This is not Web 2.0. It’s World 2.0!

Che qualcosa stia cambiando nel mondo web è oramai veramente evidente. Quando però è Microsoft a cavalcare il cambiamento vuol dire che siamo veramente alle porte, ed ormai sono molti i segnali che ci dicono che anche nel quartier generale di Redmond abbiano premuto il bottone rosso dando via alla rivoluzione 2.0.

Prima l’estensione a RSS chiamata Simple Sharing Extension (SSE) che evolve il concetto di feed verso l’editing condiviso dei contenuti da più sorgenti. Una proposta convincente che apre scenari veramente fantastici. Ma ciò che è ancora più sconvolgente è che Microsoft ha postato le specifiche come “tentative” sul internet con Licenza [[http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/|Creative Commons]]!

Poi l’avvio del progetto Microsoft Live che di fatto mira a spostare su web, trasformandoli un tante web application, una serie di servizi orientati all’utenza consumer (news, mail, foto, mappe, blog, …). Ma anche qui ciò che soprende è il Manifesto che è stato pubblicato dal team del progetto MS Live che si apre recitando testuali parole:

The Internet operates in a manner fundamentally unlike anything that has ever preceded it. In particular, it promotes “democratization” of information, tools, and resources that combine to empower more people with increasing capabilities. As democratization progresses in multiple domains (e.g., content, commerce, community, code) the aggregate impact of the many small participants (i.e., individuals and small companies) can eventually surpass the impact of the larger participants (i.e., companies), changing the manner in which online entities cooperate, compete, and form a richer digital ecosystem.

These new dynamics set the stage for the literal evolution of innovation. Startup costs and barriers to entry diminish; opportunities for creating entirely new value increase; human muscle no longer gates scalability; transactions are not bound by time, distance, or size; and something intangible – a better algorithm – can massively increase global utility and welfare.
This pattern is not merely about new applications. It’s about a revolution in how we create, share, and refine anything that can be digitally encoded, be it news and information, artistic forms, scientific breakthroughs, personal communications, economic transactions, and, yes, even software. This is not Web 2.0. It’s World 2.0.

[[http://labs.live.com/live-labs.doc|Scaricatevi]] e leggetevi l’intero Manifesto (una paginetta putroppo in Word) perché ne vale veramente la pena, anche solo per tenere memoria di una Microsoft che sostanzialmente proclama l’avvento di un mondo la cui forza è data dalla cooperazione e dallo sharing.

Ora da Microsoft aspettiamo solo [[http://blogs.msdn.com/ie/default.aspx|Internet Explorer 7]], full compliant con tutti gli standard di mercato. E allora si, quando avremo anche l’universo PC in grado di far girare web application standard, senza più hack o trick, senza più dubbi o compromessi, è in quel preciso istante che la rivoluzione potrà veramente cominciare.

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GF6

Sta montando una critica feroce al Grande Fratello 6 (GF6): “l’ennesima dimostrazione di come i sussidi statali siano finiti a [[http://tommaso.tessarolo.it/wordpress/index.php/video/?vid=zdqy8emX_8Q&title=Berlusconi+DTT|finanziare l'acquisto di STB]] che vengono sfruttati solo per questioni commerciali”. Non voglio entrare in discussioni politiche pur essendo la politica ad influenzare in maniera assoluta lo sviluppo tecnologico, almeno nel nostro piccolo paese. L’unica nota che posso fare è che amo il GF sin dalla sua prima versione, probabilmente perché mi ricorda tanto gli esperimenti di psicologia sociale che studiavo in gioventù, o forse perché passerei la vita ad ascoltare le persone che, anche nella loro sconcertante banalità, esprimono la semplice varietà del nostro mondo. Detesto le prese in giro (e l’opinione pubblica italiana viene costantemente presa in giro) ma credo al contempo che l’innovazione tecnologica, anche con scelte imperfette come nel caso del DTT, sia un fattore molto positivo per il nostro paese che suo malgrado sta giocando un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale.

Vorrei riportare però la discussione in un ambito strettamente tecnologico. Abbiamo scelto di avere una piattaforma orizzontale: ovvero abbiamo aderito agli standard DVB-T e DVB-MHP rispettivamente per la trasmissione del segnale digitale e per l’interattività. Cosi facendo abbiamo di fatto aperto il mercato consentendo a qualsiasi produttore di poter giocare la partita, dove per produttori intendo: fornitori d’infrastrutture, STB manufacturer, Middleware (MHP) vendors, “Web Agencies” per lo sviluppo dell’interattività, Content Aggregator, etc.. Questa straordinaria scelta ha consentito agli utenti finali di poter scegliere “on the shelf” un modello qualsivoglia di STB (compatibile) di attaccarlo all’antenna e di vedere (salvo complicazioni) qualsiasi tipo di contenuto DTT. Una bella differenza rispetto alle politiche SKY dove tutto viene deciso ed imposto dalle politiche commerciali di quest’ultima, caratteristiche del STB comprese. Un grande differenza che porta moltissimi benefici in termini di competitività, possibilità d’innovazione e prezzo per gli utenti finali. Una sostanziale differenza però purtroppo anche in termini di compatibilità: in un mercato orizzontale regolato dall’autocertificazione praticamente tutti possono fregiarsi dei marchi DVB e MHP ma pochi, molto pochi sono coloro veramente standard. E questo è un grave problema, un problema simile a quello che ha distrutto la prima fase di Internet dove pensare una web application universale era solo e semplicemente una ingenua utopia. Lavorare su standard armonizzati collettivamente dall’industria intera e non certificati da nessuno significa di fatto essere molto più lenti nelle scelte che si possono fare e completamente esposti alla frammentazione dello standard che rende la compatibilità di un prodotto un vero e proprio sogno. Oggi il tempo di test e collaudo di una applicazione MHP è tre volte superiore al tempo di sviluppo e siamo a “solo” 40 famiglie di STB. La situazione è destinata a peggiorare senza nessuna possibilità di miglioramento. Sconvolgente ma vero: l’apertura del mercato potrebbe essere, e di fatto oggi è, uno dei motivi per la bassa diffusione dell’interattività, per il basso numero di progetti realizzati. E attenzione perché sull’IPTV, o sulla Hybrid TV (DTT/IP) ad oggi i problemi sono uguali se non peggiori. L’unica soluzione è stringere i controlli, attivare un processo rigoroso (e costoso) di certificazione e continuare a tenere il timone dritto verso la strada degli standard (che per la IPTV devono essere web2.0).

