L’horror più che mai quest’anno sbarca sulla rete. Comcast ha lanciato oggi, just in time for Halloween, un on-demand horror channel chiamato FearNet. Un progetto co-finanziato da Sony e Lionsgate che debutta come canale video on demand gratuito per tutti gli utenti del cable operator USA Comcast sul sito FearNet.com. La piattaforma video di FearNet è quella di GUBA uno dei servizi on-line più interessanti per la sua formula mista di user generated content e di contenuti premium accessibili da un unico portale video. Gli utenti del sito FearNet.com potranno scegliere se affittare o comprare i film in formato digitale. I prezzi vanno dai $0.99 per l’affitto e dai $4.99 ai $9.99 per l’acquisto.
Su YouTube invece After Dark Films continua le selezioni per la “queen of scream” che sarà la reginetta del Horrorfest (8 film per cui morire) evento che si svolgere nel week-end 17-19 novembre negli USA e che porterà 8 film dell’horror in diversi cinema. I film, promettono i curatori dell’evento, saranno di produzioni indipendenti, inediti e così cruenti che nessun circuito ufficiale si sarebbe mai sognato di accogliere. Tutto in soli 3 giorni, con la possibilità di comprare un singolo biglietto o il carnet per la visione di tutti e 8 i film.
La lunga coda necessita dei filtri perché la gente possa spingere i propri gusti dalla testa alla coda, delle hit ai prodotti di nicchia. Di filtri ne esistono già tanti, più o meno funzionanti. Uno su tutti è Google, che permette di trovare contenuti sperduti all’interno della rete. Altri, forse più efficaci nella nuova era di content push, sono gli aggregatori di news, podcast audio & video. Rimane comunque e sempre il problema di una mole di contenuti di possibile interesse troppo alta. Un ottimo segno di salute del meccanismo di user gerated production. Una situazione “fastidiosa” per chi vorrebbe semplicemente vedere quel che vuole. Ecco allora il progetto News At Seven del InfoLab della Northwest Univesity. Un aggregatore di video news, che capendo i gusti del singolo spettatore riesce a distillare solo le news di suo interesse. Le news selezionate vengono processate in automatico da un “motore” software che riesce ad animare un conduttore virtuale in 3D. Il conduttore ci presenterà, cosi come siamo abituati, il nostro personale TG, con il montaggio del nostro distillato. Il progetto è ancora in fase preliminare, ma la direzione è quella giusta.
News At Seven is a system that automatically generates a virtual news show. Totally autonomous, it collects, parses, edits and organizes news stories and then passes the formatted content to an artificial anchor for presentation. Using the resources present on the web, the system goes beyond the straight text of the news stories to also retrieve relevant images and blogs with commentary on the topics to be presented.
Once it has assembled and edited its material, News At Seven presents it to the audience using a graphical game engine and text-to-speech (TTS) technology in a manner similar to the nightly news watched regularly by millions of Americans. The result is a cohesive, compelling performance that successfully combines techniques of modern news programming with features made by possible only by the fact that the system is, at its core, completely virtual.
In this, our first deployment of the system, the show produced is a three-minute daily news update, featuring national, international, and human-interest stories, with commentary from blogs on the national story. After the material has been assembled, the system is ready to present the news using preset scripts. The engine, and our extensions to it, allows us to present believable human-like newscasters as well as more imaginative scenes and sets that are only possible because the show is virtual. We also use techniques to make the generated vocal audio more interesting and believable.
Although News At Seven is a very young system, it is already able to create a compelling, cohesive, on-topic news update performance. As we continue to advance its capabilities in finding interesting stories and displaying them in interesting ways, we fully intend to offer a viable replacement to the typical televised news show, tailored to a user’s specific interests.
Si è aperta il 25 ottobre la due giorni romana di VON Italy 2006 conferenza dedicata al VoIP che ospitava al suo interno il BroadBand Business Forum. L’impressione è stata strana perché, se pur prevedibile, fortemente piacevole: è tornato ad esserci un movimento massiccio di idee e di persone intorno al mondo Internet. Le conferenze erano tutte piene ai limiti della capienza delle sale. Gli argomenti mediamente interessanti. Peccato per lo spazio espositivo che offriva rari spunti d’interesse.
La prima giornata si è aperta con due conferenze molto interessanti. La prima è stata tenuta da Jeff Pulver fondatore di PULVERMEDIA e grande esperto di tematiche di “Net TV”, come lui ama definire quella che giustamente è tempo oramai di non chiamare più IPTV. Jeff con una splendida camicia hawaiana color prugna ha raccontato come la rivoluzione del Web video viene vissuta nella su New York City. Al di là di quello che possiamo leggere ogni giorno dai Blog, avere una testimonianza diretta fa sempre molto effetto. La convinzione ormai che alla televisione stia spuntando una “lunga coda” e che cambieremo per sempre il modo di concepire la cara vecchia TV, è totale. Pulver ha raccontato come l’esperienza dello scegliere cosa si vede in maniera interattiva non sia nuova per gli utenti americani che già durante il primo Live Aid del 1985 hanno potuto provare il brivido della scelta: un mosaico di più video a schermo ed il telecomando per decidere cosa vedere. Il servizio era disponibile solo per gli utenti di alcune cable TV. Oggi, ricorda Pulver, questa esperienza la stanno vivendo all’ennesima potenza milioni di utenti della rete. Da non perdere le due guide di Jeff la “Guida alle TV disponibili solo su Internet“, un elenco immenso ed in continua crescita di quello che è il dilagante fenomeno della Net TV, e la “Guida Veloce alla Net TV“..
Veramente divertente è stato invece riprendere integralmente il keynote “The Video Revolution: The Next Generation of Television” di Dina Kaplan, Co-Fondatrice e COO di BLIP.TV una delle Net TV più promettenti di questo periodo. Divertente perché mentre la Kaplan parlava di User Generate Content e di Phone Video il suo stesso intervento stava liquefacendosi in poltiglia digitale pronta per YouTube. Al di là di tutto l’intervento è stato molto interessante. BLIP.TV è una realtà della Net TV e sentire dal loro COO ripetere con convinzione i comandamenti della rivoluzione Video Internet è stato particolarmente stimolante. Ecco in sintesi i punti della presentazione.
Distribuzione
Per anni i brodcaster hanno provato ad indovinare cosa piacesse al pubblico. Oggi che ci sono milioni di Personal TV fatte dalla gente, è la gente stessa che decide cosa va in onda e che cosa ha successo. La diffusione del broadband e dei servizi di video publising e sharing ha reso la pubblicazione e la distribuzione dei contenuti video sulla rete una operazione facile, veloce ed economicamente sostenibile.
Costi di Produzione
I costi di produzione dei contenuti video si sono abbassati al punto da diventare quasi inesistenti. Questo perché oggi chiunque con una qualsiasi telecamera ed un PC può diventare produttore. Naturalmente gli ingredienti a minor costo ma particolarmente preziosi e non cosi facili da reperire sono le idee. Ma chi ha un sogno, delle idee, e del talento oggi può ambire a diventare un produttore di contenuti Net TV di successo.
The Market Economy
Per la prima volta abbiamo un marketplace dell’intrattenimento dove i migliori contenuti possono emergere ed essere valorizzati.
Esempi di Net TV http://www.treehuggertv.com/
Una TV dedicata a tutto ciò che ha contemporaneamente un senso estetico ed una attenzione per l’ambiente. Disponibile anche in video podcast.
Alive in Baghdad
La TV che sta raccontando i veri aspetti della guerra in Iraq, vista dagli iraqueni. Tutto quello che i network non hanno mai trasmesso. Disponibile anche in video podcast.
Amanda Congdon
La conduttrice di Rocketboom tra i più seguiti video blog della rete, gradito particolarmente dalle donne. Tre minuti ogni giorno per parlare degli argomenti più disparati. Amanda, donna che miscela bellezza ed intelligenza ha lasciato lo show nel luglio scorso, si dice per seguire nuove fortunate strade sulle colline hollywoodiane.
Goodnight Burbank
Uno show comico con dei presentatori pazzi che danno notizie vere in maniera divertente. Una formula che sta avendo un successo strepitoso. Anche questo disponibile in video podcast.
Geek Entertainment TV
Una nuova emittente TV che segue gli accadimenti della nuova bolla Web 2.0, o almeno così dicono. Interviste e
reportage divertenti ma pungenti per seguire questa nuova ondata tecnologica. Video podcast incluso.
Galacticast
Un comedy show in onda ogni lunedi mattina con delle divertentissime gag che prendono in giro i classici dei generi sci-fi, fantasy, horror, comics, e video-games. Anche qui video podcast.
Il ruolo di blip.tv
Far si che i produttori si concentrino solo sulla loro creatività per produrre contenuti di qualità senza addentrarsi e, spesso, perdersi dentro problematiche di hosting, distribuzione e mantenimento della presenza online.
Advertising
Una delle forme più importanti di advertising attualmente presenti sul Blip.tv è la sponsorship. I principali TV show hanno tutti una copertura significativa di sponsor interessati a legare il loro brand a questi nuovi tipi di contenuti TV. Una nuova forma di Advertising che Blip.tv sta sperimentando con successo è quella legata ai Tags: sponsor interessati a coprire tutti i video che vengono “taggati” con determinate parole chiave, ritenute evidentemente significative per coprire gli interessi del loro brand. Un esempio è l’advertising che viene fatto sul tag “Basketball” che permette di coprire tutti i video che contengono contenuti legati al quel particolare sport che presumibilmente verranno selezionati in prevalenza da appassionati. Questa nuova forma di adv permette a chi investe di avere un targeting enormemente più accurato di quello fino ad oggi possibile con i media tradizionali.
