Donna TV (Intervista)

In questi giorni sono venuto a conoscenza di un progetto Net TV interamente dedicato alle donne, veramente molto interessante: Donna TV. Per saperne di più ho fatto qualche domanda a Eleonora Selvi, la Direttrice Responsabile di Donna TV.

donna tv

Cos’è Donna TV, ce lo puoi spiegare.
Donna tv è la prima web television femminile significa che è una tv accessibile attraverso internet in modo gratuito e in modalità streaming. Tecnicamente streaming significa che non occorre scaricare i contenuti ma che nel momento stesso in cui si accede al sito si ha di fronte a sè un monitor con un flusso continuo. Dunque una tecnica che facilita l’usabilità. E’ possibile selezionare il canale e all’interno di ciascun canale scegliere dall’archivio il format o il servizio che si preferisce.

Come si compone il vostro palinsesto?
I canali attualmente attivi sono il TG donna, i canali politica, società, cultura e didattica. Presto partirà un canale ad hoc dedicato al nostro format di reportage, Rapporto donna. Ciascun canale contiene più di un format, ovvero dei sottocontenitori: ad esempio nel canale cultura il contenitore “Mnemosine” raccoglie servizi di cultura e spettacolo; un altro format ospitato nella cultura è Virginia e le altre, ovvero piccoli documentari di storia delle donne; il canale sociale ospita format come “identikit donna”, dedicato alle artiste emergenti; “conversando”, una rubrica che consiste in un incontro con esponenti del mondo della cultura, della politica, della società civile per parlare di temi “sociali” nel senso più ampio. Il canale didattica ospita interventi integrali su tematiche femminili e di pari opportunità raccolti in occasione di convegni, conferenze, seminari. E soprattutto ospita l’intera edizione 2006 del corso donne politica e istituzioni oggi rappresentata dalla prof.ssa brezzi. Tutto questo è stato reso possibile da un accordo raggiunto con il rettore. Quest’ultimo tema ci porta a parlare della genesi della nostra tv

Pefetto, come nasce allora il progetto Donna tv?
Il progetto Donna tv nasce nel 2005; quell’anno il ministero delle Pari Opportunità finanziò in varie università dei corsi dal titolo “Donne, politica e istituzioni”, per promuovere le pari opportunità nei luoghi decisionali della politica. Furono migliaia le iscritte che affluirono negli atenei di tutto il paese, desiderose di arricchire la propria preparazione ed avvicinarsi alla vita delle istituzioni. Un’immensa onda rosa sembrò sul punto di prorompere da quegli spazi in cui tante donne si ritrovavano a confrontarsi con impegno e determinazione sui temi più vari legati alla cosa pubblica e sulle ragioni di un rapporto, quello tra donne e politica, ancora fortemente problematico. Fu in una di queste sedi che ci incontrammo. Il 2005 del resto fu un anno particolarmente duro per le donne italiane: prima era venuto il referendum di giugno sulla fecondazione assistita a mortificare loro e la scienza; quindi nella legge elettorale, allora in discussione in parlamento, le norme antidiscriminatorie, ribattezzate con sprezzo “quote rosa”, non trovarono posto: erano osteggiate da un’alleanza trasversale tra molti partiti, in spregio alla sollecitazione a riequilibrare la rappresentanza nelle cariche elettive contenuta nell’articolo 51 della Costituzione italiana. Formammo allora il nostro gruppo, costituito da donne di diversa età, formazione e profilo professionale, con l’idea di tradurre la passione e la rabbia che ci animavano in un progetto costruttivo. Non intendevamo creare un nuovo soggetto da presentare nel panorama dell’associazionismo femminile, già ricco e fin troppo frammentato. Avremmo preferito piuttosto contribuire alla creazione di quella rete al femminile che consentirebbe alle donne di pesare come soggetto politico e di trasformare a poco a poco la cultura dominante, intrisa di stereotipi misogini. Pensammo ad un mezzo di comunicazione mai tentato prima: una tv delle donne. E ad uno strumento nuovo, libero, accessibile, che consentisse a tutte le utenti di essere al tempo stesso autrici: il web. Fondammo un’associazione culturale che attualmente è l’editore della nostra testate, e quindi registrammo la testata Donna TV. Modello di business. Al momento siamo autofinanziate. Abbiamo un manager che sta studiando possibili sinergie con i privati e stiamo interloquendo con le istituzioni, che si sono fin qui mostrate molto interessate al nostro progetto.

