Il web spiegato in TV.

mtv overdrive

Un interessante nuovo canale su MTV Overdrive USA (quello italiano è precluso agli utenti Apple). Si chiama WebCam Dispatch il video podcast realizzato con una “semplice” web cam e sapientemente montato. Il tema è quello della “divulgazione della rete”, ovvero mostrare al grande pubblico come funziona la rete nelle sue dinamiche più utili e divertenti. Lo show viene trasmesso anche sul canale MTV in broadcast.

cerrato Rete! Interessante esempio anche in Italia la rubrica televisiva “Rete!” è trasmessa dal Tg LA7 ogni sabato nel tg delle 12:30 ed è condotta da Daniela Cerrato, responsabile dei contenuti del portale Alice. Di cosa parla “Rete!” anche in questo caso è una rubrica divulgativa sui servizi della rete. Su News.Centrodiascolto.it il video della prima trasmissione di Rete!.

Un tema generalmente trascurato dai palinsesti delle TV classiche, che invece comincia ad avere una fetta di pubblico molto interessante.

Lasciate la IPTV alle telecom, facciamo Net TV.

Ho letto della polemica in corso tra Anti Digital Divide, AIIP e Assoprovider, e Telecom Italia. Un papocchio realizzato da AGCOM, rettificato dal TAR del Lazio con un provvedimento non rispettato da Telecom Italia. Ho seguito poco questa vicenda, non ne conosco i dettagli che magari mi piacerebbe discutere con i diretti interessati. Non voglio entrare quindi nel merito. C’è una cosa però che non mi convince.

Telecom Italia, detentrice di una quota dominante delle reti a banda larga in Italia, deve garantire un libero mercato proponendo un offerta “all’ingrosso” che consenta a qualsiasi operatore di attivare servizi di connettività a prezzi concorrenziali.

Questo è un principio sacrosanto. Fa bene alle imprese, fa bene ai consumatori, e rendere il mercato più frizzante. L’apporto degli attori coinvolti in questa lotta è fondamentale e degno di lode. Su questo tema non bisognerà mai mollare e faremo tutti in modo che l’attenzione resti alta.

Leggo poi il testo dell’appello che le tre associazioni di cui sopra più Voipex hanno sottoscritto per chiedere delle Regole per la IPTV:

[...] Infatti, in Italia, televisione via cavo significa sostanzialmente IPTV, ovverosia televisione su protocollo IP portata a casa degli utenti attraverso le tecnologie della convergenza ed il cosiddetto “accesso a larga banda”. Un mercato, quello dell’accesso ADSL, nel quale Telecom Italia (TI) detiene oggi una quota superiore al settanta per cento (70%).

E’ pertanto prevedibile che i fornitori di contenuti, per raggiungere il maggior numero di utenti, useranno la “piattaforma” a larga banda dell’operatore dominante e quindi gli utenti finali, per accedere al maggior numero di contenuti, tenderanno a concentrarsi sulla rete larga banda della stessa Telecom Italia. Una situazione diametralmente opposta all’Internet che tutti conosciamo ed apprezziamo che consente a chiunque di accedere a qualunque contenuto a prescindere dal fornitore di accesso utilizzato.

Il monopolista di fatto nel mercato dell’accesso alla rete, estenderebbe così il controllo dalla rete di accesso alla IPTV e ai relativi contenuti, anche informativi.

Rileggo quindi le dichiarazioni di questi giorni:

[...]Telecom Italia infatti può produrre sulla rete i contenuti delle sue TV, LA7 quindi digitale terrestre, di MTV, ha raggiunto un accordo con Mediaset prima per i diritti del campionato di calcio italiano poi per diversi contenuti ed è notizia di queste ore che ha stretto un accordo anche con SKY, accordo che consentirà la visione dei canali dell’offerta Premium di Sky su Alice Home Tv. L’intesa riguarda 8 nuovi canali dedicati allo sport, 15 sul calcio e altri sei canali opzionali… Dopo questo accordo, la programmazione della tv via Internet di Telecom Italia sale complessivamente a 53 canali.
Va da se che nessun altro potrà competere su questo mercato con TI e quindi non potrà svilupparsi alcuna concorrenza.

E mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando? Qual’è il tema, che Telecom ha messo in piedi una rete chiusa, ovvero una IPTV, dove distribuisce i soliti contenuti ai propri utenti? E quindi cosa si vuole fare? Chiedere che il MULTICAST sia a disposizione per tutti i provider cosi che possano nascere decine di reti chiuse, ovvero IPTV, cosi da segmentare il mercato fino ad ucciderlo? Ogni ISP poi cosa vuole fare, andare da Mediaset e SKY a chiedere sempre la stessa roba? Con quali speranze?

A mio parere la questione dovrebbe concentrarsi solo sul tema della formulazione di un offerta “all’ingrosso” di Telecom sulla banda larga. Senza altri discorsi. Lasciate ai telecom operator fare le loro IPTV, è il loro “sogno” da sempre. Lasciateli fare tanto è un modello che non funziona.

Telecom avrà pure 53 canali su Alice TV ma sono sempre gli stessi. Non cambia nulla, è sempre la stessa TV che si vede un po peggio e per la quale si devono pagare più soldi. Non è questo che la gente vuole. Tutti gli indicatori dicono che il futuro della Televisione sarà contaminato profondamente da Internet. Ma questo non sarà IPTV.

A mio giudizio si dovrebbe invece aprire una seria discussione su quale sia la direzione corretta, dove poter creare veramente valore costruendo una offerta di servizio completamente nuova. Si dovrebbe discutere del problema del P2P che satura le reti, come regolamentarlo? Questo si è un problema perché il P2P è la piattaforma distributiva ideale per la televisione in rete: è efficiente, mantiene un altissimo livello qualitativo, è per sua natura scalabile e, soprattutto, non è soggetto ai vincoli del MULTICAST. Quindi non serve essere Telecom Italia per poterlo usare. Ma il P2P satura la banda fino al collasso, questo va risolto.

Si dovrebbe discutere di come aggregare nuove forme di contenuto, di produttori indipendenti, di micropagamenti, di Podcast. Si dovrebbe in sostanza cominciare a parlare di Net TV per capire come costruire sopra questa incredibile opportunità un nuovo business. In totale armonia con quelli che sono i reali interessi della gente, con un modello che non entri in concorrenza con quello dalla IPTV ma semplicemente lo superi. Invece di rincorrere Telecom, di progettare nuovi sofisticati set-top-box, si potrebbe molto semplicemente dire alla gente “compratevi una Apple TV” e siete a bordo.

Quello che si è aperto è un nuovo scenario. La IPTV è un modello di 20 anni fa, ormai superato dai tempi. Prima lo capiamo meglio è per tutti.

Quanta banda serve per la Net TV?

200701172107 (fonte BBC)

Quanta banda ci serve per scaricare un file video da Internet? Con una ADSL media a 2Mbs in 3 ore abbiamo un film in alta definizione della durata di un ora. Ma se non abbiamo grandi pretese qualitative ci basterà una mezz’ora. Con ADSL più prestanti, tipo la mitologica Alice a 20Mbs, un’intera ora in alta definizione viene giù in meno di venti minuti.

Insomma, alla fine dei conti non serve poi cosi tanta banda per guardare la Net TV in modalità “non lineare”.

Technorati , , , ,

Ragionando sul futuro della TV.

Il post “Bill Gates: la TV è morta” ha generato una serie di commenti che ho trovato molto interessanti, tanto che ho voluto rispondere con un post. E’ fantastico poter discutere assieme su questi argomenti, non abbiate mai timore di dire la vostra.

Finalmente l’ha detto qualcuno che conta!
[Antonio]

E’ tristemente vero. Ha fatto più questa frase di Gates che milardi di parole spese tra blog, giornali, riviste e libri. Non c’è dubbio però che i segnali che arrivano sono talmente forti da riuscire ad essere percepiti persino qui in Italia. Io credo che la presenza di Internet, questa volta, stia aiutando a capire per tempo cosa inevitabilmente accadrà anche qui da noi.

