Ecco perché il P2P non piace agli ISP.

200701172108

Guardate il grafico in testa a questo post. E’ il consumo di banda registrato da un ISP, suddiviso per protocollo (fonte CacheLogic). Se lo leggete bene vi renderete conto che il 90% e oltre della banda viene ad essere costantemente occupata da trasmissioni P2P. D’altra parte è noto che i file transfer effettuati dalle tante reti P2P da anni costituiscono la maggiore fonte di consumo di banda. Qual’è il problema? Che un ISP di solito vende offerte ADSL, o simili, promettendo una “certa” banda. Ad esempio 4Mbs (in download). Ci si accorge, spesso, nella pratica che tali promesse rimangono tali. Anzi, che a volte non si riesce neanche ad avere la banda minima necessaria per scaricare una mail. Perché? Perché di norma vendono in overbooking: come negli aerei, dove si vendono più posti di quelli disponibili per ogni volo sapendo che tanto un X % non arriverà neanche in aeroporto. Gli ISP promettono banda sapendo che la maggior parte delle persone userà la propria connessione solo per scaricare la posta, o navigare su web. Poca roba. La maggior parte della banda, di norma, rimane libera. Ecco allora che si può promettere quello che non si ha, sapendo che più o meno nessuno se ne accorgerà. Almeno fintanto che non ci sia una buona fetta di utenti che usano il P2P. Questi “maledetti smanettoni”, con i loro disgustosi software super efficienti, divorano tutta la banda disponibile. E allora: addio overbooking! La “presa in giro”, non è più perpetuabile. Che fare allora? Diciamo che il P2P è male, che aiuta la pirateria, che se l’industria dell’intrattenimento (Musica, Cinema, Home Video) va male è per colpa del P2P. Così facendo un ISP giustifica i blocchi di protocollo: la filtratura di tutte le reti P2P (in inglese il termine corretto per questo fenomeno è “P2P throttling”). Ma in realtà, giustificano un qualcosa che non si può fare. Qualcosa che non dovrebbe esistere in una situazione trasparente dove quello che si promette e vende, è quello che effettivamente si ha. Ora che sono ai nastri di partenza Joost e Babelgum, piattaforme per la distribuzione della TV in P2P, questa storia in un verso o nell’altro è destinata a finire.

E’ giusto per chi ha investito tanti soldi come una telecom o un ISP proteggersi nei confronti di fenomeni come il P2P? Il “throttling” è una lecita tutela della propria attività? Non lo escluderei a priori. Ma se vogliamo che la rete sia veramente neutrale, uno spazio aperto dove ogni servizio ha pari dignità, dobbiamo allora pretendere che il “throttling” se non altro sia dichiarato. Chi vuole può anche chiudere le proprie porte al P2P, basta che sia obbligatorio dichiararlo esplicitamente in fase di stipula del contratto:

“Caro utente, stai per firmare un abbonamento ADSL a 8/Mbits con XXX, ti vogliamo informare che il servizio prevede che tu non possa usare più del 2% della banda teorica a tua disposizione per applicazioni P2P. A titolo di esempio eMule e BitTorrent non potranno funzionare a più di 2KB al secondo, mentre servizi come Joost e Babelgum non funzionano”.

In questo modo chi è totalmente indifferente ai servizi P2P potrà liberamente scegliere servizi a minor costo che inibiscono questo protocollo. Tutti gli altri, invece, saranno informati per tempo su quale servizio sia più indicato per le proprie esigenze.

In sisntesi

  • Il P2P è la tecnologia che più mette in difficoltà le reti.
  • In molti paesi il 90% del traffico P2P attraversa i confini nazionali, rendendo il consumo di banda molto costoso.
  • Le applicazioni P2P consumano aggressivamente tutta la banda disponibile
  • Il P2P disintermedia definitivamente l’ISP delle revenue legate alla vendita dei contenuti.
  • La maggior parte dei servizi di video distribuzione saranno basati sul P2P
  • Molti ISP eseguono il cosiddetto “P2P throttling” per limitare l’uso del P2P
  • Per garantire la Net Neutrality è necessario che il “”P2P throttling” venga dichiarato in fase di stipula del contratto.

Technorati , , , , , , , ,

12 thoughts on “Ecco perché il P2P non piace agli ISP.

  1. Sono pienamente d'accordo a metà con te.

    Pienamente d'accordo perche' e' vero che il P2P e' LA KILLER APP che consuma banda.

