January, 2007


31
Jan 07

Il web spiegato in TV.

mtv overdrive

Un interessante nuovo canale su MTV Overdrive USA (quello italiano è precluso agli utenti Apple). Si chiama WebCam Dispatch il video podcast realizzato con una “semplice” web cam e sapientemente montato. Il tema è quello della “divulgazione della rete”, ovvero mostrare al grande pubblico come funziona la rete nelle sue dinamiche più utili e divertenti. Lo show viene trasmesso anche sul canale MTV in broadcast.

cerrato Rete! Interessante esempio anche in Italia la rubrica televisiva “Rete!” è trasmessa dal Tg LA7 ogni sabato nel tg delle 12:30 ed è condotta da Daniela Cerrato, responsabile dei contenuti del portale Alice. Di cosa parla “Rete!” anche in questo caso è una rubrica divulgativa sui servizi della rete. Su News.Centrodiascolto.it il video della prima trasmissione di Rete!.

Un tema generalmente trascurato dai palinsesti delle TV classiche, che invece comincia ad avere una fetta di pubblico molto interessante.


30
Jan 07

Lasciate la IPTV alle telecom, facciamo Net TV.

Ho letto della polemica in corso tra Anti Digital Divide, AIIP e Assoprovider, e Telecom Italia. Un papocchio realizzato da AGCOM, rettificato dal TAR del Lazio con un provvedimento non rispettato da Telecom Italia. Ho seguito poco questa vicenda, non ne conosco i dettagli che magari mi piacerebbe discutere con i diretti interessati. Non voglio entrare quindi nel merito. C’è una cosa però che non mi convince.

Telecom Italia, detentrice di una quota dominante delle reti a banda larga in Italia, deve garantire un libero mercato proponendo un offerta “all’ingrosso” che consenta a qualsiasi operatore di attivare servizi di connettività a prezzi concorrenziali.

Questo è un principio sacrosanto. Fa bene alle imprese, fa bene ai consumatori, e rendere il mercato più frizzante. L’apporto degli attori coinvolti in questa lotta è fondamentale e degno di lode. Su questo tema non bisognerà mai mollare e faremo tutti in modo che l’attenzione resti alta.

Leggo poi il testo dell’appello che le tre associazioni di cui sopra più Voipex hanno sottoscritto per chiedere delle Regole per la IPTV:

[...] Infatti, in Italia, televisione via cavo significa sostanzialmente IPTV, ovverosia televisione su protocollo IP portata a casa degli utenti attraverso le tecnologie della convergenza ed il cosiddetto “accesso a larga banda”. Un mercato, quello dell’accesso ADSL, nel quale Telecom Italia (TI) detiene oggi una quota superiore al settanta per cento (70%).

E’ pertanto prevedibile che i fornitori di contenuti, per raggiungere il maggior numero di utenti, useranno la “piattaforma” a larga banda dell’operatore dominante e quindi gli utenti finali, per accedere al maggior numero di contenuti, tenderanno a concentrarsi sulla rete larga banda della stessa Telecom Italia. Una situazione diametralmente opposta all’Internet che tutti conosciamo ed apprezziamo che consente a chiunque di accedere a qualunque contenuto a prescindere dal fornitore di accesso utilizzato.

Il monopolista di fatto nel mercato dell’accesso alla rete, estenderebbe così il controllo dalla rete di accesso alla IPTV e ai relativi contenuti, anche informativi.

Rileggo quindi le dichiarazioni di questi giorni:

[...]Telecom Italia infatti può produrre sulla rete i contenuti delle sue TV, LA7 quindi digitale terrestre, di MTV, ha raggiunto un accordo con Mediaset prima per i diritti del campionato di calcio italiano poi per diversi contenuti ed è notizia di queste ore che ha stretto un accordo anche con SKY, accordo che consentirà la visione dei canali dell’offerta Premium di Sky su Alice Home Tv. L’intesa riguarda 8 nuovi canali dedicati allo sport, 15 sul calcio e altri sei canali opzionali… Dopo questo accordo, la programmazione della tv via Internet di Telecom Italia sale complessivamente a 53 canali.
Va da se che nessun altro potrà competere su questo mercato con TI e quindi non potrà svilupparsi alcuna concorrenza.

E mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando? Qual’è il tema, che Telecom ha messo in piedi una rete chiusa, ovvero una IPTV, dove distribuisce i soliti contenuti ai propri utenti? E quindi cosa si vuole fare? Chiedere che il MULTICAST sia a disposizione per tutti i provider cosi che possano nascere decine di reti chiuse, ovvero IPTV, cosi da segmentare il mercato fino ad ucciderlo? Ogni ISP poi cosa vuole fare, andare da Mediaset e SKY a chiedere sempre la stessa roba? Con quali speranze?

A mio parere la questione dovrebbe concentrarsi solo sul tema della formulazione di un offerta “all’ingrosso” di Telecom sulla banda larga. Senza altri discorsi. Lasciate ai telecom operator fare le loro IPTV, è il loro “sogno” da sempre. Lasciateli fare tanto è un modello che non funziona.

Telecom avrà pure 53 canali su Alice TV ma sono sempre gli stessi. Non cambia nulla, è sempre la stessa TV che si vede un po peggio e per la quale si devono pagare più soldi. Non è questo che la gente vuole. Tutti gli indicatori dicono che il futuro della Televisione sarà contaminato profondamente da Internet. Ma questo non sarà IPTV.

