La fine del MHP?

Il 2° Marzo 2006 potrà forse essere ricordato come il giorno della fine del MHP. La scorsa settimana si è svolto come ogni anno il “DVB Word”, anche quest’anno a Dublino. E’ stato presentato lo stato dei lavori del DVB, che da qualche anno sta attraversando un periodo di particolare sucesso. Il 2005 è stato un anno importante con l’esplosione del DVB-T in una offerta free-to-air interattiva grazie a set-top-box equipaggiati con il DVB-MHP, lo strato software Java per far girare applicazioni per l’appunto interattive. Naturalmente all’Italia viene internazionalmente riconosciuto il merito di aver fatto da importante apri pista di questa nuova tendenza, non solo benedetta ma addirittura resa obbligatoria da provvedimenti dell’Unione Europea. L’Europa si è imposta di migrare il suo intero sistema televisivo al digitale entro il 2012. Solo l’Italia ha veramente varcato il segno e cominciato il processo. Motivi particolari, o altro, sta di fatto che da quando abbiamo dimostrato che il Digitale Terrestre può funzionare e che con l’MHP si possono realizzare servizi interessanti, questa è stata la scelta che ha cascata hanno preso molti paesi europei. Quello che ancora non si dice è che anche la nostra politica di incentivi è stata non solo lodata per la sua efficacia ma addirittura presa ad esempio da altri paesi che probabilmente la metteranno in atto già dal prossimo anno. Il 2005 quindi un hanno importante per l’MHP adottato anche i Corea e pronto per essere adottato anche in Cina e, in una sua versione leggermente variata chiamata OCAP, anche negli USA. Un grande successo. Intendiamoci l’MHP è lontano da essere la migliore soluzione possibile. Le implementazioni del MHP che abbiamo poi sulla totalità dei box in commercio è speso ai limiti dell’accettabile. Sta di fatto che questa però sembra essere la tendenza generale. Ed è in questo clima di giubilo che è arrivata la [[http://www.vialicensing.com/news/via_pr_0603_MHP.html|doccia fredda]]:

Via Licensing Corporation is pleased to announce licensing terms for patents essential to the Digital Video Broadcasting (DVB) Multimedia Home Platform 1.0 standard (MHP 1.0) including terms for MHP services provided by non-subscription-based broadcasters (free-to-air broadcasters).

L’MHP è soggetto a costi di licenza, e molto pesanti. Nell’annuncio si specifica che per ogni box si dovranno pagare $2 di fee, mentre i Broadcaster che trasmettono almeno un servizio PayTV dovranno pagare dai 50k ai 200k l’anno, range variabile a seconda del numero di telespettatori. Una bella botta, soprattutto per i piccoli: produttori di box e broadcaster. Ma anche per i grandi che vedono ridursi margini e accessibilità dei box per la clientela. Una stangata pesantissima e assurdamente tardiva che fa veramente tremare tutto il settore. Ma come è possibile che un licensing di questo tipo venga fuori cosi tardi e con i motori già accesi? Forse si pensa che si sia raggiunta la massa critica per rendere la questione profittevole: prima sarebbe stato prematuro, dopo troppo tardi. Per capirci di più è interessante capire chi è (o cos’è) Via Licensing Corporation:

Via Licensing Corporation develops and administers patent licensing programs, frequently referred to as patent pools, on behalf of innovative technology companies and for the convenience of licensees. Licensing programs developed by Via Licensing are generally based on mandated or de facto technology standards. Current licensing programs offered by Via Licensing include Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) 802.11™, MPEG-2 AAC, MPEG-4 Audio, DRM (Digital Radio Mondiale), TV-Anytime, and H.264/AVC. Licensing programs in development by Via Licensing include NFC (Near Field Communications), IEEE 802.16™, DVB-MHP, and OCAP™ (OpenCable™ Applications Platform). Via Licensing Corporation is a wholly owned subsidiary of Dolby Laboratories, Inc. (NYSE: DLB). For more information about Via Licensing Corporation, please visit www.vialicensing.com.

I nomi rappresentati in Via Licensing Corporation sono tra i principali del mercato tecnologico mondiale. Con qualche eccezione, soprattutto tra chi si fa gli “standard” in casa. Per puro dovere di cronaca c’è da dire che le previsioni DVB per il 2006 sono ancora esaltanti grazie al lancio del DVB-H. standard per la trasmissione in broadcast di video sui telefonini che mette in crisi il modello delle telco lanciando i broadcast anche nel mondo del mobile. E anche qui è l’Italia ad aprire i giochi lanciando per prima al mondo un servizio commerciale DVB-H (addirittura con tutti i tre i principali operatori). Siamo di fatto, e possiamo ben dirlo, il laboratorio tecnologico dell’Europa (e non solo). Qui da noi si stanno sperimentando le prossime possibili tendenze in campo tecnologico applicato alla TV Digitale, al Mobile e al Broadband (Fastweb è il principale operatore Broadband TV d’ Europa) ed ipotetici scenari di convergenza. In questo versante l’Italia ha sicuramente funzionato negli ultimi anni, portando innovazione, investimenti e lavoro.