    A metà perché essendo la KILLER APP, e' anche una delle principali motivazioni d'acquisto.

    Ci sono dei provider che pubblicano le statistiche di traffico sui propri VP (dorsali).

    Io consiglio di rivolgersi a questi.

    Connectivity is its own reward (RFC1584, se non ricordo male)

    La banda, finche' c'e', si usa.

    Il prezzo dell'elettronica scende come la legge di moore e il trhoughput dei backbone cresce piu' che proporzionalmente a questa discesa, come spiegava Odlyzko a Milano.

    Alla fine, il collo di bottiglia, puo' tranquillamente essere la coda locale dell'utente per cui problemi di saturazione di backbone non ce ne sono, facendo la normale manutenzione evolutiva.

    Il problema e' che c'e' una sola rete in Italia (ed e' possibile averne solo una) e gli investimenti ne risentono a vantaggio dei dividendi.

  2. Esistono già isp che dichiarano i filtri e che offrono linee filtrate e linee libere a prezzi diversi. A titolo di esempio c'è Vira.

    Libero (Wind/Infostrada) invece filtra tutti (escluso forse chi è in ULL) ma non è così trasparente come Vira: lo dichiarano pubblicamente sul sito ma non nella descrizione delle caratteristiche delle singole offerte.

    Dissento, e non poco, sulla tua affermazione che che forse è lecito filtrare: non c'è neutralità di rete se ci sono i filtri. Accetto i filtri solo se sono dichiarati e molto ben specificati.

    I miei genitori e molti altri sarebbero ben felici di pagare meno per una linea filtrata ma in prospettiva si taglierebbero fuori dalle interessanti novità che stanno nascendo quindi non farò mai mettere una adsl filtrata a loro!

  3. Stefano, sono contento della trasparenza che come sempre dimostri. Credo sia l'unica vera arma per far capire quanto certe situazioni siano in realtà figlie di un problema più ampio.

    Quello che però credo rimanga sempre importante è la facilità d'accesso alle informazioni. Per questo secondo me obbligare anche gli ISP a mettere una sorta di "etichetta" che il consumatore possa facilmente consultare, sapendo di trovarla sempre e sempre nello stesso "posto", potrebbe aiutare non poco la trasparenza.

    Io non dico che non sia illegittimo il throttling, e neanche che il business model basato su "over booking" fatto da qualche ISP sia sbaglliato. E' assolutamente legittimo, e fa pienamente parte di una libera evoluzione del mercato. Solo che "la gente", quella che normalmente definiamo "comune", dovrebbe poter altrettanto tranquillamente scegliere consapevolmente.

    Voglio spendere poco, non uso il P2P, uso internet solo per mail e qualche navigazione? Bene, quando mi viene proposto un abbonamento Internet posso verificare subito che mi stanno proponendo un servizio a "super banda garantita", senza throttling, etc. forse non fa al caso tuo.

    Se però vuoi da Internet "tutto il meglio", allora nella selva di offerte dovrebbe essere semplice identificare quelle con "Upload Min: 512Kbs + Download Min: 2Mbs + P2P Throttling: 0%".

  4. Sono d'accordo con Tommaso: il filtraggio deve essere dichiarato in sede di contratto.

    Per quanto riguarda la situazione italiana, il futuro ed il crescere del p2p, se è vero che al momento il 90% del traffico va verso l'estero, è immaginabile che in futuro esisteranno piattaforme (o canali) di net tv italiane, create e seguite prevalentemente da italiani. Ciò significa che una parte del traffico p2p nascerà e morirà in Italia. Con il problema solito dello sbilanciamento delle ADSL: se un video richiede 1Mbps, servono almeno 4 utenti con adsl per sostenerlo per ognuno che lo guarda…

  5. Da quello che so non esiste nessun ISP che non faccia overbooking, neppure quelli che pubblicano i dati dei singoli VP. Questo però non è un male.

    Male è non adeguare i VP e tutto il resto dell'infrastruttura in conseguenza di un aumento della richiesta di banda.

    Un ISP che vede un uso di banda sopra una certa soglia deve upgradare per tenere il canale sufficientemente scarico in modo da non creare un collo di bottiglia.

    Certo che se l'infrastruttura di Telecom Italia fa acqua e molte adsl non vanno nonostante i VP siano al 50% il discorso decade. Come decade se ad una richiesta di upgrade Telecom risponde troppo lentamente.

