September, 2006


29
Sep 06

FOX Instant Reality

(Il video in testa è un movie da YouTube di un reality di successo di FOX Reality: Naked Cams. Nel Video Podcast allegato a questo post altri due video: la presentazione di IndieTV e di FOX Reality)

FOX entra nell’era del instant reality show. Uno show fatto dalla gente e che la gente può vedere, condividere, votare e quindi in qualche modo modificare. Ed ecco che i fenomeno (in forte accelerazione) dei contenuti video prodotti dalla massa degli utenti Internet entra nel mainstream diventando uno Show da prima serata.

Ecco come ha presentato questo nuov show David Lyle, Chief Operating Officer e General Manager, Fox Reality,

fox reality“Your Instant Reality” will be a hosted, two-hour weekly live show where viewers can actively participate in the show, interacting with other viewers and the host through real-time polling, text messaging and submission of their own digital content. As another Fox Reality distinction among U.S. Participation TV formats, viewer video submissions will be included into the LIVE program. When the lights come up the next morning, “Your Instant Reality” invites viewers to keep their reality real with weblogs, mobile messaging and more, until the next program is telecast.

“There have been basic quiz type shows here and Europe but with ‘Your Instant Reality’ we are melding viewer participation with the core of Reality Television. Reality fans wonder how they would do on TV, now they will get their chance…and become famous along the way”

E’ vero che questo primo esperimento viene fatto con il format più semplice da tradurre. Già molti Reality Show di oggi sono concepiti su questa impronta: gente comune ripresa, pubblicata e votata. Mark Rowland, fondatore di Indie TV, Inc. la società di produzioni indipendenti con cui FOX andrà a relizzare questo Show, spiega il vero saltò concettuale che FOX si appresta a fare:

“‘Your Instant Reality’ aims to bridge the gap between TV and online turning the rapidly growing Fox Reality fan community into the show itself. ‘Your Instant Reality’ will make stars of anyone with the guts to take part. If you think your life is more interesting than what you see on TV — then why not share it with America? And not just for fun, there’ll be winners on this show too. And if you can’t handle the fame — there’ll also be many other ways to take part — via phone or via mobile messaging. The user-generated content revolution is already with us online — ‘Your Instant Reality’ brings this phenomenon to TV.”

Usare i blog come aplificatori, come canali TV indipendenti che metto, a migliaia, il proprio contenuto in palinsesto pronto per essere scaricato e condiviso virtualmente all’infinito. Un grande salto che porta FOX direttamente al centro della scena. Non si conoscono ancora i particolari di come verrà realizzato ma gli autori dell’iniziativa fanno ben sperare in un progetto che faccia della sperimentazione il suo punto di forza. FOX Reality, la divisione FOX specializzato in reality show che ha in Americal Idol il suo cavallo di punta, è già da tempo entrata nell’hype aprendo un canale in Video Podcasting accessibile da qualsiasi software di Podcasting e presente su tutte le principali directory (iTunes, Yahoo!, etc.) IndieTV è una realtà della est coast americana (Seatle) da tempo attiva nella produzione indipendente di corti e TV Show e da sempre presente su Internet per il download delle sue produzioni.

Non c’è che dire la rivoluzione che modificherà per sempre il modo in cui concepiremo la fruizione di contenuti video dalla nostra TV è entrata nel vivo. Negli USA dove il fenomeno ha già una portata nazionale viene preso in maniera molto seria tanto da entrarci attivamente dai principali Network nazionali. Qui in Italia, come sempre, sembra di essere in un altra epoca. Tranne che per rare ma importanti eccezioni che andremo ad esaminare nelle prossime settimane.

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28
Sep 06

JumpCut

Il Video sharing sta dilagando, così come la cultura del mash-up (quello che negli anni 80 si chiamava semplicemente Mix). Il popolo della rete ama condividere i propri contenuti per poi mischiarli in modalità sempre nuove e sorprendenti. Yahoo! segue l’onda e anticipa tutti comprando JumpCut una piccola società americana con sede nella splendida Sausalito con vista sulla baia di S. Francisco.

Non si conoscono ancora i dettagli dell’operazione ma è chiara la strategia di Yahoo!. JumpCut è un servizio online che consente ai propri utenti di postare audio, video e foto (anche importandole da Flick) per creare una propria media library online. Un tool sviluppato in Flash permette quindi agli utenti di creare ed editare filmati online, mischiando a piacimento le proprie foto, con testi, audio, video ed un gran numero di effetti visivi. Un’interfaccia semplicissima che spalanca le porte all’online video editing in maniera davvero convincente. Con un semplice drag & drop si crea una video fatto di altri video, intervallati da foto, cartelli di testo. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora che si desidera. Veramente straordinario. Le barriere della produzione di massa di contenuti video stanno crollando ad una ad una e questo strumento ha l’approccio più semplice che probabilmente si possa immaginare: tutto è online, e tutto in pochi istanti può essere rimescolato per generare nuovi contenuti video che sono già online, pronti per essere condivisi con centinaia di migliaia di altri utenti.