A mio giudizio si dovrebbe invece aprire una seria discussione su quale sia la direzione corretta, dove poter creare veramente valore costruendo una offerta di servizio completamente nuova. Si dovrebbe discutere del problema del P2P che satura le reti, come regolamentarlo? Questo si è un problema perché il P2P è la piattaforma distributiva ideale per la televisione in rete: è efficiente, mantiene un altissimo livello qualitativo, è per sua natura scalabile e, soprattutto, non è soggetto ai vincoli del MULTICAST. Quindi non serve essere Telecom Italia per poterlo usare. Ma il P2P satura la banda fino al collasso, questo va risolto.

Si dovrebbe discutere di come aggregare nuove forme di contenuto, di produttori indipendenti, di micropagamenti, di Podcast. Si dovrebbe in sostanza cominciare a parlare di Net TV per capire come costruire sopra questa incredibile opportunità un nuovo business. In totale armonia con quelli che sono i reali interessi della gente, con un modello che non entri in concorrenza con quello dalla IPTV ma semplicemente lo superi. Invece di rincorrere Telecom, di progettare nuovi sofisticati set-top-box, si potrebbe molto semplicemente dire alla gente “compratevi una Apple TV” e siete a bordo.

Quello che si è aperto è un nuovo scenario. La IPTV è un modello di 20 anni fa, ormai superato dai tempi. Prima lo capiamo meglio è per tutti.


30
Jan 07

Quanta banda serve per la Net TV?

200701172107 (fonte BBC)

Quanta banda ci serve per scaricare un file video da Internet? Con una ADSL media a 2Mbs in 3 ore abbiamo un film in alta definizione della durata di un ora. Ma se non abbiamo grandi pretese qualitative ci basterà una mezz’ora. Con ADSL più prestanti, tipo la mitologica Alice a 20Mbs, un’intera ora in alta definizione viene giù in meno di venti minuti.

Insomma, alla fine dei conti non serve poi cosi tanta banda per guardare la Net TV in modalità “non lineare”.

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29
Jan 07

Ragionando sul futuro della TV.

Il post “Bill Gates: la TV è morta” ha generato una serie di commenti che ho trovato molto interessanti, tanto che ho voluto rispondere con un post. E’ fantastico poter discutere assieme su questi argomenti, non abbiate mai timore di dire la vostra.

Finalmente l’ha detto qualcuno che conta!
[Antonio]

E’ tristemente vero. Ha fatto più questa frase di Gates che milardi di parole spese tra blog, giornali, riviste e libri. Non c’è dubbio però che i segnali che arrivano sono talmente forti da riuscire ad essere percepiti persino qui in Italia. Io credo che la presenza di Internet, questa volta, stia aiutando a capire per tempo cosa inevitabilmente accadrà anche qui da noi.

Oddio, non oso immaginre la confusione e l’ansia che tutte queste dichiarazioni stanno generando presso chi lavora nelle vecchie TV generaliste di flusso. [...] Per i più sadici il parossismo della soddisfazione si consumerà quando il crollo sarà percepito e i balletti della domenica si trasformeranno in trincee in cui consumare il canto del cigno delle più note mummie autoreferenziali.
[Marco Camisani Calzolari]

In Italia i dati di ascolto reggono senza grossi problemi. Gli unici dati preoccupanti riguardano il prime time, che è in netta flessione. E non è poco. La causa già oggi è da attribuirsi prevalentemente alla frammentazione dell’offerta. E la Net TV non è ancora arrivata.

Attenzione però perché bisogna sempre tenere in mente che la Net TV non andrà a sostituire la TV “classica”. Almeno fino a quando le infrastrutture di rete ed il consolidamento del P2P per il Live Streaming non saranno realtà. Per il P2P ci siamo, sull’infrastruttura un po meno. Sta di fatto che la Net TV, secondo me, per diversi anni sarà un arricchimento dell’esperienza TV tradizionale. In particolare prenderà tutta la fetta degli utenti che vorranno vedere la televisione in maniera “non lineare”. Per il “flusso” rimarremo dove siamo.

Ma per dire come cambierà dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per televisione:
l’editore
- seleziona (acquista i diritti)/produce contenuti complessi dal punto di vista produttivo (costosi). I contenuti sono “esclusivi” ossia: sono autoprodotti dall’editore o se sono acquistati -in una data finestra temporale- non sono offerti da altri editori
- compone la sua offerta per una fruizione lineare all’interno di un canale il cui brand è tanto più forte quanto più riconoscibile è la sua identità editoriale
[Roberta]

E qui si entra nel discorso dei contenuti e degli editori. La programmazione di una TV di flusso è profondamente differente dal programmare la TV non lineare. Fondamentalmente per un motivo: con il flusso si è imprigionati in un contesto molto limitato, una giornata non dura più di 24 ore, e poco meno di 12 sono le ore “buone” per programmare contenuti TV. Quindi le scelte editoriali sono mirate esclusivamente all’ottimizzazione dello scarso tempo a disposizione. Questo il motivo per cui si cercano sempre programmi “generalisti” in grado di catturare il maggior numero di spettatori possibile. La TV tradizionale è soggetta a questi vincoli, compresa la TV via satellite. In questo caso, è vero, si hanno molte più risorse, tanto che si possono dedicare interi canali ad argomenti molto specifici (vela, caccia & pesca) o addirittura per il “near video on demand”, che tanto “near” non è, ovvero la programmazione multi start dei film. Ciò nonostante, anche in questo caso, si è schiavi del palinsesto.