In questo scenario complesso fortunatamente ci sono delle note positive. E, fatemelo dire, il GF DTT è una di queste. Con un consumo di banda praticamente identico ad un normale canale TV DTT si è riusciti ad infilare un servizio con 3 video selezionabili dell’utente, più un servizio rolling di news dalla casa. Alla vista nulla di diverso dal servizio da sempre offerto da SKY: peccato che GF DTT “pesa” in termini di banda quasi la metà (!!). Il segreto è stato utilizzare un _trucco previsto nel MHP : ovvero la possibilità di far zoomare al STB porzioni di video. Il flusso GF DTT è in realtà un insieme di tre micro flussi video, per l’appunto, trasmessi a media qualità. Una applicazione MHP pilota lo zoom delle varie finestrelle switchando tra flussi video diversi. L’applicazione è perfettamente riuscita e, udite udite, funziona sulla quasi totalità dei STB sul mercato (solo su 1/2 modelli ha delle leggere imperfezioni ma funziona).

Ora, il GF vi può fare anche pena-pietà-et-compassione. Bene. Guardatela però da un punto di vista tecnologico: un normale canale TV da domani, grazie al DTT, potrà offrire ai propri telespettatori un servizio multi screen stile GF. Cosa ci si può fare? Come si può sfruttare questa caratteristica per scopi più nobili, utili, o semplicemente più divertenti del GF? Questo è il punto su cui concentrale a mio giudizio gli sforzi di pensiero. Con una televisione digitale DTT/IP queste ed altre applicazioni sono possibili, cosa farci?

Per il momento becchiamoci il GF con i complimenti ai ragazzi Mediaset per lo splendido lavoro di artigianato tecnologico.

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Quasi tutto nativo

Ci risiamo?! Ritornerà in casa Apple il refrain “Quasi tutto nativo”? Non ci posso credere. Il passaggio ad Intel, l’epocale cambio di rotta, continua ad essere ai miei occhi una grande opportunità. Il problema è che i Mac User un minimo datati hanno già vissuto il passaggio a PowerPC e l’incubo di lunghi anni passati ad aspettare che tutto, e dire tutto significa proprio tutto, il software che girava sulla macchina che si stava usando era pensato per ed ottimizzato per quell’architettura. Essere quasi del tutto nativi significa non solo gettarsi nuovamente nel ridicolo ma, soprattutto, alienarsi nuovamente l’utenza PRO, proprio quell’utenza che Apple ha faticosamente riconquistato in questi anni, e che ancora sta cercando di riportare al livello di fedeltà che aveva negli ottanta. Certo, MacOSX è un’altra storia. L’ingegneria del software ha fatto passi importanti, e anche Rosetta (il traduttore Intel/PPC) è di gran lunga meglio di quello che propinarono quasi dieci anni fa. Ma Photoshop che gira [[http://www.macworld.com/2006/01/features/imaclabtest1/index.php | la metà più veloce]] non può proprio starci. Speriamo che il vento sia cambiato anche per questo. Io ho fiducia nelle straordinarie capacità dimostrate da Jobs su tantissimi fronti contemporanei in questi ultimi anni. Spero che abbia curato con particolare attenzione il rapporto con i suoi developers e con le terze parti. La conversione al 100% deve avvenire entro l’anno. Click. Boom. Amazing!

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Metaluoghi

Passeggiando per Porta Portese la domenica mattina non sembra di essere a Roma, ne in Italia. Si entra in un metalugo con un livello incredibilmente alto di randomicità. Pensandoci potrebbe essere la definizione di qualsiasi luogo. Ciò che lo caratterizza è il livello altissimo di casualità tra le sue componenti, tra i suoi attori. Quando si viaggia, quando si atterra con il corpo e con l’anima in un luogo lontano, o comunque diverso, ci si sente persi: più o meno piacevolmente. Sono i differenti canoni con cui si compone il vocabolario visivo, olfattivo, tattile ed interattivo del luogo che ci disorientano e ci fanno sentire altrove. Ma la scena, generalmente, per quanto diversa possa essere, assume comunque un senso per il nostro cervello. Cosa succede invece se si shakerano con violenza tutti gli elementi di un contesto facendo perdere alla percezione umana il senso di una scena? Si entra in un metalugo, reale, ma profondamente lontano da ciò che normalmente viene definito tale. A Porta Portese, la domenica mattina, a Roma, c’è in effetti un legame non randomico che lega tutte quelle persone, quei profumi, qui suoni in una unica scena: ma quel qualcosa è talmente debole che il tutto assume i contorni di un sogno: il metalugo per eccellenza. O la rete: che aggrega interazioni con una logica che sfugge ancora alla nostra comprensione razionale.

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