Già valutando a questo punto JumpCut se ne trae una ottima impressione. Ma dove l’idea JumpCut raggiunge l’eccellenza è nella straordinaria idea del Video Remix. Si perché ogni video prodotto con il tool online che abbiamo appena descritto può essere a sua volta rimescolato da altri utenti. E’ possibile editare il video togliendo delle parti, modificando delle altre o aggiungendo propri contenuti. Il video Remixato è a sua volta subito disponibile agli altri utenti pronto per essere Remixato nuovamente. Una formula geniale per cui le media library di ciascun utente sono in realtà condivise da tutti gli utenti che possono usarle per creare nuovi mush-up all’infinito. L’idea del Remix da operare direttamente su un video già prodotto rende tutto il processo non solo stimolante ma anche terribilmente divertente.

L’acquisto di questo servizio da parte di chi già possiede una forte blog comunity, il servizio di fotosharing più diffuso al mondo ed un servizio di Video sharing di successo rende l’operazione particolarmente interessante. Yahoo! si appresta davvero ad essere un new media company di successo. Per esserlo non basta possedere immense library di contenuti generate dagli utenti è anche necessario stimolare questi ultimi a produrre nuovi contenuti sempre di migliore qualità. E non c’è modo migliore che consegnare alla propria gente l’integrazione di JumpCut con i propri servizi.

(per i più curiosi segue un video che ho preparato su JumpCut semplicemente con un montaggio di foto e della musica originale)

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27
Sep 06

MySpace, Über Alles!

myspace logo

MySpace ha ridato alla gente quello che Internet le aveva tolto nel passaggio dalle BBS: la comunità. Uno spazio, un luogo comune dove incontrarsi e manifestare tutte le proprie differenze ed espressioni. Nonostante non sia affatto un fenomeno italiano (anzi in Italia non lo riusciamo proprio a capire) desta comunque costantemente le attenzioni delle grandi media company o di chi lavora in comunicazione e pubblicità. Una domanda continua ad attanagliare molti: perché Rupert Murdoch ha speso 580 milioni di dollari per comprarla? E’ un luogo dove le cose accadono, dove la massa si incontra e dove si formano le opinioni. Ok, ma in soldoni? Che ci si può fare con MySpace?

La risposta è ampia: tanti, tantissimi business differenti, partendo dal più classico Advertising. Quello che forse però non risulta cosi chiaro è quanto importante può essere il ruolo di MySpace nella guerra alla distribuzione digitale di contenuti Audio e Video. Un post interessantissimo appena pubblicato ci da in estrema sintesi i motivi ed i numeri del perché News Corp. con MySpace potrà avere un ruolo predominante in questo versante.

Contrariamente a quanto si pensa, ne Google Video e ne YouTube sono i leader nella classifica dello streaming video. È molto significativo capire come portali internazionali nei quali avvengono ricerche plurime ogni giorno, non siano in grado di raggiungere senza problemi la testa di un mercato in continua evoluzione.

La spiegazione è molto semplice, oltre al mercato dei video c’è un altro mondo che va a pari passo nell’evoluzione: quello dei Blog. In media 1 blog su 5 contiene almeno un video, dei quali 1 su 10 appartiene a MySpace.com, è facile arrivare alla conclusione di come un innocente link abbia il suo peso mercato mondiale.

Inserisco la tabella con i valori relativi ad ogni portale video, tanto per rendersi conto le differenze di stream tra un sito e l’altro.200609271251

Ecco forse con questi numeri, con queste prime riflessioni MySpace comincierà ad uscire dalla nebbia che lo avvolge qui in Italia. Qui da noi per ragioni culturali e di semplici numeri non esiste un fenomeno di tale portata. Ma il senso ultimo di MySpace e la rivoluzione radicale e permanente nelle abitudini dei giovani che manifesta non possono essere ignorati da chi non può permettersi di non considerare Internet come una canale, una piattaforma per il proprio business.

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25
Sep 06

Viva Pinata: quando il videogame diventa TV Show.

Generalmente esiste sempre un gioco che si dice valga da solo l’investimento per l’acquisto di una console. Per la 360 di Microsoft il titolo in questione è senza dubbio Viva Pinata. Sviluppato dalla storica Rare, di recente acquistata da Microsoft, è un gioco che nasce per la piattaforma Windows Mobile e per il quale viene subito messo in lavorazione un porting per XBOX. A tre quarti dell’opera, alle porte del lancio della 360, la saggia decisione di abbandonare la vecchia console per fare di Viva Pinata un gioco di punta per il 360, potendone davvero sfruttare a pieno tutte le potenzialità. Il gioco (il video in testa a questo post è un ottimo trailer) è uno spettacolo visivo e di gameplay. Ci propone un giardino ipercolorato e morbido “al tatto” popolato da centinaia di splendidi animali che il giocatore deve preoccuparsi di far nascere, creando le condizioni, crescere e divertire. Si perché i Pinatas, in peno stile Tamagochi, hanno bisogno di fare vita sociale per stare bene (generalmente ballare). Il giocatore ha una totale libertà sull’azione potendo decidere di passare ore, o giorni, ad far crescere una sola specie o di puntare a popolare il più possibile il giardino scoprendo sempre nuove specie. La meraviglia è che Viva Pinata è un gioco bello anche solo da guardare. Il mondo vive in tempo reale, anche quando il 360 è in standby. I personaggi si muovono ed interagiscono autonomamente. Il giocatore abbonato a XBOX Live può estendere la sua esperienza visitando i giardini di altre persone ed interferendo con essi. La rete diventa un luogo di incontro di mondi Pinata estendendo l’esperienza di gioco all’infinito. Il tutto condito con una cura nella realizzazione grafica senza precedenti (per il genere) che, sfruttando a pieno tutta la potenza del 360, rende questo gioco un vero capolavoro.