La Net TV sarà prevalentemente non lineare e distribuita via Internet. Quindi per “magia” le costrizioni del palinsesto svaniscono, e si aprono le meraviglie della lunga coda. Palinsesti virtualmente infiniti, con una capacità trasmissiva senza limiti. Ecco allora che le scelte editoriali per la produzione o selezione dei contenuti devono cambiare. Non si è più costretti ad essere nazional popolari, si possono aggredire le nicchie. L’offerta dei contenuti aumenterà, anche grazie a produzioni “ProAm”. In alcuni casi la qualità scenderà, ma complessivamente il pubblico della Net TV sarà più numeroso di quello che la TV generalista riesce a catturare. Progressivamente, quindi, andremo verso un modello unico di distribuzione. Ma il passaggio sarà graduale.

5 Anni?… Noi gli diamo un 2 anni ancora, ma crediamo che gia’ nel 2008 l’utente sia abbastanza smaliziato da usare e crearsi autonomamente una tv online .
[CoolStreaming]

I continuo a credere che non basteranno 5 anni in Italia perché questa trasformazione risulti evidente. Sono d’accordo che già da quest’anno un primo significativo “movimento” di persone comincerà a marciare deciso verso questa direzione. Ma perché la Net TV possa realmente accadere, abbiamo bisogno di tecnologie invisibili, e di molti contenuti di qualità.

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29
Jan 07

Intevista a muslix64.

Chi è muslix64? L’hacker che è riuscito a violare la protezione dei nuovi DVD ad Alta Definizione: prima gli HD DVD e poi i Blu Ray (suo il software BackupHDDVD). Ha rilasciato un intervista, “anonima”, che mi ha lasciato veramente molto colpito.

E’ da tempo che mi sto occupando anche di tematiche legate alla sicurezza e studiando DRM, Smart Card e Conditional Access Styems (quelli per proteggere le trasmissioni TV tipo: SKY, Mediaset Premium, etc.) ho imparato veramente tanto a riguardo. Spesso tendiamo ad ignorare questi problemi perché li consideriamo troppo complessi. Ed è vero. Ma, come sempre, ci può essere una chiave di lettura più semplice che, se non altro, ci porti a capire di cosa stiamo parlando. E’ non è così trascurabile conoscere “il significato delle parole” quando si parla di sicurezza, crittografia, autenticazione, etc. C’è di mezzo la sicurezza dei nostri dati, il modo di proteggere la nostra privacy, le dinamiche che regolano la compra vendita nel mondo digitale, etc.
Sul tema posso consigliarvi una sequenza di libri che ho letto, e che ho trovato semplici e coinvolgenti:

Se alla fine di questa sequenza vi siete appassionati e vi sentite pronti per il grande salto, la bibbia:

Tornando a muslix64, quello che ha fatto sembra essere veramente un bel danno per l’industria dei DVD. Operazioni tanto importanti di solito mi fanno rimanere molto sospettoso. E’ possibile che sia veramente opera di una sola persona? Un giovane dotato di cervello, conoscenza, tempo e determinazione ha tutti gli ingredienti per distruggere il lavoro di anni di team di super esperti? Rimando scettico, ma l’intervista che ha rilasciato a Slyck.com brilla comunque per lucidità. Alcuni passaggi sono particolarmente significativi:

The device keys, are the keys associated to the player.
The volume key, is the key associated to the movie.

I don’t care about device keys. I do care about volume keys, because by using volume keys instead of devices keys, I totally bypass the revocation system.

I was shocked to realize the volume key was not protected in memory!

Il sistema di protezione dei nuovi DVD ad Alta Definizione usa, come abitudine, più chiavi per proteggere il contenuto. Ma con un player DVD in versione software trovare la device key è stato facile. Per di più basta non aggiornare mai più il Player e non si possono temere blocchi. Ma ciò che sconvolge è che è stato consentito conservare le chiavi relative al singolo FILM in chiaro nella memoria del “player”.

People say I have not broken AACS, but players. But players are part of this system! And a system is only as strong as his weakest link. Even if players become more secure, key extraction will always be possible.

Come sempre: se si costruisce una fortezza ma si lascia una finestrella aperta, si può star certi che il nemico entrerà dal li. Ma con che tipo di attacco ha utilizzato muslix64?

Almost the same. I use the same known-plaintext attack for both formats. But media format and encryption are slightly different. Because I already had experience with the HD-DVD, it was really easy for Blu-ray.

Lo stesso su Blu Ray e HD DVD, il semplice “known-plaintext attack“, troppo bello per essere vero.

[...] IMHO, AACS is totally busted.
The AACS security layer is almost the same for both HD-DVD and Blu-ray, so they are both busted for good.

The only extra security layer is for the Blu-ray format, and it’s called BD+. BD+ is not there yet, and I don’t know when it will be. May be my “exploits” will speed up the adoption of BD+, we will see…

Il Blu Ray ha quindi ancora una carta giocare. Cosa significa questo, che il Blu Ray avrà più futuro del HD DVD?

The less secure the format, the more people will buy. I know a lot of people will disagree with that, but that’s my opinion. Right now, both format are equally vulnerable. We have to wait the introduction of BD+ to see if it is really that secure…

Come sempre è accaduto, i sistemi “craccati” hanno avuto il favore del pubblico. La Sony con la Playstation ne sa qualcosa. Ad ogni modo anche gli amanti del Blu Ray possono stare tranquilli:

If you can play it, you can decrypt it! There is nothing you can do about it. The only thing they can try is to slow people down.

E’ solo una questione di tempo. Ecco perché i sistemi di protezione vanno cambiati con una frequenza molto alta. Per il resto si può solo sperare di rallentare il processo di hacking.