Trend N.1 La fine dei siti accentratori
Nel modello classico di TV, che sposa la logica con cui sono stati concepiti i portali internet di prima generazione, esiste un solo destination site: il newtwork, il portale. Blip.tv offre una moltitudine di destination site, uno per ogni TV show presente. Questo principio porta ad un estensione dell’interazione che il pubblico può avere con i TV show d’interesse senza precedenti.
Trend N.2 Essere parte della fabbrica del web
Blip.tv diventa parte dell’infrastruttura del web. E’ un facilitatore che consente a chi vuole creare, pubblicare e condividere contenuti di qualità di poterlo fare usufruendo di una piattaforma già predisposta a questo scopo. Blip.tv in una concezione tipicamente Web 2.0 è un servizio per i content producer.
Trend N.3 Le persone diventano “Imperi” che lavorano per loro stessi
Con Blip.tv le produzioni video indipendenti e con esse i loro produttori possono trasformarsi rapidamente da piccoli fenomeni colti ed apprezzati solo dai cosiddetti “early adopters” a serie TV trasmesse e pubblicizzate su iTunes, fino ad arrivare ad essere trasmessi sui network televisivi “classici” come CNN e HBO.
Grandi applausi per questa presentazione che, pur non avendo rivelato nulla di nuovo, ha sintetizzato con rara efficacia una serie importante di punti chiave della rivoluzione “Net TV”. Che dire, eravamo andati al VON per avere qualche dato aggiornato sulla situazione del broaband e del WiFi e ci siamo trovati ancora una volta immersi in quella che ormai è senza ombra di dubbio the next big think.
(Per chi è interessato in Video Podcast è disponibile la versione integrale dell’intervento di Dina Kaplan di Blip.tv)
E’ arrivo un progetto che cambierà per sempre il modo di concepire la TV. Almeno questo è quanto sostengono i fondatori del Venice Project che per il momento si trova in fase beta, con possibilità d’accesso per un ristretto numero di utenti.
I fondatori del progetto sono quelli di SKYPE, e quello che promettono è di integrare nel loro sistema anche la TV. SKYPE oggi consente di chiamare e videochiamare overIP in tutto il mondo. Domani permetterà di vedere anche contenuti video, compresi quelli generati dagli utenti. Qual’è la novità? Non rischia di essere uno dei tanti progetti che sta provando ad entrare nell’eldorado della TV via Internet? Quello che sicuramente colpisce dalla primissime anticipazioni sul progetto, ancora segretissimo, è che il Venice Project userà la tecnologia P2P per distribuire e trasmettere videono online. Avremo probabilemente sia content on demand, stile podcast, ma siprattutto live streaming entrambi serviti da un estensione della tecnologia P2P di SKYPE. Un connubio veramente promettente i cui dettagli verranno rivelati i prossimi 16-17 novembre durante la “The Future of Television Forum” a NYC.
The Venice Project has been developed in stealth mode and is currently in a limited beta test. The team says it will redefine the way people think about television, but states that it is not a file-sharing application or a video download service.
The main backers of the project are Niklas Zennström and Janus Friis, who were both responsible for the Kazaa file-sharing system and the Skype peer-to-peer phone network.
Janus Friis has said that they are creating a streaming peer-to-peer platform for television. It is understood to be a video streaming layer built on top of the global index technology that provides the foundation for Skype.
The Venice Project is apparently codenamed after an independent film of that name set in Venice, Italy and Venice, California.
It appears, however, that the company behind The Venice Project is currently incorporated as ‘Baaima NV,’ a Netherlands Antilles limited company with a post office box at Curacao in the Caribbean, it has been suggested for legal reasons.
The published terms of service suggest that it will involve users uploading and tagging content. The platform will provide a targeted advertising-supported system, sharing revenue with programming providers.
Google recently invested $1.6 billion of its stock to acquire the video sharing site YouTube, with the presumed intention of establishing a similar business model. The difference with The Venice Project seems to be that it will be built on a peer-to-peer platform, which offers the potential for scalable low-cost distribution.
In un contesto urbano deve la diffusione di trasmettitori WiFi è tale da garantire una copertura pressoché uniforme si potrebbe di fatto pensare di non usare più le reti di telefonia cellulare GSM o UMTS. Abbiamo già visto come esistono progetti che mirano ad incentivare l’uso condiviso delle connessioni WiFi proprio con l’obiettivo di creare una mashed network dove con il contributo di tutti, tutti possano beneficiare del fatto di poter essere sempre connessi in qualsiasi parte della città. La filosofia è quella imperante nel mondo digitale dove Open è meglio e con la collaborazione e lo sharing si riescono a raggiungere risultati altrimenti impossibili. Se una mashed network dovesse quindi formarsi, ed è quello che sta avvenendo nelle principali capitali mondiali, potremmo cominciare a buttare i nostri vecchi cellulari a favore di nuovi dispositivi WiFi sui quali installare, ad esempio, un client Skype con cui fare telefonate e videochiamate usando la rete internet così come oggi facciamo a casa dal nostro PC. Ma non solo, perché con un dispositivo collegato ad internet anche in mobilità le vie del possibile sono veramente infinite. Non solo telefonate ma anche download di MP3, suonerie, wallpapers. E ancora giochi, news e chat. Fino ad arrivare alla neonata e ancora poco amata Mobile TV che ha nel DVB-H la sua incarnazione nostrana. Si perché anche il nuovo carissimo business del DVB-H potrebbe avere un alter ego più agile ed economico in un contesto WiFi.
Un esempio concreto e particolarmente interessante di come potrebbe configurarsi uno scenario di Mobile TV via WiFi ci è dato dalla soluzione MyCasting messa a punto da Orb, grazie alla quale gli utenti possono trasmettere tutta la propria library di contenuti su qualsiasi dispositivo Moblie dotato di una connessione WiFi e di un Browser.
Gli incastri del meccanismo sono piuttosto semplici. Per prima cosa si è necessario scaricare online un software da installare sul proprio PC chiamato Media Service. Una volta che il Media Service è installato si potrà decidere quali contenuti rendere disponibili per un accesso “remoto”. I contenuti che Media Service gestisce sono di quattro tipi: file audio, foto, video e Live TV streaming. Nello specifico i file Video possono essere sia video personali che video scaricati dalla rete. E’ naturalmente possibile condividere intere directory: quindi se ad esempio nel nostro PC abbiamo deciso di scaricare tutti i Podcast Video in un unico folder possiamo dire a Media Service di condividere automaticamente qualsiasi contenuto in esso presente. Quindi ogni qualvolta un contenuto video viene scaricato sul nostro PC sarà immediatamente disponibile per una fruizione remota. Ma c’è di più: se il PC sul quale abbiamo installato Media Service è equipaggiato anche di una scheda con sintonizzatore TV (anche DVB-T) potremo configurare il software perché trasmetta in streaming anche il flusso video preso in diretta. Dal dispositivo remoto con cui vedremo il flusso video potremo comandare anche lo zapping. Media Service non farà altro che sintonizzare la scheda TV del PC sul canale richiesto e trasmettere quindi in diretta il nuovo stream.
Passo successivo è l’iscrizione sul server online di Orb per la creazione di un account personale, semplicemente username e password. Questo passaggio è fondamentale per proteggere l’accesso ai nostri contenuti. Per accedere infatti a ciò che il nostro PC sta trasmettendo grazie a Media Service è sempre necessario effettuare una login di autorizzazione. Quindi se non vogliamo che nessun altro oltre noi veda ciò che trasmettiamo basterò non dare la nostra login a nessuno.
Terminata anche questa fase si può finalmente passare alla ricezione dei nostri contenuti su un qualsiasi dispositivo mobile dotato di queste caratteristiche: un collegamento ad internet, un browser e, se vogliamo vedere anche i video, un player (RealPlayer o Windows Media Player). Che sono in pratica caratteristiche presenti in quasi qualsiasi PC portalite, Palmare e telefono cellulare di ultima generazione. Provando ad usare ad esempio un telefono cellulare si dovrà semplicemente aprire il Browser Internet e digitare l’indirizzo del server Orb. Il telefono aprirà in automatico un collegamento Internet e si collegherà all’indirizzo richiesto. A questo punto sarà necessario digitare con la tastiera del telefono la propria login per autorizzare l’accesso ai contenuti.
Passata l’autorizzazione il Server Orb chiederà al Media Service installato sul nostro PC il menu dei contenuti disponibili. Il nostro PC invierà il menu in formato HTML così che possa essere visualizzato sul browser del telefonino per permetterci di scegliere cosa vedere. Se, ad esempio, decidiamo di vedere un video della nostra collezione basterà selezionarlo con il tastierino numerico ed immediatamente il nostro PC comincerà lo stream che il telefonino visualizzerà avviando il Player video in dotazione. Il Media Service ha la capacità di capire quale dispositivo ha richiesto i contenuti per adattare la trasmissione al formato ed alle dimensioni supportate. E’ da notare che l’intelligente disegno dell’architettura che Orb ha realizzato per il proprio servizio prevede che qualsiasi contenuto venga inviato via Internet direttamente dal PC dell’utente che li ha pubblicati. In questo modo non esiste una unica architettura centralizzata che deve sobbarcarsi il carico di trasmissione di tutti gli utenti collegati. Esistono invece tante trasmissioni locali realizzate direttamente dai PC e con la banda degli utenti coinvolti.