Ciò che rende Viva Pinata ancora più straordinario è la sua doppia anima. Il lancio è avventuo il 26 Agosto 2006 in contemporanea su 360 e sul 4Kids TV il fenomenale canale per bambini del Network FOX. Si perché di Pinatas è stata fatta anche una serie TV, rigorosamente derivata dal video gioco. Sono stati scelti i personaggi più amati dagli sviluppatori, gli è stata data una voce (nel gioco non parlano) e una storia. Il tutto, ed è questa l’enorme novità, in un contesto grafico e d’animazione derivato direttamente dai modelli usati per il videogame. FOX ha già il cartone per bambini Pokemon tratto dal videogioco. Ma i personaggi, la storia ed il disegno sono totalmente differenti tra TV e videogame. In Viva Pinata si è fatto un enorme passo avanti nella gestione di una produzione unica per un singolo prodotto con due stream separati di finalizzazione dedicati alle due differenti modalità di fruizione: 360 e TV.

Daily Game, portale di informazione sui video game, ha realizzato una interessante intervista con Gregg Mayles il designer capo di Vina Pinata. Di seguito vengono riportati degli estratti significativi:

As the TV and game started coming together, did the evolution of one affect the other, or did the concepts and characters evolve together? For example, did assets and character ideas for the TV show affect the game, or vice versa, or did they just sort of happen?
All the species were planned and modelled before the TV show got underway, and the stars of the show were picked from a list of the team’s favourite Pinatas. Since that point, there have been a lot of benefits from the two projects evolving side-by-side. Once the creative types at Rare and 4Kids started babbling to each other, all kinds of ideas emerging from the TV side started to find their way into the game, and vice versa.

How involved has Rare been in the TV side of things? It’s got to be a learning experience for the team.
We supplied them with a huge amount of information about the Pinata world and let them do what they do best. They have some great scriptwriters, and mainly what we do is just review their work and comment on consistency issues. Bardel in Canada are handling the animation, and their work rate is amazing. There are also a lot of parallels between the modelling being done by the Rare and Bardel teams, so the models you see in the show are pretty much the same as those in the game, although there are a few key differences such as the TV show characters needing to do fancy things like speak.

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Going the way of a TV series is a significant departure for a videogame developer. With that in mind, has Rare taken any inspiration from Oddworld Inhabitants’ move out of the game-development industry and into different media? Have you talked with them at all? How do you feel about this “evolution”?
No, we haven’t spoken to them. It’s not really the same thing at all – we’re still 100 percent game developers. We may have gotten involved in the creation of a TV show by association, but our expertise has always been games. Games allow a freedom of choice and sense of adventure during the creative process that would be hard to match elsewhere.

As a follow-up to that, if the TV series takes off, do you envision Rare spending more time on Viva Pinata TV shows, and perhaps even new TV programs, than it will on traditional stand-alone game IPs?
[Again, we're 100 percent game developers.] If the TV show takes off, our involvement is likely to remain much the same, although we would be keen for the show to explore more of the Pinata world (much as we’d do ourselves if we made another game). Creating an original IP from scratch is probably the most rewarding, and frustrating, thing you can do in this business. I think we’d stagnate if we kept doing the same thing for too long.

Per chi volesse rendersi conto di quanto sontuosa sia la produzione del TV Show di Viva Pinata, di seguito il video di un episodio presente su YouTube.

In una prospettiva in cui i contenuti TV saranno sempre più spesso fruiti in maniera non lineare, come Podcast Video via Internet, Viva Pinata rappresenta un esempio fortissimo. Gli studi di animazione ed i produttori di videogames potranno dare vita a prodotti complessi, multi target, sfruttando la potenza che la tecnologia di oggi mette a disposizione senza grandi investimenti. Conoscendo l’instancabile desiderio dei bambini di vedere e rivedere all’infinito un cartone di loro gradimento la prospettiva di poter avere in TV (via Internet) una library enorme di contenuti a loro dedicati è veramente affascinante.

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23
Sep 06

TV, il gioco delle coppie

Neuros OSD

La prossima sfida è infilarsi nella TV, laddove transita il 99% del video che un famiglia consuma ogni giorno. E le ore passate davanti alla TV continuano ad essere tante, nonostante anche la TV stia soffrendo l’avanzata delle nuove forme d’intrattenimento interattivo. D’altra parte le sfide si sono susseguite nel tempo con il consolidarsi delle tecnologie che alla base le rendono possibili. Oggi la tecnologia per maturità, solidità, diffusione e prezzo sta puntando dritto verso il Video. Il mercato è una macchina inesorabile che deve andare sempre avanti, più o meno velocemente. I traguardi che si raggiungono non possono che essere la base per nuove conquiste. E così siamo passati dal testo alla grafica, dagli sprites ai poligoni, dalle immagini alla musica. Oggi siamo pronti, mediamente carrozzati, per il video. E per far si che tutto rimanga li dove è sempre stato il video oggi è digitale e on-demand, già domani sarà ad alta definizione.