I really respect the work of DVD Jon and his friends (he was not alone!) They do more than me. They had to reverse a cipher! I didn’t have to reverse anything. So technically speaking, it was easier to bypass AACS than CSS.

DVD Jon fu l’hacker che aprì il sistema di protezione dei normali DVD, chiamato CSS. La dichiarazione di muslix64 ci fa capire che Jon non ha mai lavorato da solo! Parlando invece del AES, il “nuovo” algoritmo a cifratura simmetrica che sta sostituendo il DES e che è alla base del AACS:

If you’re talking about AES itself (the crypto algorithm), I don’t think it will be cracked anytime soon, but we never know. May be someone will find another hole, or another way to attack AACS. You cannot attack the crypto itself, you have to attack the protocol or the procedure. When will we find another way around AACS?

Piccole perle di saggezza. I protocolli sono il vero punto debole dei sistemi di sicurezza, quasi mai gli algoritmi, almeno fino a quando non diventano obsoleti. Questa intervista, per chi si occupa di questi argomenti, è un piccolo capolavoro. Ma, anche ai meno esperti, consiglio di leggere comunque tutto il post “Interview with muslix64, Developer of BackupHDDVD“.

Complimenti a muslix64 e, come si dice in questi casi: avanti il prossimo!

I’m not the smart guy around; they are just careless about security.

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28
Jan 07

Bill Gates: la Televisione è morta.

“Sono stupefatto di come ci sia chi non capisca ancora che, cinque anni da adesso, la gente riderà pensando alla televisione che era solita guardare”

Questo Bill Gates il 27 gennaio 2007 al World Economic Forum, a Davos in Svizzera. Non amo Bill Gates, non manco mai di ripeterlo. Certo è che questa frase così categorica detta da lui fa comunque riflettere. Da noi in Italia gli anni saranno 8/10 non 5, ma una cosa è certa: la rivoluzione è inarrestabile! Come si dice in questi casi: uomo avvisato mezzo salvato.

Mi chiedo: qualcuno ha ancora dei dubbi?

Durante il forum Hurley ha dichiarato che nei prossimi mesi anche YouTube comincerà a dividere i ricavi pubblicitari con i produttori dei video. Ok, ma quali ricavi? Revver, Blip, Gumba & Co. hanno tutti un modello di raccolta di advertising noto: auto-gestito o appoggiato all’esterno (es. BrightRoll). YouTube di certo si poggerà su AdSense. Quindi la vera notizia l’avremo quando conosceremo i particolari di come AdSense evolverà per il video (per chi non le ha lette, alcune anticipazioni qui “Google AdSense lancia i Canali Video Pubblicitari” e “Google TV AdSense“).

Durante il World Economic Forum molti gli interventi interessanti, una selezione su tecnologie ed ambiente:

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26
Jan 07

NetTV@BarCampRoma

Ecco il video dell’intero keynote “NetTV – Come Internet cambierà la televisione” che ho presentato al BarCamp di Roma lo scorso 20 gennaio. Ci sono diversi salti nel video. Uno macroscopico riguarda un cambio di videocamera. Gli altri sono delle brevi pause che i cameraman improvvisati (grazie!) si sono presi per evitare di perdere l’uso del braccio. Il vero problema di questo video è l’audio che, soprattutto nella seconda parte, è veramente pessimo. Per questo non ho realizzato anche una versione audio del tutto.

Chi volesse seguire la presentazione mentre vede il video la trova qui “BarCamp Keynote“.

Il video è disponibile anche nel Podcast Video, in formato QuickTime. Quindi niente iPod ma migliore risoluzione per chi lo vuole vedere in TV.

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26
Jan 07

Articoli & Segnalazioni.

Ho appena finito un articolo per il prossimo numero di LINK, ancora in lavorazione. Nell’ultimo numero “Mediamorfosi. Le trasformazioni della tv digitale raccontate dai protagonisti” (attualmente in libreria) , scrissi un pezzo sulla IPTV. Questa volta il tema che ho trattato è quello dei sistemi a doppia interfaccia. Ho già scritto sull’argomento sul Blogit.it (il nuovo blog di Axell) ecco un estratto:

Nel 2001 Apple ha presentato al mondo l’iPod: un lettore MP3 come tanti ce n’erano all’epoca. Solo che, oltre ad essere maledettamente bello, era anche terribilmente facile da utilizzare. E questo perché? Semplicemente perché era in grado di “fare”, rispetto alla concorrenza, diverse cose in meno. Pensiamoci bene: “diverse cose in meno”. Fu questo il vero colpo di genio di Apple: levare dell’iPod tutte quelle astrusità che si credeva essenziale un lettore MP3 dovesse avere. Una su tutte la gestione dei files. Con l’iPod non si è mai potuto ne rinominare ne cancellare un file. Fino a poco tempo fa non si potevano creare neanche le playlist. Perché? Perché Apple pensò, molto semplicemente, che la gente avrebbe preferito organizzarsi la propria musica usando un’altra interfaccia, più comoda ed adeguata allo scopo: il PC. L’iPod, si è pensato, è anch’esso un’interfaccia ma lo deve essere per servire il suo scopo principale: sentire musica. Tutto il resto è meglio farlo con un’altra interfaccia, una seconda interfaccia, il PC, che tanto tutti i possessori di iPod hanno. L’accoppiata iTunes + iPod è stato l’esempio più clamoroso di sistema a doppia interfaccia, e ci ha regalato una lezione importante.

