Guardando la quotazione di Google in queste ultime settimane c’è da avere paura: discesa libera a tutta velocità verso un fondovalle stracolmo di azionisti inferociti che pretendono giustizia. Google pensa ai suoi utenti non ai suoi azionisti, questo il tormentone del momento. Ma cosa sta succedendo?
Il mercato è nuovamente in stato di agitazione. Si intravedono nuovi isterismi carichi di terrore per quello che abbiamo appena alle nostre spalle. Il nuovo boom esiste, ormai non è più un falso riflesso. Tutti gli indicatori confermano che sta accadendo qualcosa di importante, qualcosa che coinvolge di nuovo la rete. Ben s’intenda: di “nuovo” per chi ha smesso improvvisamente, in un recente passato, di considerare la net economy come un fatto incontrovertibile. Le dinamiche evolutive della rete in realtà non si sono mai fermate confermando punto dopo punto tutte le previsioni fatte nel quinquennio 1996-2001. Mano a mano che sono venute a consolidarsi le condizioni di base, questa nuova economia è andata ad affermarsi in tutti i segmenti dove è riuscita ad insinuarsi. Nel 2001 abbiamo avuto il collasso di un sistema intero che, malato nel profondo di corruzione e inerzia, ha giocato la sua carta più sporca speculando rovinosamente in uno dei terreni più rivoluzionari che l’uomo abbia mai creato. In un orgia di soldi e potere, si è consumato il funerale di una classe dirigenziale che è sprofondata nel baratro, grazie alla gravità di culi grassi ed immobili e alla cecità portata dai fumi dell’onnipotenza. Non è un caso che ci sia stato l’11 settembre: in un mondo lacerato da una divisione marcia e immodificabile tra potere e non potere, la tensione era talmente alta che solo un evento di immane potenza poteva rompere i campi liberando nuovamente tutta la forza in gioco. La rete non c’entrava nulla. Le promesse fatte erano reali, cosi come i tempi che si erano immaginati perché certi cambiamenti potessero realizzarsi. L’accelerazione innaturale che è stata imposta ha portato i più leggeri, gli inesperti e gli abusivi a volare via, con il vento in faccia e le pive nel sacco.
Ma la rivoluzione ormai era entrata nella testa della gente. Il semplice e naturale trascorre del tempo ha poi fatto maturare le condizioni di base, facendo si che la rivoluzione entrasse definitivamente nelle abitudini della gente. Bastava aspettare che la diffusione delle tecnologie abbassasse i prezzi, e che i prezzi bassi facilitassero le diffusione delle tecnologie. Bastava aspettare che si definissero gli standard, che l’open source venisse spiegato e compreso anche dai più ottusi, che la gente si fidasse di affidare la propria carta di credito a tecnologie di crittografia “militare” almeno quanto si fida della prima commessa che capita. Bastava aspettare, ma ora il tempo è passato ed il principe azzurro è pronto a baciare la bella addormentata.
Questo è Web2.0: la seconda major release della principale piattaforma di servizi al mondo. Attenzione perché la 2.0 non è stata ancora rilasciata: siamo ancora in Beta! (e forse rimarremo in beta fino alla versione 3). Ma è proprio questo che sta innervosendo i mercati. Siamo in presenza di una pre-realease di un prodotto, le cui potenzialità, sono ormai un dato statistico e non più un magica previsione contenuta in qualche tabella di Excell. Tra 12-24 mesi gli effetti di questa nuova disponibilità saranno argomento di discussione anche per i Taxisti di NYC. E gli investitori? I leggendari VC? Tanto per cambiare ci stanno capendo poco o nulla. Sono confusi dal grande entusiasmo e dal successo di una serie di servizi, ormai di portata globale, che non hanno richiesto investimenti per essere avviati: due casi su tutti Flick e de.licio.us. Lo status 2.0 si fonda su una solidità strutturale garantita da principi economici di fondo di grande equilibrio. Non c’è bisogno del deux ex machina carico di soldi per avviare un attività. Oggi si può fare un grande servizio con piccoli investimenti e in poco tempo: si può generare un prototipo che manifesti un idea in poche settimane capendo immediatamente e senza sforzi se si è imboccata una strada interessante. Chi vuole speculare, chi ha soldi da investire -ed oggi di soldi liquidi ce ne sono moltissimi- ha pochissime possibilità di intervenire. La Generazione 1.0 conosce perfettamente il significato della parola IPO, soprattutto perché ha potuto comprenderne a fondo la sua negazione. Mettere in piedi un circolo virtuoso che generi reddito, in proporzione alla bontà ed alla capacità di diffusione di un servizio: questo è l’obiettivo degli imprenditori 2.0. O al massimo vendere a Yahoo! ma non di certo cercare una quotazione a qualsiasi costo calpestando i più ovvi principi pur di ottenere il più in fretta possible il più alto ricavo realizzabile.
Il reality check per la Generazione 1.0 è stato duro ed indimenticabile. I VP, gli investitori sono nervosi, non capiscono, hanno di nuovo fretta. Non vogliono perdere il momento. E allora non riuscendo a leggere il “piccolo” si concentrano solo sui grandi. A Google il mercato sta chiedendo chiarezza, sta chiedendo una strategia. La vuole subito, la vuole chiara e semplice cosi che tutti possano partecipare al gioco. Ma Google, che è 2.0 nel DNA, pensa più ai suoi utenti che ai suoi azionisti. Sta sperimentando il Web come piattaforma, con i tempi fisiologici necessari per farlo. E’ evidente che Google nel prossimo futuro evolverà dando la possibilità di integrare i servizi che offre, facendo si che chi vuole un utilizzo PRO di alcuni essi sia naturalmente portato a pagare per il differenziale che riceve in più. I servizi aumenteranno continuamente insinuandosi in tutti gli universi conquistati dal digitale, e saranno sempre più modulari ed accessibili. Tutto questo è già evidente nella politica che Google sta esprimendo negli ultimi anni, quella stessa politica che gli analisti e gli esperti non riescono a decifrare, reclamando a botte di -20% un disegno più semplice nel quale potersi in qualche modo infilare. Google ha saputo crescere rispettando la ciclicità delle stagioni, l’alternanza dei periodi, degli umori e delle mode. Quando le condizioni saranno mature sarà pronta per essere colta: e sarà allora frutto dell’inventiva e della saggezza umana, se si sarà saputo aspettare il giusto tempo perché tutte le cose che dovevano incastrarsi si siano quindi riunite in un quadro unico, complessivo e globale. Noi non abbiamo più fretta. Noi vogliamo solo goderci la nostra [[Fase Beta Permanente]].
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