E’ curioso vedere come l’esperienza iPod/iTunes stia condizionando questa fase preliminare di lotta agli avamposti. Chi ha portato la musica in tasca a milioni di persone, rimediando al problema della pirateria digitale? Un consorzio di major? Dei big player in campo musicale? No, ovviamente è noto a tutti che è stata una azienda che banalmente potremmo definire come un produttore di computer. La rivoluzione è partita da chi fa tecnologia, non da chi era nell’industria (in crisi). Le major si sono trovate magicamente un nuovo canale aperto ed un problema mezzo risolto. Non è un caso naturalmente che l’azienda produttrice di computer di cui sopra sia stata proprio la Apple: padronanza assoluta della scienza dell’interazione uomo macchina (UI Experience) e totale senso dell’estetica di prodotto (Industrial Design) hanno fatto si che venisse partorito il prodotto perfetto. Stranamente, per la storia che Apple ha avuto per lunghi anni, l’iPod/iTunes è stato un prodotto azzeccato anche nei tempi e nelle caratteristiche. E’ uscito quando già il fenomeno MP3 era molto sviluppato sia a livello di player che di distribuzione P2P online (Napster). Ha aggiunto progressivamente caratteristiche partendo dalla musica, le foto, gli Audio Podcast, le serie TV, il Film, i Video Podcast ed i Giochi. Passo dopo passo la Apple ha abituato le masse all’uso di questo nuove tecnologie ed ha appreso dalle masse, incorporandolo nel proprio prodotto, tutto ciò che con queste nuove tecnologie la masse hanno saputo creare.

A breve la Apple farà uscire iTV, a ben guardarlo per essere un aggeggio che dovrà funzionare in coppia con la TV difetta di un pezzo non poco importante: il sintonizzatore. Microsoft nei suoi PC Windows Media Center Certified il sintonizzatore lo mette di default. Quella di Apple non è naturalmente una dimenticanza: ma un scelta consapevole. A parte il fatto che il sintonizzatore sarà sempre possibile grazie al USB in dotazione, ma il punto è il sintonizzatore non serve! Per guardare la TV analogica, digitale, satellitare che sia useremo quello che siamo abituati ad usare. Certo con un sintonizzatore potremmo avere funzionalità di PVR ma ad esempio solo sui canali che ce lo consentono: non su SKY, per intenderci. Alla nuova televisione digitale il sintonizzatore non serve, semplicemente perché il nuovo etere è Internet e la sintonizzazione avverrà tramite EPG. Che poi l’EPG sia un portale Internet visto via Browser sulla TV, oppure iTunes, Windows Media Center, TiVo, Zune, o l’interfaccia del nuovo Neuros OSD (il Linux Media Recorder di cui la foto sopra) poco importa.

La nuova TV digitale sarà non lineare. I contenuti saranno sempre fruibili on-demand o via “abbonamento” in Video Podcast. I broadcaster saranno milioni. Le major continueranno a produrre contenuti premium: serie TV in primis. Migliaia di nicchie verranno a formarsi e saranno coperte da piccole produzioni indipendenti di grande qualità. L’Home Video in senso classico morirà: i film verranno distribuiti solo on-line+on-demand. E’ uno scenario che si discute da tempo, oggi sembra più probabile che mai. E’ da notare che, forse per una sorta di timore reverenziale verso questo passaggio epocale, nessun attore ha finora deciso di muoversi da solo. Largo alle mega alleanze o, per dirla con un gergo più televisivo, al gioco delle coppie: Microsoft/MTV, Amazon/TiVo, Google/Apple e mettiamoci anche MySpace+News Corp.

Chi vincerà? Forse nessuno in particolare, almeno fintanto non si risolverà lo spinosissimo problema dell’interoperabilità dei DRM. Nel mentre un paio di fiches sull’accoppiata Google/Apple l’ho già puntate. A proposito: YouTube, il grande assente in queste alleanze, è in vendita per la modica cifra di 1.5 bilioni di dollari: qualche offerente?

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21
Sep 06

Google Apps

google apps

Ecco accontentato chi chiedeva a Google una strategia. In molti, moltissimi, si chiedevano il perché Google si fosse imbarcata da tempo nella creazione di una serie di web application piuttosto complesse, difficili da realizzare, onerose da manutenere e soprattutto completamente gratuite per chiunque voglia utilizzarle.