Questa soluzione ha permesso ad Orb di mantenere completamente gratuito l’utilizzo del servizio. Chiunque può scaricare il software ed usarlo senza pagare un euro. Almeno senza pagare ad Orb perché poi i costi di connessione ad Internet da un telefono cellulare sono ancora ben oltre il proibitivo. Allora ecco che il servizio Orb rientra negli interessi di chi vuole raggiungere gli utenti del mondo Mobile disintermendiandosi dalle telecom. Se i dispositivi mobili fossero dotati di WiFi e quest’ultimo fosse così diffuso da costituire di fatto una rete urbana, allora soluzioni come quella di Orb potrebbero costituire il modello ideale di funzionamento. I produttori di contenuti distribuirebbero e, in caso, venderebbero contenuti agli utenti solo via Internet. Sarebbero questi ultimi poi a “broadcastare” a se stessi i contenuti a cui sono interessati in mobilità. Un modello sostenibile e profondamente bello perché molto semplice.
Detto in altre parole il disegno futuribile ma concreto che è dietro a questo scenario vede l’utente al centro delle sue scelte. Il messaggio è: “Hai Internet a casa o in ufficio? Prendi un trasmettitore WiFi a $5 e condividi una parte della tua banda. In questo modo nelle nostre città si creerà una rete senza fili diffusa ovunque, che tutti potranno usare. A quel punto non ci sarà più bisogno di pagare il telefono di casa, il celluare o gli abbonamenti TV perché tutti questi servizi li potremmo avere semplicemente collegandoci a questa rete diffusa. Gli unici costi che avrai saranno con il tuo provider Internet (usa quello che costa meno va bene lo stesso) e per i contenuti a pagamento che vorrai acquistare.”
Una forma all-inclusive che sembra degna di un sogno delirante ma che a tutti gli effetti si sta già trasformando in realtà. La soluzione Orb è stata adottata da AMD per Live! ma ancora più emblematico è il caso di Nokia che da tempo ormai è particolarmente attiva in questo terreno. Non è un mistero che Nokia voglia entrare nel business del digital entertainment con i suoi telefonini e che per farlo debba trovare un modo per sciogliere il cordone che la lega alle telefoniche. E non è un caso quindi che le ultime generazioni di telefonini Nokia abbiamo una serie di caratteristiche fortemente mirate al raggiungimento di questi obiettivi. Innanzi tutto un Conditional Access per il DVB-H non compatibile con quello delle telefoniche. Quindi una dotazione con tutti i “confort” multimediali (musica, foto, video, giochi,…). Per arrivare agli ultimi modelli che sono dotati di connessione WiFi. Ma la ciliegina nella tattica Nokia di questi mesi è stata l’adozione negli USA del sistema Orb nel nuovo telefonino super tecnologico N80 Internet Edition anche lui dotato di WiFi.
Ed il cerchio comincia a chiudersi. Se si leggono le dichiarazioni di Nokia e di Orb si capisce qual è la direzione che il mercato sta prendendo.
“The Nokia N80 Internet Edition was developed to make it easy for people on the go to interact with their favorite internet services and content,” said Nigel Rundstrom, vice president Nokia Multimedia, North America, “Working with Orb Networks clearly illustrates why Nokia calls Nseries devices multimedia computers. Using Orb MyCasting with the N80 Internet Edition delivers a complimentary range of experiences that our research* tells us consumers want access to; music, photos, video, email and Internet browsing, all in a single connected device.”
“What’s exciting about this announcement is that it is more than just a bundling partnership,” said Joe Costello, chairman and co-founder of Orb Networks. “Nokia offers a quality mobile web experience for users with the rich functionality being introduced in the N80 Internet Edition. When Orb unlocks that personal digital content on the home PC, the N80 becomes the one connected device to enjoy it all. The combination offers a new level of media freedom and control for the customer.”
Se questa logica dovesse prevalere allora i contenuti audio e video per il mondo mobile saranno esattamente gli stessi del mondo Internet. Non ci sarà più differenza. Ecco allora che avere a disposizione una library immensa di contenuti video digitali prodotti dagli utenti, un buon motore di ricerca ed una library di contenuti premium a pagamento comincia ad essere un business con una portata ben più ampia di quello che oggi si può immaginare. Considerando che a breve termine la maggioranza di dispositivi portatili saranno WiFi e abilitati al video. Oggi già lo sono la PSP, i telefonini Nokia, e lo Zune di Microsoft. Oltre che i PC Portatili ed i Palmari. Domani avremo l’iPod, tutti i telefoni Cellulari, le console da gioco, i set-top-box, etc, etc. Non ci dovrà essere lo sforzo da parte di chi trasmette per convertire la propria utenza al digitale. L’utenza, i clienti saranno già naturalmente dotati di un ricevitore in grado di sintonizzarsi sulle nuove “frequenze digitali”. L’importante sarà saper cogliere il senso di questa trasformazione non cercando di adattarci sopra l’esistente. A questo proposito Mitch Lazar, VP di Yahoo! in un suo intervento al MIPCOM 2006:
[...] In all – mobile TV supplements traditional TV rather than replacing it. The consensus is now that the most successful mobile TV is made specifically for mobile, or at the very least re-edited for mobile. Two to three minute clips is always the template and MTV’s production teams, for one, now commissions for TV, PC and mobile from the outset.
In Italia siamo lontani da una situazione di copertura e qualità del segnale WiFi anche lontanamente paragonabile a quella dei servizi cellulari, certo è che le compagnie telefoniche non devono vedere di buon occhio la crescente diffusione del WiFi e chi oggi è contemporaneamente fornitore di servizi Internet e di servizi Mobile deve vivere un periodo veramente schizzofrenico. Tempi migliori si preannunciano invece per i fornitori di contenuti. I contenuti generati dagli utenti potranno di fatto beneficiare di un estensione dell’audience potenziale: i video podcast, che di solito sono contenuti seriali di breve durata, potranno esser fruiti anche in mobilità aprendo quindi nuove grandi potenzialità di business.
Ma un vantaggio ancora maggiore lo potranno avere proprio gli attuali broadcaster che, se sapranno aggiornare le loro strategie, potranno raggiungere lo stesso pubblico della TV e del Mobile all’interno di una stessa distribuzione digitale. Con in più il vantaggio di non dover passare per le telefoniche per raggiungere i cellulari della gente. Ed anche se è vero che le telefoniche sono un buon cliente sia per l’advertising classico che per il content providing di contenuti Mobile è altrettanto vero che poter direttamente vendere pubblicità e contenuti per il pubblico Mobile rappresenta una opportunità ben superiore.
Premetto che questo non vuole essere in alcun modo un post che istiga all’uso criminoso della rete. Pur essendoci molte risorse facilmente utilizzabili è sempre buona regola usarle con moderazione ed intelligenza.
L’argomento in questione sono i numerosissimi servizi che offrono feed RSS di listing di Show TV in formato Torrent. Esistono alcuni motori di ricerca online come TVRss che danno la possibilità di cercare tutti i file disponibili di una determinata serie TV. I file vengono cercati negli archivi Torrent, ovvero di quei file incapsulati nel più diffuso formato per la condivisione P2P. Qualsiasi file può essere convertito in formato Torrent cosi da poter esser distribuito in modalità P2P tra tutti gli utenti dotati di un client Torrent. Di client ce ne sono moltissimi, generalmente open source. Il più diffuso è Azureus un client Java ormai giunto ad una release stabile ed evoluta. Quindi entrando dentro TVRss possiamo cercare ad esempio “LOST”. Quello che avremo come risultato sarà un elenco di tutte le puntate di LOST disponibili in formato Torrent.
L’evoluzione semplice e straordinaria che servizi come TVRss hanno avuto è stata quella di dare il risultato della ricerca anche in formato RSS. In pratica dopo aver cercato “LOST” sarà possibile abbonarsi al feed RSS generato dinamicamente. Importando questo feed all’interno di un qualsiasi RSS Reader (Browser compreso) potremo sapere ogniqualvolta una nuova puntata di LOST è disponibile in formato Torrent. Non appena un utente avrà digitalizzato il video di una nuova puntata di LOST (da DVD o direttamente da TV) e lo avrà Torrentizzato questo file sarà disponibile per il download. Il nostro RSS Reader quando andrà di nuovo a chiedere aggiornamenti dal feed di LOST troverà un nuovo item disponibile e lo segnalerà all’utente.
Il modo con cui questo avviene è piuttosto semplice: ogni volta che il nostro Reader RSS richeiderà il feed di LOST per sapere se ci sono aggiornamenti il sito TVRss eseguirà nuovamente la query di ricerca, ritornando sempre gli ultimi risultati. Quindi appena un nuovo file è in rete automaticamente verrà “trovato” da questi motori di ricerca dedicati e, se l’utente si sarà “abbonato” a quella particolare serie TV, altrettanto automaticamente l’utente verrà avvisato.
L’ulteriore evoluzione è stata unire i fichi con le pere, ovvero mettere direttamente dentro ad un client Torrent (il programma per scaricare i file Torrent) un RSS Reader.
Tanti sono il client Torrent, almeno alttrettanti i plug-in per questi ultimi che aggiungono la funzionalità di RSS Reader. Quello che ho provato è stato il plug-in per Azureus chiamato Feed Scanner. Uno volta installato permette il subscribe di feed RSS direttamente dall’interno di Azureus. La funzionalità di autodonwload dei nuovi contenuti rende l’accoppiata di una potenza incredibile. Una volta che ci si è abbonati tramite Feed Scanner ai feed di tutti i programmi TV che ci interessanto, avremo direttamente sul nostro hard disk tutte le nuove puntate mano a mano che vengono condivise.
