Being Digital!

myspace

Questo mondo corre, corre ed accelera. Questo, tra le tante conseguenze, sta facendo si che si stiano allargando le distanze tra tutte le posizioni che viaggiano a velocità differenti. Chi è salito sul treno “fine secondo millennio” ha preso la velocità a curvatura (Star Trek docet), tutti gli altri sono rimasti a passeggio in una foto in bianco e nero. E non parlo solo di popoli e paesi, tema sul quale per altro avrei ben poca autorevolezza per esprimere opinioni, ma delle generazioni dentro le generazioni. Il rapporto tra padri e figli in questo maledettissimo-mondo-occidentale-contemporaneo assomiglia sempre più a quello che c’era tra neonati e nonni di 100 anni fa, tanta è la distanza che sembra separali. Ed anche se è vero che oggi i giovani sono giovani sempre più a lungo, è sempre più vero che i nuovi giovani sono costantemente di un’altra specie, geneticamente modificata.

La chiave di lettura di quello che sta accadendo non è più essere digitali ma essere interconnessi. E pensare che più di un “bene informato” solo pochi mesi fa dava per morta e sepolta non solo l’economia ma anche la cultura della rete. E’ bastato invece solo aspettare il giusto tempo per vedere tutte le promesse fatte durante i folli anni delle new economy sbocciare come rose a primavera. E non solo, perché la diffusione delle connessioni alwasys-on a banda larga ha creato molto di più di quello che ci si aspettava fino a cambiare nel profondo il modo di essere, di pensare e di comunicare di intere generazioni. Il social networking è l’evoluzione naturale che il digitale ha avuto entrando in una dimensione di interconnessione globale calata nella vita di tutti i giorni di milioni di adolescenti che sono nati e stanno crescendo avendo la rete come vero mezzo di socializzazione.

Time Shifting. Internet nasce come pura tecnologia nella fine dei sessanta. Come fenomeno di massa esplode nel 1995. Chi è nato in quel periodo oggi ha 11 anni. Chi in quegli anni aveva appena abbandonato l’asilo ha vissuto già ad oggi una intera vita in rete. E allora dimentichiamoci il cinema, i bar, le piazze per non parlare delle lettere o delle lunghe telefonate sfidando i proprio genitori. Oggi per socializzare si usa la rete. Oggi la propria essenza, la propria personalità si esprime in rete, ed è in rete che si cercano e sempre più spesso si trovano amici e relazioni.

Il fenomeno più incredibile da studiare per capire come tutto questo stia effettivamente accadendo è MySpace sito di social networking USA dove chiunque può aprire un proprio blog, un proprio diario, in maniera completamente gratuita. MySpace viene lanciato ad inizio 2004 e nasce dall’intuizione di due giovani Chris DeWolfe, di 39, e Tom Anderson, di 29 anni che volevano creare un luogo virtuale dove chiunque potesse creare il proprio spazio per esprimere se stesso. MySpace in due anni raccoglie oltre 47 milioni di utenti e viene comprato nel 2005 da News Corp di Rupert Murdoch per 580 milioni di dollari.

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http://myspace.com/fancyfullmoon

MySpace è una collezione sterminata di pagine ognuna diversa dall’altra, cariche di foto, musica, testi e simboli di ogni tipo che identificano milioni di personalità che interagiscono sincronicamente tra di loro. In MySpace si creano miti, leggende. La gente si incontra, si conosce e si parla. Si formano opinioni, movimenti ed interi fun club di gruppi musicali che ormai vendono dischi e organizzano concerti solamente in questo modo.

Diventare amici su MySpace (in gergo friending), è un fatto pubblico ed esclusivo allo stesso tempo. La propria pagina su MySpace è essere come si è senza paura di esserlo e, soprattutto, senza paura di comunicarlo. Si è protetti dall’anonimato ma si è contemporaneamente interconnessi con l’interno universo digitale. E allora anche le più piccole manie, paure e desideri arrivano ad essere motivo di incontro e di aggregazione.

Per chi non è teen, per chi non è online MySpace sembra una follia. Le singole pagine di MySpace sembrano un insieme insensato di segni e suoni. Una zuppa insipida o una minestra con troppi ingredienti. Un mash-up mal riuscito di suoni e colori in un vocabolario alieno. Per chi è dentro, MySpace è il luogo. Non importa se, poi, potrebbe accadere di non incontrarsi mai. La vita reale esiste, è li con tutti i suoi adori e le sue follie. Non c’è verso di sfuggirla. Non c’è alienazione in tutto questo. C’è solo una straordinaria voglia di esistere in un modo completamente proprio, senza paura.