La risposta di Google è stata molto pragmatica e concreta: appena lanciato un nuovo servizio chiamato Google Apps, ora in Beta. Ogni azienda potrà avere la mail con il proprio dominio gestita da Google. Ma non solo: il pacco di servizi che Google mette a disposizione comprende tutta la suite “Office” e quindi per il momento chat, calendar, web pages, a stretto giro anche Spreadsheet e Writely (e aspettiamo anche un web app alla Power Point). In sostanza tutte le aziende o i professionisti che usano prevalentemente Microsoft Office per gestire: posta, contatti, calendari, fogli di calcolo, documenti e presentazioni, da domani potranno farlo non pagando più Microsoft ma affittando il servizio online da Google. Con l’enorme vantaggio di avere tutto on-line e quindi tutto già “condiviso” con colleghi, clienti o amici. Dubbi sull’usabilità ce ne son pochi perché le web app di Google sono fatte veramente bene e incorporano già ora tutte le funzionalità più usate nel pacchetto Office. Non c’è tutto, per fortuna. Qui vale la regola del poco ma molto buono buono.

google app control panel

Ogni azienda avrà un suo amministratore dei servizi che potrà gestire centralmente il funzionamento del tutto: creare account, verificarne l’utilizzo, aggiungere o eliminare funzionalità. Straordinariamente questi servizi saranno offerti a pagamento. Non è dato ancora sapere esattamente a quanto, ma ci si aspetta una fee allineata con quella degli attuali servizi 2.0: circa 30 dollari ad utente per anno. Considerando però che Google ha altri incoming, ed sfrutta l’utilizzo dei suoi servizi anche per alimentare il business del suo motore di ricerca non è da escludere che un azienda con 15 dipendenti non debba spendere più di 200 euro l’anno. Un affare per tutti, e Google comincia la marcia trionfale verso quello che sarà il consolidamento del suo business.

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14
Sep 06

iTV: Apple alla conquista della TV

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Lo scorso 12 settembre Steve Jobs ha rotto le regole da sempre vigenti in Apple: ha rivelato un prodotto prima di presentarlo. Uno sneak peek forse dettato dalla necessità di dare ai possibili “investitori” del nuovo sistema di download di Film un altro perché o forse per anticipare qualche altro clamoroso annuncio in arrivo da potenziali concorrenti (Vista a gennaio con media center integrato). Qualsiasi sia il motivo l’anticipazione non ha colto nessuno di sorpresa: la Apple ha pensato ad un oggetto per trasmettere video wireless dal PC alla TV. Quello che ha sorpreso è la forma e la complessità che questo oggetto ha preso. Ci si aspettava una evoluzione della base Airport Express, che già oggi consente di trasmettere musica wireless dal PC allo stereo. E’ invece arrivato iTV (nome provvisorio e decisamente pessimo), una sorta di set-top-box/media center che mira ad essere qualcosa di più evoluto ed espandibile di una semplice base WiFi.

Dalle dimensioni compatte sembra fatto apposta per essere ospitato sopra un hard disk. Esce in HDMI, RGB, USB, WiFi e Ethernet. Ha un software interno che si interfaccia con iTunes e consente di vedere in TV in Film scaricati, le serie TV oltre che sentire la musica e vedere le foto. Molto interessante: non c’è che dire. Sembra essere potenzialmente il nuovo iPod: che non costituì nessuna innovazione ai tempi quanto una razionalizzazione delle esigenze degli utenti. Questo è iTV. Un oggetto semplice, bello, funzionale e che invece di Media Center si chiama iPod TV (cmq, speriamo non iTV). Non potrà godere dello stesso effetto “desiderio compulsivo” che ha spinto le masse ad avere un iPod. ITV resta in salotto, ma potrebbe diventare l’oggetto da avere per mostrare il livello di coolness della propria casa. Vedremmo.

Quello che mi ha più impressionato della presentazione di Jobs è stato il vedere come nei pochi minuti che ha dedicato al tema abbia voluto mostrare come sarà possibile vedere i Podcast Video dal divano di casa, sul proprio televisore. Possibilità che avevo sempre preso in considerazione ma che non avevo mai visualizzato. E’ da mesi ormai che uso il STB PVR di SKY (MySKY) e non ne potrei più fare a meno. Non perché sia il set-top migliore al mondo, quanto perché la visione non lineare dei contenuti TV è diventate per me un must. I miei tempi non sono più allineati con il palinsesto. La possibilità di vedere quello che mi piace quando voglio è diventata fondamentale. Soprattutto se si considera che la maggior parte dei contenuti d’intrattenimento fatti per la TV sono serie a puntate. Ecco, la presentazione dei Podcast Video di Jobs mi ha dato la stessa sensazione a livello di esperienza. Oggi ci sono in circolazione sempre più Podcast Video di valore. D’altra parte con un PC/Mac di oggi fare video con effettistica e quant’altro è piuttosto semplice. Creare contenuti seriali con qualità di realizzazione “broadcast” è alla portata praticamente di tutti. Altro discorso è la qualità e l’attendibilità dei contenuti proposti, ma per questo basta scegliere. Quello che si potrà avere sarà un infinità di canali tematici, proposti in modalità non lineare, a puntate, distribuite ad abbonamento (grauito o non): i Podcast Video per l’appunto!

***

Accenderò l’iPod TV, andrò nella sezione Podcast… Videogiochi e vedrò le ultime video recensioni dei giochi che m’interessano e così Musica, Libri, Cinema… le ultime interviste, commenti, trailer. Fino ad arrivare alle news, che potrò avere in mille salse, di mille colori, molto probabilmente raccolte direttamente per la strada laddove i fatti accadono. Se poi non avrò avuto tempo una sera nel vedere l’ultimo Podcast della serie TV di fiction (prodotto da una casa di produzione indipendente) nessun problema: il mio iPod Video l’avrà già sincronizzata e la vedrò in macchina mentre passo il tempo nel traffico andando a lavoro…

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12
Sep 06

Cos’è Web 2.0?