Questo è un esempio straodinario di Podcasting Video customizzato su contenuti TV che utilizza il protocollo P2P per ottimizzare al massimo l’efficienza distributiva. Presto o tardi servizi di questo tipo verranno sicuramente censurati. Ma più che agire per vie legali sarebbe importante capire quanto potente è questo nuovo sistema di distribuzione dei contenuti TV, soprattutto quando avremo la possibilità di vedere i contenuti scaricati direttamente dalla TV di casa, consultabile da un menu tramite telecomando. Se questa stessa dinamica venisse resa semplice da usare, affidabile e di qualità si potrebbe per certo concepire un servizio a pagamento. Un ottimo esempio di TV 2.0.
Chi per il momento manca all’appello nella lista dei partecipanti del fenomeno RSS e Podcast è Microsoft. Solo nella versione 7 di Internet Explorer è stato introdotto il supporto per i feed RSS, quando tutti gli altri browser hanno questa funzionalità da molto tempo. Per il resto zero assoluto. Windows Media Player non ha il supporto il Video Podcasting, Windows Media Center nemmeno. Il nuovo Zune, oggetto che dovrebbe essere all’avanguardia e di tendenza, non ne ha sentito nemmeno parlare. Alla Microsoft danno il Podcasting come una delle funzionalità da inserire prima o poi nelle loro piattaforme ma, per il momento, dicono di volersi affidare a prodotti di terze parti. Questa politica ha fatto sempre bene a Microsoft che in questo modo ha costantemente alimentato un nutrito mondo di aziende che vivono intorno ai suoi prodotti. Forse però il Podcasting è una realtà troppo importante per decidere di non includerla direttamente all’interno dei propri prodotti, in special modo in quelli orientati al mondo dell’entertainment. Non avere questa funzionalità embedded nei Windows Media Tools significa chiedere agli utenti di queste piattaforme uno sforzo in più, spesso ai limiti del possibile per i meno esperti. Sta di fatto che soluzioni per il Podcasting per piattaforme Window Media esistono ed alcune sono veramente interessanti, tanto da superare per facilità e concezione d’uso alcuni tra i prodotti più affermati.
Per saperne di più abbiamo intervistato Mr. Michael Sprague il Presidente di Wavexpress, società che ha sviluppato una soluzione per il Video Podcasting integrata con Windows Media Player chiamata TVTonic. La chiacchierata è riuscita a risolverci qualche dubbio sulle politiche Microsoft riguardo al Podcasting ed al futuro di questa modalità di distribuzione video.
Microsoft doesn’t support Podcasting neither in Vista nor in Zune. Plug-ins and podcasting tools for Vista and Zune will likely come from third-party developers. TVTonic is one of these? Have you any plan to develop a similiar product also for Zune?
Yes, TVTonic is a podcasting plug-in client for XP and Vista. It is not entirely true, however, that Microsoft has no native support for podcasting. The new IE7 browser has RSS built in and will handle automatic downloads of item enclosures. TVTonic goes a step further by providing many enhancements specific to the operation of a video service.
As for synchronization with hand-held devices, we are working with a partner to make this available. Zune is certainly a device we would want to support.
Talking about something that sounds like “Pod” is so much Apple, so much iTunes. Do you think Microsoft is not embracing the podcasting wave to not encourage something that’s so related to Apple?
No. The name was a coup for Apple, but it has not deterred Microsoft from supporting podcasting in any way. RSS (really simple syndication), the syndication format behind podcasting, is becoming deeply embedded in the IE browser and other Microsoft products.
Which is the exact relationship between TVTonic and Windows Media Center? Can I use TVTonic as an extension of Windows Media or I’m obliged to use TVTonic Channel Guide?
TVTonic is an Online Spotlight partner. Depending on territory, every Media Center machine links to a list of a couple dozen applications which extend the features and services available to the user. Microsoft carefully vets each of these applications for suitability and reliability. Each of these applications run in their own area. They are easily linked off of the main guide of MCE, but then often contain guides of their own.
TVTonic is free. Which is your business model?
We execute agreements to place interstitial ads on our channels and share the subsequent revenue with content partners. We only place ads when we have a contract with the content partners, so our business is to sign content to our ad program and expand our viewer base.
TVTonic is optimized to be used with a remote. Which is the most typical usage scenario you envision for your product? In other words: where and how user will interact with this new kind of TV?
We design it primarily for your living room. It’s the ideal viewing environment for many types of video. We try to achieve an experience for the user that is as entertaining and reliable as traditional television. However, we also have designed it to work well in a traditional computer environment. The laptop is a portable entertainment center for many travelers and thus another environment well suited for TVTonic, not least because TVTonic remains fully functional when the computer goes offline.
Apple have announced iTV, the missing piece of technology to connect PC to TV letting user really watch TV content on TV screen. In Apple vision user will use the PC as a “planner” to subscribe or unsubscribe to podcast and then iTV to simply interact with content using the remote in front of the TV. TVTonic is optimized for Window Media Center thus I need to have a complete PC near my TV (not just a bridge as iTV will be). Don’t you think this is a costly approach that discourage users to user it?
Microsoft announced a similar bridge product two years ago. It’s called a Media Center Extender and is available for $299 from LinkSYS. The Extender not only projects the media assets into the TV environment but also enables the full MCE menu and all the add-on applications, such as TVTonic. Furthermore, the Xbox 360 is an extender out of the box. If you have an Xbox somewhere in your house (likely in the living room), you can use it to access all the features of your MCE PC (perhaps in your home office). Apple has tremendous clout as a media trend setter, but Microsoft is years ahead in this space. One major feature missing from Apple’s Front Row is the ability to add additional media experiences, such as ours.
TVTonic have a great feature: it permits to play an entire Channel. That way users could see Video Podcast as really channels, playing “linearly” all the downloaded content. Do you plan to have some playlist or smart playlist feature so users could set up their personal channels and play it all along?
We have explored adding features to enable you to apply aspects of the TVTonic interface to your local media collection, but have not released anything in this area. Often we find, in fact, that adding features tends ultimately to denigrate the experience. The beauty of TV is you turn it on… and watch. There are many products out there that give the user infinite control over their media experience, but control can equate to work. We do what we can through thoughtful content programming and simple design to keep the user from having to work for their entertainment.
A huge business in Video Podcasting will be advertising. This is one of the most promising benefits for YouTube to be part of Google AdSense family. But this kind of business doesn’t seams to feet perfectly with Podcasting, where user downloads and store locally the contents thus is not possible to change advertising every time the user re-watch a video. What do you think about it? Have you any mechanism to persuade users to periodically delete downloaded content?
TVTonic has a smart managed cache where the content publisher can control what’s on the local drive and what is not. If they want to remove an item from circulation they simply pull it from their feed. On the client we also control disk usage by capping each channel at a set limit, editable by the user. Our ads are delivered separately and inserted into the experience at playback time. This way we can rotate ads independently of content.
Another business opportunity for Podcast are Premium contents protected by some DRM. What do you think about it? Is podcasting a real platform for this kind of content or we will remain using iTunes or Windows Media Player? In any case how could users interact with DRM protected content using TVTonic?
We currently operate a couple pay channels already. The experience for the user is the same, however, they need to have an active license to pull the content. I believe this model will start seeing more use as the free services expand familiarity of the delivery model. In fact, the market may see a radical shift as service providers realize that most new PC’s now ship with a security chip that enables them to add or remove subscriber access much as is done with Set-Top boxes today. Our parent company, Wave Systems, is a leading provider of tools for these chips known as Trusted Platform Modules (TPM). Foreseeing the widening availability of MCE PC’s with TPM’s, we have been working with Wave to integrate our subscriber management with the TPM.
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Todd Wagner nel 1999 ha venduto la sua azienda Broadcast.com a Yahoo!. Ora è proprietario di 2929 Productions, HDNet Film, della distribuzione Magnolia Pictures, Landmark Theatres e di molte società nel mondo dell’intrattenimento. Nel 2005 due dei suoi film hanno ricevuto 7 nominantions agli Oscar®. Wagner è persona che si può considerare più che esperta del mondo dell’intrattenimento, della nuova era dell’intrattenimento online. Il 10 ottobre 2006 ha a presentato un keynote durante il Mipcom (una delle più importanti fiere al mondo sul mercato Audio/Video) intitolato “Rethinking Hollywood”. Un estratto del suo intervento, pubblicato da paidContent, rivela quanto interessante sia la sua visione del presente e del futuro dell’industria dell’entertainment ormai irrimediabilmente contaminata dalla rete. Riportiamo di seguito l’estratto che merita di essere letto con attenzione.
“I love the talk about podcasts – we did that back in 1995, but called them internet broadcasts. We had lots of people that were going to put their programs out to the world and become famous, but nobody cared then.” He said one of the primary reasons they bought Simplenet in 1998 was to provide user-generated video, but again that didn’t take off. The first instinct with a new technology is to repurpose existing content from another platform, but “these businesses need business models,” he said. “It’s not really a dramatic change but the integration of these things into our daily lives. My gut feeling is that this is happening now because the 15-18 year-olds that are driving much of this bus haven’t known anything but the internet since they were babies.”
– Wagner describes “all the YouTubes and all these mobile devices” as a good thing for the industry, but “Hollywood isn’t going anywhere”. The mighty Hollywood isn’t about to disappear, it’s true, but its business model will have to change significantly in response to this new technology. Wagner describes that technology as 180 degrees different to the movie industry: it’s as a freight train rolling down a mountain and those barricades won’t work for long. “Technology never goes as far as you think in two years, but it always goes further than you’d expect in ten.”
