Metaluoghi

Passeggiando per Porta Portese la domenica mattina non sembra di essere a Roma, ne in Italia. Si entra in un metalugo con un livello incredibilmente alto di randomicità. Pensandoci potrebbe essere la definizione di qualsiasi luogo. Ciò che lo caratterizza è il livello altissimo di casualità tra le sue componenti, tra i suoi attori. Quando si viaggia, quando si atterra con il corpo e con l’anima in un luogo lontano, o comunque diverso, ci si sente persi: più o meno piacevolmente. Sono i differenti canoni con cui si compone il vocabolario visivo, olfattivo, tattile ed interattivo del luogo che ci disorientano e ci fanno sentire altrove. Ma la scena, generalmente, per quanto diversa possa essere, assume comunque un senso per il nostro cervello. Cosa succede invece se si shakerano con violenza tutti gli elementi di un contesto facendo perdere alla percezione umana il senso di una scena? Si entra in un metalugo, reale, ma profondamente lontano da ciò che normalmente viene definito tale. A Porta Portese, la domenica mattina, a Roma, c’è in effetti un legame non randomico che lega tutte quelle persone, quei profumi, qui suoni in una unica scena: ma quel qualcosa è talmente debole che il tutto assume i contorni di un sogno: il metalugo per eccellenza. O la rete: che aggrega interazioni con una logica che sfugge ancora alla nostra comprensione razionale.

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4 thoughts on “Metaluoghi

  1. E sarebbe bello portare una macchina fotografica per catturare i fotogrammi del caos. D'altra parte come qualcuno non manca di ricordarmi il grande Olive Sacks ha brillantemente spiegato come la percezione umana sia a fotogrammi. Sarebbe bello scattarne qualcuno.

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