Se vi dovesse capitare di spiegare cos’è web 2.0 ad una platea di persone colte, informate ma non esperte in tecnologie, internet e multimedia da che parte iniziereste? Ovvero come rispondereste alla ormai classica domanda: cos’è Web 2.0?

Certo c’è sempre il generoso post di Tim O’Reilly:

The concept of “Web 2.0″ began with a conference brainstorming session between O’Reilly and MediaLive International. Dale Dougherty, web pioneer and O’Reilly VP, noted that far from having “crashed”, the web was more important than ever, with exciting new applications and sites popping up with surprising regularity. What’s more, the companies that had survived the collapse seemed to have some things in common. Could it be that the dot-com collapse marked some kind of turning point for the web, such that a call to action such as “Web 2.0″ might make sense? We agreed that it did, and so the Web 2.0 Conference was born.

Ma se volteste qualcosa di più sintetico? Ho provato la sfida “Web 2.0 in 10 slide” (qui la presentazione completa) una sintesi estrema di quello che è un fenomeno complesso, ancora in fase di sviluppo.

w3c standards

In prima istanza Web 2.0 è l’affermazione di alcuni fondamentali standard. Avere degli standard di riferimento, robusti, diffusi e condivisi è la base su cui costruire qualsiasi ragionamento 2.0. Il W3C è riuscito in questi anni a completare l’opera di irrobustimento di tutti gli standard fondamentali per internet.

browser

La rivoluzione Firefox è paragonabile per Web 2.0 a quello che fu Netscape per la prima generazione di Internet. Firefox è di fatto il benchmark per qualsiasi altro browser sul mercato. Open Source, in continuo sviluppo, in completa aderenza con gli standard W3C Firefox è la “Piattaforma Browser” di riferimento per lo sviluppo di web application 2.0.

braodband diffusion and accesibililty
Un altro elemento chiave per spiegare i perché dello sviluppo di questa “seconda versione” del web è senza dubbio la diffusione di Internet che conta sempre più utenti e sempre più persone connesse in banda larga. Accedere ad Internet oggi costa meno, è più facile ed è possibile accedervi da un numero crescente di “Access Point” sparsi ormai ovunque.

SOA

Uno dei cavalli di battaglia di Web 2.0 è SOA ovvero concepire Internet come una grande piattaforma attraverso la quale è possibile veicolare un numero pressoché infinito di servizi. L’affermazione dei WebServices e di protocolli come SOAP, XML-RPC e REST per collegare sorgenti di servizi e applicazioni in modalità standard, robusta e sicura. Le migliori web application 2.0 sono concepite in modalità SOA. Incredibile è l’impatto che questo approccio sta avendo anche nel mondo intranet delle corporate che sempre più stanno orientando le loro architetture interne ai servizi per consentire una varietà di utilizzi e di modalità d’accesso fino a qualche tempo fa assolutamente inimmaginabile.

open source

La definitiva affermazione dell’Open Source è parte integrante del processo Web 2.0. Linux è ormai una realtà più che diffusa. Ma non solo. La rete ormai abbonda di soluzioni Open Source (sviluppate in PHP, Ruby on Rails, Java) che consentono a chiunque lo voglia di poter avviare una attività con un investimento assolutamente contenuto. Attenzione perché Open Source non è affatto sinonimo di gratuità. Semmai è sinonimo di democraticità.

AJAX

AJAX, che non è un acronimo, è forse il “marchio” più pubblicizzato del Web 2.0. E pensare che è una tecnologia di una semplicità assoluta che per altro è implementata sui browser più diffusi già da diversi anni. Ma tant’è: questa è l’epoca di AJAX ovvero del nuovo modo di concepire le web application. Possiamo addirittura dire che oggi AJAX segna il confine tra un “normale” sito Internet ed una vera e propria web application. Con AJAX il client (il browser) può dialogare con il server senza ricaricare una pagina per ogni interrogazione. Le magie di gMail, Gogle Maps, Flicker & Co. sono ormai entrate nelle abitudini del popolo della rete. Ecco, senza AJAX tutto ciò sarebbe stato quasi impossibile.

blog, sharing and RSS

Anche se nasce prima dell’onda Web 2.0 il fenomeno Blog e del Social Sharing ne entra a far parte in pieno diritto. Il Blog ormai è un istituzione. Per i teen agers, soprattutto americani, è diventato lo strumento principali di comunicazione sociale. Il tutto accompagnato dal diffondersi a macchia d’olio della tecnologia principe per la syndication di contenuti l’RSS. I feed, la possibilità di “agganciarsi” ad una sorgente d’informazioni per aggregarne i contenuti all’iterno di un proprio contesto, sono una rivoluzione che giustamente è stata più volte paragonata a quello che fu la mail in epoca 1.0. RSS vuol dire anche Podcast, ormai la nuova forma di Radio e TV on-demand.