Per chi vuole leggerlo tutto il post è qui “Sistemi a doppia interfaccia“. Rimanendo sempre sulla carta stampata vi segnalo anche un mio articolo sul prossimo numero di Win Magazine (in edicola dal 30 gennaio), fortemente voluto da Paolo Tarsitano (grazie!). Il tema è l’alta definizione, ed è tratto dal mio post “1080p Alta definizione“.

hd on Win Magazine

Per chiudere una segnalazione. Sembra che la Net TV cominci a creare richieste di “nuovi posti di lavoro“. Mi è arrivata la richiesta per un lavoro di catalogazione di contenuti “User Generated” da parte di una importante società di telecomunicazioni (quotata al Nasdaq). Se conoscete degli studenti in gamba, capaci di leggere e scrivere in Inglese, interessati a 3/6 mesi di “full immersion” stipendiata in questo settore, c’è un lavoro che li sta aspettando a Roma o Milano. Fatemi sapere.

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25
Jan 07

Sarà P2P il prossimo Flash.

I video distribuiti in formato Flash, come quelli su YouTube, rappresentano circa il 18% del mercato totale. Percentuale in continuo aumento, anche grazie al fatto che il Player Flash è installato sulla quasi totalità dei browser (97.3%).

Uno dei segreti del successo di YouTube è stato proprio il suo player: nessuna istallazione, facile da “incollare” su qualsiasi sito o blog. Adobe da tempo sta lavorando ad una nuova versione di Flash, e in questa direzione sembra orientato il recente acquisto della piccola società Amicima, specializzata nello sviluppo di una tecnologia P2P per la distribuzione dell’audio.

flv diffusion

Più che fondati sono i sospetti che la prossima versione di Flash userà la tecnologia P2P per trasportare non solo la voce, ma anche il video. Avremo quindi una nuova piattaforma per la distribuzione in P2P di contenuti Audio/Video. Una piattaforma che di fatto viene ad essere “incorporata” in quella che è già oggi la tecnologia più diffusa per i video generati dagli utenti. Quali benefici porterebbe il P2P in questo caso:

  • Distribuire video senza dipendere da un hosting. YouTube, Google Video, MySpace, etc. ringraziano, pregustando la possibilità di rimanere i principali “destination site” per il video online, senza dover più sobbarcarsi tutti i costi di distribuzione.
  • Flash Player 9 già supporta filmati full screen in Alta definizione. Con il P2P diventa più efficiente la distribuzione di file di dimensioni superiori, come i video per l’HD.
  • Creare dei Player customizzati per determinati network. In poche parole sarà possibile creare dei “cloni in miniatura” di Joost e Babelgum dove far circolare solo contenuti selezionati. (Non ci dimentichiamo che con Apollo sarà possibile far girare applicazioni scritte in Flash come vere e proprie desktop application sia su Windows che su MacOSX).
  • Evolvere verso il P2P live streaming anche per il video, aprendo la porta alle dirette via Internet. Il P2P applicato al VoIP di fatto già consente di usare il P2P per stream “in diretta”. Tecnologie come Octoshape hanno già dimostrato da tempo che è possibile anche per il video.

Adobe non ha confermato ne smentito nulla. Ma tutti gli “indizi” sembrano portare in questa direzione.

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24
Jan 07

XBOX Live una piattaforma di Marketing.

Una notizia molto interessante che aiuta a capire come Web, Television e Games stiano lentamente ma inesorabilemente convergendo verso una unica piattaforma d’intrattenimento digitale, in grado di attirare l’attenzione di un pubblico molto interessante per gli investitori pubblicitari, alla continua ricerca di nuove dinamiche di marketing. Dal blog di Stid gli “Advergame per XBOX 360“:

Dal 10 Gennaio gli utenti XBOX 360 con account XBOX Live possono scaricare “gratuitamente” 2 nuovi quadri per Gears of War incluse nuove armi. Nulla di strano se non fosse che i quadri sono gentilmente offerti da Discovery Channel’s “FutureWeapons.”, nota serie che va in onda sul suddetto canale visibile in Italia su SKY. Il programma tratta, per chi non l’avesse capito dal titolo, di nuove e terrificanti armi super-tecnologiche del futuro.

Nulla di più semplice da associare ad un gioco come Gears of War, target con tutta probabilità centrato in pieno (teenager e/o “malati di armi”).
Il programma per altro ha un taglio che ricorda molto i videogame per le linee grafiche e la modalità con cui vengono presentate le schede dei terrificanti attrezzi di morte con cui si combatteranno (personalmente mi auguro di no) le guerre del futuro.

Gears of Wars ha venduto oltre 3 milioni di copie, dalla sua uscita lo scorso autunno. Ha ricevuto 10 nomination dalla Academy of Interactive Arts and Sciences, tra cui come migliore gioco dell’anno. Non c’è dubbio che il placement sia quello giusto.

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24
Jan 07

Il pubblico della Net TV vale di più.

nielsenLa notizia l’ha data la Reuters, e riporta uno studio fatto da Nielsen Analytics e Scarborough Research negli USA.

I video sui pc e sui lettori iPod stanno facendo aumentare l’audience dei programmi tv via cavo.

La ricerca realizzata da Nielsen Analytics, una divisione dell’azienda che si occupa di ricerche di mercato Nielsen, ha dimostrato che la banda larga su Internet ha fatto crescere il mercato dei programmi, dando la possibilità di vedere programmi tv in ufficio e in altri luoghi dove ciò tradizionalmente non è mai avvenuto, come alcuni coffee shop dotati di connessione senza fili, WiFi.