In bocca al lupo.

- Il sito di Donna TV.

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Le scimmie con il telefonino e il monolito WiMax.

L’avvento del WiMax si avvicina sempre di più e credo sia importante continuare a spendere parole sull’argomento prima che vengano rilasciate le prime frequenze destinate a questa tecnologia. Non tanto per il WiMax di per se ma per ciò che rappresenta nel campo delle trasmissioni radio digitali: seppure giovane, è l’anello di congiunzione tra il vecchio packet radioamatoriale e il DTT, tra la trasmissione dati personale e la trasmissione dati industriale. Ed è una convergenza che rende questa tecnologia scomoda, perchè pone un grande punto interrogativo sulle teste di tutti coloro che erano già imbarcati in altre avventure tecnologiche analoghe e contigue. Nessuna tecnologia prima d’ora ha avuto la capacità di far convergere due approcci alle comunicazioni radio così distanti tra loro, di far collassare uno sopra all’altro mercati un tempo completamente divisi, e di trasformare per la prima volta la teletrasmissione in telecomunicazione reale, che come la comunicazione de visu è simmetrica e basata sulla mutua comprensione tra interlocutori; ma soprattuto di metterla alla portata di tutti grazie alla sua economicità. Dico che il WiMax è il primo per vari motivi: la TV è economica ma non è telecomunicazione perchè è asimmetrica e per questo senza possibilità della costante reciproca comprensione tra le parti del sistema comunicativo che caratterizza la comunicazione naturale; Internet è telecomunicazione, ma le tecnologie impiegate fino ad ora – il cavo – sono estremamente costose, al punto che il problema più grande che il Ministro Gentiloni sta affrontando in questi giorni è proprio di trovare un modo per garantire la remunerabilità degli eventuali investimenti sulla rete (obsolescente), e tecnologie asimmetriche nella stragrande maggioranza dei casi; i telefonini potrebbero essere considerati dei precursori a livello applicativo, se non fosse che gli operatori ne hanno strangolato le già poche potenzialità culturali tassando sistematicamente qualsiasi uso se ne potesse fare, e in ogni caso a livello infrastrutturale sono troppo costosi. Invece con chi in questo momento sta pensando al WiFi voglio comunicare con una metafora: mentre il WiFi era un feto con alcuni organi ancora non autonomi – come ad esempio l’incapacità di garantire i livelli desiderati di qualità – il WiMax è un bambino; infante, ma completo di tutte le sue funzioni vitali e con grandi potenzialità.

Il WiMax però attualmente ha un difetto e due problemi.

Il difetto è comune a tutte le tecnologie di trasmissione digitale via radio; ponendo gli attributi di queste tecnologie su una linea immaginaria che va dalla fisica all’economia otteniamo una semiretta: inesorabilmente limitata dal lato della fisica delle onde elettromagnetiche, illimitata dal lato dell’economia. Infatti grazie a varie amenità da scienziati – Teorema di Fourier, Teorema di Shannon-Nyquist, etc – sappiamo che esistono dei limiti fisici invalicabili sui quali possiamo, e non senza sacrificio, solo lavorare per avere al più spazi di manovra leggermente più ampi. Cosa centra con il WiMax? Con un approccio tradizionale, e tenendo conto del fatto che la quantità di frequenza non è illimitata, così come del fatto che il numero di dispositivi da mettere in rete e quindi la densità di questi dispositivi sul territorio è in costante aumento (computer, telefoni, automobili … sensori d’allarme, frigoriferi, lavatrici), viene da se che per soddisfare le necessità di comunicazione dobbiamo aumentare la capillarità delle antenne sul territorio. A questo punto sorge però un problema economico: se la fruizione dei nostri tetti diventa un elemento fondamentale imprescindibile dall’attività dell’operatore, perchè dobbiamo concederne l’uso gratuito agli operatori che ci faranno poi pagare la bolletta usando oltretutto lo spettro radio (bene pubblico indisponibile)? E’ chiaro che sopraggiunge anche qui, come sul cavo, un problema di remunerazione degli operatori; problema che, sempre con l’approccio tradizionale, non può essere risolto a meno di obbligare amministrativamente i cittadini a farlo e quindi aumentare l’iniquità dei governanti nei confronti dei governati. Un’operazione che mina le fondamenta del patto sociale e alimenta inevitabilmente derive anarcoidi pericolosissime, ma originate in questo caso da una sottrazione totalitaria e ingiustificabile di un bene pubblico ai cittadini tutti, e per farne oligopoli di cui pochissimi possono godere. Il primo problema, amministrativo, è di carattere ben più generale e riguarda le frequenze: lo spettro radio è una risorsa limitata ma non esauribile, come gestirla per farne l’uso più profittevole?