Oddio, non oso immaginre la confusione e l’ansia che tutte queste dichiarazioni stanno generando presso chi lavora nelle vecchie TV generaliste di flusso. [...] Per i più sadici il parossismo della soddisfazione si consumerà quando il crollo sarà percepito e i balletti della domenica si trasformeranno in trincee in cui consumare il canto del cigno delle più note mummie autoreferenziali.
[Marco Camisani Calzolari]

In Italia i dati di ascolto reggono senza grossi problemi. Gli unici dati preoccupanti riguardano il prime time, che è in netta flessione. E non è poco. La causa già oggi è da attribuirsi prevalentemente alla frammentazione dell’offerta. E la Net TV non è ancora arrivata.

Attenzione però perché bisogna sempre tenere in mente che la Net TV non andrà a sostituire la TV “classica”. Almeno fino a quando le infrastrutture di rete ed il consolidamento del P2P per il Live Streaming non saranno realtà. Per il P2P ci siamo, sull’infrastruttura un po meno. Sta di fatto che la Net TV, secondo me, per diversi anni sarà un arricchimento dell’esperienza TV tradizionale. In particolare prenderà tutta la fetta degli utenti che vorranno vedere la televisione in maniera “non lineare”. Per il “flusso” rimarremo dove siamo.

Ma per dire come cambierà dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per televisione:
l’editore
- seleziona (acquista i diritti)/produce contenuti complessi dal punto di vista produttivo (costosi). I contenuti sono “esclusivi” ossia: sono autoprodotti dall’editore o se sono acquistati -in una data finestra temporale- non sono offerti da altri editori
- compone la sua offerta per una fruizione lineare all’interno di un canale il cui brand è tanto più forte quanto più riconoscibile è la sua identità editoriale
[Roberta]

E qui si entra nel discorso dei contenuti e degli editori. La programmazione di una TV di flusso è profondamente differente dal programmare la TV non lineare. Fondamentalmente per un motivo: con il flusso si è imprigionati in un contesto molto limitato, una giornata non dura più di 24 ore, e poco meno di 12 sono le ore “buone” per programmare contenuti TV. Quindi le scelte editoriali sono mirate esclusivamente all’ottimizzazione dello scarso tempo a disposizione. Questo il motivo per cui si cercano sempre programmi “generalisti” in grado di catturare il maggior numero di spettatori possibile. La TV tradizionale è soggetta a questi vincoli, compresa la TV via satellite. In questo caso, è vero, si hanno molte più risorse, tanto che si possono dedicare interi canali ad argomenti molto specifici (vela, caccia & pesca) o addirittura per il “near video on demand”, che tanto “near” non è, ovvero la programmazione multi start dei film. Ciò nonostante, anche in questo caso, si è schiavi del palinsesto.

La Net TV sarà prevalentemente non lineare e distribuita via Internet. Quindi per “magia” le costrizioni del palinsesto svaniscono, e si aprono le meraviglie della lunga coda. Palinsesti virtualmente infiniti, con una capacità trasmissiva senza limiti. Ecco allora che le scelte editoriali per la produzione o selezione dei contenuti devono cambiare. Non si è più costretti ad essere nazional popolari, si possono aggredire le nicchie. L’offerta dei contenuti aumenterà, anche grazie a produzioni “ProAm”. In alcuni casi la qualità scenderà, ma complessivamente il pubblico della Net TV sarà più numeroso di quello che la TV generalista riesce a catturare. Progressivamente, quindi, andremo verso un modello unico di distribuzione. Ma il passaggio sarà graduale.

5 Anni?… Noi gli diamo un 2 anni ancora, ma crediamo che gia’ nel 2008 l’utente sia abbastanza smaliziato da usare e crearsi autonomamente una tv online .
[CoolStreaming]

I continuo a credere che non basteranno 5 anni in Italia perché questa trasformazione risulti evidente. Sono d’accordo che già da quest’anno un primo significativo “movimento” di persone comincerà a marciare deciso verso questa direzione. Ma perché la Net TV possa realmente accadere, abbiamo bisogno di tecnologie invisibili, e di molti contenuti di qualità.

Technorati , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,