Apple 2.0

Sono passati 3 giorni dal MacWorld ed il clamore suscitato dalla miriade di novità presentate da Apple non accenna ancora a placarsi. La stragrande maggioranza dei commenti è stata dedicata alla notizia più sensazionale ovvero l’uscita con netto anticipo rispetto alle aspettative dei primi Mac con processore Intel. Ma non voglio parlare di questo perché finiremmo a snocciolare incomprensibili benchmark dove naturalmente emergerebbe il netto aumento di potenza che Intel ha portato sui Mac: e vorrei ben vedere! L’unica questione da sottolineare è che di fatto Apple è ora entrata nell’era della comparazione diretta con le piattaforme PC. Paragonare oggi le prestazioni e l’equipaggiamento di un Mac con quello di un PC non più un’arte oscura ma un semplice parallelo tra eguali. E ciò non è poi tanto positivo. Infilarsi nelle competizioni di chi sputa più lontano (per usare un parallelo rozzo ma ancora accettabile) non è quello che Apple deve fare perché banalmente il valore che esprimono gli oggetti che produce è dato da molti altri fattori. Il tema invece è: quanto Apple è entrata nel hype [[Web2.0]]? Quanto di 2.0 c’è in Apple e nei servizi che propone e, soprattutto, quanto un’azienda come Apple può trarre benefici dall’essere 2.0? In poche parole parliamo del nuovo [[http://www.apple.com/ilife/ | iLife 06]]: la suite di software consumer che Apple propone ormai da anni per la digital life.

Ho visto come al solito lo [[http://macworld.apple.com.edgesuite.net/mw/index.html | speech di Steve Jobs]] e la parte della presentazione dedicata ad iLife è stata realmente corposa a dimostrazione di quanto Apple ci tenga. Le novità sono molte tra le quali: iWEB, BLOG, PHOTOCASTING, GARAGEBAND e PODCASTING. Cerchiamo di analizzarle in ottica 2.0:

Web come Piattaforma
Ovvero utilizzare la rete come un insieme di servizi, aggregabili a piacere e fruibili via Browser. iLife 06 è di fatto un insieme di servizi: nessuno di essi fruibile via web. Sono tutti delle applicazioni, tutte MacOSX only tranne iTunes che consentono all’utente di manipolare gli oggetti della propria vita digitale: musica, foto, video, testi. Nella rete, questi servizi, hanno solo il terminale: è possibile da tutte le applicazioni iLife pubblicare in rete: sempre che si abbia un account .Mac. La semplicità con cui si può intervenire sulla modificazione dei contenuti è semplicemente sconvolgente. Si possono ottenere video, foto, dvd, podcasting e siti web a qualità straordinarie. Qualità e complessità che senza timore di smentita fino a 5 anni fa erano raggiungibili con strumenti professionali dai costi stellari. Tutto Only 4 Mac! Il Browser non è lo strumento per accedere a questi servizi, semmai il Browser è lo strumento con cui consultare la pubblicazione dei propri contenuti manipolati. Da questo punto di vista quindi iLife è molto poco 2.0. A mio giudizio la direzione che Apple dovrebbe dare ad iLife è quella di separare il servizio: authoring spinto fatto tramite applicazioni, mentre browsing, sharing e anche una parte del editing potrebbero diventare delle Web Application accessibili a chiunque. Cosi tutti possono entrare nel grande circo, ma l’authoring evoluto è Only 4 Mac. L’effetto si moltiplicherebbe. Cosi invece l’universo iLife è visibile agli altri, non Mac, solo dopo pubblicato, nel suo stadio finale.

Semantic
Diciamo subito che la semantica dei contenuti iLife è inesistente. Non ci sono i Tag, o meglio non vengono pubblicati e soprattutto condivisi. Quindi di navigare semanticamente la library fotografica di un .Mac User non se ne parla. Men che mai è prevista la ricerca semantica dei contenuti. Strano, molto strano. Spotlight, il motore di ricerca integrato in MacOSX 10.4, è semantico. Ovvero lavora per tag, autodeterminati o manualmente inseriti dall’utente. iPhoto, iTunes, consentono di taggare. Altre applicazioni PRO di Apple hanno all’interno il concetto dei Tag. Insomma Apple sa di cosa stiamo parlando. Ma nulla di tutto ciò è per ora presente in export per iLife.

Sharing
Qui la musica cambia. Praticamente ogni contenuto di iLife è condivisibile. E’ stato creato uno straordinario strumento come iWeb che funge da collettore. E’ possibile pubblicare il proprio blog (al momento molto semplice nelle funzionalità) cosi come le playlist, le foto ed i video. La cosa straordinaria è la gestione dei Podcasting: tramite Garageband si possono registrare dei Podcast con caratteristiche PRO e pubblicarli direttamente sul proprio blog (si possono addirittura registrare interviste audio via iChat!!). Con iPhoto è possibile esportare i propri Album cosi che gli amici e parenti possano automaticamente rimanere up-to-date con la nostra collezione (Only 4 Mac: ahh se iPhoto fosse una WebApp o se iPhoto fosse anche per PC). Tutto questo per i solo possessori di un account .Mac, ovvero per chi paga Apple per affittare spazio e servizi web. E questo ci stà tutto: e con 1 milione di sottoscrittori credo che si possa cominciare a ragionare. Sfruttare l’hype 2.0 in questo caso significherebbe, e mi ripeto, rendere parte di iLife come Web Application cosi da vendere i servizi web a tutti gli utenti che vogliano entrare in questo meraviglioso mondo di semplicità, divertimento e condivisione: chiamando all’acquisto di un Mac per chi voglia provare di più. Paradossalmente potrebbe essere iLife a portare al Mac e non il Mac a portare ad iLife cosi come la gente dal iPod è stata portata ad iTunes. Per chiudere la parentesi Sharing c’è da sottolineare che il blog è feedabile in RSS, cosi come naturalmente lo sono i vari Podcast. Per cui anche chi non è un Mac User alla fine potrà aggregare contenuti prodotti e pubblicati da iLife.

Standard
Di quanto sia importante il consolidamento degli standard per l’affermazione di Web2.0 me ne sto progressivamente rendendo conto. E’ sempre stato un elemento di cui ho tenuto conto ma che ho di sicuro sottovalutato. Poter produrre un servizio Web con precisione tipografica e con la certezza formale della sua fruibilità su qualsiasi piattaforma compliant è di fatto in se una rivoluzione. A colpi di XHTML e CSS e relative validazioni on-line le applicazioni Web sono diventate universali, per chi le supporta (Microsoft sucks). Questo garantisce il business. iLife esporta standard e usa gli standard per disaccoppiare come da copione contenuti e presentazione. Ed è tutto un fluire di temi e contro temi, vestiti più o meno suadenti per contenuti che rimangono li, nudi, nella loro rigida schermatura XML. Pronti per essere vestiti per la TV, il Mobile o qualsiasi altro device. Cosi si lavora. Cosi si ha garantito il proprio investimento.

Alle soglie del trentennale questo è senza alcun dubbio il miglior momento per Apple (ormai non più solo) Computer. Il miglior momento per entrare nel mondo Apple e godere di questo stato di grazia. Tirando una riga, non si può dire che Apple abbia sposato del tutto i principi del Web2,0, ma sicuramente possiamo affermare che ne interpreta gli aspetti fondamentali in un modo affascinate, concreto e convincente. Sono convinto che le evoluzioni che ci saranno, e ce ne saranno, abbracceranno sempre di più il 2.0. Per il momento rimaniamo stupefatti per quello che di straordinari 06 porterà nelle nostre vite digitali.

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