Senza un progetto a lunga scadenza che permetta un riordino graduale ma totale dello spettro radio il WiMax rischia di non avere frequenze su cui operare; o comunque di doversi accontentare degli scarti, recuperati a fatica passo dopo passo su segmenti di frequenze distanti tra loro o limitanti le capacità esprimibili dalla tecnologia, come sta accadendo per questa prima banda di frequenze auspicabilmente a disposizione nei prossimi mesi (frequenze che limitano la capacità del WiMax di saltare gli ostacoli). Il secondo problema invece è di natura sociale: una società basata su un etica estremamente solipsistica non riesce a fare sistema, a lavorare secondo le necessarie logiche di convergenza piuttosto che in base a scontri continui promossi a modus operandi standard.

Nei mesi scorsi ho sondato approfonditamente il problema delle TLC interagendo, senza fare sconti a nessuno, con una parte dell’industria nostrana e rilevando una situazione disastrosa. I grandi operatori (fissi e mobili) si limitano a manovrare in silenzio dietro le quinte i fili della politica, questo per determinare a priori un quadro normativo a loro più congeniale possibile; come nella migliore tradizione italiana. I piccoli operatori invece, stremati da anni di mercato profondamente malato – il loro unico fornitore possibile è anche il loro competitor più pericoloso – non hanno dimostrato ne capacità di generare nuove strategie, ne le capacità di aggregazione necessarie a rendersi indipendenti; si limitano dunque a cercare di replicare i pattern dei player più grandi – premere sulla politica – senza però averne le possibilità e dunque fallendo sistematicamente; anche questi dunque seguono la tradizione. Le aziende italiane fornitori degli operatori sono in genere schiacciate nella fossa a più basso valore aggiunto di tutta la catena del valore (system integration) in quanto da un lato (brevetti) sono bloccate dai loro fornitori in genere esteri (Microsoft, IBM, Cisco, etc), e dall’altro lato (providing) dai loro stessi clienti. Nel caso del WiMax (un canale impiega 20Mhz) tutti dunque vogliono la possibilità di usare in regime di licenza individuale (uso esclusivo) una fetta dei 35+35 Mhz che saranno rilasciati nei prossimi mesi ma è fisicamente impossibile che ciò avvenga e dunque la competizione autolesionista potrebbe facilmente creare, nella migliore delle ipotesi, poche piccole vittorie di Pirro.

Al difetto e al primo dei due problemi c’è una soluzione: l’Open Spectrum di David P. Reed, e il conseguente Wireless Commons.