Quello broadband è consumatore ideale per la pubblicità in TV: giovane, più ricco, meglio educato e più avvezzo alle tecnologia. Se sei un pubblicitario è esattamente quello il target che vuoi raggiungere

dice Larry Gerbrandt, Senior Vice Predident di Nielsen Analitycs, che aggiunge:

“Gli investitori pubblicitari hanno un altro grande vantaggio nel mandare i loro spot via brodband: non possono essere skippati, come invece è possibile fare su PVR. Si spera che con il tempo gli spettatori capiscano che possono cliccare sui link, interagire con un messaggio pubblicitarie, e tornare quindi a vedere i loro programmi”.

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24
Jan 07

L’iPhone secondo NOKIA.

Non si è fatta attendere la risposta di NOKIA alla presentazione dell’iPhone da parte di Apple. Volevamo tutti l’iPhone, ma gurdando il video in testa a questo post (o i molti altri apparsi su YouTube sul canale Nokia Design) almeno a me è venuta voglia di “guardare le carte”. I video sono tutti in animazione e nel mondo dei “fumetti”, si sa, tutto è possibile. Certo che, se come nel mitico video “Take On Me” degli A-Ha, potessimo per magia portare già oggi quello che si vede nel video nella vita reale, credo non avrei nessun dubbio: comprerei un NOKIA!

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23
Jan 07

Google AdSense lancia i Canali Video Pubblicitari.

Sto scrivendo l’ultimo capitolo del libro sulla Net TV. E’ interamente dedicato al tema della pubblicità. Tra le tante riflessioni non potevo non includere quella su AdSense + Adword di Google, il più straordinario “meccanismo” pubblicitario al mondo. E’ noto che da tempo Google sta sperimentando questo sistema anche sulla carta stampata, che sia prossimo ad aggredire anche gli spazzi televisivi. La visione di Google è chiara: avere il motore di ricerca & advertising globale. Per tutti i contenuti, su tutti i media.

Quello che manca, ad oggi, sono un po di dettagli su come questa strategia verrà effettivamente messa in campo. Si parla sempre più di frequente di un accordo con la CBS, ma è la notizia segnalatami da Alberto (grazie!) che ha il maggior numero di particolari interessanti:

Over the next four months, Google plans to run tests combining professionally-produced video from Sony BMG and Warner Music and advertising. As part of the test, Sony and Warner will be making channels, such as “Rock Videos” and AdSense customers will be able to embed those channels on their site. The advertisements on the Rock Video channel will be split between publisher, Google and content creator — which in this case would either be Sony or Warner Music. [via]

Quandi: Google darà la possibilità a chi paga di costruire dei veri e propri canali pubblicitari di contenuti video, distribuiti attraverso la rete AdSense in tutti i siti, blog, radio, video e TV coperti dal Network. Le dichiarazioni di Christian Oestlien, Product Manager di Google, dal blog ufficiale sono molto chiare “Stiamo lavorando con un grande numero di content providers”. Google vuole alzare il livello qualitativo della pubblicità in Video, per fornire ai canali AdSense dei veri e propri contenuti d’intrattenimento generati dai brand. E visti gli esempi di “Brand Generated Content” che avevamo già visto, la questione si fa quanto mai interessante.

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23
Jan 07

Ragionando sulla P2PTV.

Mi sono trovato a fare quattro chiacchiere su Joost, Babelgum ed il P2P con Pierluigi Mele di Coolstreaming. Lo spunto è molto tecnico, ma per chi è dentro queste problematiche credo sia interessante. Mele mi ha raccontato:

Ho provato joost… per ora nulla di che… ne sono usciti di p2p-tv simili . Il problema vero saranno i contenuti…per ora secondo me stanno trasmettendo in unicast. Se non fanno qualcosa che abbia un minimo di appeal o di differenziare l’offerta dubito che riescano a raggiungere quel che si sono prefissati. La coocorrenza e’ tanta… hanno il nome che li traina ma con quel prodotto dubito che riescano ad attirare l’utente medio se non dando qualcosa di particolare o canali “esclusivi”.

Io che sto usando ogni giorno per test sia Joost che Babelgum, li trovo buoni. Che siano UNICAST è altamente probabile. Per avviare una distribuzione a cascata in P2P servono almeno 1000 client serviti in UNICAST come prima linea. Almeno questo è quanto è emerso, da diversi fornitori, durante un ampio studio che ho fatto sul tema. Il vantaggio naturalmetne è che raggiunta quota 1000 il “broadcaster” non deve più scalare per aumentare il numero dei riceventi. A quel punto entrano in gioco i virtuosismi del P2P. L’UNICAST d’altra parte è lo stesso “trucco” che usa Microsoft per il suo “FAST CHANNEL SWITCHING” su Microsoft TV IPTV Edition. Per consentire un cambio canale rapido, uno dei problemi congeniti del IPTV e della P2PTV, servono in UNICAST ogni canale cosi da coprire i tempi di buffering.

P2P Trends

Il tema dei contenuti è centrale. Ma d’altra parte i broadcaster devono capire, qui da noi perché altrove lo hanno già fatto, che la produzione di contenuti originali e l’aggregazione di contenuti di qualità ottenuti anche grazie a coproduzioni mirate, è la strada. Offrire, come fanno Joost e Babelgum, una piattaforma per i broadcaster, che sono di fatto fuori del business IPTV (terreno delle telecom), è una strada molto interessante. Poter fare TV “non lineare” con palinsesti molto vasti a costi contenuti, è una prospettiva molto allettante.

Credo che chi fa P2P oggi debba orientarsi, come la gran parte del movimento 2.0, all’offerta di servizio. Il ruolo di aggregatore rimarrà, o diventerà, quello dei brodcaster, dei Network TV e dei nuovi Net TV Aggregator, veri e propri broadcaster nati dalla rete.