– He sees user-generated content, in Hollywood terms at least, as little more than a new audition centre – mainly because of the enormous financial barrier to people outside the industry. “User-generated content matters but it’s not going to change the world,” he said. Wagner said Soderburgh once asked him to name a great movie that no one’s ever seen. The reason you can’t is because they don’t exist – without the financial backing of the industry no-one can afford to make one. “YouTube is the outer gatekeeper, like the dev person in the studios who’s very young and very hip and has to go to all the parties. But there still has to be an inner gatekeeper – there are only 20 people in Hollywood that matter and that’s the 20 people that can say yes.”
– Wagner said Hollywood is right that telling its story will never go out of style, but it’s how that story is sold and distributed. He mentioned a six-movie deal with Stephen Soderberg on a cross-media simultaneous release. (That deal is through HDNet Films; the first, Bubble, has already been released.)
- Comedian Steven Wright once said that starving people in the desert should go where the food is. A bit unkind, but it’s a good lesson for the industry too. As far as the technology is concerned, that means letting the consumer decide how they want to consume media. “The movie industry is the only one that dictates how and where you will see the product.” He said his own research showed that half of movie goers leaving a cinema said they’d buy the DVD and that’s an impulse buy opportunity. “It’s dangerous to assume your customer is still interested in your product in five months’ time.” His own company sells DVDs to people as they leave the cinema. The movie industry attitude towards these day-in-date releases is like the attitude to televised baseball games in the 50s – they thought no-one would pay to go to the game if they could watch for free online, and some local broadcasts were even blacked out. Game attendance didn’t suffer at all though – quite the opposite, and advertising also flourished.
– He said that companies that have content and communications in one stock are the ones to be scared of “What Google is doing now – doesn’t that smell like a studio to you? Getting paid to distribute your content? Why this should be a bit more scary than it used to be is because these companies media, commerce and communications all in one stock and movie companies do that. The movie industry doesn’t have that.”
– “Who would’ve thought ringtones would work – and that people would pay more than they pay for a regular song? Let’s not be so certain about what we think people want – let’s just get stuff out there in new and creative ways.” Amen to that.
Pensiamo ad Internet come il nuovo mezzo di distribuzione dei contenuti TV. Una connessione broadband sufficientemente veloce ci permette di vedere senza grossi problemi sia contenuti TV di flusso che non lineari. Ma la TV ha una caratteristica particolare e molto importante quella di poter essere “ricevuta” in qualsiasi zona illuminata da un segnale. In pratica se si esce da casa con un televisore portatile generalmente si vede la TV. Questo è vero anche e soprattutto per i segnali che trasportano la TV digitale come il DVB-T ed il DVB-H.
Ma se si esce da casa con il proprio pc, portatile, palmare, PSP è ancora possibile vedere la TV via internet?
Il segnale Internet come è noto è già trasportabile via etere grazie a WiFi. Lo standard di prossima adozione l’802.11n permetterà per altro di trasmettere ad oltre 500Kb/s e quindi più di uno stream in contemporanea o uno in alta definizione. Il problema è che se giriamo per strada con uno dei nostri dispositivi digitali abilitati al WiFi con molta probabilità avremo molta difficoltà a trovare il segnale anche in una grande città e, se mai lo dovessimo trovare, quasi sicuramente la rete WiFi non sarebbe aperta e quindi noi comunque non potremmo accedere.
Interessante è a questo proposito l’esperienza fatta qualche mese fa a NYC. Aprendo il portatile in un appartamento del East Village abbiamo trovato 16 sorgenti WiFi disponili (!!) tra le qualli, naturalmente, una era aperta (la foto in testa a questo post è la testimonianza “scattata” all’epoca). E’ vero che Manhattan è la porzione di mondo più coperta da WiFi ma è altrettanto vero che la differenza con le nostre care città è veramente imbarazzante. A NYC alla domanda “potrei continuare a vedere la TV via Internet anche per strada” probabilmente risponderemo più spesso di si che altro. Ed in questo caso senza che si sia aperta una rete WiFi comunale o simili, semplicemente grazie allo spirito di sharing che pervade molti utenti della rete. Allora mi chiedo: invece di speculare sull’opportunità di acquistare grossi carier di telefonia per poterli schierare nelle proprie fila non varrebbe la pena promuovere una iniziativa di WiFi sharing magari sovvenzionata? O si crede ancora che, come per la Televisione tradizionale, per fare TV via Internet sia cosi importante possedere l’infrastruttura?
In questa direzione l’iniziativa FON che permette di acquistare una base WiFi a 5$ in grado di garantire la connettività domestica ma anche di lasciare una parte della banda a disposizione per chiunque voglia collegarsi ad Internet.
Fon è una community di utenti che hanno deciso di condividere la propria connessione a banda larga. L’idea è innovativa perché questa rete sarà costruita dal basso, con l’apporto di tutti gli utenti che vorranno aderire. A formare la griglia di hot spot, punti di accesso pubblico a internet, saranno le normali Adsl degli utenti abbonati, che accettano di condividere la propria connessione (sottoscritta con un qualsiasi provider). Gli altri utenti di Fon che passano in strada, vicino a quell’hot spot (nel raggio di qualche centinaio di metri) potranno così accedere a internet veloce, sfruttando l’Adsl condivisa. Per diventare un fonero è sufficiente possedere un router in grado di installare il firmware FON che consente la condivisione della banda e la registrazione dell’utente alla community.
Il movimento è attivo ormai da diversi mesi e dando un occhiata alle mappe aggiornate ci si può rendere conto di come l’idea si stia diffondendo ovunque e rapidamente tanto da rendere credibile la prospettiva di reti completamente “mashed” formate dalla condivisione di un grande numero di utenti su aree urbane. Non è allora questa la strada da seguire per avere una TV digitale via Internet con la stessa trasportabilità dalla attuale TV? Noi crediamo di si.
(Segue un video del ideatore di FON che spiega il progetto)
Questa volta i rumors non solo erano veri, ma sono usciti anche terribilmente a ridosso dell’evento: Google ha comprato YouTube per $1.65 bilioni. Il video che apre questo post è il messaggio alla “nazione YouTube” dei due fondatori. Quello che segue il comunicato stampa ufficiale. Aspettiamo ora solo l’annuncio della partnership con Apple (che a questo punto riteniamo fortemente probabile) per capire come si ri-definiranno tutte le strategie del video online.
MOUNTAIN VIEW, Calif., October 9, 2006 - Google Inc. (NASDAQ: GOOG) announced today that it has agreed to acquire YouTube, the consumer media company for people to watch and share original videos through a Web experience, for $1.65 billion in a stock-for-stock transaction. Following the acquisition, YouTube will operate independently to preserve its successful brand and passionate community.
The acquisition combines one of the largest and fastest growing online video entertainment communities with Google’s expertise in organizing information and creating new models for advertising on the Internet. The combined companies will focus on providing a better, more comprehensive experience for users interested in uploading, watching and sharing videos, and will offer new opportunities for professional content owners to distribute their work to reach a vast new audience.
“The YouTube team has built an exciting and powerful media platform that complements Google’s mission to organize the world’s information and make it universally accessible and useful,” said Eric Schmidt, Chief Executive Officer of Google. “Our companies share similar values; we both always put our users first and are committed to innovating to improve their experience. Together, we are natural partners to offer a compelling media entertainment service to users, content owners and advertisers.”
“Our community has played a vital role in changing the way that people consume media, creating a new clip culture. By joining forces with Google, we can benefit from its global reach and technology leadership to deliver a more comprehensive entertainment experience for our users and to create new opportunities for our partners,” said Chad Hurley, CEO and Co-Founder of YouTube. “I’m confident that with this partnership we’ll have the flexibility and resources needed to pursue our goal of building the next-generation platform for serving media worldwide.”
When the acquisition is complete, YouTube will retain its distinct brand identity, strengthening and complementing Google’s own fast-growing video business. YouTube will continue to be based in San Bruno, CA, and all YouTube employees will remain with the company. With Google’s technology, advertiser relationships and global reach, YouTube will continue to build on its success as one of the world’s most popular services for video entertainment.
The number of Google shares to be issued in the transaction will be determined based on the 30-day average closing price two trading days prior to the completion of the acquisition. Both companies have approved the transaction, which is subject to customary closing conditions and is expected to close in the fourth quarter of 2006.
L’attenzione per la distribuzione di Video via Internet è altissima da parte di tutti gli addetti ai lavori nel mondo dei media. L’industria dell’intrattenimento sta investendo pesantemente nella rete, forte di solide basi economiche emerse in questi ultimi anni che dimostrano inconfutabilmente che Internet non è più solo il mezzo per raggiungere target ormai fuori dai panel tradizionali ma è anche, e soprattutto, una immensa macchina per fare soldi. Quando si parla di Video su Internet si parla quasi esclusivamente di download. La cosiddetta fruizione non lineare che consente allo spettatore di scaricare i contenuti a cui è interessato per vederli poi, quando avrà tempo o voglia.