Altro fenomeno magico ed inquietante da studiare per capire come stiano profondamente cambiando le abitudini delle nuove generazioni è quello dei videogames on-line. I videogiochi nascono negli anni-settanta come manifestazioni digitali di basso impatto visivo ma dal grande potere evocativo. Giocare al mitico Atari Pong nel 1978 era più un viaggio nel proprio immaginario che una vera esperienza digitale. Il cervello dei gamers costituiva all’epoca l’elemento dominante per creare quel livello maniacale di fascinazione che i giochi esprimevano. Con l’evoluzione delle tecnologie ed il passare delle generazioni i giochi sono profondamente evoluti. Grafica e sonoro si sono imposti come elementi fondamentali per creare quella illusione che fino a qualche epoca fa era ad appannaggio esclusivo del cinema. Giocare è diventato immergersi in un mondo dove l’astrazione del cervello sempre di più viene “aumentata” da effetti speciali ormai ai limiti del fotorealismo. Oggi la nuova frontiera dell’esperienza dei giochi digitali è on-line ed anche in questo caso la diffusione delle connessioni flat a banda larga è il fattore chiave di questa rivoluzione.

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Si è sempre pensato ai giochi on-line come una semplice estensione dell’esperienza interattiva: posso giocare in rete con o contro qualcuno. Affascinante, di certo. Poter confrontare la propria abilità con un giocatore reale ha un sapore decisamente migliore di una battaglia contro una pseudo Intelligenza Artificiale spesso molto poco intelligente e sicuramente molto artificiale. Ma, come spesso accade, l’evoluzione è andata oltre l’immaginazione. L’esempio più significativo per capire il fenomeno è Word of Warcraft, Gioco di Ruolo (GdR) on-line che conta una comunità on-line di oltre 6 milioni di gamers. Seimilioni di giocatori che –pagando un fee mensile- si incontrano in un universo digitale interconnesso per vivere una vita parallela. E non è una esagerazione. In Word of Worcraft si possono vivere le stesse dinamiche della vita reale all’interno di un mondo virtuale popolato da milioni di persone che sono li, presenti, connesse da tutto il mondo. Lo scopo del gioco? Nessuno in particolare: si assume una personalità entrando nel mondo dal gradino più basso della scala sociale. Il lavoro ed il commercio sono poi le modalità per accumulare ricchezza. Ci sono decine di lavori possibili, decine di specializzazioni: c’è chi estrae l’oro in foreste sperdute, chi costruisce oggetti come spade o bulloni, chi infine semplicemente compra e rivende oggetti di altri. Il mercato è regolato dalle solite leggi della domanda e dell’offerta è ed popolato anche in questo universo da trader spietati che possono far lievitare il prezzo di beni inutili per pura speculazione. Lo scopo è comunque per tutti accumulare ricchezze: pochi denari per poter vivere nel mondo o, più frequente, ingenti fortune per aumentare la propria rispettabilità. Chi è più ricco ha armature migliori, fregi più appariscenti, spade più lunghe e potenti e cavalli più forti e veloci. E, senza cavallo, è difficile muoversi per questo mondo immenso e impossibile da conoscere nella sua interezza. Senza armature e spade si verrà mal considerati da chi ci incontrerà e soprattutto si verrà facilmente sconfitti in caso di duelli o sfide.

Questo è il gioco. Vivere, lavorando, muovendosi, conoscendo ed interagendo con gli altri giocatori. Si, perché dentro World of Warcraft ci si incontra sul serio. Si possono passare intere giornate solo a parlare con altri giocatori, visitando assieme nuovi posti, osservando i paesaggi o organizzando spedizioni armate contro bande rivali. Dentro il gioco ci si conosce, ci si manifesta, spesso replicando la propria personalità in un universo più protetto, o ancora trovando spazio per uno schizofrenico cambio di personalità. Quando si stacca la spina, quando ci si disconnette se ne sente la mancanza. Dove sono i miei amici? Dove sono le foreste popolate dai nani neri? Dove sono io, la mia armatura, il mio cavallo? Quando l’angoscia diventa reale allora basta accendere il proprio PC è si è di nuovo dentro.

Per chi non è un gamer è un fenomeno impossibile da capire. Non basta veder giocare qualcuno. Non è importante osservare la grafica o il sonoro. I GdR ondine sono vere e proprie vite parallele che o si decide di vivere o non si sfioreranno mai. Come World of Warcraft ce ne sono ormai decine per un fenomeno planetario che coinvolge dai teens ai quarantenni in un nuovo modo di passare le proprie giornate (o nottate) che sta letteralmente stravolgendo il modo di essere di un numero sempre crescente di persone.

Ed è un modo completamente digitale, dove tutto è sintetico. Per chi vive dentro questi mondi non è più concepibile nulla di differente dall’essenza digitale. Agli abitanti del pianeta terra questi gamers lanciano un saluto distratto, noncuranti se “fuori” ci sia il sole o stia piovendo. Per loro non fa differenza anche se, oramai, il passare delle stagioni ed i profumi del loro mondo –loro- li sentono per davvero.

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