    Insomma: per far funzionare bene il sistema complessivo le strutture non replicabili devono funzionare alla perfezione sia come aggiornamento costante che come tempi risposta (ovviamente DEVONO essere neutrali)

  6. Posso permettermi di fare una piccola precisazione? Sperando di non essere troppo discorsivo…

    L'overbooking è un metodo per pianificare (quindi definire a priori) l'utilizzo della capacità produttiva per MASSIMIZZARE I RICAVI. Fa parte di quel filone di gestione della produzione chiamato Yield Management. Di solito lo utilizzano gli operation managers quando hanno a che fare con pianificazione della produzione di prodotti/servizi quando la produzione ha una capacità rigida, che costa quando viene modificata, quando i prodotti/servizi venduti sono deperibili e quindi è meglio venderli tutti (magari con sconti) che rischiare di lasciarne invenduto qualcuno. Quando il costo marginale alla vendita è basso. Nel caso di overbooking di prodotti (servizi) quali i voli aerei le caratteristiche ci sono tutte: il prodotto è deperibile (un posto restato vuoto è come un panino andato a male e non venduto) e un posto non coperto è un guadagno in meno, e il costo di far volare l'aereo con un posto vuoto è uguale a farlo volare pieno. Quindi si ha una perdita di efficienza. Che si traduce in un mancato profitto.

    Quindi per non correre il RISCHIO si prenotano più posti di quelli disponibili.

    Ma gli utenti in overbooking sono avvertiti della loro posizione. Sono avvertiti del RISCHIO che corrono. Ne sono a CONOSCENZA.

    Ma nel caso di un servizio di fornitura di banda, le cose sono un po' diverse.

    La produzione è costituita dalle linee che forniscono la banda (molto approssimativo ma è per dare l'idea). Queste linee hanno una capacità produttiva, quella della banda max di trasmissione.

    Cercare di saturare la banda per fornire più servizio possibile per massimizzare i ricavi è lecito. Ma utilizzare dati statistici per determinare l'utilizzo medio del servizio da parte dell'utente medio (scusate il gioco), per determinare quante bugie si possono raccontare: NON E' OVERBOOKING.

    Logico che determinare l'utilizzo non è semplice. Ma a me hanno sempre insegnato che, pensate alla costruzione di un ponte: devo determinare la capacità, il peso che può reggere. Considero il caso peggiore: il ponte riempito di camion stracarichi in colonna, e appiccicati uno all'altro. Progetto il ponte (servizio), per sostenere questa situazione che PUO' verificarsi.

    Dunque non si fanno i conti con il PROBABILE utilizzo per progettare le reti, o viceversa, non si fanno ni conti con il PROBABILE utilizzo per vendere i lotti di capacità (di banda) agli utenti. Perchè prima o dopo il caso peggiore si verifica, o sicuramente un caso vicino al caso peggiore.

    E nel caso di un ponte, chi progetta va in galera (il ponte crolla e muore un sacco di gente) se non ha previsto il caso peggiore.

    Nel caso di una telecom: chi ha gestito la gestione della produzione fino al processo di vendita, sapeva benissimo che non correva GROSSI RISCHI CON LA LEGGE a vendere e progettare una cosa per un'altra.

    Tanto al max aveva una serie di utenti incazzati per il disservizio.

    Il servizio volo aereo in overbooking è: o parti o non parti. Non è: parti comunque ma in casi eccezionali viaggi in piedi, in bagno, o assieme ai bagagli.. LA QUALITA' DEL SERVIZIO VIENE MANTENUTA, PER OGNI CLIENTE.

    Questo è overbooking.

    Le telecom giocano sull'ignoranza (naturale, quante persone conoscono i processi produttivi, la loro gestione, i fondamenti delle telecomunicazioni..?) delle persone per vendere un volo in prima classe quando c'è la possibilità che, senza essere avvertito, il cliente si ritrovi in seconda (avendo pagato la prima), oppure si ritrovi senza poter prendere un caffè, o andare in bagno.

    Questo è quello che fanno le telecom. A casa mia la chiamano truffa. Non so voi.

    Maurizio Tessarotto.

  7. Maurizio, Guardati i grafici dei VP di NGI o di VIRA (forse anche altri li hanno pubblici ma io conosco solo questi due ISP).