D’altra parte questo approccio ai contenuti video non è solo più comodo ed in linea con le esigenze della vita moderna, ma è anche intrinsecamente più indicato per l’infrastruttura Internet. Il video on demand -cosiddetto- non soffre particolarmente di problematiche di prestazioni: se un contenuto viene scaricato in 15 minuti invece che 10 non cambia praticamente nulla. Dove Internet soffre terribilmente è sul live streaming, sulle trasmissioni in diretta. Ed esiste una consistente fetta di contenuti, soprattutto in termini di valore economico, che ha necessità di essere trasmessa in modalità Live. Nessuno vorrebbe essere costretto a vedere la finale dei campionati del mondo in differita o, molto più semplicemente, una fascia d’utenza più tradizionale e ancora predominante preferisce “guardare quello che c’è in TV” e non scegliere. Il problema è che se 25 milioni di persone decidessero di vedere contemporaneamente Italia-Francia l’infrastruttura di connettività Internet non sarebbe in grado di sostenere la mole di traffico generata. Altro problema lo avrebbe il Broadcaster, l’emittente, che dovrebbe dotarsi di una potenza trasmissiva (in termini di server e connettività) tale da far saltare qualsiasi razionale economico. In questi ultimi anni dalla rete è emersa la soluzione a questo problema che tanto per cambiare è nel protocollo P2P, che si è evoluto per gestire anche la distribuzione di contenuti live.
Il P2P riporta le logiche di distribuzione del contenuto in piena armonia con le dinamiche di funzionamento della rete. Internet è peer to peer e, finchè viene utilizzata in questo modo, funziona perfettamente. Anche se probabilmente prima di vedere una diffusione commerciale imponente del P2P per la trasmissione live di contenuti Video dovremo aspettare il pieno consolidamento della rivoluzione del Video Podcasting c’è chi già opera con interessanti soluzioni in questa direzione. Stiamo parlando di CoolStreaming progetto italiano che si manifesta in un portale Internet ed un Media Center dedicati alla visione di contenuti video live provenienti da tutto il mondo, tutti (o quasi) distribuiti grazie ad una tecnologia P2P Live Streaming. Per saperne di più abbiamo intervistato Pierluigi Mele di CoolStreaming al quale abbiamo fatto qualche domanda sulla sua azienda e sul futuro della TV via Internet.
Quale è il vostro modello di Business, ovvero quali sono le principali linee di ricavo (attuali o previste)?
Coolstreaming vive grazie a vari sponsor e alcuni investitori esteri che stanno credendo nel nostro progetto. Siamo amareggiati che nessuno in Italia voglia supportarci, siamo stati diffamati, censurati solamente per aver informato dell’esistenza di nuove tecnologie. Questo clima di caccia alle streghe ha generato nei nostri confronti pessimi giudizi dai maggiori broadcaster italiani. Siamo stati i primi a sviluppare un p2p-tv italiano e abbiamo avuto moltissimi contatti , purtroppo poi bloccati per la nota vicenza giudiziaria (NdRLa denuncia di SKY perché CoolStreaming consentiva la visione delle partite del campionato italiano da emittenti Cinesi). Stiamo cercando di aprire il sito non solamente ad utenza italiana ma mondiale. Da nostre statistiche praticamente ormai tutto il globo ci visita.
Credete veramente che la TV via Internet sia portare la TV “tradizionale” in rete? Cosa ne pensate del fenomeno Podcasting? La TV via Internet non sarà prevalentemente “non lineare”?
La nostra Mission e’ vedere la tv dove , come e quando un utente vuole in qualiasi modo. E’ in realizzazione un portale mobile. Abbiamo la possibilita’ di stremmare oltre 150 tv con prove gia’ effettutate.
Il nuovo portale permette a tutti di inserire tv,clip,video , aggiungere ai preferiti i propri canali , un grande telecomando dove ognuno sceglie cosa vedere. Spingeremo il piu’ possibile la creazione da parte dell’utenza di web-tv, ormai basta veramente poco una connessione una web-cam e tanta fantasia ,dopo i video, il nostro passo e’ questo.
Nei mesi scorsi abbiamo incontrato diversi produttori di soluzioni P2P da Kontiki a Octoshape. I pareri sull’affidabilità del P2P come tecnologia per il live streaming sono ancora troppo discordanti, tutti comunque concordi sulla assoluta dipendenza di questo protocollo dall’affidabilità e potenza dell’infrastruttura di rete. Che il P2P per il Live Stremaing funzioni non vi è dubbio e Coolstreaming ne è l’esempio con le centinaia di trasmissioni che avvengono in questo modo. Ma, voi usereste questa tecnologia per un prodotto commerciale di larga diffusione? Ovvero: se doveste trasmettere un contenuto premium come ad esempio il campionato di Serie A o la Champions League a pagamento come fanno LA7 e Mediaset, vi sentireste confidenti di farlo oggi usando questa tecnologia?
Da nostri test possiamo garantire dai 20.000 ai 100.000 utenti per server. La nostra tecnologia si basa principalmente sui p2p-tv made in china. Pplive è riuscito a raggiungere oltre 1 milione di utenti in visione. Molti broadcaster Cinesi ed Europei usano attualmente i p2p-tv senza alcun problema.
L’unico problema che potremmo riscontrare per l’utenza Italiana e’ il basso upload che hanno le linee adsl che non permettono tutt’oggi il raggiungimento di bitrate elevati.
Il Vostro Media Center non rischia di essere l’ennesimo “Media Center” destinato a soccombere sotto i colpi di prodotti più officiali? Qual’è la vostra strategia per questo prodotto.
Il mediacenter rappresenta una piccola fetta del nostro progetto. Grazie a noi l’uso e la conoscenza dell’iptv e web-radio e’ aumentata del 95% (Dati Netnilsen). Da nostre statistiche oltre il 22% dei nostri utenti acquisterebbero eventi in pay-per-view, ed e’ li che ci concentreremo nei prossimi mesi.
Dal vostro punto di vista: come vedete lo sviluppo della TV digitale ed Internet nei prossimi 5 anni.
Internet e’ una grande possibilita’ per i grandi Broadcaster per ampliare il proprio bacino di utenza. Con il p2p-tv o web-tv classico sia potra’ abbondonare il classico Auditel ormai vecchio per sostituirlo con l’esatto numero di utenza , collegamenti attivi e trend d’ascolto.
Pensiamo che la tv digitale possa essere un volano anche per l’iptv in quanto l’utente potra’ cominciare ad apprezzare le metodologie di sviluppo di una televisione diversa da quella che abbiamo finora conosciuto.
Speriamo vivamente che il nostro lavoro venga apprezzato, cio’ che noi stiamo facendo e’ solo una piccolissima parte di quello che potrebbe rappresentare il futuro. Coolstreaming dovete considerarlo come un “test”, contro la classica tv analogica. Basta solo guardare la differenza da quello che noi possiamo offrire è una normale tv. Oltre 1 milione di utenti hanno scaricato il nostro software, stiamo registrando numeri elevati a prescindere dallo sport. I gusti e le preferenze stanno cambiando e Coolstreaming pensiamo stia dando grande impulso, per questo rinnoviamo la nostra collaborazione a tutti i broadcaster, e’ una sfida che speriamo venga accettata.
Google compra YouTube per $1.6 bilioni? La notizia sta rimbalzando freneticamente sui principali blog del settore e sembra avere qualche fondamento di verità. Sono settimane che il tormentone YouTube è al centro di tutte le discussioni degli addetti ai lavori. L’argomento più discusso è il problema del copyright che chi comprerà YouTube si porterà in dote. E’ certo ormai che l’idea di servizio alla YouTube è non solo di interesse collettivo ma anche potenzialmente molto profittevole. Contenuti di qualità quali quelli presentati nel contest musicale di questi giorni, o il “festival” dei corti Horror in programma per novembre sono solo le prime avvisaglie di quello che YouTube potrà diventare. Se si miscela il tutto con una quantità virtualmente infinita di contenuti prodotti dagli utenti si capisce come YouTube sia seriamente candidato ad entrare nell’elite dalla “lunghissima coda”. Il problema del copyright non è cosa da poco. Servizi parenti anche se molto molto diversi come Current TV hanno adottato una politica estrema, molto televisiva, per risolvere il problema: tutti i contenuti devono essere originali; tutti i partecipanti/attori (anche casuali) devono firmare una liberatoria; i contenuti vengono ceduti in esclusvia; le musiche vengono scelte da una library per la quale Current ha comprato i diritti a forfait. Insomma tutto è sotto controllo, quello che va “in onda” è a prova di sorpresa. Peccato che questo approccio così cauto tagli le gambe a molte produzioni spontanee, ma forse il gioco vale la candela. Meglio avere tanto invece di tantissimo, ma tutto a prova di futuri disastri legali.
Certo è che Google da questo punto di vista esperienza ne ha. La recente dichiarazione di David Eun, VP, Content Partnerships di Google letta sotto questa nuova luce acquisisce ancora più valore:
But today only a fraction of the world’s information is available online. Our aim to help organize the world’s information and make it universally accessible and useful means working with a lot of information – newspaper articles (many written over a century ago), books (of which there are millions), images, videos (including all of the new footage users are creating), websites, important financial information and much, much more.
Because we don’t own this content, over the years we’ve come up with three primary principles to ensure that we respect content owners and protect their rights:
we respect copyright;
we let owners choose whether we index their content in our products;
we try to bring benefit back to content owners by partnering with them.
Respecting copyright
There are many legal rights that help protect content. Among the most important is copyright. Content creators deserve to be rewarded for their creative work — and copyright law is fundamental to ensuring that as well as fostering future creativity. While protecting the rights of owners, those laws also encourage others to make use of content in limited ways. That’s why newspapers are allowed to include short quotations from in-copyright books in their reviews. That’s also why search engines can show snippets (small excerpts) of text in their results. Copyright owners benefit from these types of usage because they help to publicize their works.