P2P

Mai troppe lodi saranno fatte per i protocolli P2P. Una vera e propria rivoluzione nella rivoluzione, partita decisamente dal basso e piano piano emersa come standard di fatto per la distribuzione dei contenuti. D’altra parte Internet è Peer-To-Peer nel suo DNA. La follia è stata semmai in epoche passata concepire un modello d’interazione che non tenesse conto di questa naturale conformazione della rete. Oggi il P2P è stato definitivamente sdoganato: non è più uno strumento nelle mani del male ma la soluzione ideale a tutti i problemi di distribuzione, live streaming compreso.

semantic web

Il semantic web è una promessa antica. Da sempre si dice che se per arricchire di valore semantico un contenuto è necessario uno sforzo eccessivo nessuna semantica esisterà mai. Quando arrivò Google poi questo principio sembrò affermarsi definitivamente: è possibile trovare tutto anche senza arrichimenti semantici. Web 2.0 ha invece invertito tutte queste credenze. Il Web semantico è oggi una realtà, ancora piccola e in fase di formazione, soprattutto grazie al fenomeno del tagging. Aggiungere label di testo a post di blog, foto, video, mp3 è diventata una pratica comune. Incominciano a fiorire le Tag Cloud che magicamente vengono a descrivere l’identità digitale degli utenti della rete. Stanno fiorendo servizi di aggregazione semantica che stanno dimostrando quanto potente sia questa nuova frontiera: oggi la ricerca dei contenuti ci porta sempre più vicino a quello che stiamo veramente cercando.

casi eccellenza

I progetti più significativi di questa prima fase Web 2.0 sono senza dubbio Flickr, del.icio.us, YouTube, cosi come tutti i nuovi progetti di Google (Calendar, Spreedsheet, Writely, ma anche gMail e Maps). Vale la pena comunque fare un giro più allargato in quello che è l’universo 2.0. Molti e sempre più sono i servizi che stanno nascendo o che si stanno adattando a questa nuova modalità di concepire la rete. Non c’è dubbio che di rivoluzione si tratti e gli indicatori di mercato continuano a confermalo. La rivoluzione non è solo nel modo nuovo in cui si concepiscono e realizzano i servizi ma anche nei nuovi modelli di business che ne sono alla base. Prudenza, stabilità, coerenza è assoluta trasparenza verso l’utente sono le parole chiave di tutti i nuovi servizi. Forse saranno meno fascinosi per il mondo dei Media, ma sicuramente molto più concreti e solidi di quello che fu concepito in un non cosi remoto passato.

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7
Sep 06

Global Warning!

Ho visto il film di Al Gore (l’ex futuro presidente degli USA) “An Inconvenient Truth”. L’ho scaricato con eMule in pochissimo tempo, essendo un file molto diffuso. Si trova la versione in Inglese, perfettamente comprensibile. Il film ha una formula strana: è una presentazione che Al Gore ha fatto ad una ristretta platea di gente comune. Un keynote ben preparato e ben presentato, intervallato da alcune sequenze di “riflessioni fuori campo”. Il tema è il riscaldamento globale. Ormai esiste una letteratura scientifica spaventosa su questi temi. Al Gore era apparso qualche mese fa con il suo faccione sulla copertina di Wired per annunciare al mondo la sua nuova missione di vita: sensibilizare l’opinione pubblica ed i governi di tutto il mondo sull’imminente catastrofe verso cui stiamo andando incontro continuando a sfruttare il nostro pianeta senza considerare minimamente l’impatto sull’ambiente: tropicalizzazione del clima, diffusione dei deserti, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, tornadi, siccità, fame, malattie. Quanto di più terribile si possa immaginare. Il film di Al Gore è una semplice ed inesorabile spiegazione dei perché. Supportato da ottimi video e semplici animazioni il film scorre rapido ed efficace. Non è evidentemente un “disaster movie” alla “The Day After Tomorrow” ma fa avvertire la sensazione profonda del disastro con un efficacia ben maggiore. Quale arma migliore per informare i popoli dell’occidente che la propaganda cinematografica. Al Gore ne fa un uso a fin di bene in una sorta di guerra preventiva verso l’opinione pubblica.

Cosi è se vi pare.

Al meno stando ad un altro esperto di armi di distruzione di massa: Michael Crichton. Lui scrive libri, i film sui suoi libri li fanno gli altri. Nessun film è stato però ancora messo in cantiere per il suo romanzo sul clima “State of Fear” nel quale Crichton sonstiene la tesi per cui il Global Warming non eiste, è solo una enorme montatura di quella che lui chiama “scienza politicizzata” per mantenere le popolazioni occidentale sotto scacco. La teoria del terrore: tieni sotto un opprimente e collettivo stato di paura la gente che vuoi governare, otterrai da loro tutto ciò che vuoi. In pillole è il motivo per cui gli americani si sono bevuti il PATRIOT Act dopo l’11 settembre. Per l’autore di Jurassic Park quindi è tutta una enorme montatura politica per condizionare la collettività. A che scopo? Soldi, naturalmente. Gli scenziati “corrotti” otterrebbero in questo modo finanziamenti a non finire, l’industria costanti incoming da chi è costretto ad operare adeguamenti strutturali in nome dell’ambiente. Questo forse il passaggio del libro più forte sul tema:

Imagine that there is a new scientific theory that warns of an impending crisis, and points to a way out. This theory quickly draws support from leading scientists, politicians and celebrities around the world. Research is funded by distinguished philanthropies, and carried out at prestigious universities. The crisis is reported frequently in the media. The science is taught in college and high school classrooms.

