seguito dell'indagine conoscitiva sul disegno di legge C. 1825, recante disposizioni per la disciplina del settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale, ho detto chiaramente e senza troppi giri di parole che le frequenze liberate dallo spegnimento del segnale analogico debbono essere si restituite al ministero, ma poi il Ministero dovrà consegnarle a coloro che le utilizzeranno per sperimentare l'Alta definizione.

    Sia io che Mauro inoltre abbiamo ribadito che sarebbe meglio affrontare ora, e non aspettare l'inevitabile, il problema dell'adozione del protocollo Mpeg4. L'atteggiamento avuto dai componenti della Commissione mi ha poi portato ad affermare che sull'Hd stiamo facendo lo stesso identico errore del passaggio alla TV a colori, e che il loro modo di fare ci porterà, nel 2012, ad avere a regime uno standard inutile, obsoleto e sorpassato.

    Da un orecchio gli è entrato……

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