E se i servizi Google Video e YouTube in caso il deal si chiuda non venissero unificati? Se l’idea fosse creare una unica piattaforma ma con due anime distinte per preservare la potenza della “lunga coda” dando al contempo un contesto separato a tutta la parte Premium? Non dimentichiamoci poi delle insistenti voci su una patnership tra Google e Apple per la piattaforma premium iTunes/iTV. Eric Schmidt è nel CDA di Apple da qualche mese e pur avendo recentemente dichiarato di non avere altro che interessi personali il fidanzamento tra i due colossi sembra ormai cosa fatta.
Quindi proviamo a fare una fanta previsione di scenario nel caso questo magico trio prenda ad avere una sola anima: Google Video rimane nella sua funzione primaria di directory di qualsiasi contenuto video, così come è l’approccio Google in generale. YouTube diventa un contesto dove i contenuti prodotti dagli utenti prendono qualità ed entrano nel meccanismo di business legato ad eventi e sponsorship. iTunes sarà la piattaforma premium dove i contenuti video, dai Podcast commerciali ai film di Hoolywood verranno venduti, pronti per essere visti direttamente sulla TV di casa grazie ad iTV. Un tris d’assi micidiale che punta al predominio in qualsiasi fascia del mercato video. Una santa alleanza che di certo spaventa anche gli attuali mostri sacri come MySpace ed MTV/Microsoft.
Sono o verità? Per il momento sono solo chiacchiere.
Ogni commento è benvenuto.
L’assunto è che un Podcast Video può essere a tutti gli effetti paragonato ad un canale TV fruibile in maniera non lineare. Il “free subscribe” ad un Podcast Video è l’equivalente di un “collega serie” in un PVR. Se si chiede al STB di registrare sull’hard disk locale tutte le puntate di una serie TV si ha l’effetto di avere una directory, consultabile a menu, con tutte le puntate registrate da vedere. Se ci si sottoscrive ad un Podcast Video si avrà una directory, consultabile a menu, con tutte le puntate registrate da vedere.
Non cambia nulla. La domanda è: può l’RSS, il cuore dei Podcasting, essere effettivamente lo standard per la gestione della TV non lineare su Internet?
Probabilmente si anche perché di fatto l’RSS è oggi lo standard più diffuso ed universale per la distribuzione di qualsiasi tipologia di contenuto digitale sulla rete. Non c’è stato bisogno di nessuna imposizione, RSS è emerso come formato perché è stato adottato ed integrato da un numero impressionante di servizi. Il limite del RSS, se cosi vogliamo dire, è che gestisce semplicemente l’incapsulamento ed il trasporto delle informaizoni relative al contenuto. La navigazione tra i contenuti e qualsiasi tipo di interazione con il contenuto stesso è comunque demandata ad una entità esterna. Generalmente l’RSS viene gestito dagli utenti tramite un Reader, spesso incorporato nel Browser. Cosi come i Podcast (che sono feed RSS) vengono gestiti da software come iTunes che offrono tutte le funzionalità necessarie a gestire le informazioni ed i contenuti presenti nei feed.
Ma c’è chi ha provato a spingersi oltre proponendo un estensione del formato RSS 2.0 in grado di aggiungere al protocollo tutti i “pezzi mancanti” per farne un vero e proprio standard universale per la gestione della TV via Internet.
RSS TV questo è il nome del progetto completamente aperto che basandosi strettamente sulle specifiche RSS, con il quale rimane compatibile, aggiunge una serie di nuovi tags per fare quello che in un contesto DVB si definisce come Service & Discovery and Selection comprensivo di informazioni sui programmi o BCG (nel gergo DVB-IP significa Broadcast Content Guide un equivalente IP del EPG).
RSS TV is an extension of RSS and includes additional XML tags and attributes to enable TV-centric features such as:
• Navigating TV menus in a hierarchical fashion
• Capturing user input (such as a user personal identification number (PIN), search query, or email)
• Associating event information with live streams
• Automatic language selection
• Numeric shortcuts to live channels
Readers familiar with digital video broadcasting (DVB) can compare RSS TV with the DVB Service Information standards developed in the 1990s for digital TV EPGs. The difference is that RSS TV has been developed for two-way Internet Protocol (IP) networks rather than broadcasting networks. RSS TV leverages the increasing availability of products that support RSS such as caching engines and RSS-enabled content management and publishing systems.
Se si pensa a quanti sforzi sono stati fatti e quanto lavoro è ancora programmato al DVB per “perfezionare” lo standard IPTV in confronto con la realtà Internet dei Video Podcast e con questa semplice proposta di estensione del RSS si rimane veramente sconcertati.
Già in precedenza avevo scritto che il DVB era in una fase molto rischiosa della sua esistenza. Il peso di troppe entità troppo spesso rallenta e complica i processi decisionali. E si ha la netta impressione che mentre il DVB-IP sta per arrivare alla seconda versione delle specifiche il web, al suo secondo stadio di maturità, sia già ben oltre.
YouTube ha lanciato una nuova iniziativa chiamata “Underground” con la sponsorizzazione di Cingular. Dal 2 al 18 ottobre 2006 tutte le band musicali interessate (made in USA only) potranno postare un loro video clip. Sono accettati tutti i tipi di video, compresi quelli live. L’importante è che il materiale postato sia assolutamente genuino, compresa la musica ed i testi del brano che viene eseguito. Dal 25 ottobre quindi il pubblico di YouTube potrà votare tutti i video che sono stati presentati per il concorso. I 4 vincitori avranno pagata una due giorni a NYC dove parteciperanno ad una trasmissione televisiva della ABC che lancerà l’iniziativa. In più promozione su YouTube, premi dagli altri sponsor come Gibson e tanta speranza di essere lanciati nel grande palcoscenico musicale americano.
Questa iniziativa spinge YouTube nella direzione più promettente. Il marasma di video che il portale raccoglie ogni giorno è sicuramente un grande patrimonio. Ma poter avere dei contenuti di qualità, sempre prodotti dalle masse, è tutt’altra cosa. Se questa iniziativa avrà successo MTV avrà un altra ragione per temere per il proprio predominio. Questa prima edizione di Music Awards di perfetti sconosciuti sta già producendo un grande traffico ed i primi contenuti che si cominciano a vedere non hanno nulla a che invidiare con i più patinati sottoprodotti della Music Television più popolare al mondo. E’ senza dubbio un evento da tenere sott’occhio perché potrebbe produrre una forte motivazione alla diffusione del prodotto video su Internet. Certo MySpace è seduta su questa collina già da molto tempo ed il meccanismo di “friendig” per contare i fans di una band non ha ancora eguali. Ma “Underground” ha un sapore ed un taglio più da contest, più da Music Awards per l’appunto, il che lo rende un esperimento decisamente diverso ed affascinate. Aspettando la nuova Britney ci godiamo i video.
Se è vero che Internet ci regala ormai la possibilità di scegliere tra migliaia di nuovi contenuti video ogni giorno è altrettanto vero che la maggior parte di essi hanno un valore molto scarso in termini di qualità, contenuti e produzione. Spesso sono video ultra amatoriali che descrivono frammenti di vita di persone ignote.
Per carità nell’era della “Lunga Coda” tutto fa nicchia e quindi qualsiasi contenuto è una potenziale fonte di business.
Di particolare interesse sono tutte quelle attività, sempre di nicchia e sempre Lo-Fi, che stanno sperimentando un approccio più strutturato per cercare di cogliere questa nuova opportunità proponendo ad un pubblico ancora tutto da identificare contenuti di maggiore qualità pensati, studiati e realizzati per essere distribuiti in rete. Una iniziativa di particolare interesse, unica nel suo genere per il momento in Italia, è Un Amico per Amico una sit-com a puntate completamente gratuita pensata appositamente per essere distribuita su Internet. La serie che ha avuto la sua prima “trasmissione” il 30 settembre con la puntata pilota verrà trasmessa con cadenza settimanale in puntate dalla durata di cinque minuti. La produzione è di SerialTV gli autori del progetto sono Simone Bonacci, Lucio Lepri, Bruno Valente. Per saperne di più e capire qual è l’idea di base del progetto abbiamo fatto qualche domanda a Michele Franceschi (MF) di Serial TV e Lucio Lepri (LL).
Innanzi tutto perché una iniziativa di questo tipo? Sicuramente all’avanguardia per il nostro paese ma con il forte rischio di non essere capita e di non avere la forza per diffondersi. Qual’è il vostro progetto?
MF: Prima o poi qualcuno avrebbe realizzato qualcosa di simile, noi abbiamo solo cercato di essere i primi. Chi segue questo settore sa che sarebbe stato solo una questione di tempo. Non ci preoccupa se a questo nuovo modo di fare “TV” occorrerà del tempo prima di diffondersi, il nostro modello di produzione e distribuzione ci permette di non avere fretta (siamo riusciti a tenere i costi molto bassi). Il nostro progetto è molto articolato e non riuscirei a sintetizzarlo in poche righe senza tralasciare punti fondamentali, comunque se avremo occasione sarò felice di parlartene.