    Se l'overbooking viene fatto con criterio è realmente difficile che qualcuno abbia dei disagi.

    Se reagisci in tempo al raggiungimento di soglie di allarme ben dimensionate nessun utente soffrirà di rallentamenti.

    Tutto dipende da come lo si fa, ma questo è un altro paio di maniche: se un ISP tende a fregare il cliente lo può fare in tanti modi. L'overbooking è solo uno strumento e se viene usato nel modo corretto non crea problemi.

  8. Pienamente d'accordo. Quindi, quello che sta succedendo ora (reti ATM sature, problemi del mese scorso ai DNS solo in Italia..), indica che l'overbooking è stato pensato/progettato male, oppure per STRAmassimizzare i ricavi.

    Forse nel mio post precedente ero un po' troppo accecato dall'odio… Ho Libero ADSL e pago ancora 30 euro al mese (per passare alla nuova tariffa da 19, devo per forza sottoscrivere il servizio di preselezione), 4Mbps dichiarati, e-Mule va a 40 KBps se sono tanti.. I motivi li sapete già..

    Quello che volevo intendere è che l'overbooking non è assolutamente una truffa, ma un metodo di gestione della capacità produttiva che utilizzano molte aziende.

    Quello che non va bene è che l'overbooking progettato dalle telecom non mantiene la qualità del servizio, e non viene dichiarato sul contratto.

    Inoltre i rischi che esso comporta sono distribuiti su tutti i clienti, mentre nell'esempio compagnia aerea solo sui ritardatari che prenotano all'ultimo.

    Dunque, chi gestisce l'overbooking l'ha spinto oltre i livelli di mantenimento della qualità del servizio, ben consapevole che non correva rischi, se non quelli dell'incazzatura dei clienti. Ma questo non è un rischio, in quanto il mercato non è concorrenziale.

    L'overbooking implementato dalle telecom se paragonato a quello di una compagnia aerea è: dichiarare più posti a sedere di quanti ne possiede un aereo, ma non dichiararlo nel contratto. Così i rischi sono distribuiti sui clienti che quando montano in aereo si trovano a dover stare in piedi (disservizio).

    L'overbooking corretto è invece: consumo (vendo) tutti i posti disponibili, quando li ho finiti ne vendo ancora (ma dichiarando a chi compra che volerà solo se si liberano posti, l'aereo è saturo e se non si liberano posti non lo saturo di più, mantengo la qualità del servizio).

    E nel caso aereo la qualità del servizio è anche una norma di legge (non puoi far volare gente in piendi), mentre per le telecom la qualità del servizio la decidono loro, non la dichiarano nel contratto, e non rischiano nulla quando non la rispettano.

    E' questo che mi fa incazzare, perchè come sempre, sono i consumatori che ce ne rimettono. E noi italiani più di tutti.

    Maurizio Tessarotto.

  9. Maurizio ti devo ringraziare, i tuoi contributi sono veramente molto interessanti. La base che ha creato la tua precisazione riesce a rendere ancora più solida la posizione che sto cercando di prendere. Spero arrivino dei segnali di cambiamento perché altrimenti non la vedo tanto rosea. Sono partiti o stanno per partire decine di progetti "alla You Tube" anche qui in Italia, e molti sono i progetti editoriali in corso per fare della Net TV un qualcosa di concreto anche qui da noi. Ma se l'utenza continuerà ad avere a disposizione questa qualità delle connessioni Internet, e questi costi, rischiamo -tanto per cambiare- di rimanere a terra vedendo tutti gli altri decollare.

  10. a proposito di progetti italiani… Questo l’hai visto (non ricordo se te l’ho linkato su del.icio.us): http://www.borotalco.tv/it/index.jsp .

    Questi due ragazzi si sono beccati un finanziamento da Borotalco, per mettere in piedi in un anno una community (per contenuti televisivi UGC) che funzioni.
    Ovviamente, i contenuti dovranno aver a che fare in qualche modo con il marchio Borotalco (per ora c’è solo gente che urla B-tvvvvv! tipo lo slogan di italia-unoooooo!). Credo.

    Quindi hanno un anno di tempo per generare una massa critica di utenti per lanciare il nuovo prodotto. Ce la faranno?

    Mah, l’interfaccia è molto buona, i contenuti, per ora, decisamente scarsi.

    Maurizio Tessarotto.

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