Purtroppo però non credo sia esattamente favorevole la posizione d’avanguardia nella quale ci siamo spinti. Non è per forza un bene, essere il laboratorio d’Europa. Notizie come quella della licenza sul MHP fanno riaprire improvvisamente gli occhi. E ci fossimo spinti un po troppo oltre? E se avessimo sottovalutato che questa potrebbe non essere la strada giusta? In quest’ultimo trentaquinquennio le posizioni dominanti in campo tecnoogico sono emerse generalmente in maniera spontanea. Dai primi Personal Computer costruiti nei garage alle ultime tendenze di oggi. Gli unici che hanno influenzato il mercato lo hanno fatto in maniera profondamente scorretta. Il resto è emerso spontaneamente ed è stato cavalcato e regolamentato poi. Bene, oggi stanno inconfutabilmente emergendo tre elementi che ormai caratterizzano la rivoluzione tecnologica dell’epoca moderna: Internet che rende ragionevole il problema della comunicazione, l’Open Source che rende eque le politiche di licensing, ed il P2P che rende possibile la distribuzione.

E se la TV del futuro fosse IP, Open Source e P2P?

Allora altro che digitale, interattiva e gratuita. Sarebbe molto, molto di più. Nel giorno in cui celebriamo il possibile funerale del MHP dobbiamo anche guardarci alle spalle e pensare che potremmo aver generato ormai quasi 4 milioni di box che, nati già malandati, potrebbero non durare molto. L’essere stati i primi non sarebbe stato quindi alla lunga una grande fortuna.

Certo, potremmo allora diventare tutti Hybrid, postulando il Broadcasting DVB-T over-the-air per i contenuti live con un innesto IP per tutto il resto. E potremmo non aver torto. Potrebbe essere effettivamente una soluzione efficiente. Almeno fino a quando non arriverà il WiMax e non si diffonderà ancor più il WiFi. A quel punto guardando l’etere ci chiederemmo perché dobbiamo per forza ricevere in DVB-T, DVB-H o in UMTS, quando potremmo molto più semplicemente -ed economicamente- ricevere un segnale IP. In realtà a quel punto potremmo non solo ricevere ma anche trasmettere via etere con la stessa semplicità ed immediatezza. In quel momento le domande saranno tante e non è detto che si sapranno trovare tutte le risposte.

Forse diventeremo Ibridi, quindi, e perché no. Speriamo però di ibridarci con le tecnologie emergenti e non con altri pezzi di DVB che sempre di più sembra destinato a fallire. Nonostante i proclami ed i successi degli ultimi periodi è ormai evidente che il DVB è in crisi. Non riesce più a risolvere i problemi reali. E’ paralizzato su questioni fondamentali come il nuovo algoritmo condiviso per la sicurezza della trasmissione di contenuti protetti. E’ superato da associazioni industriali private che specificano e decidono molto più rapidamente e con un impatto molto più importante del DVB. Sta con tutte le forze correndo dietro all’IP cercando di fare la TV su IP, l’MHP su IP, i DVB-Telefonini su IP. Ma come il DVB si è dovuto piegare all’evidenza riconoscendo la predominanza degli standard del W3C in materia Internet (dopo aver tentato ad esempio il DVB-HTML), cosi è costretto ad inserire nelle sue specifiche la possibilità di nuove tipologie di applicazioni interattive esclusivamente basate su Browser standard W3C. Cosi ancora sta adottando l’HTTP, SOAP, l’XML etc. etc. in un processo di contaminazione sempre più importante con le tecnologie Internet. Ma Internet ragiona con logiche completamente differenti. Il DVB riesce a parlare ancora molto bene, con i suoi modi e con i suoi standard, ai suo target di riferimento storico. Nel mentre però la rivoluzione sta invadendo le abitudini delle nuove generazioni. Tra dieci anni lo shift generazionale avrà portato ad avere capacità di spesa ad una fetta talmente importante di persone cresciute percependo Internet come commodity, che sarà impossibile che certi modelli trovino ancora spazio. Ed io dubito fortemente che quando tutto ciò inevitabilmente accadrà il DVB avrà ancora il posto che ha oggi. Staremo a vedere.

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