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23
Jan 07

Come guadagnare con la Net TV.

Quasi sempre quando parlo di Net TV con le persone che incontro, mi trovo di fronte ad un grande interesse e molta attenzione, per un fenomeno che bene o male tutti hanno avuto modo di sentire. TV, giornali, riviste si sono riempite rapidamente di foto ed articoli su YouTube & Co. arrivando a far discutere della questione anche personaggi molto lontani dalle tecnologie e dal web. E meno male, è un buon segno. Però, di frequente, mi capita alla fine dei discorsi di vedere in chi mi sta di fronte sempre la stessa espressione : sopracciglio inarcato, bocca storta ed un leggero sospiro. Il pensiero è costantemente lo stesso: “Si, ma poi cosa ci faccio con questa Net TV? Mentos & Coca Cola tutta la vita? E poi, soprattutto, come ci si fanno i soldi??“.

Non c’è dubbio che la sostenibilità del modello Net TV sia ancora tutta da dimostrare, soprattutto qui in Italia. Il dibattito si è riacceso nuovamente in questi giorni dopo la pubblicazione di in uno studio realizzato da Screen Digest. Le stime sono come al solito incoraggianti: entro il 2010 oltre la metà del tempo speso a guardare video su web sarà dedicato a contenuti generati dagli utenti. Peccato che questa enorme somma di tempo raccoglierà solo il 15% dei ricavi Internet. La ricerca però è, come spesso accade, rivolta a soggetti come YouTube, DailyMotion, Reever, ovvero a tutte quelle aziende che offrono un servizio web per lo sharing di video. Loro il modo di fare soldi, lo dovranno trovare. La pubblicità, la vendita di contenuti, l’affitto della piattaforma sono tutte possibili fonti di ricavo ma non sembrano presupposti sufficienti a far credere che tutti continueranno ad esistere, figuriamoci a prosperare.

Questo per chi “distribuisce”. Quasi mai, però, si concentra l’attenzione sui famosi “utenti”, quelli che dovrebbero generare preziosi contenuti. Al di là di chi lo fa per piacere, edonismo, voglia di condivisione o manie di esibizionismo chi lo volesse fare “sul serio”, cercando di sbarcare anche il lunario, che cosa deve fare? La Net TV rischia di essere percepita solo come una bella teoria, un movimento che viene da lontano e che qui da noi prenderà tardi, poco e male. Senza spendere parole inutili su teorie e tecniche del Podcasting Video (di guide, consigli e profezie è piena la rete) vorrei invece raccontare due casi che mi è capitato di incrociare negli ultimi tempi grazie delle segnalazioni sul mio blog. Due casi che possono far capire in che modo possa operativamente muoversi chi è intenzionato a provare una “avventura” in questo nuovo, più che concreto, settore.

Il primo caso è quello di Geek-Geek, una produzione indipendente realizzata ed interpretata da Flavio e Sikkolo (tra gli altri). Per il momento hanno realizzato due divertentissimi cortometraggi, sulla vita, le avventure e gli amori di due perfetti Geek. Assolutamente da non perdere, due corti di culto realizzati con grande classe. I temi trattati possono forse interessare solo gli addetti ai lavori e gli “addicted” del mondo web & games. Ma lo stile narrativo, l’ironia ed il divertimento che ne consegue rendono i due corti godibili da chiunque (anche per i genitori preoccupati con adolescenti sempre chiusi nelle loro stanza). Parlando di soldi Flavio e Sikkolo in una auto-intervista non lasciano dubbi all’interpretazione. Alla domanda “E’ costato molto il film?” rispondono:

Sikkolo: Bhe, a dire il vero a causa delle mie difficoltà economiche è Flavio che si è accollato tutte le spese di realizzazione del film. Questo tra l’altro ha generato una specie di “tormentone” durante la produzione per cui io dico che voglio abbandonare il progetto, ma lui mi supplica di non farlo perché ha investito un capitale nella cosa. Gli investimenti di maggiore entità sono stati fatti per l’acquisto del trepiede per la videocamera (a cause delle evidenti carenze muscolari nessuno dei due riusciva a tenerla in mano senza tremare).

Flavio: Direi sicuramente che pagare i vari attori (e colgo l’occasione per ringraziare tutti per essere scesi così in basso: dallo psicologo alla “tipa”, per non parlare dell’assassino) con le t-shirts ufficiali del film è stata la parte più impegnativa, (Sikkolo anche in questo caso non ha sganciato un centesimo).

Questi i costi, ma come hanno pensato di fare soldi i nostri? Semplice, lanciando un iniziativa chiamata “Supporta due sfigati!” per la quale con grande mancanza di eleganza chiedono qualche donazione che, assicurano, andrebbe subito investita in nuovi oggetti da collezione “geek” o gizmos in genere. Altra opzione: sponsorizzare una scena di un prossimo corto! In che mondo? Semplice: basta inviare il logo della propria “attività” via mail a Luca e Sikkolo, che lo useranno per fare una T-SHIRT da indossare durante una scena del prossimo film. Naturalmente, durante le riprese, faranno ben attenzione ad inquadrare il logo. Branding puro, fatto alla luce del sole. Semplice, divertente ed efficace. Io, una maglietta me la sono già prenotata anche se Sikkolo, interpellato sui tempi, non si sbilancia:

Per la maglietta visto che il secondo è concluso si vedrà con il prossimo film, stiamo pensando di farne un terzo per concludere la trilogia geek ma per questo vorremmo usare attrezzatura professionale e partire con un minimo di budget, magari anche cercando uno sponsor “serio”, inoltre non iniziamo finchè non usciamo con un idea veramente innovativa. Ci vorrà qualche mese prima che iniziamo, quindi ci risentiamo poi quando avremo le idee piu chiare!