LL: Quotidianamente, in rete, sebbene per vie perlopiù illegali, vengono scaricati migliaia di film e canzoni; il pubblico di Internet, quindi, non è certo impreparato a un’iniziativa come la nostra. Ovviamente, quale forza di diffusione riusciremo a raggiungere a questa prima uscita è difficile prevederlo, ma è un progetto costruito in quasi tre anni lavoro, nel corso dei quali, oltre oceano, sono accadute molte cose che ci fanno pensare di aver visto giusto. Le sitcom, da qualche tempo, sono il prodotto televisivo più popolare, l’attenzione delle grandi società si sta spostando dalla televisione a Internet, gli investimenti pubblicitari in rete aumentano ogni anno di grandi percentuali e le connessioni ADSL sono ormai comuni. Il nostro obiettivo è quello di sfruttare la congiuntura appena descritta per creare un nuovo canale di produzione e diffusione di opere video; grazie al quale l’utente finale debba pagare soltanto l’accesso a Internet e gli autori, liberi dai meccanismi delle grandi distribuzioni, siano finanziati dalle pubblicità.
Cosa ne pensate del fenomeno Podcasting in generale? La nuova TV sarà prevalentemente “non lineare”?
MF: Il fenomeno podcasting è qualcosa da seguire attentamente. Non tanto dal punto di vista tecnico, è solo un utilizzo particolare del protocollo RSS, quanto dal punto di vista strategico. Se i produttori di software realizzarenno client adatti a tutte le esigenze, il podcasting potrà essere lo standard del futuro per la diffusione di contenuti audio e video. Per adesso, almeno in Italia, non è così diffuso. Non so se la nuova TV sarà prevalentemente “non lineare”, è ancora presto per questo tipo di previsioni. Sono due prodotti completamente diversi ed entrambi avranno la loro fetta di mercato. Proporranno prodotti diversi anche se per il momento, causa mancanza di contenuti, su internet girano quasi esclusivamente prodotti realizzati per la tv tradizionale.
A chi vi rivolgete, ovvero chi pensate possa essere il vostro pubblico?
MF: La scelta di pubblico a cui rivolgerci è sicuramente un aspetto decisivo per la diffusione delle prime serie su internet. Ci rivolgiamo ad un pubblico giovane, per i quali lo scambio di video attraverso internet è già una attività quotidiana. La scelta del soggetto e anche del linguaggio utilizzato è il più vicino possibile al nostro target.
Quale è il vostro modello di Business, ovvero quali sono le principali linee di ricavo previste?
MF: Adesso funziona più o meno così: – Una società investe dei soldi nella realizzazione di una Serie TV, vende i diritti televisivi e se ha fatto un buon lavoro ci guadagna. I diritti sono pagati dei network con i soldi degli spot pubblicitari. In poche parole chi guarda la serie non deve pagare nulla. – Se la serie ha successo vengono realizzati i DVD, questa volta è direttamente il consumatore a pagare per i diritti. – Ultimamente si stà diffondendo, non in Italia, la vendita di singoli episodi online, anche in questo caso è il consumatore a pagare per i diritti. Secondo noi l’ultima parte di questo modello non avrà futuro. E’ vero per gli MP3 sono stati raggiunti buoni risultati con questo sistema ma non dobbiamo dimenticare che sono due prodotti doversi. Non è detto che ciò che va bene per uno vada bene anche per l’altro. Il nostro modello è molto simile a quello tradizionale dove il consumatore non deve pagare ed il prodotto sarà finanziato quasi completamente dagli sponsor. Questo sarà possibile se riusciremo a mantenere bassi i costi di produzione e distribuzione.
Il vostro Show potrà essere visto in un gran numero di modalità differenti: su PC, in TV, iPod, PSP, Telefonino… In che modo questo cambia l’idea del prodotto?
MF: Come ho accennato nella prima domanda la TV “non lineare” ha bisogno di un suo format. Per esempio le nostre puntate sono di circa 5 minuti. Non è stato scelto 5 minuti perchè costava meno ( tant’è che prima di “Un Amico Per Amico” abbiamo lavorato per quasi un anno ad una serie da 20 minuti a puntata). A parte il materiale illegale scaricato attraverso il P2P gli utenti sono abituati a vedere video di 5/10 minuti e noi diamo loro un prodotto che sono già abituati a vedere.
LL: Il fatto che un prodotto sia fruibile tramite numerosi mezzi – e quindi in situazioni anche molto diverse – è determinante per le sue potenzialità di diffusione. Se poi si riesce a sfruttare dei canali che hanno la capacità di offrire un tipo di servizio per il quale non vengono ancora utilizzati, si può facilmente suscitare l’interesse del pubblico ed evitare le barriere della concorrenza.
Cosa significa scrivere un Serial TV pensato esclusivamente per una fruizione via Internet? Cambia davvero qualcosa rispetto ad un opera pensata esclusivamente per la TV?
LL: Sin dalla scrittura abbiamo progettato Un Amico Per Amico perché, anche in alta qualità, fosse facilmente diffondibile in rete. Questo ci ha guidati nella scelta di rientrare nei cinque minuti a puntata e ci ha favoriti registicamente, rendendo i primi piani – dal momento che lo spettatore si troverà vicino allo schermo – dispensabili. Inoltre, il fatto di non essere legati a palinsesti televisivi, ci ha permesso, all’interno della forbice stabilita, di definire la lunghezza di ogni episodio in base alle sue necessità narrative.
Cosa cambia in termini di produzione il poter lavorare in Lo-Fi? Non credete che per una certa tipologia di contenuti il pubblico si sia ormai abituato ad un livello qualitativo tale che è comunque troppo distante da quello che una piccola produzione può permettersi. O conta veramente solo la storia?
LL: Prima di tutto va sottolineato che in Internet circolano abitualmente, tra centinaia di migliaia di persone, video comici realizzati con telecamere amatoriali. Spesso anche malamente compressi. Questa è la dimostrazione che un filmato divertente, per fare il giro del mondo, non ha bisogno di un alto microcontrasto o del sourrond, ma di riuscire a far sorridere e di essere contenuto in un file abbastanza “leggero” da favorire la diffusione in rete. Detto ciò, il fatto che una produzione sia piccola non significa che manchi di mezzi. La scelta di realizzare Un Amico Per Amico col minimo dell’attrezzatura e del personale (una telecamera MiniDV, se proprio necessario un treppiedi, un computer portatile e tre persone) è stata presa in conformità col nostro progetto. Aprire realmente un’altra strada, dimostrare che ciò che serve è un’idea e la volontà di realizzarla è tra i nostri scopi primari. Il successo della nostra iniziativa servirà da precedente per tutti gli autori che ancora non hanno finanziamenti e si autoproducono, che troveranno in Serial TV un’opportunità per distribuire i propri lavori. Ovviamente, raggiunto quest’obiettivo, la qualità dei video che produrremo sarà tecnicamente superiore: siamo già in contatto con un associazione che sembra condividere le nostre prerogative e dispone dei mezzi e del personale necessario a realizzare prodotti di livello cinematografico.
C’è chi sostiene, me compreso, che di fatto ogni Blog che incorpora Audio e Video è di fatto un Canale TV a se stante che propone un palinsesto di contenuti scelti dall’autore del Blog. Le puntate dello Show verranno condivise anche all’interno di servizi come YouTube o Google Video? O saranno “trasmesse” sono all’interno del vostro portale? In quest’ultimo caso sarà possibile condividerle?
MF: Per quanto riguarda YouTube e Google Video dipenderà molto dalla strada che prenderanno, ci sono due aspetti da considerare. – Il loro contratto per l’inserimento dei video non si sposa completamente con il nostro modello di distribuzione. – Il materiale italiano non viene valorizzato. Per esempio, abbiamo inserito il trailer ufficiale su YouTube, Google Video e su video.libero.it. Sui primi due non abbiamo ricevuto un buon riscontro mentre su Libero hanno tenuto il nostro video in home page per diverse ore tra i video consigliati da loro. In teoria chiunque può distribuire liberamente “un amico per amico” sul proprio sito rispettando la nostra licenza (CREATIVE COMMONS). Probabilmente, in futuro, implementeremo una procedura automatica come su youtube o google. Prima dobbiamo avere una stima sulla banda necessaria a questa operazione … noi mettiamo video in alta qualità. La versione in “streaming” è a 700kb/s mentre i video di google sono in media a 200kb/s.
Che ne pensate di iniziative tipo MTV Flux?
MF: Non conosco in dettaglio MTV Flux ma iniziative di questo tipo sono le prime prove verso canali alternativi. In Italia anche Libero.it si stà muovendo molto bene in questa direzione.
Dal vostro punto di vista: come vedete lo sviluppo della TV digitale ed Internet nei prossimi 5 anni.
MF: 5 anni sono molti, in genere, nel settore tecnologico non sono abituato a fare previsione oltre i 2/3 anni, anche se molte aziende devono fare previsioni a 5 anni per decidere i propri investimenti. Comunque le cose potrebbero andare così: Inzialmente i grandi network, non ancora convinti di questo nuovo canale di distribuzione, riproporranno su Internet gli stessi prodotti creati per la TV classica (quindi senza nuovi investimenti per produrre prodotti specifici). Senza considerare che attualmente Internet, cellulari, iPod, etc. non sono ancora pronti per video molto lunghi. Chi guarderebbe mai su un cellulare di adesso un film completo? Quindi nasceranno molte piccole web TV, anche amatoriali. Quando la tecnologia lo permetterà il mercato tornerà ai grandi network. Forse non in 5 ma 10 anni le cose potrebbero andare così.
LL: Personalmente, ritengo che la televisione come elettrodomestico sia destinata a scomparire entro breve. In gran parte d’Europa Internet è gratuito, le connessioni più veloci, ormai, permettono di ricevere filmati in streaming ad alta qualità, utilizzare un computer per navigare è più semplice che andare in bicicletta…non vedo cosa possa impedire la successione. Probabilmente serviranno ben più di cinque anni, ma il futuro immagino sia questo.