I don’t mean global warming. I’m talking about another theory, which rose to prominence a century ago.

[...]

The theory was eugenics, and its history is so dreadful — and, to those who were caught up in it, so embarrassing — that it is now rarely discussed. But it is a story that should be well know to every citizen, so that its horrors are not repeated.

Paragonare il Global Warming all’Eugenetica è un azzardo piuttosto forte ma tant’è Chrichton chiude il libro con decine e decine di pagine di fonti, studi, ricerche, documenti scientifici a sostegno della sua tesi: il surriscaldamento globale è tutta una bufala.

Nel mentre il Proff. James LOVELOCK, che per la cronaca è il padre della “Teoria di Gaia” ovvero il concetto per cui il pianeta terra viene considerato come un unico organismo vivente, ha già annunciato da tempo che abbiamo ormai superato il punto di non ritorno. Il pianeta nella sua interezza ci si ritorcerà contro, reagendo violentemente ai continui abusi che stiamo perpetuando da decenni.

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5
Sep 06

Piattaforma Browser

Opera for Nintendo

Dal 6 ottobre, in Europa, potremo usare il nostro Nintendo DS come Browser Internet grazie alla versione di Opera appositamente sviluppata. Mettendo su una cartuccia il DS diventa magicamente una consolle Internet WiFi, dotata di un eccellente Browser qual’è Opera. Tutte le demo fin ora presentate tendono a mostrare quanto possa diventare comodo il DS per fare browsing di contenuti in qualsiasi posto al mondo dotato di una connessione wireless. Interessante.

Quello che però mi sembra essere ancor più interessante sono le possibilità che si aprono proprio nel campo Games. Ora che il browser è sbarcato anche sulla più popolare console portatile di giochi al mondo la diffusione del nuovo paradigma è ormai quasi completa. Di fatto un Browser Internet carrozzato 2.0, ovvero full compliant con tutti gli standard vigenti e con un valido supporto JavaScript, può essere considerato come un framework sul quale costruire qualsiasi tipo di applicazioni (basti pensare a Google che ormai ha quasi completato la suite Office su “Piattaforma Browser”). La prospettiva di poter incominciare a scrivere giochi in JavaScript all’interno di un contesto browser su una console meravigliosa come il DS è veramente affascinante.

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1
Sep 06

Pursuit Beauty

E’ ormai tanto tempo che il mio amore per la programmazione si è trasferito quasi esclusivamente verso i cosiddetti linguaggi di scripting. Dopo aver visto la luce passando dal C a Java ho trovato l’equilibrio dentro l’allora stretto mondo di JavaScript. Poco più di otto mesi fa, per un progetto che presto o tardi vedrà la luce, ho trovato di nuovo l’amore incrociando ed infine abbracciando convintamente Ruby, a mio giudizio il migliore linguaggio di scripting esistente. La storia di Ruby è meglio descritta da wikipedia, qui basti ricordare che “l’inventore” fu il mitico genio giapponese Matz nei primi anni novanta. Oggi Ruby ha trovato la sua manifestazione perfetta all’interno del Framework Rails a formare la ormai mitica label: Ruby on Rails. Rails è un framework per sviluppare webApp in Ruby utilizzando il modello MVC con l’ausilio della spettacolare libreria ActiveRecord che consente di vedere un DB come fosse un insieme di classi Ruby.

Ma al di là di Rails, che sta firmando un gran numero di webApp 2.0 di successo, la vera magia è e resta in Ruby. Per capire la potenza espressiva e la pulizia sintattica di questo linguaggio ho scritto un semplice Module chiamato Treeable: 16 righe di codice. L’ho poi mixato all’interno della classe String per far si che tutte le stringhe abbiano le proprietà ed i metodi del modulo Treeable. (Attenzione perché Ruby non derivando dal C ha una sintassi che a prima vista e per chi non è abituato sembra ostrogoto. Capendone la logica ne capirete in fretta l’assoluta bellezza).

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La magia di questo breve script sta tutta nell’utilizzo del method_missing una caratteristica di Ruby: un metodo che viene invocato dall’interprete ogni volta si cerca di invocare per un oggetto un metodo inesistente. Chi ha solo qualche rudimento di programmazione capirà l’enorme potenzialità di questa semplice caratteristica di Ruby. Il module che ho scritto, ed il relativo mixin, rende le stringhe capaci di comportarsi come degli “alberi”. E’ possibile quindi costruire un albero (XML style) composto da N nodi, dove ogni nodo può avere N attributi. Di seguito un breve esempio di cosa si può fare utilizzando le stringhe:

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Come si può vedere, in maniera molto semplice, si possono costruire degli alberi costituiti da nodi differenti, ognuno con il proprio valore ed i propri attributi:

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che produce questo risultato (ho utilizzato lo splendido TextMate sia per scrivere il codice che per lanciare l’interprete):

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Trovo la semplicità di Ruby assolutamente affascinate. Lo spirito fondante del linguaggio è la bellezza, in Ruby (anche Rails segue esattamente questa filosofia) tutto ciò che è esteticamente bello tende ad essere intrinsecamente migliore. Tutto ciò è meraviglioso.

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