Ma più di una soluzione si tratta di una rivoluzione perchè, come gli altri commons e teorie analoghe – ad esempio, in tema di proprietà intellettuale, gli Alternative Compensation Systems studiati dal Prof. William Terry Fisher della prestigiosa Harward Law School – si tratta di passare da un valore misurato in scarsità, ad un valore misurato in abbondanza. Quando si parla di Informazione è infatti possibile elevare a potenza il valore aggiunto semplicemente garantendo l’uso no-profit delle materie prime – ad esempio lo spettro radio e la proprietà intellettuale – per poi in seconda istanza privatizzare, e dunque monetizzare, l’enorme quantità di valore prodotto dalla naturale collaborazione tra animali sociali. Nel caso del WiMax la strategia che potrebbe portarci addirittura ad un nuovo boom economico – ricordo che le telecomunicazioni incidono sul 40% del PIL – consisterebbe nel creare una normativa che consenta l’uso libero di questa prima piccola banda di frequenze e al contempo però costringa ad un uso collaborativo delle stesse per formare un’unica rete dati. Questo consentirebbe di lasciare in pasto all’ingegno italico una piccola porzione di risorsa su cui i nostri ragazzi possano sperimentare, ingegnerizzare tecnologia nostra, creare dei nostri modelli di business, e così diffondere la cultura dell’Informazione di cui ha bisogno la nostra popolazione. In seconda istanza, cioè quando saranno liberate le pregiatissime frequenze utilizzate per la televisione analogica oramai in phasing-out, replicare i modelli sperimentati per creare una rete dati unica – a cui integrare, perchè no, anche le reti digitali di broadcasting fintanto che queste avranno più prestazioni streaming A/V di quante ne possa esprimere una tecnologia simmetrica – di cui verrebbero date in concessione, in un ottica lucrativa, non le frequenze necessarie a formare la rete, ma piuttosto la sua capacità trasmissiva. Infatti il valore reale di una rete di comunicazione non è nei cavi o nelle frequenze, ma è sia nella capacità intrinseca che questi hanno di trasportare l’informazione, sia nell’informazione stessa – i contenuti – che la rete trasporta. Se la capacità trasmissiva è maggiore, maggiori sono le risorse date in concessione agli operatori e maggiore è la velocità con cui si crea cultura e benessere nel nostro Paese.

Purtroppo per noi però questa è una cultura, come ho delineato nel secondo problema su esposto e come appare ancora più evidente guardando ai 400 milioni che la Difesa ha chiesto alle Comunicazioni per quelle frquenze, che non abbiamo: confondiamo la collaborazione (piano sociale) con la comunione dei beni (piano economico) e questo ci priva di qualunque possibilità di collaborare per avere di più. Temo dunque che anche questa volta – come fu con le radio di quartiere, con le TV di quartiere e con l’Italian Crackdown delle BBS – assisteremo alla distruzione totale di qualsiasi possibilità del nostro popolo di creare rapidamente una diffusa Cultura dell’Informazione di cui far godere i nostri figli. Nel lasciarvi chiedo a voi: se quando eravate ragazzi aveste avuto la possibilità di cimentarvi al microfono di una radio di quartiere, o di giocare davanti ad una telecamera, o magari di incontrare molti più compagni di avventure grazie alla rete Fidonet precursore di Internet, oggi gli interessi telematici dei vostri figli sarebbero limitati ai loghi, le suonerie per i cellulari e il download selvaggio?

Mik Ho letto diversi articoli di Michele Favara Pedarsi su Punto Informatico che ho trovato illuminati. Ho chiesto a Michele se gli andava di fare quattro chiacchiere con i lettori di questo blog per illustrare le sue tesi, che riguardano anche il futuro della TV. Quello che avete letto è il suo post. Michele è nato a Roma l’anno in cui si sono succeduti 3 papi. Folgorato dal suo C=64 in tenera età, ha frequentato Ingegneria Informatica a Tor Vergata, lavorato come sistemista unix per un decennio, insegnato cablaggi strutturati in ogni angolo del Paese e scritto saltuariamente per Punto Informatico. Negli ultimi anni la sua attenzione si è focalizzata sulle tecnologie wireless, sulle quali di recente ha iniziato la costruzione di un centro di competenza.

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Come funziona un servizio di video sharing per la Net TV.

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Quella in testa a questo post è la classica immagine che vale più di mille parole. Descrive perfettamente il flusso di lavorazione, e quindi i servizi necessari, per la realizzazione di un canale video online. E’ presa dal sito Brightcove, quella che rimane una delle migliori piattaforme per la realizzazione di un servizio Net TV.

- Lo studio virtuale di Brightcove.