La seconda storia è molto diversa e ci mostra un altro approccio che si può avere nel fare soldi con i video su Internet. Questa volta il nostro protagonista è “xandertorino” ovvero Alessandro, che senza nessun problema è felice di raccontare come è riuscito in pochi mesi a guadagnare oltre 4600 dollari.

Tutto è iniziato a febbraio quando per puro caso, scaricando un video sul P2P, ho scoperto Revver.
Dopo essermi registrato ho pubblicato un po’ di video dei miei animali e ho sperimentato l’affidabilità del sito per un paio di mesi. Dopo 60 giorni ho ricevuto (con grande sorpresa) il mio primo pagamento che si aggirava intorno ai 30$, se non ricordo male. A partire da giugno ho cominciato a dedicare più tempo a Revver, pubblicando numerosi video di animali e pubblicando qualche mia creazione (tendenzialmente video divertenti e di breve durata).

Per esperienza posso dirti che i video che girano maggiormente sul web e che di conseguenza portano maggiori guadagni sono quelli di breve durata e con qualche bella ragazza protagonista. Ovviamente ci sono alcune eccezioni a questa regola, quali l’ormai celebre video della Coca Cola Diet & Mentos che è stato visto milioni di volte e ha portato nel giro di pochi mesi decine di migliaia di dollari nelle tasche degli autori.

Però pubblicare un video su Revver non basta per “fare fortuna”. Avrai notato che su Revver, a differenza che su YouTube o Yahoo video, tanto per citarne un paio, c’è pochissimo passaggio di visitatori e un video, anche se interessante o meritevole di attenzione, se non opportunamente pubblicizzato sul forum o in altro modo, può restare totalmente inosservato per mesi. Il segreto per far notare un video su Revver, nella speranza che una persona registrata sul sito lo diffonda al tuo posto col proprio codice d’affiliazione, è dunque quello di pubblicizzarlo sul forum, di inserire numerose parole chiave al momento dell’upload e fin tanto che era possibile (con Revver Classic) di scegliere il thumbnail migliore per la preview (funzione che presto – si spera – dovrebbero introdurre per il nuovo Revver).

Ho diffuso i miei video sul P2P (lasciando il PC acceso giorno e notte per un buon periodo) con dei nomi accattivanti e magari non necessariamente attinenti al contenuto del video, ho creato 4 siti dedicati esclusivamente ai video di Revver (www.revverized.net , www.petvideo.eu , www.canedellaprateria.com , www.petvideo.eu ), li ho pubblicati anche su altri siti quali Youtube, Google video, Yahoo video (la settimana scorsa uno dei video dei miei cani della prateria era in prima pagina su Yahoo Video negli USA nella sezione featured ed è stato visto da 13500 persone in un giorno), Vimeo, Vidilife, Flixya. Tenendo conto che Revver fino ad un mesetto fa pagava 45 centesimi di dollaro a click, per svariati mesi ho guadagnato la bellezza di 20/30$ al giorno. Purtroppo il mese scorso Revver Classic è stato schiuso e Revver ha abbassato decisamente la somma pagata per ogni singolo click (credo che attualmente si aggiri intorno ai 10/15 centesimi). Ad oggi ho 373 video online e sfruttando il sistema di affiliazione di Revver, quotidianamente diffondo sul P2P circa 900 video nel loro formato. Sommando un po’ di pubblicità sul forum di Revver, un po’ di P2P, un po’ di pubblicazioni sugli altri siti di video (e quindi non necessariamente con la pubblicità di Revver incorporata) si ottiene un discreto “movimento” dei propri video sul web. Inoltre come forse avrai notato offro sui miei siti la possibilità di inserire i miei video su una qualsiasi pagina web grazie al uno script.

Non sono un professionista del settore: figurati che giro i miei video con una fotocamera Canon PowerShot S3 IS acquistata con i primi 600€ guadagnati su Revver. Abitualmente monto i miei video con dei programmi veramente molto banali quali UleadVideoStudio 10, Microsoft Movie Maker (quasi mi vergogno a nominarlo ma è di una semplicità straordinaria e per video di cani della prateria va più che bene) e se proprio voglio sbizzarrirmi in qualcosa di un po’ più originale uso Adobe Premiere 2.0. Ovviamente ho imparato da solo ad usare questi programmi, come da solo ho imparato a fare dei siti internet (estremamente semplici ma funzionali).

I contenuti prodotti fin ora da Alessandro, per sua stessa ammissione, non sono esattamente quello immagino essere un esempio di contenuti premium per la Net TV. Ciò nonostante “xandertorino” incarna l’essenza in nuce del moderno produttore di contenuti User Generated, che con attrezzature amatoriali è in grado in autonomia di girare e montare i propri video. Ma è anche esperto di “distribuzione” e di marketing, sapendosi muovere con astuzia nella rete per lasciare quella traccia di molliche necessaria a portare tutti gli affamati alla propria tavola. La Net TV è un settore emergente dove chiunque con poche risorse, molta fantasia e tanta buona volontà può arrivare, sin da oggi, a guadagnare dei denari. Il tema della qualità dovrà probabilmente essere affrontato prevedendo un minimo di investimenti, o delle coproduzioni mirate. In ogni caso la porta è aperta, ancora una volta: forza e coraggio!

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