Televisione Interattiva?

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Uno degli errori più gravi che è stato commesso nel lancio italiano dell’interattività legata DTT è stato di chiudere il mercato prima ancora che un mercato esistesse veramente. Parliamoci chiaro: la gente non è abituata ad interagire stando davanti alla televisione. Non ha questa abitudine. E’ questo è il primo enorme problema da superare. Fino a quando interagire non diventerà una abitudine, l’interattività non sarà mai un vero business semplicemente perché non avrà in numeri per esserlo.

E allora per prima cosa si dovrebbe cercare di indurre una sensazione di presenza diffusa. Un po come per i telefonini: chi ha un telefonino ma lo tiene sempre spento è come se non lo avesse. Il cellulare esplode tutta la sua potenza come strumento always-on, sempre presente. Se si vuole contattare una persona si prende il cellulare e si chiama sapendo che, ovunque sia, la persona è sempre li pronta rispondere (o quanto meno a ricevere il messaggio). Oggi provare ad utilizzare l’interattività su DTT significa chiamare un cellulare sempre spento. Dopo qualche giorno di tentativi si perde la pazienza e si abbandonano le speranze: l’utente Interattività DTT è momentaneamente non raggiungibile! L’ultima delusione l’ho avuta premendo il bottone rosso durante una partita dei Mondiali su RAI1. Ero certo di trovare un minimo d’interattività, che so uno “Speciale Mondiali” o il tabellone della partita in corso. Manco a dirlo: niente di niente. Il vuoto più totale. Ed è così praticamente sempre.

Come fare allora per rovesciare la situazione? E’ necessario a mio giudizio ripartire dal principio, superando il peccato originale. Il mercato dell’interattività va aperto, reso comprensibile prima ed accessibile poi al più largo numero di soggetti possibile. L’interattività deve essere chiara nelle sua potenzialità ed implementabile da parte di qualsiasi emittente voglia utilizzarla. Le idee, i progetti, le applicazioni interattive devono originare dal più vasto consesso possibile. Oggi chi vuole sviluppare interattività deve:

  1. Attivare una trasmissione DVB-T (e questa dovrebbe essere la condizione della maggior parte delle locali)
  2. Capire cos’è l’interattività e cosa ci si può realizzare
  3. Trovare delle persone competenti sul tema per la gestione dei progetti interattivi
  4. Trovare un fornitore di applicazioni interattive
  5. Dotarsi di un sistema di Test delle applicazioni
  6. Dotarsi di un sistema di emissione dell’interattività

Morale della favola: almeno un centinaio di migliaio di euro solo per partire. Cifra ridicola per i grandi player, impossibile da ammortizzare per una piccola emittente. Immaginiamo un mondo dove venga ad esistere un contesto Internet dedicato agli sviluppatori che fornisca questi servizi:

  1. Informazioni ed approfondimenti sui temi dell’interattività con una serie di case history nazionali ed internazionali.
  2. Un tutorial tecnologico sul MHP
  3. Un tutorial sui temi dell’interface desing legato ad applicazioni TV
  4. Semi lavorati o vere e proprie applicazioni interattive open source, pronte per essere utilizzate
  5. Un elenco dei software low cost o open source per l’emissione dell’interattività
  6. Una comunità di developers coinvolti nello sviluppo e nel perfezionamento di servizi interattivi open source
  7. Una suite open source per lo sviluppo ed il test di applicazioni interattive
  8. Una suite di software per l’analisi degli stream d’emissione
  9. Una serie di contest durante i quali coinvolgere Broadcaster e sviluppatori nello sviluppo di particolari applicazioni interattive
  10. Una serie di conferenze (e relativa pubblicazione di documenti) sul tema dell’interattività rivolte alla comunità degli sviluppatori

Se tutto ciò fosse raccolto in un unico contesto, bene concepito e costantemente aggiornato molto probabilmente chi volesse approcciare all’interattività avrebbe tutt’altra situazione di fronte a se. Pensiamo a chi oggi vuole realizzare la propria “interattività su web”. Grazie ad un informazione puntale, ad una serie di competenze ormai largamente diffuse e ad un numero praticamente infinito di documenti, libri e tools di sviluppo è diventato una pratica dal bassissimo impatto. Fare interattività su Internet è facile e costa poco, o meglio: la difficoltà ed il costo crescono proporzionalmente con la complessità del progetto.

Questo è quello che serve all’interattività su TV: una rivoluzione che parta dal basso, dagli sviluppatori che possano creare un offerta ampia, convincente e diffusa in grado di rendere l’interattività un passo semplice da percorrere per chiunque. Credo che un progetto vero di (ri)lancio del Digitale Terrestre in Italia non possa non includere una iniziativa di questo tipo.

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