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IN2YOU (Intervista)


(per chi non lo vede in testa a questo post uno dei video del blog di Asia)

Da qualche tempo è attivo sul Libero un video blog che ha attirato l’attenzione di molti: justIN2U della quasi 21 enne milanese Asia, che spera con la sua iniziativa di trovare un contatto con Justin Timberlake (pop star arcinota) sfruttando la teoria dei 6 gradi di separazione. Se ce la farà entro questa settimana bene, altrimenti avrà perso la sua scommessa. Io l’ho conosciuta grazie ad una segnalazione di Rob che in un commento su questo blog ha presentato il caso come un maldestro tentativo italiano di scimmiottare il celebre caso di Lonleygirl negli USA, dove una ragazza giovanissima teneva un video blog online e che si è scoperta poi essere una attrice assoldata da una casa di produzione che lavorava a copione per lanciare un film. Mezza America al tempo si era innamorata di Lonleygirl, rimanendo poi profondamente delusa dopo l’ammissione dello “scherzo”. Da allora l’allarme si è alzato, ed è diventato difficile capire se quello che troviamo in rete è una manifestazione spontanea di qualche utente particolarmente intraprendente, o se invece siamo di fronte a nuovi tentativi di “corruzione di massa” architettati per promozionare qualche prodotto. Anche nel caso di Asia i sospetti sono tanti: blog troppo ben curato, video girati ad arte, grande sicurezza della fanciulla, totale chiusura dentro la comunità di Libero (dove il sito è ospitato), sono tutti elementi che fanno pensare anche in questo caso ad una qualche operazione in corso.

Per saperne di più ho voluto fare quattro chiacchiere proprio con la protagonista di questo caso, andando diretto al problema. Asia è stata molto gentile e rapida a rispondere.

Qual’è la tua iniziativa, ce la puoi spiegare?
la mia iniziativa è semplice: conoscere JT (Justin Timberlake ndr) con la teoria dei 6 gradi e sfruttando internet. Chirao ke nn sono csì stupida da pensare ke la cosa sia csì facile. tutto è iniziato come 1 divertimento… 1 scommessa… e 1 divertiomento è ancora al momento anke se ci sn degli stupidi ke mi hanno offeso pesantemente.

Molti utenti hanno il fortissimo sospetto che in realtà tutta la storia sia una grande montatura sul celebre modello di Lonleygirl. Cosa ne dici, sei un’attrice, c’è un qualche progetto “occulto” dietro? O è tutto vero, ed in questo caso come fare a convincere gli scettici?
nn me ne frega niente di convincere gli scettici, nn a caso sul blog ho lasciato i commenti aperti e nn ho censurtato nssno, tranne un paio di commenti kretini in cui mi scrivevano ke mi sarei ritrovata fatta a pzzi nei navigli. Cmq tra 1 settimana finirà tutto. Nn andrò avanti. E’ stato divertente ma ancke + pesante di qnto avrei pensato. Speravo di avere un buon nmro di ctti ma nn pensavo csì tanti.

Le tue clip sembrano molto ben fatte. Le luci sono a posto, l’audio è di qualità, ed anche il video ha un risultato assolutamente dignitoso. Come fai a girarle? Fai tutto da sola?
Come ti ho detto nn sono 1 stupida, anke se molti lo pensano. X girare mi sono qsi sempre fatta aiutare da 1 mio amico, filippo, e ho girato qsi sempre con una videocamera qsi mai con webcam. Sempre x il fatto ke nn sono 1 stupida ho cercato di sfruttare al max 1 successo ke mi è arrivato csì improvvisamente.

Perché hai scelto Libero Video?
Avevo 1 casella di posta su Libero e sapevo ke era 1 community importante, ma all’inizio pensavo di fare sl 1 blog. E’ stato Filippo a consigliarmi di fare anke dei video. Lui pensava a Youtube, ma io avevo paura ke nssno mi notasse. Cmq visto ke mancano csì pochi giorni cercherò di sfruttare anche Youtube. forse già da domani, facendo un appello a ki mi segue.

Cosa fai nella vita? Altri progetti oltre la tua scommessa?
Cme ti ho già detto è stato tutto divertente ma faticoso. Dalla prossima settimana se JT nn si sarà fatto vivo sparirò dalla rete e tornerò agli studi. poi x’ no valuterò alcune proposte ke mi sono arrivate: pubblicare un libro sul blog, partecipare come conduttrice a 1 reality ke si occuperà di internet…

Asia le sue risposte le ha date. Voi cosa ne pensate, sono stato anche io vittima finendo per fare da cassa di risonanza ad un’iniziativa di marketing, o la fanciulla vi ha convinto?

- Il blog di justIN2U
- Il commento di Rob

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